IL PRIMO TEMPIO DI GIOVE STATORE



RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO


RIEMERGE IL PRIMO TEMPIO DI GIOVE STATORE IL DIO CHE DAVA FORZA E STABILITA' ALL'ESERCITO ROMANO

Il NEW YORK TIME pubblica in I pagina la scoperta e la tesi del Prof. Carandini, esimio e rispettato archeologo, non chè prof. dell'Università La Sapienza di ROMA:

Naturalmente è riportato anche da tutte le testate italiane ed europee: dagli scavi sul Palatino riemerge il primo santuario del Dio che inchiodava l'esercito romano al suolo, solido come una roccia, sempre forte a sostenere l'urto degli eserciti avversari.

Trattavasi di GIOVE STATORE, antichissimo Dio adorato dagli antichi romani, anche se l'epiteto
 "Stator" era già apparso in greco come ὀρθώσιος (Dionys.) e στήσιος (App. Plut.)

ROMA ANTICA Paolo Carafa, Andrea Carandini e Nikolaos ArvanitisRivista:  

"Le nuove indagini archeologiche iniziate sul Palatino hanno prodotto una quasi certezza che ancora una volta costringe a rivedere la carta topografica di Roma antica.
GIOVE STATORE
Il luogo del primo culto di Giove Statore si trovava sul Palatino in un contesto di monumenti ed edifici significativi per la più antica storia dell'Urbe... È ormai abituale per noi pubblicare "primizie" archeologiche su questa rivista. Riteniamo infatti che la comunicazione sia un aspetto importante della ricerca, anche se l'accademia raramente lo riconosce. Questa volta anticipiamo la scoperta di un santuario sul Palatino, la cui valutazione sarà più precisa dopo la prossima campagna di scavo.

Comunque, in via d'ipotesi, il santuario può essere associato fin d'ora al culto, tramandato dai tempi di Romolo, di Giove Statore (Iuppiter Stator), il Dio che aveva fermato (stator significa ‘fermante') la ritirata dei Romani, impedendo ai Sabini di penetrare nel Palatium (la residenza del re) dalla porta Mugonia. È un luogo di culto che, a rigor di logica, dovrebbe trovarsi tra la Sacra via e la stessa porta Mugonia."   (Liv. I.12.3‑6; ps. Cic. orat. pr. quam in exilium iret 24; Ov. Fast. VI.794; Dionys. II.50; Flor. I.1.13; de vir. ill. 2.8).




SI PENSAVA SUL VELIA

Fino alla recente scoperta degli archeologi dell'Università La Sapienza di Roma si pensava che il primo tempio di Giove Statore si trovasse sul colle Velia, venne sbancato nel 1932 per aprire via dei Fori Imperiali fra piazza Venezia e il Colosseo. La Collina Velia si trovava però dall’altra parte del Foro Romano (ne abbiamo una raffigurazione in un rilievo della tomba degli Haterii, una famiglia di costruttori della seconda metà del I sec. d.c.).

Oggi si può affermare che il culto nacque dalla parte del Colle Palatino ed in seguito fu spostato sulla Velia.

La situazione si complicò ulteriormente, con la costruzione di un altro tempio dedicato a Giove Statore: è quello meglio noto come tempio di Romolo figlio di Massenzio, ancora oggi conservato e visibile presso il tempio di Antonino e Faustina.
Inoltre si sa che esisteva anche un tempio di Giove Statore in Circo Flaminio.

Insomma quel che si sa oggi è che il tempio di Giove Statore sulla Velia venne realizzato dopo l'incendio di Roma del 64 d.c. quando il tempio sul Palatino andò distrutto e mai ricostruito a causa delle modifiche apportate alla zona da Nerone.




LA FONDAZIONE

Il leggendario tempio, ora non più tanto leggendario,  venne fondato, secondo la tradizione, da Romolo dopo la battaglia, nell'area del foro, contro i Sabini.

Siamo all'incirca nel 750 a.c., dopo il famoso ratto delle sabine, quando i loro padri e mariti vogliono vendicare l'offesa e distruggere Roma.
La storia della Roma arcaica e monarchica continua, a riemergere dagli scavi sul Palatino, sotto la guida di Andrea Carandini, uno dei massimi specialisti dell'antica Roma, autore di recenti eccezionali scoperte.

