CAESAREA MARITIMA (Israele)




Questo mosaico, rinvenuto a Caesarea Maritima, di epoca romano-bizantina, dà l'idea della bellezza della città e dei suoi monumenti. Il mosaico policromo è abbellito con animali, piante, alberi e motivi geometrici. Al suo centro regna una divinità femminile locale, di nome Kalokeria, un nome sicuramente grecizzato di una Dea locale, che mostra, come Dea della fertilità e della prosperità,  un cesto di frutti della terra, che doveva assicurare la ricchezza alla bellissima città.

La prosperità si ebbe senz'altro finchè resse l'impero romano che senza razzismi o preclusioni, favorì commerci ed ogni tipo di arte in ogni parte e ad ogni gente del suo impero. Quando però questo decadde vennero a mancare cultura, scuole, leggi, commerci e ricchezze, e tutto ricadde nella barbarie. Da qui l'oscuro medioevo.

Dal 2000 il sito di Cesarea Marittima è incluso nella "Tentative List del Patrimonio Places" dell'UNESCO.



LA STORIA

Le rovine di Cesarea Marittima, ovvero Caesarea Maritima,  si trovano in Israele, nella regione Judea, sulla costa della Palestina, a circa 40 km a S di Haifa. Fu fondata dai Fenici  in periodo ellenistico, conosciuta come Torre di Stratone (Stratone = ‛Abd-Ashtart, re di Sidone), sulla via carovaniera principale tra Tiro e l'Egitto.

Cesarea Marítima era conosciuta come Torre di Stratone nel IV a.c. dai commercianti fenici di Sidone. Zenón de Alejandría, nel 259 a.c., narra che sbarcò nella città fenicia di Torre di Stratone, da dove ha iniziò il suo viaggio come esattore delle tasse per conto di Tolomeo II Filadelfo.

Cesarea venne poi rifondata e riedificata da Erode il Grande nel 25–13 a.c.  La sua popolazione era originariamente composta in parti uguali di Greci e di Ebrei, ma nei primi secoli dell'èra volgare gli Israeliti vi erano in minoranza.

Fu una delle 4 colonie di veterani romani create dall'Impero Romano nella regione della Syria-Phoenicia. Essa divenne ben presto il porto principale della Palestina e il quartier generale della flotta regia.

Caesarea Maritima venne così chiamata da Erode in onore di Cesare Augusto. Essa venne descritta in dettaglio nel I sec. dallo storico romano Giuseppe Flavio. La città divenne da subito sede del prefetto romano e "capitale amministrativa" nell'anno 6 a.c.

Cesarea è stata la scena nel 26 d.c. di un importante atto di disobbedienza civile per protestare contro l'ordine di Pilato di piantare l'aquila romana sul Monte del Tempio di Gerusalemme. L'imperatore Vespasiano aveva sollevato lo status  della città a quello di una Colonia, con il nome di Colonia Prima Flavia Augusta Cesarea.





Dopo il 44 d.c., fu la capitale della provincia Iudaea (più tardi Palaestina), e tale rimase fino alla conquista araba nel 640. Successivamente Cesarea servì come base per le legioni romane che sedarono la grande rivolta del 66, e fu qui che il generale Vespasiano venne dichiarato Cesare.

Infatti la presunta profanazione della sinagoga locale, per avervi voluto porre sopra un'aquila romana, portò alla disastrosa rivolta ebraica. Nel 70 Vespasiano dichiarò la città colonia romana ribattezzandola Colonia Prima Flavia Augusta Cesarea.


Dopo la distruzione di Gerusalemme, Cesarea divenne la città più importante del paese: Pagani, samaritani, ebrei e cristiani hanno vissuto qui nel III e IV secolo, prima che l'intransigenza cristiana prima ed araba poi non seminarono l'odio e la guerra.


RICOSTRUZIONE DELLA VISIONE D'INSIEME DELLA CITTA'
Dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 a.c., Cesarea era la capitale della provincia di Giudea, prima del cambio di nome in Siria Palaestina in 134, poco prima della rivolta di Bar Kokhba. Nello stesso anno, dopo la soppressione della rivolta ebraica, vi si svolsero i giochi per celebrare la vittoria di Tito. 

