L. EMILIO PAOLO MACEDONICO - AEMILIUS PAULLUS



TRIONFO DI LUCIO EMILIO PAOLO

Nome: Lucius Aemilius Paullus
Nascita: 229 a.c. Roma
Morte: 160 a.c. Roma
Gens: Emilia
Consolato: 182 a.c., 168 a.c.
Professione: Politico


Lucio Emilio Paolo, politico e militare romano, eletto per due volte console, venne detto Macedonico per la sua famosa vittoria nella III guerra macedonica, (229 a.c. – 160 a.c.).

Nelle Vite parallele di Plutarco venne paragonato al condottiero corinzio Timoleonte, un politico e militare siceliota che fece uccidere il proprio fratello che voleva farsi tiranno.



LE ORIGINI

Lucio Emilio Paolo, membro di un'illustre famiglia patrizia, e per giunta figlio del console Lucio Emilio Paolo (246 – 216 a.c.) morto a Canne, nacque verso il 229 a.c., ebbe un'istruzione molto accurata ed ebbe il cursum honorum assicurato per il nobile casato e per il famoso padre. 

STATUA BRONZEA DI EMILIO PAOLO MACEDONICO

IL CURSUM HONORUM

- 194 a.c. - La prima notizia certamente datata che abbiamo su di lui è del 194 a.c., quando fu scelto come uno dei triumviri incaricati di fondare una colonia a Crotone deducendovi un corpo di legionari romani.

192 a.c. - venne eletto edile curule e questa sua magistratura fu ricordata per la severità con cui multò molti allevatori che usavano indebitamente dei terreni del demanio, il che lo fece odiare non poco. 

191 a.c.- venne eletto pretore e fu incaricato dell'amministrazione della provincia della Spagna Ulteriore, dove guidò la guerra contro i Lusitani (odierno Portogallo), che dopo alterne vicende concluse vittoriosamente celebrandone (forse) il trionfo. 

BIBLIOTECA DI EMILIO PAOLO
- 182 a.c. - Venne eletto console dopo vari e vani tentativi degli anni precedenti, probabilmente per l'ombra del fraticidio, ottenne il consolato, avendo come collega Gneo Bebio Tamfilo. Unitamente al collega Tamfilo, combatté vittoriosamente contro i Liguri e rimase in loco come proconsole anche l'anno successivo.

- 183 a.c. - L'anno successivo fu incaricato di condurre la guerra contro i Liguri Ingauni, che esercitavano la pirateria nel Mediterraneo Occidentale. Lucio Emilio Paolo li sottomise catturandone l'intera flotta e per questo ottenne il trionfo.

Ebbe quattro figli, due dei quali diede in adozione; uno, Publio Cornelio Scipione Emiliano, fu adottato dal figlio di Publio Cornelio Scipione l'Africano, e l'altro, Quinto Fabio Massimo Emiliano, fu adottato dai Fabii. 

Fu membro del collegio degli auguri, ruolo che svolse da attento conoscitore e custode delle antiche tradizioni romane. Negli anni seguenti si ritirò a vita privata, occupandosi soprattutto dell'educazione dei figli, che introdusse anche allo studio della cultura greca.

- 168 a.c. - Era ultra sessantenne quando dovette di nuovo partecipare alla vita pubblica, ma fu chiamato a salvare la patria presentandosi alle elezioni per il nuovo consolato. Memore del suo passato valore il popolo romano lo elesse nuovamente console, come collega di Gaio Licinio Crasso, durante la III guerra macedonica, per inviarlo contro il re Perseo di Macedonia che sembrava ormai imbattibile. Paolo sconfisse totalmente Perseo nella battaglia di Pidna; il re si arrese e la monarchia macedone fu abolita.


- 167 a.c. - L'anno successivo Paolo rimase in Macedonia come proconsole. Prima di tornare a Roma, per ordine del senato, fece saccheggiare dal suo esercito settanta città dell'Epiro che avevano combattuto a fianco di Perseo. 

Inoltre furono mandati a Roma 1000 ostaggi achei tra i quali si trovava il famoso storico di Megalopoli (la capitale dell'Arcadia) Polibio, sospettato per la sua neutralità in guerra. Lo scrittore greco fu però accolto a Roma con tutti gli onori e liberato dopo solo un anno.

Il bottino che Paolo versò interamente all'erario (tenendo per i suoi figli, si dice, solo la biblioteca di Perseo di Macedonia) era di tale valore che permise l'abolizione del tributum, cioè della tassa sulla proprietà che i cittadini romani avevano pagato fino ad allora.