Questa volta le indagini condotte dall'equipe di archeologi dell'Università «La Sapienza», sotto la direzione di Carandini e Paolo Carafa, ha individuato il punto in cui sorgeva il primo luogo di culto dedicato a Juppiter Stator.

Ce ne informa la rivista «Archeologia Viva» attraverso gli autori della scoperta. «Stator» in latino significa «colui che ferma» e infatti Giove Statore era ritenuto il dio che avrebbe arrestato la ritirata dei Romani nella mitica guerra contro i Sabini, impedendo a questi ultimi di oltrepassare le fortificazioni palatine passando dalla porta Mugonia.

Non è quindi un caso se i resti dell'area sacra sono stati rimessi in luce proprio in prossimità di questo antichissimo accesso dell'Urbe. Inoltre, il tempio di Giove Statore, situato subito all'esterno del «muro di Romolo», era anche espressione di un culto terminale («terminus» significa «confine»), cioè di un culto che indicava il limite del Palatino perchè connesso alle sue difese.

Nel IV sec. dc., fu poi innalzato un nuovo tempio di Giove Statore lungo la Via Sacra, oggi detto «di Romolo», presso la Basilica di Massenzio. In questi giorni i fuoriclasse dell’archeologia italiana, ovvero l’equipe di archeologi dell’Università La Sapienza diretti da Andrea Carandini e Paolo Carafa, hanno annunciato la scoperta del primo tempio di Giove Statore, o Juppiter Stator, da «stator» (fermante), era la divinità a cui si appellavano gli eserciti in difficoltà, chiedendo la forza per resistere all’imponente offensiva dei nemici.

Nella battaglia nell’area del Foro contro i Sabini, i Romani, costretti a ritirarsi verso il Campidoglio risalendo la Via Sacra, giunsero all’altezza di Porta Mugonia, e qui Romolo invocò l’aiuto di Giove, facendo voto di costruire un tempio se avessero bloccato l'avanzata sabina che stava per penetrare nel Palatium (reggia) dalla porta Mugonia. Così i romani sconfissero i sabini e Romolo fondò il tempio  in quel luogo. 

E probabilmente il santuario, più che un vero e proprio tempio, doveva essere una specie di altare circondato da un basso muro o da uno steccato, per dirla in breve un Aedes, come usava in epoca
arcaica.

Il Tempio di Giove Statore, posto all’esterno del cosiddetto «muro di Romolo», era anche connesso al culto «terminale», cioè connesso al «terminus», al confine del Palatino e alle sue difese.
Successivamente, in età tardo-antica, nel IV secolo d.c., fu innalzato un nuovo tempio di Giove Statore lungo la Via Sacra, oggi detto «di Romolo», quello visibile a tutti presso la Basilica di Massenzio.

I resti rinvenuti vicino alla porta Mugonia sarebbero, infatti, quelli del leggendario "tempio" (in realtà un'area sacra all'aperto) in cui Iuppiter Stator - "colui che ferma", in latino - veniva adorato fin dai tempi di Romolo per aver bloccato la ritirata dei Romani impedendo ai Sabini, dopo il celebre ratto, di penetrare nel Palatium, la residenza del re.

L'equipe di archeologi della Sapienza, guidati da Andrea Carandini e da Paolo Carafa. "Per anni si pensava che quel tempio sorgesse sulle pendici della Velia, il colle che fronteggiava il Palatino, sbancato in età fascista per creare l'attuale via dei Fori Imperiali - spiega Carafa - Ora, invece, possiamo supporre che il santuario sulla Velia venne realizzato dopo l'incendio di Roma del 64 d.c., quando quello sul Palatino andò distrutto e non fu mai ricostruito per le modifiche urbanistiche volute da Nerone".

RITROVAMENTI
A supportare questa tesi, come spiegano Carandini e Carafa nel servizio da loro curato e pubblicato sull'ultimo numero di "Archeologia Viva", fa testo la posizione dei resti dell'area sacra, appena oltre le mura romulee.
Invece quello di Iuppiter Stator era un culto terminale, che indicava  i confini del Palatino perché legato alla sua difesa. Carandini ha aggiunto: "E 'degno di nota il fatto che il tempio sembra essere puntellare il Palatino, come in difesa". Emblema di Roma e difesa per le famiglie imperiali che vivevano sul Palatino, nel Foro.