Molti prigionieri ebrei vennero portati a Cesarea Marittima e 2500 vennero costretti a combattere nei giochi gladiatori. Dopo la rivolta di Simon bar Kokhba nel 132 a.c., che concluse con la distruzione di Gerusalemme e l'espulsione degli ebrei, Cesarea divenne la capitale della nuova provincia romana di Palaestina. 

L'antica Caesarea Maritima (o Caesarea Palestinae) e il suo porto vennero popolate sia in era romano imperiale che bizantina. In epoca bizantina, Cesarea rimase la capitale, con breve interruzione delle conquiste persiana ed ebraica tra il 614 e il 625. Essa fu l'ultima piazzaforte dei Bizantini contro gli invasori musulmani. Venne infatti abbandonata nel 1265 d.c.

Le sue rovine giacciono sulla costa mediterranea di Israele, a mezza via tra le città di Tel Aviv ed Haifa, sul sito di Pyrgos Stratonos ("Torre di Stratone").



DESCRIZIONE

Cesarea è racchiusa entro una cinta di mura, all'incirca semicircolare, lunga due km e mezzo, in gran parte coperta di sabbia, ma chiaramente riconoscibile dall'esplorazione aerea. I principali resti visibili comprendono:
L'ACCESSO AL CIRCO
- un ippodromo (di forma simile a quella del circo Massimo di Roma), con i frammenti di un obelisco di porfido rosso (taràxippos), resti dei segnali della meta.
- il teatro sulla spiaggia;
- l'anfiteatro nel quartiere N-O;.
- le terme poste lungo la riva del mare, a S della città;
- il palazzo reale;
- il magnifico porto;
- due acquedotti, spesso riparati e ancora funzionavano in pieno periodo arabo; con un canale aperto che attraversava su archi le depressioni del terreno;
- numerose sculture e frammenti architettonici, riferibili all'arte romana imperiale;
- numerose iscrizioni greche e latine;

Le opere di architettura che Erode fece realizzare sono ben descritti da Giuseppe Flavio,che ricorda la costruzione del teatro, l'anfiteatro, l'agorà,il Palazzo Reale,l'odeon, il ninfeo, le terme,le piazze e le strade,lungo il porto con il faro dedicato a Druso, figlio di Augusto e amico personale di Erode.

Ne ricorda inoltre gli horrea, per lo stoccaggio delle merci e il tempio dedicato alla Dea Roma e all'imperatore Augusto.  Ma il re, piegando la sua natura al desiderio di costose opere, costruito con grande rispetto un porto simile a quello del Pireo, che consente a molte navi profondi ormeggi. 
Anche prendendo posizione contro la natura del luogo, combattè contro tutte le difficoltà,nella misura in cui la robustezza del mare nulla poteva sugli edifici che sfidavano la violenza e la bellezza,come se la sua costruzione fosse stata nessuna difficoltà da superare ".



GLI ACQUEDOTTI

Dal momento che Cesarea non aveva fiumi o sorgenti, l'acqua potabile venne portata attraverso un unico acquedotto di alto livello, originario alle vicine sorgenti Suni, circa 7,5 km a nord est di Cesarea. A questo se ne aggiunse poi un secondo, simile al primo.

Portare l'acqua nel deserto era un miracolo che solo i romani potevano fare, ed Erode era così intelligente da comprendere subito quali potenzialità di ricchezza e potere ci fosse nell'irrigazione delle terre. Tanto fu crudele con i suoi familiari e vicini, tanto fu generoso con il suo popolo, dandogli la possibilità di instaurare una ricca agricoltura, oltre a bestiame e manufatti.

L'acqua era oro per una regione tanto arida e con la pubblicità che Erode fece a Roma e soprattutto ad Augusto, fece credere a molti che davvero il nuovo culto avesse portato la protezione e la benevolenza degli Dei.

Solo gli ebrei restarono scettici, perchè non c'è mente più chiusa di quella di un monoteista, comandato nella sua mente da un Dio unico, dispotico, geloso e vendicativo che vuole si viva esclusivamente per lui, pena ritorsioni terribili, ma che viene definito misericordioso.



