TEMPLI DI GIUNONE REGINA



Dall'Eneide, Enea entra nel tempio di Giunone Regina a Cartagine

"V'era, in mezzo alla città, un bosco rigoglioso
d'ombra, dove prima gettati dalle onde e dal turbine
i punici scavarono il segno che aveva indicato Giunone
regale, il teschio d'un cavallo da guerra; così la stirpe
sarebbe famosa in guerra e prospera in pace per secoli.
Qui la sidonia Giunone fondava un tempio maestoso
A Giunone, opulento di offerte e del nume della dea,
a cui sui gradini sorgevano soglie di bronzo,
e travi connesse di bronzo, e strideva il cardine a bronzei
battenti. In questo bosco dapprima l'apparire d'un fatto
inatteso lenì il timore, ed Enea osò sperare
salvezza e avere migliore fiducia nelle avverse vicende.
"

Secondo Esiodo, Hera, per i Ropmani Iunio, Giunone, sarebbe stata la terza moglie di Giove che, prima di lei, avrebbe sposato Mèti e poi Tèmi o, secondo altri, Latona o Lèto. Quando Giove si innamorò di lei, le si sarebbe presentato sotto la forma di cuculo; ma, riconosciuto da lei, prima di cedere avrebbe chiesto d’essere sposata. In miti più antichi invece Giove la obbligava a sposarsi con il compianto delle Parche in quanto la libertà femminile era finita.

In ogni caso Giunone, in qualità di moglie di Giove era regina degli Dei, nonchè protettrice dello stato romano e pure della famiglia. Pertanto nel suo ruolo di regina molti templi le vennero dedicati nell'impero e diversi entro Roma stessa.



TEMPIO DI GIUNONE REGINA A CAMPO MARZIO 

Il tempio di Giunone Regina, templum o, aedes Iuno Regina era situato nel Campo Marzio,  ad ovest del Circo Flaminio.

Il console Marco Emilio Lepido aveva fatto voto di costruire un tempio dedicato alla Regina degli Dei nel 187 a.c., durante la sua ultima battaglia contro i Liguri e, lo dedicò, cioè inaugurò il 23 dicembre del 179 a.c., mentre era censore, . Fu poi ricostruito per volere del console Quinto Cecilio Metello il Macedone, vincitore di Andrisco, nel 148 a.c., unitamente al tempio di Giove Statore.

Un portico metteva in comunicazione il tempio di Giunone Regina col tempio della Dea Fortuna, forse il tempio della Fortuna Equestre. Il tempio di Giunone si trovava probabilmente a sud del portico di Pompeo, sul lato orientale del circo Flaminio.

Ancora non ne sono state rintracciati i resti perchè c'è ancora molto da scavare in zona, comunque risiedeva accanto al Tevere, in riga coll'isola Tiberina. Nel tempio di Giunone Regina c’erano due statue di Giunone, di Polykles una e di Dionysos l’altra, ambedue figli di Timarchides, una statua di Venere, opera di Philiskos di Rodi, e altre sculture di Pasiteles.



TEMPIO DI GIUNONE REGINA AL PORTICO D'OTTAVIA

"Due mucche bianche furono condotte in città, attraverso la porta Carmentale, dal tempio di Apollo. 
Le seguivano due officianti dei sacerdoti, recando due statuette di Giunone Regina, fatte di legno di cipresso.
 Poi avanzavano 27 fanciulle, vestite di abiti lunghi, cantando un inno in onore di Giunone Regina. I decemviri seguivano la processione delle fanciulle, indossando la toga pretesta e cingendo corone d' alloro. Dalla porta Carmentale giunsero nel foro attraverso il Vico Giugario, con grande concorso di cittadini che applaudivano e offrivano doni votivi. Infine il solenne corteo entrò nel tempio di Giunone Regina. Ivi pingui vittime furono immolate dai decemviri alla moglie di Giove e le statuette di legno di cipresso furono deposte nel tempio."

L'area occupata dal  Portico di Ottavia va da Via di Pescheria, Piazza Campitelli, il teatro Marcello e Teatro di Balbo. Qui nel 147 a.c. Quinto Cecilio Metello fece costruire un Tempio dedicato a Giove, circondato da portici, con adiacente, sempre fornito di portici, un Tempio di Giunone.
Portici e Templi vennero interamente ricostruiti da Augusto in onore di sua sorella Ottavia nel 32 a.c., sotto la direzione degli architetti lacedemoni Sauros (lucertola) e Batrachos (rana), i quali fecero scolpire una lucertola ed una rana sopra i capitelli del portico. Uno di questi capitelli orna oggi la chiesa di San Lorenzo fuori le mura.

