BATTAGLIA DEL METAURO





La battaglia del Metauro fu uno scontro decisivo della II guerra punica tra Roma e Cartagine, combattuto il 22 giugno del 207 a.c. presso il fiume Metauro, nelle Marche.



LE FORZE CARTAGINESI


I Cartaginesi
Gran parte delle truppe degli eserciti cartaginesi era composta da mercenari e da contingenti di nazioni clienti o alleate. Solo una parte dei soldati era reclutata direttamente tra i punici.
ASDRUBALE BARCA

Gli alti ufficiali appartenevano alle più nobili famiglie di Cartagine, di origine fenicia, il grosso dei soldati erano invece i “Libofenici”, figli di coppie miste libiche e fenice, ma anche fenici delle colonie minori del Nord Africa o Libici dell’entroterra, di origine greca, etrusca, lucana, bruzia, elima, sarda o iberica inseriti e integrati culturalmente e giuridicamente nello stato cartaginese.

Erano comandate da Asdrubale Barca, (Cartagine 245 – Metauro 207 a.c.) fratello di Annibale (Cartagine 247 – Lybissa 183 a.c.), che doveva supportare il fratello per l'assedio di Roma.

Asdrubale, on l'aiuto di Massinissa (229 – 148 a.c.), re dei Numidi, aveva sconfitto nel 212 a.c. i due Scipioni, Publio Cornelio Scipione e suo fratello Gneo Cornelio Scipione Calvo. La Spagna sarebbe caduta allora nelle mani dei Cartaginesi se un cavaliere romano di nome Lucio Marzio Settimo non avesse colto due vittorie contro i capi cartaginesi, figli di Asdrubale Giscone e Magone.

« Quando parevano perduti gli eserciti e perdute le Spagne, un uomo solo risollevò la disperata situazione. Era nell'esercito Lucio Marcio figlio di Settimo, cavaliere romano, giovane animoso e di spirito e di ingegno assai maggiori della condizione in cui era nato. »


I Galli

Durante la sua marcia attraverso la Gallia Comata, le Alpi e la Gallia Cisalpina, Asdrubale ricevette l’appoggio di diverse popolazioni celtiche, che gli fornirono numerosi contingenti militari, per l’odio che nutrivano contro i romani e per la smania di saccheggio.

Combattendo contro Annibale avevano imparato a temere e ad ammirare i guerrieri cartaginesi, coraggiosi come loro ma molto più organizzati e capaci dei galli. Per questo non esitarono ad arruolarsi, anche perchè ad essi piaceva immensamente combattere.

Sebbene i galli fossero guerrieri temuti per la loro ferocia, erano altrettanto noti per essere incostanti, caotici e indisciplinati, e se Annibale era riuscito a trasformarli in una milizia affidabile, con Asdrubale non andò nello stesso modo. Il carisma e l'intelligenza di Annibale non apparteneva ad Asdrubale, e in seguito solo Cesare riuscirà ad ottenere lo stesso rispetto dal popolo dei galli.


Gli Ispanici

Asdrubale teneva questi soldati in gran conto: per affidabilità ed esperienza erano la punta di diamante del suo esercito. Polibio accenna al fatto che Annibale, prima di partire per l’Italia, aveva lasciato al fratello dei contingenti di Ilergeti, una popolazione del nord-est della Spagna, ma sicuramente gli ispanici di Asdrubale non appartenevano solo a quel contingente.

Col termine di “ispanici” si soleva intendere tanto truppe alleate o ausiliarie di iberici quanto mercenari celtiberi (di origine celtica)  e lusitani (di origine indoeuropea, stanziati all'incirca nell'attuale Portogallo).


I Liguri

Feroci guerrieri e coraggiosi mercenari, i liguri giocarono un ruolo importante alla Battaglia del Metauro: molto combattivi erano di solito affiancati dalle donne anch'esse valenti guerriere, ma naturalmente solo gli uomini facevano i mercenari al soldo degli stranieri.

Asdrubale li dispose al centro dello schieramento, e benché di solito erano più abituati alla schermaglia e all’imboscata che alla battaglia campale, ressero ottimamente l’urto dei legionari e vennero messi in rotta solo dall’attacco sul fianco e alle spalle delle forze di Nerone.




LE FORZE ROMANE

Gli eserciti romani che affrontarono Asdrubale al Metauro furono tre:

- un'armata consolare guidata Marco Livio Salinatore (254 – 204 a.c.), uno dei più valenti generali romani di ogni epoca, soprattutto per mare.

- un'armata consolare guidata da Gaio Claudio Nerone (247 – post 201 a.c.), che aveva già combattuto, e senza troppa fortuna, contro Annibale a Grumento, qualche centinaio di Km a sud del Metauro. Tuttavia Nero compì un'azione molto difficile e altamente meritoria.