L'AGORA'

Nell'Agorà, la piazza principale della città costruita da Erode, che in realtà fu una via di mezzo tra un'agorà e un Forum, presero posto molti edifici pubblici. Non fu un Forum perchè non fu eretto sul cardo massimo, dovendo Erode tener conto  della conformazione del luogo. 

Però raccolse la maggior parte degli edifici pubblici come un Forum, ad esempio il ginnasio, che era contemporaneamente palestra per i giovani e per i combattenti, ma pure luogo di riunioni.

Ma vi erano edificati anche i vari templi degli Dei sia locali che romani, nonchè la basilica, dove si amministrava la giustizia, la sala dei comizi, i mercati, le terme, i bagni pubblici, le statue celebrative e i lunghi portici.


IL PALAZZO REALE

IL PALAZZO REALE 

Erode Ascalonita (73 – 4 a.c.) detto il Grande, fu re della Giudea sotto il protettorato romano dal 37 a.c. alla sua morte, governando prima per incarico di Marco Antonio e poi di Ottaviano Augusto dalla parte del quale era prontamente passato dopo la sconfitta di Antonio ad Azio. 


Nel Nuovo Testamento è il crudele sovrano che ordina la strage degli innocenti, episodio che appare infondato, sia perchè certamente non avrebbe dato ascolto al culto de4lla nuova religione cristiana, molto preso invece ad esaltare quella romana, sia perchè nessuno storico ne parla, nemmeno Giuseppe Flavio che si occupò particolarmente della religione cristiana.
 

Del resto tra i Vangeli è citato solo in quello di Matteo, molto strano che un massacro così epocale, e soprattutto così attinente a Gesù Bambino, sia sfuggito a tutti e tre gli altri evangelisti.
Non che il re non fosse capace di crudeltà, come del resto tutti i re orientali,  e non solo, perchè fece uccidere una delle mogli, alcuni dei suoi figli e centinaia di oppositori.

Del resto anche Costantino uccise la moglie facendola lessare nell'acqua bollente e uccise un figlio, ma la Chiesa comunque lo ha fatto santo.

I RESTI DEL PALAZZO REALE
Intelligente, con senso estetico e di grande ambizione, Erode è noto per l'amplissima attività di costruttore. Fece edificare le città di Cesarea marittima, di Sebaste e le possenti fortezze di Masada, Macheronte e l'Herodion, oltre all'ingrandimento ed all'abbellimento della stessa città di Gerusalemme. In quest'ultimo aspetto rientra il rifacimento e l'ampliamento del Tempio di Gerusalemme, che venne perciò chiamato Tempio di Erode.

Erode edificò uno splendido palazzo reale che glorificasse il suo status e la sua posizione. Monarchi di epoche successive costruirono i loro palazzi accanto la struttura di Erode, ampliando la tendenza di sofisticata architettura lungo la costa mediterranea fino al VII secolo d.c.

Il re costruì il suo palazzo su un promontorio a picco sul mare, con una piscina decorativa circondata da portici. Nell'anno 6 a.c, Cesarea divenne la capitale civile e militare della Provincia Giudaica e la residenza ufficiale dei procuratori e dei due governatori romani: il prefetto Ponzio Pilato, e Antonio Felice.

Così fece edificare un enorme palazzo sul Mediterraneo, oltre a un forum con case, mercati, terme, templi pagani, e comprese la città in una lunga cinta muraria. Nel suo palazzo, cioè la sua reggia, egli fece edificare tutti i possibili confort romani, comprese le terme, con una piscina dove poter nuotare all'uso romano.

LE TERME

LE TERME

Molto del mosaico ancora giace sotto la sabbia.

Purtroppo infatti pochissimo è stato scavato a Caesarea Marittima, perchè la cultura monoteista poco si cura del lato estetico e artistico, solo preoccupata che un'altra religione, ovvero i resti di una civiltà che si appoggiava a una diversa religione, possa inquinare l'integralismo della propria. 

Tutto questo in un paese povero e bellissimo che molto avrebbe da offrire come turismo e quindi come lavoro e benessere locale. 