Danneggiati dall'incendio dell'anno 80, i Templi ed i Portici furono restaurati, nel 203 d.c.da Settimio Severo e Caracalla, i quali vi posero l'iscrizione ancora esistente sul portico, dove fu costruita nel Medioevo la Chiesa di S.Angelo in Pescheria, per l'antico vezzo di demolire o trasformare qualsiasi tempio romano in chiesa cristiana snaturando o demolendo il contesto.

Il Tempio di Giunone Regina,aveva sei colonne con duplice fila di colonne sul fronte, e fu dedicato dal Censore M. Emilio Lepido, nell'anno 179 a.c.alla Regina degli Dei. Ne restano parte del basamento, la porta della Cella (nelle cantine di una casa di Via Sant'Angelo in Pescheria), ed una grandiosa elegante colonna scanalata, corinzia, ancora in piedi nel luogo originario. Qui fu ritrovato il piedistallo della statua di Cornelia, madre dei Gracchi (oggi al Museo Capitolino).
Molte opere d'arte decoravano i Portici d'Ottavia e i due templi, tra cui la cosiddetta Venere dei Medici, capolavoro della scultura greca, oggi alla galleria degli Uffizi di Firenze.



TEMPIO GIUNONE REGINA ALL'AVENTINO

"Quando i beni privati erano già stati asportati da Veio, i vincitori cominciarono a portarsi via anche i tesori degli Dei e gli Dei stessi, pur facendolo però con spirito di autentica devozione e non con foga da razziatori. Infatti all'interno di tutto l'esercito vennero scelti dei giovani che, dopo essersi lavati accuratamente e aver indossato una veste bianca, ebbero l'incarico di trasferire a Roma Giunone Regina.


Una volta entrati nel tempio pieni di reverenza, essi in un primo tempo accostarono piamente le mani al simulacro della dea perché secondo la tradizione etrusca quell'immagine non doveva esser toccata se non da un sacerdote proveniente da una certa famiglia. Poi, quando uno di essi, vuoi per ispirazione divina, vuoi per celia giovanile, disse, rivolto al simulacro: «Vuoi venire a Roma, Giunone?», tutti gli altri gridarono festanti che la Dea aveva fatto un cenno di assenso con la testa. In seguito venne aggiunto che era stata udita la voce della Dea rispondere di sì. 


Di certo però sappiamo che non ci vollero grossi sforzi di macchine per rimuoverla dalla sua sede: facile e leggera a trasportarsi, la Dea approdò integra sull'Aventino, in quella zona cioè che le preghiere del dittatore avevano invocato come la sede naturale a lei destinata per l'eternità e dove in séguito Camillo le dedicò il tempio da lui stesso promesso nel pieno della guerra."







Un altro tempio di Giunone Regina fu dedicato sul colle Aventino alla Regina degli Dei da Marco Furio Camillo che fece voto di erigere un tempio a Giunone "Regina di Veio" in occasione della conquista di Veio.

Dopo la vittoria sciolse il voto costruendo, nel 396 a.c., un tempio alla Dea sull'Aventino, dove era custodita la statua in legno di Saturnia, portata via da Camillo stesso dalla città sconfitta.  Giunone Regina evocata durante l’assedio di Veio, venne portata nel suo simulacro sull’Aventino, portata fin da Veio con solenne processione.
La dedica avvenne il 1º settembre del 392 a.c.

Il tempio fu spesso nominato negli annali in seguito a congrui doni o sacrifici conseguenti a prodigia, insomma la Dea faceva molti miracoli ed esaudiva molte grazie. Il tempio, ormai famoso anche fuori Roma per i numerosi miracoli concessi dalla Dea misericordiosa, fu restaurato da Augusto, ma da allora non venne più menzionato dalle fonti.

Si sa che si trovava nella parte superiore del clivus Publicius, infatti due iscrizioni di pertinenza alla processione lustrale del 207 a.c. sono state ritrovate nei pressi della chiesa di Santa Sabina, con tutta probabilità costruita su di esso, visto i reperti romani di cui è adorna.


Al lato del tempio si trovavano le Scalae Cassi (Scale di Cassio) che portavano al luogo di culto.
 
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