TEMPIO DI MARTE FLAMINIO



TEMPIO DI MARTE FLAMINIO

Il Tempio di Marte Flaminio è un tempio di epoca repubblicana dedicato a Marte e situato vicino al Circo Flaminius, eretto "ex manubiis", cioè finanziato con un bottino di guerra, da Decimus Brutus Callaicus tra il 135 e il 130 a.c, dopo il suo trionfo spagnolo (Val Max. 8.14.2; Coarelli 1997, 493). Il generale Callaicus, ricevuta la provincia dell'Hispania Ulterior, vi stroncò la rivolta di Tantalo; in seguito fondò nell'Hispania Citerior la città di Valentia Edetanorum, l'odierna Valencia, nella quale trasferì i soldati di Viriato, sconfitto nel 139 a.c.

Il tempio era stato progettato da Hermodorus di Salamis (Mais in Nepal in Priscl, Gramm. 8.17.4 = Nn. Fr. 26 Peter: aedes Martis ... in circo Flaminio) e conteneva le statue di culto di Marte e Venere (Plinio, NH 36,26). Ermodoro di Salamina, che lavorò accanto allo scultore Scopa Minore, fu l'artefice del primo edificio marmoreo di Roma, il tempio di Giove Statore (nel portico di Metello nel Circo Flaminio), su incarico di Quinto Cecilio Metello Macedonico. Realizzò inoltre il tempio di Marte in Circo e i Navalia. Gli vengono inoltre attribuiti il tempio di Nettuno e il tempio di Ercole Vincitore nel Foro Olitorio.

Nel vestibolo del tempio erano iscritti alcuni versi del poeta Accio in versi saturni. Il tempio conteneva una statua colossale di Marte realizzata da Scopas e una statua di Venere, anch'essa realizzata da Scopas, che era considerata superiore a quella di Prassitele.
(Samuel Ball Platner, completato e rivisto da Thomas Ashby, A Topographical Dictionary of Ancient Rome, Oxford University Press, Londra, 1929, pp. 327‑330)

LA POSIZIONE
I resti di un tempio peripterale esastilico presso la chiesa di S. Salvatore in Campo (nel Circus N. Flaminius) furono identificati per la prima volta nel 1838 (Vespignani). I suoi elementi architettonici sono assegnati al primo periodo repubblicano per la loro miscela di caratteri naturali corsivo e greco ellenistico (Zevi, LTUR 228, id. 1976, 1055).

Un frammento della Forma Urbis Severiana (Rodríguez Almeida, Forma pl 42, 37) che raffigura parte di un tempio peripterale con una lunga e stretta cella e un aditon, proprio come Cicero (Arch. 11.27) descrive l'aedes Martis, è situato nella zona di S. Salvatore in Campo.

Inoltre, i documenti d'archivio ritrovati da Tortorici riportano la scoperta di S. Salvatore di frammenti di una statua colossale raffigurante una Dea, forse la statua culto di Venere descritta da Plinio. In effetti c'è un solo tempio di Marte, nelle vicinanze del Circo Flaminius, con un periodo di costruzione coerente con le caratteristiche architettoniche dei resti di S. Salvatore in Campo.

La chiesa di S. Salvatore in Campo fu a lungo posseduta dall'abbazia di Farfa, come sostenne il sacerdote incaricato di una visita nel 1566, lo stesso che ne scrisse un'osservazione scoraggiante sui parrocchiani, e soprattutto per i principi di Cristo, trascritta da Armellini nel 1891:
Mi disse che in quella parrocchia vi sono 200 case, con gente assai vile e bassa e disonesta, poiché vi sono assai meretrice e vi sono mescolati i giudei.

Tuttavia fra via degli Specchi e Piazza S. Salvatore in Campo, viene generalmente collocato quel Tempio di Nettuno cui i vincitori di battaglie navali dedicavano i cimeli delle loro vittorie.
L'edificio sacro, che figura la prima volta in una moneta di Cn. Domizio Ahenobarbo tra i 42 il 38 a.c. come tetrastilo, potrebbe essere la medesima "Ara Nepyuni", che nel 206 a.c. emanò sudore.

Le sei colonne scanalate di marmo greco, con base attica, del diametro di metri 1,15, trovate sotto l'isolato di fronte alla chiesa di S. Salvatore in Campo, sono attribuite al suddetto Tempio, dove Plinio colloca un gruppo famoso di Skopas che rappresentava Nettuno, Tetide ed Achille con tutto il loro corteo di Tritoni, Nereidi e mostri marini.

ARA DOMIZIO AHENOBARBO - CALCO
Anche quell'altare, detto di Domizio Ahenobarbo, diviso adesso fra il museo di Monaco e del Louvre, che era, nel XVIII secolo, conservato nel palazzo Santacroce, prossimo alla chiesa di S. Salvatore in Campo, è attribuito al tempio di Nettuno.

Si ignora dunque l'esatta posizione del tempio, che doveva però sorgere a sud del teatro di Pompeo; secondo alcuni è identificabile su un frammento della pianta marmorea severiana, che rappresenta resti che esistono sotto la chiesa di S. Nicola ai Cesarini.

Ultimamente si pensa che il Tempio di Nettuno, presso il Circo Flaminio, altri non sia che il Tempio di Marte, edificato dal console Brutus Callaicus nel 138 a.c. Nell'immagine ha un tetto bianco, circondato da un portico.





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