GNEO CORNELIO LENTULO CLODIANO - G. C. LENTULUS CLODIANUS





Nome: Gneus Cornelius Lentulus Clodianus
Nascita: 114 a.c.
Morte: -
Gens: Clodia
Genitori: Gneo Cornelio Lentulo
Figli: Gnaeus Cornelius Lentulus Clodianus
Nonno: Gneo Cornelio Lentulo
Consolato: 72 a.c.


Ovvero Gneus Cornelius Lentulus Clodianus,  un politico romano del I sec. a.c..
Nacque nella gens Clodia ma fu adottato nella gens Cornelia, probabilmente da Gneo Cornelio Lentulo, console nel 97 a.c.  che è noto solo dai Fasti consolari ed è citato da Plinio il Vecchio. I Lentuli erano un ramo della gens Cornelia; il nome deriva da lens, lenticchia, probabilmente un vistoso neo di un loro antenato. Di lui si disse che era un buon oratore ed aveva una bella voce persuasiva.

Gneo venne eletto console nel 72 a.c. assieme a Lucio Gellio Publicola, con cui si intendeva benissimo, e insieme emanarono alcune leggi "ad personam":
- una che confermava la cittadinanza romana che Pompeo aveva concesso a Gneo Cornelio Balbo e a due suoi parenti che avevano combattuto per Roma durante la guerra contro Sertorio (Cic. pro Balb. 8, 14);
- un'altra secondo cui una persona assente da Roma perché in viaggio nelle province non poteva essere accusata di delitti capitali, fu emessa per proteggere Stenio di Thermae dalle macchinazioni di Verre, di per sè comunque una legge anche giusta, ma venne vanificata dall'influenza dello stesso Verre (Cic. in Verr. II, 34, 39, etc.)
- Lentulo fece anche approvare una legge per esigere pagamenti da coloro a cui era stato donato del terreno pubblico da Lucio Cornelio Silla. (Sall. ap. Gell. xviii. 4.)

SPARTACO

SPARTACO

Nella III guerra servile contro Spartaco, essendo Gneo Cornelio Lentulo e Lucio Gellio Publicola già proconsoli, in un primo tempo avevano sconfitto un generale di Spartaco, un celta di nome Crixio, in Apulia (Puglia) nella battaglia del Gargano nel 72 a.c..

Spartaco non si intimorì della morte dell'alleato, e anzi riuscì a battere nuovamente le truppe romane, attestate in due eserciti comandati dai consoli Lucio Gellio Publicola e Gneo Cornelio Lentulo Clodiano uno di qua e uno di là dell'Appennino. I due eserciti romani, nel tentativo di sbarrare il passo agli insorti verso le Alpi, vennero sconfitti (estate del 72 a.c.) nell'Appennino tosco-emiliano.
(Tito Livio, Epitome, xc; Plutarco, Crasso, ix e segg.)



I CENSORI

Venne eletto censore nel 70 a.c., di nuovo assieme a Gellio Publicola, dopo circa 15 anni che la carica non era stata più coperta. Una volta eletti espulsero dal Senato 64 membri per indegnità, tra cui Lentulo Sura e Gaio Antonio che fu in seguito collega di Cicerone nel consolato. Tuttavia la maggior parte fu assolta e ripristinata nella carica. (Cic. pro Cluent. 42, in Verr. V, 7; pro Flacc. 19; Gel. V, 6; Val. Max. V 9, 1)

MONETA DI CORNELIO CLODIANO

IL LUSTRUM

I due consoli tennero un lustrum, una cerimonia di purificazione che veniva fatta prima del censimento, con cui il numero dei cittadini risultò ridotto a 450.000. Da tenere conto che non venivano censite nè le donne nè i bambini, nè gli schiavi. (Liv. Epit. 98; Ascon. ad Verr. Act. I, 18; comp. Plut. Pomp. 22.). Veniva eseguita una regolare e generale lustratio di tutto il popolo romano ogni cinque anni, quando il censore aveva terminato il suo censimento e prima di deporre il suo ufficio. La lustratio, o lustrum, era diretta da uno dei censori (Cic. De Divin. I .45), e tenuta con sacrifici chiamati Suovetaurilia (Liv. I . 44 ; Varro, de Re Rust. II . 1 ), perché i sacrifici consistevano in un maiale (o montone), una pecora e un bue. Questa lustratio, che continuò ad essere osservata ai tempi di Dionisio, ebbe luogo nel Campo Marzio.



CONTRO I PIRATI

Entrambi i consoli furono legati di Pompeo contro i pirati del Mar Mediterraneo. Lentulo prese il comando della flotta del mare Adriatico nella primavera estate del 67 a.c., e Gellio comandò quella nel mar Tirreno.

BELLUM PIRATICUM (INGRANDIBILE)
«I pirati non navigavano più a piccoli gruppi, ma in grosse schiere, e avevano i loro comandanti, che accrebbero la loro fama. Depredavano e saccheggiavano prima di tutto coloro che navigavano, non lasciandoli in pace neppure d'inverno; poi anche coloro che stavano nei porti. E se uno osava sfidarli in mare aperto, di solito era vinto e distrutto. Se poi riusciva a batterli, non era in grado di catturarli, a causa della velocità delle loro navi. Così i pirati tornavano subito indietro a saccheggiare e bruciare non solo villaggi e fattorie, ma intere città, mentre altre le rendevano alleate, tanto da svernarvi e creare basi per nuove operazioni, come si trattasse di un paese amico.»
(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XXXVI, 21.1-3.)

Gneo Cornelio Lentulo Clodiano si pose al comando nell'alto Adriatico, e alle cui dipendenze vennero collocati i giovani figli di Pompeo (Gneo e Sesto) e Gellio venne posto al comando del mare toscano, in breve i pirati vennero sconfitti.

I PIRATI
«Alcune delle bande dei pirati che erano ancora libere, ma che chiesero perdono, furono trattate umanamente, tanto che, dopo il sequestro delle loro navi e la consegna delle persone, non gli fu fatto alcun male ulteriore; gli altri ebbero allora la speranza di essere perdonati, cercarono di scappare dagli altri comandanti e si recarono da Pompeo con le loro mogli e figli, arrendendosi a lui. Tutti questi furono risparmiati e, grazie al loro aiuto, furono rintracciati, sequestrato e puniti tutti coloro che erano ancora liberi nei loro nascondigli, poiché consapevoli di aver commesso crimini imperdonabili
(Plutarco, Vita di Pompeo, 27.4.)



LEGGE MANILIA

Poi al senato Lentulo appoggiò la legge Manilia, del tribuno della plebe Gaio Manilio, che affidava a Pompeo il comando delle legioni contro Mitridate. (Appiano Mithr. 95; Cic. pro Leg. Manil. 23.) , fu La legge vene approvata nel 66 a.c., grazie anche all'aiuto politico di Cesare e Cicerone. Questa legge diede a Pompeo Magno il potere di condurre la guerra contro re Mitridate VI del Ponto, guidata fino a quel momento da Lucio Licinio Lucullo. La legge portata dai plebei non piacque agli aristocratici ma dovettero ricredersi quando Mitridate, ormai sconfitto, si suicidò, liberando Roma di un pericolosissimo nemico.

Dopodichè non si hanno più notizie di lui.



0 comment:

Posta un commento

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero