ROTTE NAVALI ROMANE NEL MONDO



ROTTE PER MARE E PER TERRA

I Romani utilizzarono fin da subito le vie d’acqua naturali: il Tevere, per le comunicazioni fra la città ed il porto di Ostia, e il Mediterraneo per i commerci marittimi necessari ai rifornimenti dell’Urbe. D'altronde i viaggi erano molto più facili via mare che via terra, non esistendo poi le grandi strade di comunicazione che i romani successivamente costruirono, sparse per tutta Europa e oltre.

Via terra le poche strade si allagavano o si riempivano di erbacce, dovevano traversare le foreste ed era pieno di animali feroci e banditi o pirati. " Portus appellatus est conclusus locus, quo importantur merces et inde exportantur" (Ulp., ad edictum 68; Iustin. Dig. L, 16, 59)

I porti di cui disponeva la navigazione erano di tipo diverso:

- Porti principali: Luoghi di sbarco e imbarco di merci, deputati all’assolvimento di funzioni amministrative e doganali (portorii e telonei)

- Porti di rottura del carico: Dove avveniva lo sbarco e la riassociazione delle merci in nuovi carichi o, meglio, carichi di seconda (o terza…) formazione.

- Approdi secondari, o sussidiari: funzionali ad un territorio produttivo.

- Caricatori, anche detti imbarcaderi: funzionali a unità residenziali e/o produttive di alta densità.

La gerarchia portuale rifletteva il modello di un commercio di redistribuzione lungo rotte a seconda della penetrazione dei commerci marittimi nell’entroterra:

- a medio raggio
- a breve raggio.


Nello stesso anno in cui venne iniziata la Via Appia (312 a.c.), il Senato istituì due “duumviri navali”, responsabili della manutenzione e della gestione della flotta. Solo per via marittima Roma poteva ricevere le derrate e le materie prime di cui aveva bisogno, particolarmente i cereali e i metalli, poiché il territorio da essa controllato era ancora molto limitato e circondato da popolazioni ostili. 

L’approvvigionamento dipese dall’organizzazione dell’annona, che utilizzando quasi esclusivamente il trasporto navale, forniva al popolo romano anzitutto il fabbisogno di grano. Lo storico greco Aristobulo (IV sec. a.c.), citato da Plutarco, riferisce che Romolo, verso la fine del suo regno, si risentì con il Senato perchè aveva abolito la distribuzione di grano al popolo. Una delle tesi è che fu assassinato proprio per questo dai senatori, i quali ne fecero sparire il corpo raccontandone l'ascensione fra gli Dei. Ma di tutto questo però non ci sono altre fonti per cui potrebbe essere solo una congettura.

I Romani non erano digiuni di mezzi navali perchè fin dalle origini i colli dei primi insediamenti, Palatino, Campidoglio e Aventino, erano lambiti dalle acque del Tevere, fino alle paludi del Velabro che costituiva il migliore ancoraggio per le navi che provenendo dal mare risalivano il fiume.

ROTTE COMMERCIALI  (INGRANDIBILE)
Comunque la fondazione di Roma nel 753 Roma avvenne nell’entroterra, a circa 30 Km di distanza dal mare. D'altronde la costa all’epoca era dominata dagli Etruschi, stanziati al di là del Tevere, fino alla foce. Roma dovette attendere ben quattro secoli dalla sua fondazione prima di imporre il suo dominio sul Mediterraneo e spodestare i popoli dell’Etruria Meridionale.


Ma le cose migliorarono sensibilmente quando divenne re Anco Marzio che fondò la prima colonia romana, una città sul mare a sedici miglia da Roma, presso la foce del Tevere: Ostia, raccordata attraverso la via Ostiense. Ciò dette grande sviluppo all'Urbe che ebbe finalmente lo sbocco sul mare. Inoltre Ostia fabbricò le saline.

Fece costruire il porto Tiberino, molto importante per trasportare le merci da oltremare fino all'Urbe, nonchè il primo ponte romano sul Tevere, il ponte di legno Sublicio, che sostituì il guado per l'isola tiberina.

Il Velabro, le cui paludi furono bonificate dai Tarquini, per diversi secoli il fiume in quell’area presentava una profonda insenatura che costituì il Portus Tiberinus: un importante centro di attività industriali e commerciali, ed in particolare del commercio di prodotti alimentari, olio e vino (Plaut. Cap. 489; Cur 483;.. Hor sab II.3.229;. Mart XI.52.10. , xiii.32, CIL VI.). E 'stato un "locus celeberrimus urbis" (Macrob. I.10.15), per tutto il traffico tra il forum e il ponte Sublicio che passava attraverso le strade che lo delimitavano, il vicus Tuscus e il vicus Iugarius.

ROTTE COMMERCIALI ROMANE 180 D.C. (INGRANDIBILE)

Sulla sua banchina meridionale fu eretto il Tempio di Portunno, Dio dei porti, ancora esistente. Questo fu il primo porto fluviale di Roma, mentre Ostia ne divenne il primo porto marittimo. A partire da quel momento i Romani cominciano a solcare in lungo e in largo le coste del Mediterraneo, avviando un periodo di prosperità senza eguali.

Ma le vie di mare dovettero essere protette dalle proprie navi da guerra, con alti e bassi fino alla prima Guerra Punica, quando dovettero con grandi spese, sacrifici di uomini e di denaro, allestire una potente flotta che fosse in grado di battere i grandi navigatori e militari Cartaginesi.

Riuscirono alla fine a acquisire il dominio del mare nel bacino occidentale del Mediterraneo: prima in Sicilia, in Sardegna ed in Corsica, poi al di là dell’Adriatico e del canale d’Otranto, quindi sui litorali della Spagna e del nord-Africa, per poi proiettarsi sulle coste e le isole del Mediterraneo orientale, ad iniziare dalla Grecia e dall’Asia minore.

Con la diffusione della Civiltà romana le provincie aumentarono le loro qualità di vita e i loro traffici mercantili, per fiume e per mare, fino ai confini del mondo. La ragione per cui i romani tenevano tanto alla romanizzazione delle provincie risiedeva nel fatto che, una volta abituatisi alla migliore qualità della vita, i popoli occupati tolleravano spesso di essere occupati dai nemici, ma pian piano finivano per diventare romani con un esercito romano e uno stile di vita romano che incrementava la ricchezza e gli scambi commerciali.

CASTELLAMMARE DI STABIA

NAVIGARE PER COMBATTERE

Il momento tragico in cui i romani scoprirono che dovevano imparare a navigare non tanto per commerciare quanto per fronteggiare la guerra avvenne con Cartagine, che deteneva il controllo dell’intero Mediterraneo ed era a capo di un fiorente impero commerciale. Lo scontro era inevitabile, ma Roma non possedeva una vera flotta navale e per i commerci via mare si affidava spesso ai greci e agli etruschi.

All’inizio della Prima guerra punica, nel 264 a.c., i romani si trovarono impreparati ad una guerra navale, mentre i cartaginesi, già esperti di navi fenicie e greche, disponevano di una magnifica flotta. Roma dovette allestirne una in fretta e furia, le sue navi erano lente e pesanti, ma i romani erano maestri nel copiare, e copiavano il meglio, infatti rifecero la flotta sul modello delle navi cartaginesi catturate.

Per compensare la mancanza di esperienza, i romani, estremamente creativi, idearono una forma di scontro che permetteva di sfruttare le tattiche di combattimento terrestri nelle quali erano maestri. Le navi romane furono infatti equipaggiate con uno speciale congegno d’abbordaggio, il Corvo, che agganciava le navi nemiche e permetteva alla fanteria di assaltarle e combattere quasi vascello come sulla terraferma.

In breve Roma raggiunse la supremazia anche in campo navale, anche perchè non solo copiò i modelli avversari, ma iniziò a progettarne di propri ancora più efficienti. Quando appresero le tecniche di speronaggio sul fianco della nave nemica allo scopo di affondarla, l’impiego del corvo fu gradualmente abbandonato.
Dopo aver definitivamente sconfitto Cartagine nel 146 a.c., Roma si dotò di una flotta militare potentissima e all’avanguardia e la pose di stanza a Miseno, conquistando mano a mano tutto il Mediterraneo, tanto da poterlo definire Mare Nostrum.