"Il console Nero, fu colui che fece una marcia ineguagliabile che ingannò Annibale e ingannò Asdrubale, realizzando così un risultato quasi senza pari negli annali militari. Al suo ritorno, ad Annibale, apparve la scena sconvolgente della testa di Asdrubale gettato nel suo campo. Annibale però non si sconvolse, ma esclamò, con un sospiro, che "Roma sarebbe ora la padrona del mondo". Forse per questa vittoria di Nerone fu dovuto poi il nome omonimo di Nerone imperatore (Nero). Ma l'infamia dell'uno ha eclissato la gloria dell'altro. Quando si sente il nome di Nerone, chi pensa al console? Ma queste sono cose umane. ".

(Lord Byron 1788 – 1824)

- una piccola armata guidata dal pretore Licinio, che aveva tallonato da presso Asdrubale, tormentandone la marcia ma sempre evitando lo scontro frontale, fin da quando il condottiero cartaginese aveva cominciato a muoversi dalla Gallia Cisalpina verso il Piceno.



L'IMPRESA EPICA

Asdrubale era certamente a conoscenza delle forze di Salinatore e di Licinio, ma del tutto ignaro che ad esse si fossero unite quelle di Nerone, che a tappe forzate e in gran segreto erano giunte dal Sannio.

ANNIBALE
Asdrubale nella sua traversata italica in aiuto di suo fratello non aveva trovato intoppi. Era riuscito ad eludere in Spagna l'inseguimento di Publio Cornelio Scipione che voleva sbarrargli la strada, ma non potette riprendere lo stesso percorso seguito dieci anni prima prima da Annibale, perché il Passo Sommo Pireneo (oggi Perthus) era controllato dai Romani. Pertanto aveva preso la strada dei  Pirenei più a nord, verso Roncisvalle, per poi convergere a sud lungo il corso del fiume Isère e ricollegarsi così al vecchio itinerario di Annibale.
Nella primavera del 207 a.c. Asdrubale valicò rapidamente le Alpi, muovendosi più rapidamente di Annibale dieci anni prima, per le costruzioni lasciate dall'armata di suo fratello e perché i galli, che avevano tormentato Annibale nella spedizione precedente, non erano più avversari. per cui, non solo lasciarono passare Asdrubale indenne, ma parecchi si arruolarono nel suo esercito. Asdrubale, come suo fratello, ebbe anche successo nel condurre i suoi elefanti da guerra, raccolti e addestrati in Spagna, attraverso le Alpi.

Roma era stata decimata nella I guerra Punica sia negli uomini che nelle finanze, e ora vedeva con terrore lo scontro coi due generali cartaginesi. I nuovi consoli Nerone e Salinatore furono inviati a combattere, rispettivamente, Annibale e Asdrubale, ma inizialmente nessuno dei due attaccò battaglia: i 40.000 uomini di Nerone furono impegnati in piccole battaglie in Abruzzo e Salinatore, nonostante l'aggiunta degli effettivi di due delle molte legioni romane distribuite attraverso l'Italia, si avvicinò cautamente ad Asdrubale, consentendogli così di ritirarsi oltre il Metauro e a sud di Senigallia.
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Intanto Asdrubale mandò messaggeri ad Annibale, voleva congiungere i due eserciti nel sud dell'Umbria e da lì attaccare Roma cingendola di assedio. I romani però avevano grandi strategie di pattugliamenti con battitori e spie, si che catturarono gli inviati di Asdrubale venendo a conoscenza dei piani del nemico. Subito Nerone pose in marcia il suo esercito verso nord con 6.000 fanti e 1.000 cavalieri per incontrarsi con Salinatore.

Nerone comprese l'enorme minaccia che incombeva su Roma avvertì il senato affinchè arruolasse nuovi soldati. Lasciò invece uno piccolo contingente di truppe a fronteggiare Annibale, con l'ordine di addestrarsi quotidianamente per non indurlo a sospettare il ritiro delle forze migliori. 
A marce forzate notturne, in modo da occultare i propri movimenti ad eventuali spie cartaginesi, e profittando della frescura della notte per attenuare la fatica, seguendo i sentieri più impervii e sconosciuti, facendo marciare i soldati e gli animali con piedi e zampe fasciate onde evitare qualsiasi rumore, senza soste e sbocconcellando le focacce per per via, si spostò verso nord di circa 500–600 km.

Ancora oggi sarebbe un'impresa eccezionale: i romani, infatti, seppur senza zaini e salmerie perché riforniti dagli alleati delle regioni che attraversavano, percorsero comunque circa 63 km al giorno.