IL TEATRO

Nonostante l'enormità del parco nazionale di Caesarea, solo il 10% della antica capitale è stata scavata. E' stato invece liberato il teatro che è in uso a tutt'oggi per spettacoli, concerti e show. 
Si deve ad Erode l'introduzione del teatro romano nel mondo palestinese.

Il teatro, di tipo romano, cioè con i gradini in sopraelevato, e che subì molte trasformazioni, si innalza in due ordini di scalinate con 13 gradoni ciascuna, separate da un corridoio aperto su cui accedono sei vomitatori per l'entrata e l'uscita degli spettatori.

Esso venne usato fino all'età bizantino-araba quando fu incluso in una fortezza. Questo teatro, l'unico fin qui scavato dell'età erodiana è particolarmente interessante perchè presenta una scena ad esedre curvilinee oblique.

Inoltre l'orchestra è decorata con una straordinaria pittura, rifatta ben 14 volte con diversi motivi di decorazione geometrica e floreale. Notevole anche per il pulpitum dipinto; notevole anche l'ultima fase della tarda trasformazione in colimbètra per tetimimi (spettacoli acquatici con mimi). 

Fra le scoperte: statue e rilievi, una statua di Artemide Efesia e la iscrizione di Ponzio Pilato prefetto di Giudea che dedica un Tiberieum, unico documento epigrafico esistente del celebre personaggio; dall'iposcenio proviene una ricca serie di grandi lucerne erodiane e da una torre un tesoretto aureo bizantino con reliquario argenteo.



IL PORTO ROMANO

Erode il Grande aveva supportato Marco Antonio nella sua lotta contro Cesare Augusto. Quando Antonio però venne sconfitto, Erode subito andò da Augusto, gli cedette la sua corona di Re della Palestina e si pose alla sua mercé. Così facendo ribadì ad Ottaviano che era stato un fedele servitore di Antonio, ma affermò che da ora in poi sarebbe un fedele servitore di Augusto.

Erode era un grande affabulatore, intelligente, geniale e scaltro. Augusto ne rimase così affascinato che restituì ad Erode la sua corona. Occorre riconoscere che Ottavianao era un grande conoscitore di uomini e seppe sempre circondarsi di gente che mai lo tradì.

Erode fu di parola, e aiutò l'insediamento romano come costumi, come ordine legislativo e come culto. A Cesarea, Erode costruì un palazzo per se stesso, un anfiteatro, un ippodromo per eventi sportivi e per cavalli di razza  e un enorme porto artificiale.


Il Porto fu una straordinaria prodezza di ingegneria perchè servendosi del genio e delle maestranze romane usò il cemento idraulico di nuova concezione per creare frangiflutti artificiali. Il porto permise a Cesarea di diventare un importante centro per il commercio. 

 Pertanto nell'anno 30 d.c. il villaggio fenicio, per ordine di Augusto, venne assegnato ad Erode, che vi costruì una grande città portuale col nome di "Cesarea" in onore del suo patrono Ottaviano Cesare Augusto. La città allora si trasformò rapidamente in un grande centro commerciale, ed entro il 6 a.c. divenne la sede del governo romano in Palestina.

Quando fu costruito nel I sec. a.c, il porto di Sebastos venne classificato come il più grande porto artificiale costruito in mare aperto, che racchiudeva circa 100.000 mq. Re Erode costruì i due moli del porto nel 22, nel 15, e nel 10-9 a.c. dedicando la città e il porto a Cesare (sebastos in greco significa Augusto).
 

Infatti lo storico Giuseppe Flavio dichiarò che il porto di Cesarea era grande come quello del Pireo, il grande porto di Atene. Così Cesarea Marittima, rivale di Alessandria nel commercio orientale, dedicò il suo nome a Cesare Augusto, padrone del mondo romano, in vista della sua  presente e futura magnificenza.

Caratterizzato da un design innovativo e concreto di idraulica, questo porto divenne uno standard per i porti a venire. Fu un'opera monumentale, anche se sia la città che il porto vennero costruiti su una spiaggia instabile, in un sito privo di un mantello protettivo o di una baia. Il progetto ha sfidato gli ingegneri più abili di Roma, blocchi di cemento idraulico, alcuni del peso di 50 tonnellate vennero ancorati al molo nord del porto artificiale.


