MARCO OLCONIO RUFO - M. HOLCONIUS RUFUS



MARCUS HOLCONIUS RUFUS - MUSEO ARCHEOLOGICO DI NAPOLI

Nome: Marcus Holconius Rufus
Nascita: I sec.
Morte: I sec.
Professione: Politico (Filantropo)


Secondo Cooley, Marcus Holconius Rufus era di rango equestre, ma la sua statua si appropriava degli status symbol più correttamente appartenenti ad altri.
Era vestito in abito militare anche se in realtà non prestava servizio nell'esercito nel suo ruolo. Per giunta si fece raffigurare con i sandali che all'epoca indossavano solo i senatori.

La colorazione era visibile quando la statua fu trovata per la prima volta nel 1853, infatti la sua tunica era bianca e bordata di giallo, il suo mantello era rosso e le sue scarpe erano nere. Il tronco d'albero che sosteneva la statua era verde. Anche i suoi capelli, gli occhi e le sopracciglia erano colorati. Vedi Cooley, A. e MGL, 2004. Pompei: A Sourcebook. Londra: Routledge. (Pagina 128, F89).

MARCO OLCONIO - MUSEO DI NAPOLI
Ma chi era questo strano personaggio che si paludava con indumenti che non gli erano pertinenti? Era Marcus Holconius Rufo, ovvero Marco Olconio Rufo, figlio di Marco, ed è stato non un militare ma un valido imprenditore romano nella Pompei del primo secolo.
Marcus Holconius Rufus proveniva da una famiglia molto antica, probabilmente di origine etrusca, ma non era patrizio. Ha guadagnato la sua fortuna operando in una fossa di argilla, dove era installata  una fornace, realizzando dunque e producendo vasi, anfore, statuine e così via, ma soprattutto fu a capo dell'esportazione del vino trans-regionale fuori da Pompei fino a raggiungere la città di Roma, dove i palati raffinati dei ricchi romani potevano permettersi  vini delle viti fiorite sotto al Vesuvio.

Parte della sua fortuna fu investita a Pompei per sostenere le sue ambizioni politiche. Ha finanziato, ad esempio, la ricostruzione del Grande Teatro di Pompei insieme a suo figlio Marcus Holconius Celer, a cui venne riservato su una sede d'onore (un bisellium, cioè una sedia due posti) in un posto di rilievo e una statua onoraria, eretta verso il 13/14 d.c.. 

I DUE PILASTRI DI VIA DELL'ABBONDANZA A POMPEI RESIDUI DELL'ARCO ONORARIO
DI MARCUS HOLCONIUS RUFUS
Il nome però di Marcus Holconius in certi casi non era accompagnato da Rufus ma da Celer, che fu un famoso architetto-ingegnere romano, del I sec. d.c., che in collaborazione con Severus, (entrambi chiamati da Tacito (Ann., 15, 42) magistri et machinatores di Nerone); furono gli autori del progetto della Domus Aurea e del parco circostante.
Non sappiamo pertanto se Celer fosse un nome ereditato oppure un cognomen attribuito in quanto ingegnere di chiaro valore. In realtà non sappiamo nemmeno se Celer fosse il progettista del restauro del teatro e neppure se fosse figlio di Rufo. 
Per alcuni autori non si trattava del figlio ma del fratello minore, comunque nemmeno questi ottenne una carica militare. Sembra però che il restauro del grande teatro fosse merito di entrambi.
CASA DI RUFO A POMPEI
Comunque nei corridoi del teatro il nome di Rufus fu stampato a lettere di bronzo a memoria del suo evergetismo.

Inoltre gli venne dedicata una statua onorifica all'incrocio principale della città presso le Terme di Stabia. 

Rufus è stato ritratto qui come militare in un'armatura ( tipo Mars Ultor ), anche se non aveva mai tenuto una posizione militare.
Oggi, a Pompei è rimasto solo il piedistallo, la statua, che per altro è molto ben fatta, è nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. 
La presenza della statua sulla strada che andava dal forum, al teatro, fu una scelta con molta intelligente. Diverse volte Marcus Holconius Rufus è stato riscontrato in importanti uffici della città di Pompei. 
Non paghi i pompeiani gli dedicarono un Arco onorario di cui a Pompei restano solo i due piedistalli laterali.
CASA DI HOLCONIUS
È considerato anzi la personalità più importante di Pompei, che ha fatto la più importante carriera di magistrato in città ed è stato insignito con il maggior numero di onori. 
Tuttavia, non poteva estendere la sua influenza oltre i limiti della città e non avrebbe mai potuto raggiungere un posto desiderato nel Senato romano.

In un'iscrizione che lo chiama patrono nella ristrutturazione del muro esterno del Tempio di Apollo, Rufus viene chiamato il duumvir per tre volte , che ha ricoperto per la quarta volta questo alto ufficio della città.

Alla fine della sua carriera, sembra aver ricoperto questo incarico cinque volte, secondo l'iscrizione sulla sua statua onoraria alle Terme stabiane.  
Fu anche il primo sacerdote del nuovo culto imperiale ( sacerdos Augusti ), che probabilmente aveva il suo posto nel tempio di Genius Augusti nel foro tra il Macellum e l' edificio di Eumachia. 
LA STATUA SUL SUO PIEDISTALLO
NEL 1900
Fu anche un censore per due volte, Il punto più alto nella carriera di Rufus fu come cittadino onorario della città ( patronus coloniae ). Solo uno dei fondatori della colonia romana Pompei, Marcus Porcius, ricevette un'adorazione simile oltre la morte.
Infatti Marcus Porcius ottenne una tomba d'onore davanti alla porta di Ercolano. Dopo la sua morte, vi fu eretto un altare funebre. La tomba è stata curata per oltre 100 anni, anche se non si conoscono discendenti di Porcius. 

Quindi, è probabile che sia stato adorato molto tempo dopo la sua morte come padre della città modello. Aveva, con un suo collega che però non viveva a Pompei, edificato a sue spese sia il teatro che il tempio di Apollo. Marcus Holconius Rufus sembra essere stato uguagliato a lui negli onori, se non superato.

La cosa notevole di questo personaggio non è tanto ciò che lui fece quanto ciò che i suoi concittadini fecero per lui. la statua onoraria infatti non fu fatta erigere da Rufus ma gli venne eretta dai suoi concittadini per ringraziarlo dei molti benefici avuti dalla sua generosità.

Così la statua eretta che indossa un'armatura degna di un generale e le calzature di un senatore non è segno della megalomania del personaggio ma di come i suoi concittadini pompeiani lo vedessero importante quanto un generale e un senatore, e in questo modo si sentirono di onorarlo.

Si arguisce che oltre ad essere magnanimo con la città Marco fosse anche una persona saggia, gentile e affabile, insomma una persona molto amata perchè nemmeno a Marco Porcio venne eretto un arco onorario. 

Ad alcuni piace vedere Rufo come un arrampicatore sociale avido di potere, ma sembra che i suoi concittadini gli rivolgessero tanti onori non per ingraziarselo ma per ringraziarlo. 

Del resto la casa di Rufo, di cui esistono i resti, seppure particolarmente ampia (di oltre 700 mq) non fu particolarmente sfarzosa, il che depone ancora a favore della sua generosità. Le brave persone esistono ed esiste pure la gratitudine.



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