I soldati furono però così insoddisfatti della misera parte loro riservata che crearono qualche problema al riconoscimento a Paolo dell'onore del trionfo, che però gli fu infine accordato e si svolse nell'arco di tre giorni, con una magnificenza senza precedenti a Roma.

- 164 a.c. - Emilio Paolo venne eletto censore.

- 160 a.c. - morì dopo una lunga malattia.

COLONNA COMMEMORATIVA AD EMILIO PAOLO

Dedica di Emilio Paolo nel santuario di Apollo delfico 
(CIL I² 622 = ILS 8884):

 L. Aimilius L. f. inperator de rege Perse Macedonibusque cepet. 67
« Lucio Emilio, figlio di Lucio, imperator, prese come bottino della sua vittoria sul re Perses e sui Macedoni ».

L’epigrafe accompagnava la dedica di un grosso pilastro quadrangolare di marmo sulla cui sommità erano scolpite scene della battaglia di Pidna vinta nel 168 da Lucio Emilio Paolo.

Come riferisce Plutarco (Aem. 28, 4), il pilastro era stato preparato nel santuario di Delfi per commissione di Perseo, il quale si proponeva di destinarlo a reggere una sua statua.
Nella sua visita al santuario l’imperator romano notò il pilastro e dispose che fosse invece sormontato da una sua statua.

È da rilevare che fra gli elementi nominali del dedicante non si fa ancora la menzione del suo cognomen, e che egli si qualifica col titolo di imperator senza alcun cenno alla sua carica di console (a. 168) o di proconsole (a. 167).

SOLDATO ROMANO (SINISTRA) E MACEDONE (DESTRA)


MASSIMO BLASI

PREMESSA

Lucio Emilio Paolo riportò tre vittorie tra il 189 e il 168: sui Lusitani (189), sui Liguri (183) e sui Macedoni (168). La questione, più volte discussa, è stata accettata per altrettanti trionfi, oppure se è stata data alcuna prova per la vittoria sui Liguri e sui Macedoni, essendo messa in dubbio l'effettiva esistenza del trionfo sui Lusitani. Solo una parte dei documenti relativi ai trionfi dall'Emilio fa cenno anche del trionfo ispanico: si tratta di un'iscrizione del fornice

Fabianus, di un denario e di un passo di Velleio Patercolo
1. Un'altra parte della documentazione, invece, non ne fa menzione
2. Di questo secondo gruppo fanno parte anche i Fasti Capitolini
(L. Aimilius L. f. M. n. Paullus II professionista co(n)S(ULE), un. DXXC [VI ]/
ex Macedon(ia) et rege Perse per triduum / 
IIII, II, pridie K. Decem.) Fasti Urbisalviense 
([L. Aimil]ius Paullus II pro co(n)S(ULE), ex Maced(onia) et rege Perse per trid (uum)/ 
IIII, III, prid. K. Decem.).

BATTAGLIA DI PIDNA CONTRO I MACEDONI
Credo sia eloquente il silenzio dell 'elogium Arretinum di Lucio Emilio Paolo (di età augustea): in essa l'intera vicenda spagnola di Emilio Paolo è passata sotto silenzio. Nell'elogio, lacunoso nell'ultima parte, per la quale si riesce comunque a leggere come un riferimento alla vittoria macedonica, viene ripercorsa per tappe la carriera del personaggio, ma nella prima parte, integra e ben leggibile, manca ogni accenno alla vittoria o al trionfo sui lusitani, pur essendo ricordata nel cursus honorum la pretura, magistratura che Paolo ricoprì durante le campagne spagnole. Nonostante la "falsità" del trionfo spagnolo di Emilio Paolo sia stata riconosciuta, la genesi di questa tradizione è stata poco (se non affatto) indagata. Essa sarà oggetto della riflessione che segue.

Il primo documento con i tre trionfi di Emilio Paolo è un'iscrizione posta sulla base di una sua statua che decorava l'attico del Fornix Fabianus, lungo la strada la via Sacra, nel punto d'ingresso orientale nel Foro Romano. Essa fu aggiunta sull'arco in occasione del restauro del 57 a.c., ad opera di Q. Fabio Massimo edile curule di quell'anno.

