ARCO AUREUS ALEXANDRI



L'ARCUS AUREUS ALEXANDRI O ARCUS ARCADII, HONORII ET THEODOSII
Arcus Arcadii Honorii et Theodosii, ovvero l'Arco di Arcadio, Onorio e Teodosio, ma detto pure arcus aureus Alexandri, era un arco trionfale realizzato interamente in marmo, eretto a Roma dal Senato in onore dei tre Imperatori Arcadio, Onorio e Teodosio II, nel corso del V secolo.

Il monumento ricordava la vittoria contro i Goti di Alarico nel 402 da parte del generale romano Stilicone a Pollenza, oppure nel 405-406 d.c.. su Radagaiso in onore di tre imperatori e per commemorare le loro vittorie sui Goti (CIL VI.1196; HJ 598). 
L'Arcus Aureus Alexandri viene spesso riferito con l'aggiunta di "ad Sanctum Celsium", che sta cioè nella chiesa di San Celso, dove l'arco doveva essere stato inglobato nel campanile.



ARCADIO

Arcadio (Spagna, 377 – Costantinopoli, 408) Alla morte di Teodosio I, l'Impero romano venne diviso in Impero Romano d'Oriente e Impero Romano d'Occidente. Arcadio ottenne il controllo dell'Impero d'Oriente (in quanto la parte più ricca delle due), mentre il secondogenito di Teodosio, Onorio, divenne imperatore d'Occidente.

Arcadio fu dominato per il resto della sua vita da Antemio, suo prefetto del pretorio, che fece pace con Stilicone ad Occidente. Arcadio era più preoccupato di apparire come un pio cristiano che delle questioni politiche o militari, detenendo nominalmente il controllo dell'impero fino alla sua morte, avvenuta per malattia nel 408.



ONORIO

Flavio Onorio (Costantinopoli 384 – Ravenna 423) è stato un imperatore romano, il primo dell'impero romano d'Occidente, dalla morte del padre Teodosio I (395) alla propria. Già nel 393 ricevette il titolo di augusto. Durante il suo regno, il fratello maggiore, Arcadio, resse l'Impero d'Oriente.

Onorio fu giudicato indifferente alle sorti del suo regno, in realtà era dotato di scarsa reattività e intelligenza, ma anche di presunzione ed invidia. 

Fece uccidere l'unico difensore dell'impero, Stilicone. È noto soprattutto per il fallimento della trattativa con il generale Alarico, che tenne in assedio Roma, offrendosi però di diventare generale dell'Impero Romano d'Occidente; vistosi negato l'incarico dallo sciocco Onorio, Alarico saccheggiò Roma dal 24 agosto al 27 agosto 410.

Percorso della processione imperiale di Onorio a San Pietro:
l. Arco di Arcadio (377-408), Onorio (384 - 423) e Teodosio II (401-4509;
2. Arco di Graziano, Valentiniano Il e Teodosio;
3. Sepolcro di Adriano;
4. Basilica di San Pietro
(da Liverani 2007c).



TEODOSIO I

TEODOSIO
Flavio Teodosio, conosciuto anche come Teodosio I il Grande (Coca in Spagna 347 – Milano 395), regnò dal 379 fino alla sua morte e fu l'ultimo imperatore a regnare su di un impero romano unito. 

Nel 380 con l'editto di Tessalonica impose il Cristianesimo come religione unica e obbligatoria dell'Impero, rompendo quella tradizione di tolleranza per razze e religioni che avevano illuminato la Repubblica e l'Impero Romano. Chiuse anche i millenari Ludi Olimpionici perchè ritenuti pagani.

Fece demolire o trasformare i templi in chiese cristiane, ponendo nel 392 la pena di morte per i sacrifici agli Dei pagani. Era il declino di una grande civiltà ma gli scrittori cristiani lo chiamarono per questo Teodosio il Grande e le Chiese orientali lo venerano come santo. 



STILICONE CONTRO ALARICO

Stilicone usò le legioni del Reno e della Britannia per la guerra contro Alarico, riuscì a liberare Milano dall'assedio di Alarico che venne sconfitto nella battaglia di Pollenzo, del 402. 

Stilicone aveva catturato preziosi ostaggi goti, tra cui la moglie e i famigliari di Alarico che per riottenererli, fu costretto a negoziare ma non rispettò i patti, e in una nuova battaglia con Stilicone nei pressi di Verona, venne nuovamente sconfitto. Nella sua ritirata verso le Alpi, Alarico assistette alla diserzione di interi ranghi del suo esercito in favore di Stilicone.



STILICONE CONTRO RADAGAISO

Radagaiso fu invece un condottiero ostrogoto, capo di una vasta coalizione di tribù germaniche e celtiche che invase l'Italia tra il 405 e il 406, devastando Emilia e Toscana per poi essere sconfitto da Stilicone, al comando dell'esercito romano rafforzato da schiavi liberati e truppe ausiliarie, nella battaglia di Fiesole (23 agosto 406). 

Radagaiso tentò la fuga portandosi dietro l'abbondante bottino, ma fu catturato e messo a morte insieme ai suoi figli presso Firenze.

Inutile dire che l'Arco di trionfo, anzichè ai tre imperatori, avrebbe dovuto essere eretto al grande generale Stilicone, ma da Augusto in poi i generali vincenti facevano solo parte del carro dei vincitori, guidati ormai dagli stessi imperatori.

L'imperatore Teodorico (454 - 526) nel 500 si fermò a san Pietro e solo successivamente entrò a Roma. Ciò significa che non passò per la via Lata, ma per il ponte Elio, l'arco di Graziano, Valentiniano e Teodosio, le Porticus Maximae, e infine per l'arco di Arcadio, Onorio e Teodosio II.

STILICONE E GALLA PLACIDIA

L'ARCO SUL PONTE DI NERONE

L'arco era collocato all'estremo orientale del ponte di Nerone e molto vicino ad esso. Il ponte venne costruito infatti sotto l'imperatore Nerone nel I secolo, per migliorare i collegamenti con le sue proprietà sulla riva destra del fiume. Nelle Mirabilia (ch. 5) è chiamato Arcus Aureus Alexandri, ed erroneamente  locato vicino alla chiesa di S. Celso non lontano dalla chiesa di S. Urso (HCh 501).

Il monumento fu interamente spogliato dei suoi marmi per edificare le nuove chiese e i nuovi palazzi, per quell'iconoclastia selvaggia che pervase il nuovo cristianesimo per tutti i secoli del Medio Evo ed oltre. Era collocato nel Campo Marzio all'inizio della via Trionfale, all'ingresso del Ponte Neroniano, o ponte Trionfale a Roma, che consentiva all'antica via Trionfale, asse della viabilità del Vaticano in epoca romana, di attraversare il fiume Tevere. 



LA DISTRUZIONE

Attestato ancora nel Medioevo come esistente, e indicato come Arcus Aureus Alexandri a causa dei suoi ricchi ornamenti, è stato distrutto successivamente all'inizio del XV secolo, quando era ancora conservata per intero la sua struttura in laterizio, priva però della decorazione originaria.



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