I DUE CONSOLI

Nerone raggiunse l'accampamento di Salinatore, a Senigallia assieme al pretore Porcio, durante la notte. L'esercito stremato di Nerone fece un breve sonno, ma all'alba venne schierato per la battaglia. L'esercito di Asdrubale si trovava circa mezzo miglio a nord, una distanza breve, che permise al generale cartaginese di notare quanto fosse aumentato l'esercito nemico, soprattutto nella cavalleria. 

Asdrubale si ricordò di aver sentito una tromba nel campo romano, la notte precedente, segnalare l'arrivo di un personaggio importante, l'aveva appreso con i romani in Spagna, e comprese l'arrivo del secondo console romano, naturalmente col suo esercito.

Lasciò il campo e tornò alle sue fortificazioni, nessuno attaccava per primo, ma di notte Asdrubale portò in silenzio la sua armata fuori dal campo con l'intenzione di guadare il Metauro e ritirarsi in Gallia, dove avrebbe potuto comunicare con Annibale senza pericolo. Ma poco dopo l'inizio della marcia, le guide di Asdrubale lo tradirono, abbandonandolo al buio lungo le rive del Metauro, alla ricerca di un guado, senza poter accendere una torcia.

Al mattino successivo Asdrubale trovò la sua armata disorganizzata e con una gran quantità di truppe galliche ubriache e tuttavia costretto ad affrontare tutti e tre i contingenti nemici in campo aperto. Furono i legionari di Nerone, per nulla fiaccati dalle marce forzate, ad essere la chiave di volta dello scontro, con la loro celebre manovra di aggiramento che li portò ad abbattersi sul fianco destro e alle spalle dei punici.




LA BATTAGLIA

Non conosciamo nè l'esatto numero dei soldati di entrambe le parti nè il luogo reale dove si svolse il combattimento. La tradizione degli storici antichi e alcuni reperti tombali identificherebbero la zona della battaglia nel guado di Serrungarina (prov. Pesaro-Urbino nelle Marche), come risulta anche da una carta geografica in Vaticano.

Comunque dalle stime degli studiosi l'armata di Asdrubale doveva avvalersi di circa 30.000 uomini, mentre quella di Salinatore ne doveva contare almeno 40.000 (tra cui i 7.000 che avevano accompagnato Claudio Nerone). Asdrubale era in minoranza e non disponeva della superba cavalleria dell'esercito romano.


GLI SCHIERAMENTI

- Le migliori truppe di Asdrubale erano gli spagnoli, armati di spade e di scudi, e queste truppe furono piazzate sull'ala destra assieme alle poche truppe africane che aveva, armati di lancia, e poco avvezzi al combattimento in campo.

- Al centro, davanti ai 10 elefanti che era riuscito a portare, schierò una formidabile forza di Liguri Apuani sul fianco destro, che tuttavia, abituati alla guerriglia, non erano neppure loro avvezzi alle battaglie "di schieramento".

- Per ultimi, sulla sinistra, piazzò i Galli, valorosi ma disordinati, che sperò sarebbero stati coperti dal terreno avvallato davanti a loro.

- I romani avanzarono verso Asdrubale in modo molto ordinato come al solito. Nerone ebbe il comando del fianco destro, per affrontare gli inaccessibili Galli.

- Asdrubale aprì la battaglia, inviando il suo centro e l'ala destra contro le truppe di Livio, che tenevano la sinistra nello schieramento romano.

- All'inizio il combattimento fu favorevole ad Asdrubale, i cui elefanti riuscirono a rompere le linee romane e a seminare confusione tra le truppe di Salinatore.

- L'ala destra di Asdrubale resse all'assalto e anche i Liguri riuscirono a tenere la posizione.

- Nerone faticò non poco per superare il terreno dissestato che lo separava dai Galli sul fianco sinistro di Asdrubale, infine desistette e invece, prese parte dei suoi uomini e li guidò all'estrema sinistra dello schieramento romano, facendo girare intorno le sue truppe e scontrandosi con gli Spagnoli con una tale intensità e violenza, che gli Spagnoli furono presi dal panico e dalla confusione, finendo tra i Liguri Apuani che continuarono a combattere fino a che non furono sopraffatti. Fu una manovra dirompente e straordinaria.
- Così le forze rimanenti ad Asdrubale, i Galli, assolutamente impreparati a combattere a causa dei bagordi della notte precedente, non erano più protette sui fianchi dai loro compagni. I romani li attaccarono e li sterminarono.

Asdrubale, vedendo ormai la sconfitta e non volendo essere preso prigioniero, si lanciò nel mezzo della battaglia, incontrando una fine gloriosa. 