Il ritmo di costruzione è stato impressionante considerandone la dimensione e la complessità. I frangiflutti erano fatti di calce e pozzolana, impostando il tutto in un calcestruzzo subacqueo.
 Al suo apice, Sebastos è stato uno dei porti più meravigliosi del suo tempo. Era stato costruito su una costa che non aveva porti naturali e servito come un importante porto commerciale nell'antichità, rivaleggiando con il porto di Cleopatra ad Alessandria.

Giuseppe Flavio (411-12) scrisse ancora:
"Anche se la posizione era generalmente favorevole, [Erode] lottò contro le difficoltà così bene che la solidità della costruzione non poteva essere superata dall'impeto del mare, e la sua bellezza non aveva uguali."

Lo storico dà una splendida descrizione del grande molo di Erode, costruito in blocchi di m 25 × 5: esso aveva torri massicce, la più grande delle quali si chiamava Drousion in onore di Nerone Claudio Druso, figliastro di Augusto.

Resti di questo molo sono stati rivelati sotto le acque del mare da fotografie aeree. Essi si estendono verso il N e circondano il porto. Le colonne dei portici che, secondo Giuseppe Flavio, circondavano il porto, sono state riadoperate dai Crociati per la costruzione dei loro moli.

Tuttavia, ci sono stati problemi di fondo che hanno portato alla sua scomparsa. Studi di nuclei concreti reperiti con le talpe meccaniche hanno dimostrato che il cemento era molto più debole, diverso dal cemento idraulico con pozzolana usata negli antichi porti italiani. Per ragioni sconosciute, il mortaio pozzolana non ha aderito ai detriti di roccia kurkar come ha fatto con altri tipi di roccia utilizzate nei porti italiani.


Piccoli ma numerosi fori in alcuni dei nuclei indicano anche che la calce era di scarsa qualità e spogliato fuori della miscela da forti onde prima di potersi impostare. Inoltre, grandi grumi di calce sono stati trovati in tutti e cinque i nuclei studiati a Cesarea, il che dimostra che la miscela non venne mescolata a fondo.

Tuttavia, la stabilità non sarebbe stata gravemente colpita se il porto non fosse stato costruito sopra una linea di faglia geologica che corre lungo la costa. L'azione sismica a poco a poco ha preso il sopravvento sui frangiflutti, causandone un inclinamento verso il basso fino a depositarli nel fondo del mare.

Inoltre, studi di depositi del fondo marino a Cesarea hanno dimostrato che uno tsunami colpì la zona nel I II sec. .Non si sa se danneggiò o addirittura distrusse il porto, ma è noto che dal VI secolo il porto era inutilizzabile e oggi i moli si trovano a più di 5 m di profondità.

L'impero bizantino decadde nel VII sec. e Cesarea cadde nelle mani dei Persiani Sassanidi. Poi, nel 638, la città, ancora la capitale della Palestina bizantina e importante centro commerciale e marittimo, venne distrutta dai musulmani, e sparì per sempre.

La distruzione sistematica delle città costiere, per ordine del sultano mamelucco Baibars, ridusse Cesarea a un mucchio di rovine, sfruttate soltanto per trarne pietre da costruzione. I suoi resti sono ancora in gran parte coperti da uno a tre metri di sabbia; i ritrovamenti fortuiti e qualche zona rimasta scoperta hanno messo in luce avanzi che rispecchiano la storia della città.

L'IPPODROMO

L'IPPODROMO

Lo stadio, o ippodromo, venne fatto edificare da Erode il Grande per l'inaugurazione ufficiale della nuova città di stampo romano, nel 10 a.c. dove vennero inaugurati i Giochi Actiali, che giocavano su due nomi, uno di Azia Maggiore, la madre di Augusto, ed uno sulla battaglia di Azio vinta da Ottaviano su Marco Antonio.