In effetti il tempio votato da Romolo non fu mai realizzato come tale ma solo come aedes, ma nel 294 a.c. il console, M. Atilius Regulus, fece un voto simile in circostanze analoghe battendosi contro i Sanniti, ed eresse il tempio subito dopo (Liv. X.36.11, 37,15). Livio spiega che nessun edificio dei suoi tempi era stato edificato da Romolo, ma "Fanum tantum, id est locus templo effatus" il tempio stava dove lo collocava la tradizione popolare, che lo poneva:
in Palatii Radice, ps. Cic,.
Ante Palatini Ora iugi, Ov,.
Annuncio veterem Portam Palatii, Liv,.
Παρὰ ταῖς καλουμέναις Μουγωνίσι πύλαις,
Dionys,. Ἐν ἀρχῇ τῆς ἰερᾶς ὁδοῦ πρὸς τὸ Παλάτιον ἀνιόντων,
Plut. Cic. 16; cfr.
Ov. Trist. III.1.32, Liv. I.41.4;
Plin. NH XXXIV.29; App. B. C. II.11).
Il Fanum è rappresentato in un rilievo della gens Hateria (lun. d. Inst. V.7) come esastilo, di ordine corinzio, e di fronte al clivus Palatinus.

Cicerone riunì il senato in questo tempio (Cat Cic. II.12,. Ps Cic. loc. cit.; Plut. Cic. 16), pratica non inusuale, ma per una certa liturgia voluta da Livio Andronico (liv. XXVII.37.7). Il giorno della dedicazione è riferito da Ovidio (come apprendiamo dai Fasti VI.793) come 27 gennaio, questo può forse essere riferito ad un'altro tempio riedificato, e non all tempio di Regulus (WR 122-123). Infatti, impariamo dai Fasti Ant. ap. NS 1921, 111, che sia questo o quel tempio, o quello del portico di Metello furono dedicati il 5 settembre, e, come Hemer. Urb. che lo associa con il tempio di Giunone Regina, il riferimento nella Fast. Ant. possono essere adottate al tempio di Regulus.

POSIZIONE DEL RITROVAMENTO (FORO ROMANO)
Il sito si trova nei pressi della Porta Mugonia (che prende forse il nome dai muggiti degli armenti che inizialmente vi passavano, via il Foro Boario) e del cosiddetto ‘Muro di Romolo’ (datato VIII secolo a.c. ed indicato da Carandini come prima fortificazione della città).

È stato trovato un altare in blocchi di tufo, che sembra essere stato in funzione tra il VI ed il III secolo a.c. 

In fosse disposte presso l’altare sono stati rinvenuti materiali votivi, tra cui anche un vaso miniaturizzato a vernice nera ed un ‘oscillum’ (un oggetto di forma circolare, che si usava appendere agli alberi, in segno d’offerta). 

L’area sacra in seguito fu monumentalizzata: su fondamenta in ‘opus caementicium’ (calce, sabbia, pietre e cocci) fu creato un piccolo, ma prezioso, edificio, con muri composti da mattoni squadrati di tufo. 

Al tempio di questa fase forse si riferiva Ovidio, quando scrive del tempio di Giove Statore al Palatino: la fase compresa tra gli anni 125 e 100 a.c. Fino ad oggi non se ne aveva notizia alcuna.



L'ULTIMA DOMUS DI GIULIO CESARE

Ma c'è un'altra strabiliante scoperta, perché a ridosso dell'area sacra antistante la porta Mugonia sono stati trovati anche i resti di una prestigiosa dimora di età sillana (costruita fra il II e il I sec. ac.) che potrebbe essere stata l'ultima casa di Cesare nel 45-44 a.c.

Una domus dall'atrium ridotto, ma con una grande sala di rappresentanza (tablinum) dotata di un sistema di chiusura per proteggere, con tutta probabilità, gli archivi di famiglia. Sarebbe questa la casa costruita con denaro pubblico in cui Cesare avrebbe trascorso gli ultimi giorni di vita, prima di essere assassinato alle Idi di marzo del 44 a. c.




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