Q. Fabio Massimo Allobrogico (che nel 121 aveva trionfato sulla popolazione celtica degli Allobrogi), il restauratore fece aggiungere anche quella di P. Cornelio Scipione Africano e, con buone probabilità, anche quella del costruttore dell'arco (120 a.c.). L'iscrizione sulla base della statua non lascia adito a dubbi d'interpretazione:

L(uciusAem[I l]ius L(uci) f (Ilius)Paullus/
co(n)[S(ul)II ], CENS(o),augure /
TR [ia]umphavit ter

DENARIO DI LUCIO EMILIO

IL DENARIO

Il secondo documento in ordine di tempo è un denario battuto a Roma nel 62 o nel 54 a.c. sul D / si legge PAVLLVS LEPIDVS CONCORDIA e sul R / ITER PAVLLVS (sul D è raffigurata una testa velata della Dea Concordia; sul R un trofeo militare: a sinistra vi sono tre figure per le quali è stata proposta una identificazione con il re Perseo e i suoi due figli; a destra del trofeo è un uomo in toga e con la mano destra alzata, identificato con il trionfatore Lucio Emilio Paolo: sopra e sotto il trofeo si legge TER e PAVLLVS. Ernest Babelon identificava la moneta con Paolo Emilio Lepido console suffetto del 34 a.c. basandosi sullo studio di Borghesi.

Lo studioso osservava che "la leggenda Paullus ter ricorda tre trionfi di L. Emilio Paullus, dopo le brillanti vittorie in Spagna, 564 (190 a.c.), Liguria, 573 (181 a.c.) e Macedonia 586 (168 a.c.) "; poco più che altro si può aggiungere "che per la vita" Paullus ter, era stato omesso l'imperator; si trova con lo stesso significato nelle monete di Sylla, "imperator iterum". "Babelon spiegava l'errore dell'avverbio per le tre volte in cui Paolo ricevette le acclamazioni imperatorie. La moneta raffigurerebbe il trionfo macedonico di Paolo (uno dei più celebri della storia romana), ricordando però allo stesso tempo anche le altre vittorie e le relative acclamazioni imperatorie. 

POLIBIO
Il secondo ad affrontare la questione dell'avverbio numerale nel denario fu Theodor Mommsen, il quale, sempre sulla base del confronto con le monete d'epoca, nelle quali all'immagine del trofeo è associata la legenda IMPERATOR ITERVM, sosteneva che nel caso del nostro denario il numerale alludesse alle acclamazioni imperatorie, che furono senza dubbio tre di cui la prima datata al 190-189 (anno della vittoria-rivincita spagnola).

Di diversa opinione era Ettore Pais, il quale lo intese come il numero delle volte in cui Emilio Paolo trionfò. Come sostegno della sua ipotesi, Pais offriva la testimonianza letteraria di Velleio Patercolo, che attestava per l'Emilio trionfi "da pretore e da proconsole" (dunque, i trionfi nel 189 e nel 181, mentre su quello macedonico del 167 si soffermava in Vel. Patercolo 9, 4-5), e l'iscrizione sulla base di una statua onoraria del Fornix Fabianus dedicato all'Emilio.

L'assenza nei Fasti Capitolini e Urbisalvienses della menzione del trionfo spagnolo, il primo dei tre in ordine di tempo, era spiegabile per il fatto che Emilio Paolo celebri il trionfo sul monte Albano e non a Roma. L'ipotesi di Pais non regge, poiché esiste almeno un caso sicuro di trionfo celebrato sul monte Albano nei Fasti di Roma. Inoltre, come si è visto, non solo il silenzio dei Fasti ma anche quello dell'èlogium sembrerebbero escludere la proposta di Pais, non tanto per l'idea che il denario facesse riferimento ai trionfi invece che alle acclamazioni imperatorie, quanto per la difficoltà di ammettere l'esistenza storica di un trionfo sui lusitani. 

Come Münzer e Syme hanno osservato, la forte competizione tra gentes alla metà del I secolo a.c., aveva portato le famiglie ad approfittare delle magistrature che ricoprivano, per fare mostra delle imprese e del prestigio di sé e delle proprie gentes, attraverso i nomi dei loro grandi antenati. Il restauro del Fornix Fabianus e la coniazione del denario riflettono proprio questa tendenza gentilizia. Senza escludere questa ipotesi anche per il passo di Vell. Pat. l, 9, 3, è possibile, in via del tutto ipotetica, pensare che la notizia del trionfo di Emilio Paolo venga pretesa in base ad un errore che Velleio Patercolo ha commesso nel riassumere una parte di LIV., 37, tanto più che le Historiae di Velleio vennero composte, come è stato appurato, in maniera piuttosto frettolosa.



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