La flotta romana (classis) nel I secolo a.c., sotto la validissima guida di Gneo Pompeo sbaragliò i pirati che infestavano le coste del Mediterraneo orientale. In seguito, durante le guerre civili, fu proprio una battaglia navale epica, quella di Azio, che portò all’Impero di Ottaviano Augusto.

Da quel momento in poi, sconfitti oramai tutti i nemici marittimi, il ruolo della flotta fu ridotto al semplice pattugliamento, per tutelare i commerci e i trasporti tra i numerosi porti delle coste del Mediterraneo. Solo ai confini dell’Impero (limes) le flotte romane continuarono a essere impiegate in guerra, per lo più come supporto per ulteriori conquiste territoriali, come nel caso delle campagne in Britannia e in Germania.

NAVE DA GUERRA ROMANA

LE NAVI ROMANE

Le navi da battaglia romane, più lunghe e strette di quelle da trasporto, si muovevano solo a remi per la massima velocità e rapidità di manovra; le navi a vele, molto più lente, venivano impiegate per i trasferimenti dei legionari da un porto all’altro. Infatti erano più larghe e pescavano poco, per consentire, negli sbarchi in terra nemica, di avvicinarsi molto alla riva.

A poppa avevano la cabina del comandante e dei suoi ufficiali, mentre alle sue spalle si levava una torretta più alta della prua, che fungeva da coffa e da postazione di tiro per gli arcieri. Questa struttura veniva di solito installata solo prima della battaglia e la sua colorazione indicava a quale flotta o reparto appartenesse la nave. Sul ponte c'erano le armi da lancio, come baliste e onagri. Per impedire alle onde alte di penetrare nello scafo, le scalmiere, ossia i fori di uscita dei remi, erano protette da manicotti di cuoio ingrassato. 
La nave più usata era la trireme, con tre file di rematori, misurava 40 metri di lunghezza, 6 di larghezza e la sua stazza era compresa tra le 240 e le 250 tonnellate. L’equipaggio era di circa 200 uomini, per lo più rematori, mentre solo una trentina di essi costituivano il manipolo di assaltatori preposti all’arrembaggio; gli ufficiali e i sottoufficiali ammontavano a una quindicina. Ma vi erano pure la bireme, la quadrireme, la quinquireme, la esareme, quest'ultima usata come nave ammiraglia, per trasportare lo stato maggiore della flotta.
Tra le navi ausiliarie ricordiamo le onerarie adibite alla logistica, le celoci per assicurare i collegamenti, le actuarie per il trasporto truppe, le ippagoghe per il trasporto dei cavalli e le speculatorie, piccole, snelle e assai veloci, per le esplorazioni anche fluviali.
I marinai della flotta romana provenivano da ogni angolo dell’Impero; i loro comandanti ne conoscevano le qualità anche a seconda della provenienza e li impiegavano di conseguenza. Pare che i libici sapessero combattere in condizioni molto disagiate, i germani eccellessero nel corpo a corpo, i bitini fossero molto abili nelle vele. Equipaggi multirazziali per l’impero più cosmopolita e più organizzato della storia, forte per la sua disciplina e per il talento dei suoi generali.

IL PORTO SUL DANUBIO (Colonna Traiana)

TEMPISTICHE DI VIAGGIO VIA MARE

Le tempistiche riportate sono orientative e contemplano un mezzo di trasporto civile con le dovute tappe di sosta, ed un viaggio intrapreso in mesi estivi.

- Da Ostia a Tarso (Turchia) - 20 giorni circa (2952 Km)
Tappe intermedie: Palinurus - Messana - Regium - Ichthys - Alpheos - Akitas - Tainaron - Malea - Kadiston Mons - Samonion - Dhotos - Pyramos - Katabolos.

- Da Ostia a Londinum (Inghilterra) - 39 giorni circa (5380 Km)
Tappe intermedie: Caralis - Gades - Olisipo - Flavium Brigantium - Portus Blendium - Civitas Namnetum - Iuliobona - Gesoriacum.