I giochi ricorrevano ogni quattro anni, ma nel frattempo lo stadio veniva utilizzato per ospitare le corse dei carri e i combattimenti gladiatorii, era pure fornito di bagni pubblici. A ovest dell'ippodromo, il ritrovamento fortuito di una statua acefala di un personaggio imperiale del III sec. d.c., in porfido rosso e più grande del naturale, ha portato, nel 1951,all'esplorazione di un cortile di epoca evidentemente bizantina.

Il circo romano di Cesarea marittima fu costruito molto probabilmente tra il principato dell'Imperatore romano Traiano (tra il 114/117) e del suo successore Adriano. Secondo altri durante il III secolo. Sarebbe invece struttura similare, ma di datazione antecedente (forse fatta costruire da Erode il Grande in epoca augustea), quella trovata lungo la costa, nella parte occidentale della città. Il circo venne edificato tra la metà del II secolo e la fine del III secolo. 

Non sembra invece che la prima costruzione, forse ampliata e modificata nel tempo, sia da attribuirsi al regno di Erode il Grande, quando la città di Cesarea marittima fu fondata (tra il 22 e l'11 a.c.) e fu invece costruito un primo ippodromo-anfiteatro in riva al mare, nella parte occidentale della città.[2] Nel IV-V secolo fu probabilmente inglobato nelle mura cittadine. 

Il circo terminava in un triplice portale, diviso da due colonne, al di là del quale è stata scoperta una stanza con pavimento a mosaico, contenente un'iscrizione che commemora la costruzione "del muro, dell'abside e delle scale" a spese del municipio al tempo di un governatore romano non identificato.

La stanza dava accesso ad un'ampia e maestosa scalinata, dalla cui sommità si estendeva verso nord un lungo pavimento a mosaico. Sia la statua di porfido rosso che un'altra del II sec. d.c., un torso maschile di marmo bianco con la parte inferiore drappeggiata in un himàtion, sono naturalmente assai anteriori al vicino edificio.

Certamente vennero riadoperate dalla città nel VI sec. d.c., magari con teste nuove, per evitare la spesa di nuove statue. Non solo il marmo costava, ma costavano anche gli scultori, per giunta non più bravi come i loro precedessori, dato l'inquinamento dell'arte che si era orientalizzata, specie nello stile bizantino.

Il sedile della statua di porfido e la parte inferiore di quella di marmo erano infatti state adattate piuttosto rozzamente alla loro nuova posizione. Gli scultori di un tempo glorioso non esistevano più.



IL MITREO

MITREO

Tra i magazzini di stoccaggio dell'antica città, giusto a nord dell'ippodromo, è stato scoperto un tempio di Mitra. Complessivamente a Caesarea sono stati individuati 4 centri di culto mitraico, un culto in parte misterico molto seguito dai legionari romani che risiedevano numerosi nella città marittima.


GLI INTERNI
Qui sopra si osserva il versante est del Mitreo.  Vi si scorge la base di un altare. Qui venne anche rinvenuto un medaglione romano in marmo colorato dove si osserva la scena di Mitra che uccide il toro.

E' evidente che all'ippodromo, a parte i Giochi Actiati, (Aziati), confluivano quotidianamente o quasi gente di ogni dove, soprattutto della costa perchè era agile raggiungere lo stadio anche con piccole imbarcazioni, visto che trattavasi di navigazione costa a costa, per cui semplice e sicura.


Questa stessa gente era piuttosto avvezza al culto di Mitra, sia perchè originario dell'oriente, sia perchè adottato in pieno dai soldati romani sparsi per tutto l'impero.

Dunque i commercianti e i legionari solevano pare una puntatina al tempio di Mitra per ottenere gloria in battaglia, buoni commerci o semplicemente per tornare sano e salvo a casa.

Ma c'è di più. In una città tanto commerciale, diventare seguace di Mitra significava, sedendo a tavola 
nel rituale del pasto sacro, conoscere molta gente e fare facilmente amicizia, importantissimo per un commerciante che studiava sempre nuovi sbocchi per le sue merci.

Ed ecco qui a lato la ricostruzione del mitreo, con l'entrata laterale in mezzo ai due banchi, dove sedevano gli i8niziati per svolgere i Sacri Misteri del Dio.

