MARCO VIPSANIO AGRIPPA




Nome originale: Marcus Vipsanius Agrippa
Titoli: Corrector Totius Orientis
Nascita: 63 a.C. Arpino
Morte: 12 a.C. Roma
Coniuge: Pomponia Cecilia Attica, Claudia Marcella maggiore, Giulia maggiore
Figli: Vipsania Agrippina, Vipsania Marcella, Gaio Cesare, Vipsania Giulia Agrippina, Lucio Cesare, Agrippina Maggiore, Agrippa Postumo





LE ORIGINI

Marcus Vipsanius Agrippa nacque ad Arpino (prov. Frosinone nel Lazio) nel 63 a.c. , di modesta ed oscura famiglia equestre, ma amico intimo fin dall'infanzia di Ottaviano, ne seguì le sorti servendo, insieme al futuro imperatore, come ufficiale di Cavalleria, sotto Giulio Cesare, nella battaglia di Munda nel45 a.c.. Ben presto Cesare si accorse delle sue preziose qualità militari, che come si sa, apprezzava e premiava indipendentemente dal ceto sociale.
Dopo la battaglia e il ritorno a Roma, Cesare adottò Ottaviano come suo erede legale. Mentre le fazioni senatoriali a Roma diventavano sempre più turbolente, Cesare, prevedendo tempi pericolosi e avendo già perso due nipoti, volle preservare Ottaviano, inviandolo insieme ad Agrippa e a Gaio Clinio Mecenate, figlio di un suo amico, a studiare ad Apollonia con le legioni macedoni. Così anche Mecenate divenne amico stretto di Ottaviano.

Agrippa ottenne grande favore tra i legionari macedoni per le sue capacità di comando, di organizzazione e strategia, oltre che per il suo buon carattere.

In Grecia si occupò inoltre di architettura, acquisendo straordinarie capacità che avrebbe usato più tardi creando opere immortali, apprezzatissimo dal futuro Augusto. Ad Apollonia li raggiunse la notizia dell'assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.c. e Ottaviano partì immediatamente per Roma.



IL GENERALE

Agrippa era leale, cordiale e per nulla invidioso delle glorie altrui, oltre che intelligente e fedelissimo nelle amicizie. Ottaviano poteva fidarsi ciecamente di lui. La sua immagine tramandata, oltre che dalle monete del tempo, da una testa colossale con corona murale a Copenaghen e da una statua grandiosa conservata a Venezia nel Museo Archeologico, lo rivela di aspetto popolare, con lineamenti un po' grossolani.

Dopo il ritorno di Ottaviano a Roma, Agrippa, rimasto in Grecia, ottenne il comando delle legioni macedoni, soprattutto della Legio IIII Macedonica e le diresse a Roma in aiuto dell'amico. Con il sostegno delle legioni, Ottaviano poté concludere il patto con Marco Antonio e Lepido stipulando il "Secondo Triumvirato" per combattere, coi soldi di Lepido e le legioni di Antonio, gli assassini di Cesare. Agrippa combatté accanto a Ottaviano ed a Antonio come luogotenente di Ottaviano nella decisiva battaglia di Filippi nel 42 a.c., battaglia in cui distrusse le fazioni di bruto me Cassio, gli assassini di Cesare.



A CAPO DELLA FLOTTA IMPERIALE

Dopo il ritorno a Roma, Ottaviano inviò Agrippa nel 41 a.c. come comandante contro Lucio Antonio e Fulvia Antonia, fratello e moglie di Marco Antonio, che si concluse con la loro cattura a Perusia nel 40 a.c.
Due anni più tardi, nominato governatore della Gallia, Agrippa represse una rivolta degli Aquitani in Gallia ed attraversò il Reno per punire le aggressioni delle tribù germaniche. Al suo ritorno rifiutò con grande modestia il trionfo offertogli dal senato, ma accettò il suo primo consolato nel 37 a.c..

Ma le sue doti militari e ingegneristiche si rivelarono in pieno quando costruì per Roma a tempo di record e con grande maestria una base navale con la costruzione del Portus Julius, riunendo i laghi di Averno e Lucrino, quest'ultimo aveva uno sbocco sul mare, mettendo in piedi una poderosissima flotta navale. Successivamente, trasferì la base nel duplice bacino, lacustre e marittimo, di Miseno, organizzando una macchina da guerra così perfetta che fu mantenuta invariata per ben 5 secoli. I marinai erano così addestrati nell'uso delle vele che in seguito vennero usati per le manovre dell'immenso velabro del Colosseo.
In quest'epoca Agrippa sposò Pomponia, figlia dell'amico di Cicerone Tito Pomponio Attico.




