CULTO DI AETERNITAS





L'eternità per i romani era un concetto meno astratto di quanto si creda. 
Dire che gli Dei romani siano la personificazione di un concetto è come dire che Gesù Cristo sia la personificazione del "sacrificio per amore" o che la Madonna sia la personificazione dell' "amore pietoso". 
ABUNDANTIA / AETERNITAS
Allora o tutti gli Dei sono concetti astratti o non lo è nessuno. 
Così come non si può dire che gli Dei romani fossero proiezioni dell'inconscio dei romani, altrimenti anche il nostro Dio cristiano è una proiezione successiva dell'inconscio.
Nella mitologia sumera, Nammu (o Namma o Nanna) è la Dea Madre sumera della creazione, Dea del mare primordiale che diede vita al paradiso e alla terra e ai primi Dei. Namma fu detta "L'Eterna".

Il concetto di eterna veniva espresso con la frase: 

"IO SONO COLEI CHE E', CHE E' SEMPRE STATA E SEMPRE SARA', E NESSUN UOMO HA MAI SOLLEVATO IL MIO VELO"

Sulla presunta tomba di Iside, vicino a Menfi, era stata eretta una statua ricoperta di un velo nero che riportava questa iscrizione:

"Io sono tutto ciò che fu, ciò che è, ciò che sarà, e nessun mortale ha ancora osato sollevare il mio velo."
Tradotto più semplicemente (in latino): "Quid fuit, quid est, quid erit" Sotto questo velo si nascondono tutti i misteri e il sapere del mondo.

Questa stessa frase venne attribuita a diverse Dee, tra cui la Dea Diana, anticamente detta Dia (da cui derivò il termine Deus e il termine Dio). Diana al bagno che fa sbranare Atteone dai cani (secondo un mito meno aggressivo lo trasforma in cervo) è la Dea che non può essere svelata. L'impossibilità dell'uomo a svelare la Natura ovvero il cosmo, è l'impossibilità, tradotta come interdizione, di vedere la Dea nuda, cioè senza veli.

DIVA FAUSTINA AETERNITAS
In realtà tutte le antiche Dee avevano questo motto che aveva una ragione di essere. La Dea era la Natura, la sfida era: "Guardami e scopri cosa c'è dietro ciò che vedi: oltre le terre, i mari, le foreste e i deserti". La natura aveva una parte visibile e una invisibile. Questo concetto di eternità sarà alla base di tutte le Grandi Madri e la rappresentazione dei Aternitas verrà perpetuata fino alla fine dell'impero.

Una iscrizione con la parola Ae. appare  sulle monete di Augusto coniate in Spagna, sulla raffigurazione di un tempio a 4 o a 8 colonne, dedicato alla Dea Aeterna. E' il destino di Roma quello di essere eterna, perchè gli Dei hanno sancito così e perchè Roma stessa è diventata una divinità debitamente e regolarmente oggetto del culto di stato. Infatti La Dea Aeternitas compare su una moneta insieme alla Dea Roma.

Con Vespasiano (69 - 79), compare la Dea Ae. (Aeternitas) velata, in piedi, a lato di un'ara con il fuoco acceso ed ha, nelle mani, i simboli del sole e della luna (simboli che userà la chiesa per il Cristo, ai lati della croce, nel Medioevo). 

Altri suoi attributi sono il corno dell'abbondanza, lo scettro oppure il globo, raramente spighe e un vaso per l'incenso, il timone (simbolo dell'ordine del mondo), o una tazza. 

DEA AETERNITAS
Sulle monete di Faustina senior Aeternitas ha anche la fenice, simbolo di resurrezione e quindi di immortalità; a volte è raffigurata sotto un velo coperto di stelle e con il globo in mano, oppure ha la fiaccola.

Le spighe sono il simbolo della Dea come nutrimento delle creature che da lei nascono, si nutrono, e in lei muoiono, rinnovando i cicli che costituiscono l'Eternità. 

Essa infatti non è statica ma si rinnova, vita e morte sono il meccanismo dell'Eternità.
Anche la fiaccola è simbolo della vita, che la Dea tiene alzata o abbassata per indicare la vita e la morte, visto che ambedue fanno parte dell'eternità.

Il vaso dell'incenso è il simbolo della purificazione che offre alle creature mediante la venerazione (e la comprensione) di lei. Il timone è lo stesso della Dea Fortuna, è lei che tiene le sorti del mondo. La tazza è il contenitore, perchè lei è contenitore e contenuto, come il corpo dell'uomo e la sua anima.

Viene identificata come Aeternitas anche la figura femminile alata che, in un rilievo adrianeo raffigurante l'apoteosi di un'imperatrice, trasporta in cielo l'imperatrice stessa. 

Nel 141 d.c. la Diva Faustina (moglie di Antonino Pio), morta in tale data, viene commemorata dall'imperatore su un Denario d'argento. Ella compare sul davanti come busto di Faustina con diadema e orecchini. Sul retro della moneta invece compare come Dea AETERNITAS che regge il globo con un velo attorno alla testa.

DEA AETERNITAS
Sulle monete di Faustina senior, come Aeternitas, ha la fenice, simbolo di resurrezione e quindi di immortalità; a volte è raffigurata sotto un velo coperto di stelle e con il globo in mano, oppure ha la fiaccola.

I simboli dello scettro e del globo la designano come Dea Primigenia. colei che governa il mondo.

E' la Dea dell’eterno ritorno della natura. Il fatto che sia velata indica quanto sia difficile comprendere il funzionamento dell'universo, cioè della Dea.

Sembra che la mente ci precluda la conoscenza del mondo, in quanto pronti a credere solo ciò che ci hanno insegnato fin da bambini. La fenice è colei che muore e risorge dalle sue ceneri. Vale a dire che la natura muore e risorge, e noi con lei

Su uno dei rilievi aureliani dell'arco di Costantino, nella scena di Adventus, si è identificata come Aeternitas, la figura femminile velata, visibile in secondo piano tra Marte e l'imperatore. 

Sul fatto che Aeternitas avesse tra i suoi attributi anche la cornucopia, ci fa capire che fu una Grande Dea, un'ipostasi della Natura, un corno lunare inesauribile attraverso cui scaturisce il nutrimento degli uomini, degli animali e delle piante.

Il fatto che a volte sia raffigurata sotto un velo coperto di stelle e con il globo in mano, indica la sua qualità terrena di Dea visibile agli uomini, mentre solitamente gli Dei non lo sono.




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