Ma vi sedevano pure per svolgere l'agape sacra, i due banchetti rituali del solstizio d'estate  e del solstizio di inverno che ripetevano ogni anno

Il locale non aveva finestre, se non sei sei piccoli pertugi laterali, che erano solo leggermente scavati ma chiusi laterali.

Essi rappresentavano i sei pianeti che segnavano il cammino dell'iniziato.

C'era poi l'ara, il podio della statua nel fondo e la raggiera che faceva di Mitra oltre al Dio dei soldati, il Dio del sole, come Dio Elios.



LA SINAGOGA

L'altra area scavata è sulla riva del mare, dove nel 1932, nel 1945 e nel 1956 sono stati in parte esplorati i resti di una sinagoga.
La sinagoga risale al V sec. e consta di quattro strati sovrapposti di pavimenti a mosaico, due dei quali hanno iscrizioni circondate da ornamentazione geometrica.

Le iscrizioni musive, di cui una indica la superficie di mosaico donata, mentre le altre riportano il passo di Isaia, xi, 31, in greco, rispecchiano l'onomastica e la cultura letteraria della comunità ebraica di Cesarea.

La sinagoga rimase in piedi, sembra, dal IV al VI sec. d.c. Insieme al pavimento più tardo fu trovata una tavoletta con un iscrizione dedicatoria. Iscrizioni sepolcrali greco-giudaiche e capitelli di colonne decorati col candelabro a sette bracci, la menorah..


RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO DI AUGUSTO

IL TEMPIO DI AUGUSTO

Erode il Grande eresse templi per l'imperatore Augusto, oltre che a Cesarea Marittima, nella regione di Cesarea di Filippo e a Sebaste (Samaria). Egli fu il più grande promotore del culto dell'imperatore che tuttavia non toccò i culti locali, a parte gli insofferenti ebrei portatori di un monoteismo intransigente.

Lo scavo del tempio iniziò nel 1989 sotto la direzione di Kenneth Holum della University of Maryland. Holum sostiene che il tempio di Augusto venne abbattuto circa nel 400d.c. e la maggior parte della pietra venne utilizzata in altri edifici La foto qui sopra mostra il porto e la posizione del tempio imperiale indicato da un ovale di colore rosso.

I suoi resti hanno permesso agli archeologi di determinare le dimensioni del tempio che misurava da 95 a 150 piedi,forse 100 piedi dalle basi delle colonne alla vetta. Il tempio era fatto di pietra arenaria locale, il Kurkar, rivestito con uno stucco bianco. La piattaforma del tempio venne poi coperta da una chiesa bizantina a pianta ottagonale nel VI secolo. Queste sono le sue rovine che vediamo oggi all'interno della città. Come il Monte del Tempio [di Gerusalemme], la piattaforma del tempio di Cesarea sarebbe stata chiusa, almeno a nord, est e sud da portici a colonne che segnavano il recinto sacro (i termenos). e nel centro, sopra un alto podio, sarebbe sorto il tempio che Erode dedicò alla Dea Roma, incarnazione della Roma imperiale, e al Dio-re Augusto".
(Kenneth G. Holum) Questo era pressappoco l'aspetto dell'edificio templare.

L'articolo di Kenneth G. Holum apparve in un numero della Biblical Archaeology Review (settembre / ottobre 2004) dedicato alla città di Erode. Il suo articolo si intitolava "Costruzione di potenza:. Le Politiche dell'architettura" Con numerose fotografie e diagrammi.

"La strategia di Erode a erigere questo tempio si estendeva ben oltre il simbolismo rappresentato dalla struttura stessa. Fu tra i primi di tutti i governanti provinciali dell'impero di impegnarsi per il culto di Augusto. I templi augustei, e la liturgia del relativo sacerdozio, definirono probabilmente il corso del culto imperiale in tutto l'impero orientale. 
Mentre apparentemente l'atto di erigere questi templi rappresentato la fedeltà e l'impegno per Roma, contemporaneamente fornivano una base per l'organizzazione sociale e politica delle diverse popolazioni. Allo stesso tempo, poiché il nuovo culto lasciata intatti i tradizionali culti locali, non rappresentava alcuna minaccia per loro. Infatti ebbero molta cura a proteggere la cultura locale ".



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