CURSUM HONORUM

Il suo cursus honorum iniziò con la pretura, poi fu per tre volte console ma seppe rivelare anche le sue doti di grande costruttore quando, nel 33 a.c fu nominato edile. Egli espulse immediatamente dall'Urbe gli astrologhi e i maghi, con l'approvazione di Augusto che, pur essndo molto devoto, disapprovava certe truffe magico-religiose e che poi, nel 12 a.c., divenuto pontefice massimo, fece requisire e bruciare più di duemila libri di profezie in latino e in greco.
Con le sue grandi doti ingegneristiche Agrippa restaurò gli acquedotti più antichi e ne costruì due nuovi, l'Aqua Iulia e, più tardi, nel 19 a.c., l'Aqua Virgo e l'Aqua Tepula, restaurò e ripulì la Cloaca massima e attuò la politica edilizia di Augusto nel Campo Marzio, costruendo terme, portici e giardini, tra cui il Porticus Vipsaniae contenente la prima carta geografica mondiale, l’'Orbis pictus, di cui aveva preparato i materiali. Inoltre costruì il pons Agrippae, la Basilica Neptuni e, infine, opera magistrale, il Pantheon.



LA CORONA

Espertissimo nella gestione delle risorse del territorio, progettista infaticabile, grande stratega e ammiraglio plurivittorioso vittorioso della flotta da lui ideata, Marco Vipsanio Agrippa fu l'uomo che fece decollare la base di Miseno. Organizzatore della marina da guerra del nuovo Impero Romano e fondatore della Praetoria Classis Misenensis, fu tra i pochi comandanti insigniti della corona navale, massimo riconoscimento che veniva attribuito a coloro che si distinguevano in imprese marittime.

Tito Livio, Velleio Patercolo e Dione Cassio riferiscono infatti che fu la terza corona navale concessa a un comandante, dopo Caio Attilio Regolo e Marco Terenzio Varrone. Ne fu insignito da Ottaviano dopo la grande vittoria navale di Nauloco, nel 36 a.c., contro i pirati di Sesto Pompeo, figlio di Pompeo Magno, che occupava la Sicilia e bloccava con la sua potente flotta di ben 350 navi i traffici marittimi, oltre alle incursioni sulle coste tirreniche. La battaglia era campale perchè la flotta nemioca impediva i rifornimenti di grano a Roma con grave pericolo di rivolta del popolo.

Per merito di Arippa Sesto Pompeo, che per i molti successi in mare si diceva figlio di Nettuno, fu sconfitto e perse tutte le sue navi tranne 17, che fuggirono. Il conferimento della corona navale ad Agrippa, il più grande degli ammiragli romani, che cinque anni dopo vinse anche l'ultima, importantissima, battaglia navale della repubblica ad Azio, nel 31 a.c., incrementò ulteriormente la valenza di quell'onorificenza, che Seneca definì "la più alta delle onorificenze militari".



IL GENERO DI AUGUSTO

Oltre che politico e militare Agrippa fu il ricostruttore di Roma, attuando piani edilizi immensi e razionali. Provvide a far consolidare il suolo della città con notevoli opere di prosciugamento, fece edificare il Pantheon nel 27 a.c. con tecniche geniali e inaudite, costruì strade e acquedotti nelle province. Scrittore e memorialista, predispose anche una grande carta del mondo allora conosciuto.
Agrippa fu richiamato di nuovo per prendere il comando della flotta quando scoppiò la guerra contro Antonio e Cleopatra. La vittoria di Ottaviano ad Azio nel 31 a.c., che gli diede il controllo di Roma, fu principalmente dovuta all'abilità del generale Agrippa.

Nel 27 a.c., anno in cui Ottaviano ottenne il titolo di Augusto, Agrippa rivestì per la terza volta il consolato insieme all'amico. Nello stesso anno costruì e dedicò il Pantheon ricostruito in seguito sotto l'imperatore Adriano che ripeté sulla trabeazione il testo dell'iscrizione dell'edificio eretto da Agrippa durante il suo terzo consolato. Fece erigere anche il Campus Agrippae nella VII regio e a sua sorella Polla compete invece l'erezione della Porticus Vipsania.
Per alcuni anni Augusto aveva sperato di avere come erede il nipote Marco Claudio Marcello, figlio di sua sorella Ottavia, al quale diede in moglie la figlia, Giulia, nel 25 a.c. Sembra però che Agrippa, innamorato fortemente della figlia di Ottaviano, non gradisse il matrimonio. Secondo alcuni sperava di succedere all'imperatore in caso di morte prematura, ma la cosa è poco credibile, perchè era coetaneo dell'imperatore, sia perchè questi godeva di ottima salute, sia perchè una congiura difficilmnente poteva sosrprenderlo data la massiccia presenza di ben 800 pretoriani, sia perchè tutti sapevano del suo amore per Giulia.
Inoltre alcune fonti riportano che tentasse di dissuadere Augusto a nominarsi imperatore, e lui stesso, per ben tre volte, rifiutò il trionfo per le sue vittorie.