Nerone sembrò non apprezzare il gesto, ma in realtà aveva bisogno di fiaccare l'animo del grande nemico ancora da abbattere.
Fece tagliare la testa di Asdrubale e la fece lanciare nel campo di Annibale per fargli capire la sorte che sarebbe toccata anche a lui.

Lo scontro del Metauro vide Roma, per la prima volta, vincere una battaglia campale in Italia dall'inizio della guerra. Il tentativo di inviare rinforzi ad Annibale era fallito e Roma poteva rialzare la testa anche di fronte agli alleati italici. Il Metauro «fu un evento decisivo nella storia mondiale e una vera benedizione per Roma», come sostiene lo Scullard nel suo testo "Storia del mondo romano".
Il console Nerone, a cui la storia non dà il giusto merito, vinse una battaglia che salvò Roma dalla distruzione cartaginese. Difendendo la repubblica romana, infranse il sogno di Annibale di distruggere l'esercito romano e di bruciare la città eterna. Vero è che Nerone aveva da farsi perdonare un grosso errore.



L'ERRORE DI NERONE

Nel 210 a.c., Claudio Nerone partì in marcia contro Asdrubale e, giunto in prossimità dell'esercito nemico, occupò l'imboccatura del passo dove era stanziato. Il comandante cartaginese, essendogli stata chiusa la via per la ritirata, inviò degli ambasciatori promettendo che, se Nerone gli avesse permesso di andarsene, egli avrebbe portato via dalla Spagna tutto l'esercito cartaginese. 

Nerone ingenuamente accettò, ma Asdrubale, mentre trattava con il comandante romano, mise in salvo l'intero esercito dalla stretta gola, durante le notti successive e lungo ogni via possibile, nel silenzio più totale attraverso strette ed impervie vie.

Così una mattina, anche Asdrubale, profittando di una fitta nebbia, uscì dal campo con la cavalleria e gli elefanti e si mise in salvo. Claudio Nerone, riconoscendo finalmente l'inganno, inseguì il nemico per combatterlo. Riuscì solo a procurare brevi scontri tra la retroguardia dei Cartaginesi e l'avanguardia dei Romani, ma nulla di definitivo. 



IL SEGUITO

Asdrubale restò in Italia fino al 203 a.c., relegato nel Bruzio (Calabria) da Roma, finchè Scipione l'africano condusse una campagna in Africa contro Cartagine.

I due generali si affrontarono nel 202 a.c. nella Battaglia di Zama, in cui Annibale, pur schierando 80 elefanti in combattimento ed essendo superiore numericamente a Scipione per fanteria (ma inferiore per cavalleria), e pur combattendo  valorosamente e con buone tattiche, fu definitivamente sconfitto.
Se Asdrubale fosse riuscito a riunirsi al fratello, le sorti della II guerra punica avrebbero potuto essere diverse per cui l'importanza della battaglia del Metauro è riconosciuta da tutti gli storici.

È inclusa in "Le quindici decisive battaglie del Mondo" di Edward Creasy (1851), per il fatto che effettivamente rimosse la minaccia cartaginese all'ascesa romana verso il dominio globale, lasciando Annibale isolato in Italia.

La battaglia del Metauro è passata in secondo piano rispetto all'incredibile vittoria di Annibale nella Battaglia di Canne (2 agosto del 216 a.c.) o la sua definitiva sconfitta a Zama (19 ottobre 202 a.c.). Nonostante ciò, gli effetti fatali della vittoria di Nerone e Salinatore al Metauro sono stati riconosciuti da tutti gli storici storici, non solo nella storia di Roma, ma in quella di tutto il mondo.
La vittoria, considerata la svolta definitiva nella guerra e che probabilmente salvò Roma, diede grande lustro al nome di Nerone e lo consacrò tra i salvatori dell'Urbe:

« Quid debeas o Roma Neronibus Testis 
Metaurum flumen et Hasdrubal Devictus 
et pulcher fugatis Ille dies Latio tenebris 
Qui primus alma risit adorea Dirus per urbes 
Aser ut Italas Ceu flamma per la das vel Eurus 
Per Siculas equitavit undas 
Post hoc secundis usque laboribus 
Romana pubes crevit et impio 
Vastata Paenorum tumultu 
Fana Deos habuere rectos »
(Orazio, Carmina, IV)

"Il tuo debito con la stirpe di Nerone
lo testimonia, Roma, il giorno del Metauro,
bello per il Lazio, quando fugate
le tenebre Asdrubale fu debellato,
il giorno in cui ci arrise infine la vittoria, 
dopo che per le nostre città cavalcarono
gli africani, come il fuoco tra i pini
o lo scirocco sul mare di Sicilia.
Allora in cimenti sempre più favorevoli
crebbe la gioventù romana e i nostri templi,
devastati dai sacrileghi assalti
dei fenici, riebbero i loro Dei."



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