PORTA ROMANA - ROMANULA (Roma Quadrata)





ETIMOLOGIA TERMINE "PORTA"

Secondo alcuni etimologisti latini il termine "Porta" deriverebbe da portare, in questo caso l'aratro utilizzato da Romolo per tracciare i confini di Roma, che veniva portato invece che tirato, in quei tratti dove il muro si sarebbe dovuto interrompere per permettere il passaggio.

A noi la spiegazione non convince, anche perchè esistevano le porte delle capanne, dei templi e degli ovili. E poi c'è il termine "Portus" per il luogo acquatico che accoglie le imbarcazioni, per cui i porti e le porte si direbbero le entrate che portano all'interno di qualcosa.

Sembra d'altronde che il Dio Portuno o Portunno fosse il Dio dei porti e il Dio Portano fosse quello delle porte (D. Paolo Gagliardi 1740).

La Porta Romana o Romanula, aperta sulle mura della Roma Quadrata, si apriva sul Velabro dalla parte del Tevere, nei pressi della Basilica di Santa Francesca Romana, forse nome assegnato dai Sabini che, stabiliti sul colle Quirinale, dovevano passare da lì per entrare in Roma. La porta Romana, oltre ad assicurare i contatti con i Sabini, si apriva nei pressi della fonte Giuturna, la più vicina risorsa di acqua potabile.

La Via Nova venne così chiamata per distinguerla dalla Via Sacra, la seconda delle due strade di Roma che prima dell'età imperiale erano già conosciute come "viae" (vie), e considerate molto antiche (Varronequod vocabulum ei pervetustum ut novae viae quae via iam diu vetus).


Varrone: 

"Le feste laurentine, che alcuni chiamano nei loro scritti Laurentalia, sono chiamate così da Acca Larenzia, alla quale i nostri sacerdoti offrono una pubblica "parentatio"...

Questo sacrificio si svolge nel Velabro, attraverso il quale si giunge alla via Nova, secondo alcuni presso il sepolcro di Acca, perchè lì vicino i sacerdoti sacrificano agli Dei Mani... entrambi questi luoghi si trovano all'esterno della città antica, non lontano dalla Porta Romanula, di cui ho parlato nel libro precedente. "

" Hoc sacrificium fit in Velabro quia in Novam viam exitur, ut aiunt quidam ad sepulcrum Accae, ut quod ibi propre faciunt Diis Manibus servilibus sacerdotes. qui uterque locus extra urbem antiquam fuit non longe a Porta Romanula, de qua in priore libro dixi."


Festo

"Il popolo chiama Porta Romana quella dove l'acqua sgorga dal peristilio, questo luogo in antico era abitualmente chiamato "Le statue Cincie" perchè vi si trovava il sepolcro di questa famiglia. Ma la Porta Romana fu istituita da Romolo nella parte più bassa del clivo della Vittoria. Questo luogo era costruito con gradini di forma quadrata (oppure: con gradini che davano accesso ad uno spazio quadrato. D'altra parte era chiamata Romana dai sabini perchè essa costituiva il più vicino accesso a Roma."

LA VIA NOVA

LOCALIZZAZIONE, ETIMOLOGIA

La Porta presenta due ordini di problemi: il primo di localizzazione, l'altro di etimologia.. I legami con altri punti di riferimento topografici: Nova via, clivus Victoriae, Velabrum, hanno dato adito a diverse interpretazioni delle fonti circa il posizionamento della porta.

CLIVUS VICTORIAE
La Nova via si conclude inequivocabilmente presso l'angolo nord-ovest del Palatino. Incompatibili con questo posizionamento sono considerate talvolta la localizzazione "infimo clivo Victoriae", talvolta invece la vicinanza con il Velabro.

Il Clivus Victoriae fu a lungo ritenuto sul lato occidentale del palatino (R. Lanciani), poi smentito (R. Almeda) e tutt'ora in discussione. 

Coarelli, ritenendo che il clivus Victoriae debba stare indiscutibilmente sul versante ovest del Palatino, ipotizza la porta di Varrone come Scalae Caci, e quella di Festo, la Romana, nell'angolo nord del Palatino. 

Evans localizza la porta presso S. Teodoro.

D'altronde Festo parla di una Porta Romana e Varrone di una porta Romanula, Varrone sostiene si chiami così perchè deriva da Roma, Festo sostiene che il nome Romanula fu dato dai sabini. G. Colonna ritiene invece che "Romanuli" fosse il nome con cui i Romani chiamassero i Sabini, ma anche questa spiegazione lascia perplessità, per quanto spiegherebbe in pieno il doppio nome della Porta.


IN CONCLUSIONE

Dunque Varrone scrive che: "in Velabro qua in NOVAM viam exitur"; e "alteram Romanulam ab Roma dictam quae habet Gradus a Nova via annuncio Volupiae sacello", E che al tempo di Ovidio la Via era connessa con il Foro (Ovidio - Fasti VI: qua nova Romano nunc via iuncta est foro).

Non vi sono dubbi pertanto che la strada originaria passasse per il Velabro, vicino alla Porta Romanula o Porta romana, secondo Varrone una delle tre porte del Palatino, di solito posta vicino alla chiesa di S. Teodoro, anche se la relazione tra la Via Nova e il clivus Victoriae lascia qualche dubbio. 

Viceversa la connessione che fa Ovidio con il Foro potrebbe essere convincente. La strada originale avrebbe potuto seguire la linea del pomerio palatino, come riferisce Tacito negli Annali a nord e a ovest della collina, ma anche questo non solleva totalmente dai dubbi.



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