Così Agrippa venne allontanato da Roma, ma due anni dopo Marcello morì, nel 23 a.c. e Ottaviano richiamò Agrippa, approvando il suo divorzio da Claudia Marcella maggiore, figlia anch'ella della sorella Ottavia, per dargli in moglie la giovanissima Giulia, ormai vedova di Marcello da 2 anni. Da Giulia ebbe poi Agrippina Maggiore, che sposò il generale Cesare Germanico.

Agrippa apparì, così, suo successore designato in caso di morte prematura, facendo ormai parte della famiglia Giulia. Nel 18 a.c., infatti, ad Agrippa fu conferito l'imperium proconsulare maius (come quello di Augusto) per cinque anni, e la tribunicia potestas, per quanto egli non avesse gli stessi poteri di Augusto né la sua auctoritas.
Gli anni seguenti al suo terzo consolato, Agrippa li passò in Gallia, riformando l'amministrazione provinciale ed il sistema tributario ed occupandosi della costruzione di un efficace sistema di strade e di acquedotti.
Agrippa ebbe numerosi figli:
  • dalla prima moglie Cecilia Attica, ebbe una figlia Vipsania Agrippina, che divenne la prima moglie dell'imperatore Tiberio;
  • dalla seconda moglie Claudia Marcella maggiore, ebbe Vipsania Marcella;
  • da Giulia, figlia di Augusto, ebbe tre figli, Gaio Cesare, Lucio Cesare ed Agrippa Postumo e due figlie, Agrippina maggiore, futura moglie di Germanico e Vipsania Giulia Agrippina, dettaGiulia minore, che sposò Lucio Emilio Paolo. Più tardi Agrippa Postumo, per volontà di Livia, fu confinato a Sorrento e successivamente a Pianosa. Gaio Cornelio Tacito negli Annales (I,6) attribuisce a Tiberio e Livia la responsabilità dell'assassinio di Agrippa Postumo.



LA MORTE

Nel 19 a.c., Agrippa prese di nuovo il comando per reprimere una rivolta dei Cantabrici in Spagna. Fu nominato governatore della Siria una seconda volta nel 17 a.c., e lì si dimostrò onesto e oculato amministratore facendolo guadagnare rispetto e benevolenza, particolarmente della popolazione ebraica. Agrippa inoltre ristabilì un efficace controllo romano sul Chersoneso Cimmerico (attuale Crimea) durante il suo governatorato.
L'ultimo servizio pubblico reso da Agrippa a Roma fu l'inizio della conquista della regione a nord del Danubio, che sarebbe poi diventata la provincia romana della Pannonia nel 13 a.c. Al ritorno in Campania, morì nel marzo del 12 a.c. a soli 51 anni.

Non fece in tempo ad assistere alla nascita dell'utlimo dei suoi figli avuti dall'amata Giulia: Marco Vipsanio Agrippa Postumo. Augusto, che non ebbe cuore di vedere il suo cadavere, onorò la sua memoria con uno splendido funerale, facendo cremare il suo corpo nel suo stesso mausoleo, dichiarando che cos' la morte non
li avrebbe mai separati. Augusto stesso pronunciò l'orazione funebre di Agrippa rimpiangendolo come insostituibile amico per l'estrema modestia e fedeltà, e lo onorò portando il lutto per più di un mese.


La vedova Giulia

Sua moglie andò poi sposa a Tiberio dopo solo un anno di vedovanza, ma, avendo una condotta scandalosa, fu condannata all'esilio. Sembra fosse ribelle, colta, intelligente, raffinata e di buon cuore, ma facile alle avventure amorose, ma solo dopo la morte di Agrippa, che sembra fosse un matrimonio d'amore.

Successivamente Augusto adottò i figli di Agrippa e di sua figlia Giulia, Gaio Cesare e Lucio Cesare, come suoi successori designati.
La mappa completa dell'impero, redatta sotto la sua supervisione, venne fatta incidere su marmo da Augusto ed in seguito esposta in un colonnato da sua sorella Polla. Fra i suoi lavori è citata ancora un'autobiografia, ora persa.
Marco Vipsanio Agrippa, con Gaio Cilnio Mecenate ed Ottaviano, fu un personaggio centrale nella creazione del principato, il sistema di governo dell'Impero romano che perdurò fino alla crisi del III sec. con la nascita della dominatio.



AGRIPPA A COLORI

Il volto di Agrippa ricostruito in computer grafica.
Utilizzando le raffigurazioni scultoree disponibili e quelle effettuate sulle monete del tempo, rivisitate attraverso sofisticati programmi grafici, è venuta fuori l'immagine che viene qui presentata.

Se interessasse sapere chi si è interessato a dare un volto al padre della flotta di Miseno. si prenda nota del fatto che la ricostruzione che ci presenta il volto di Agrippa è stata pubblicata in un sito giapponese.












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