- Da Ostia a Costantinopoli (Turchia) - 24 giorni circa (2853 Km)
Tappe intermedie: Palinurus - Messana - Regium - Ichthys - Alpheos - Akitas - Tainaron - Malea - Isthmia - Delos - Ephesus - Sigeion - Lampsacus - Parium - Parinthus.

- Da Ostia a Cartagine (Tunisia) - 4 giorni circa (603 Km)
Tappe intermedie: nessuna

- Da Ostia a Gades (Spagna) - 15 giorni circa (2027 Km)
Tappe intermedie: Caralis

- Da Ostia ad Alessandria (Egitto) - 14 giorni circa (2303 Km)
Tappe intermedie: Palinurus - Messana - Regium.

- Da Ostia a Tarraco (Spagna) - 7 giorni circa (991 Km)
Tappe intermedie: Gallicum Fretum

- Da Ostia a Caesarea Maritima (Israele) - 17 giorni circa (2903 Km)
Tappe intermedie: Palinurus - Messana - Regium - Ichthys - Alpheos - Akitas - Tainaron - Malea - Kadiston Mons - Samonion - Rhodos - Patara - Paphos.

- Da Ostia a Corinto (Grecia) - 9 giorni circa (1415 Km)
Tappe intermedie: Palinurus - Messana - Regium - Ichthys - Patrae.

- Da Ostia a Leptis Magna (Libia) - 8 giorni circa (1278 Km)
Tappe intermedie: Palinurus - Messana - Regium.

- Da Ostia a Cyrene (Libia)- 10 giorni circa (1480 Km)
Tappe intermedie: Palinurus - Messana - Regium.

- Da Ostia a Burdigala (Francia) - 30 giorni circa (4035 Km)
Tappe intermedie: Caralis - Gades - Olisipo - Flavium Brigantium - Portus Blendium.

ENEA GUARDA IL PORTO NATURALE DI DELO

IL "PORTUS" DI ROMA

A Portus arrivavano le sontuose navi romane cariche di derrate di ogni tipo: le spezie dall’Oriente, le arance dalla penisola Iberica, olio, vino, grano, stoffe, animali. Siamo vicini ad Ostia antica e a Fiumicino, è il mare di Traiano, un bacino portuale nato cinquanta anni dopo quello inaugurato da Nerone ma realizzato da Claudio. Oggi Portus ha un parco: 65 ettari di verde e reperti che riguardano il commercio via mare e via fiume di Roma.

La Roma di Traiano, e prima quella di Claudio, viveva e si nutriva con l’aiuto di una potente flotta navale, vitale per la città e i suoi Imperatori e generali di eserciti. Il sistema portuale era complesso, non era facile l’approdo per la caratteristica del litorale romano e del fiume Tevere. Portus, approdo di Roma, permetteva il collegamento prima alla città di Ostia antica, poi a Roma e terminava all’antico porto di Testaccio.

Questi era il Porto Fluviale di Roma, ma anche magazzino della capitale, come testimoniano i resti del Porticus Aemilia, a via Rubattino, parte di un enorme complesso di magazzini commerciali, dove venivano conservate e stipate le merci che dovevano servire a nutrice la più grande metropoli esistente al mondo: Roma.



LA VIA ROMANA DELLA SETA

Secondo la tradizione i Romani entrarono in contatto con la seta, prima dell'incontro ufficiale con gli ambasciatori cinesi nel 166 d.c., nel 36 a.c. quando le truppe romane, composte forse dai superstiti della sconfitta subita contro i Parti a Carre nel 53 a.c., si imbatterono nell'esercito cinese.

I Romani non sapevano da dove venisse e come si producesse questo tessuto, ma ne divennero i principali consumatori anche se il senato romano emanò diversi editti per proibire di indossare la seta, considerata immorale, e per vietarne il costoso acquisito.

Caduto l'Impero romano d'Occidente, Costantinopoli, capitale dell'Impero romano d'Oriente iniziò a dominare i traffici commerciali nel Mediterraneo. I Bizantini, che non erano interessati a commerciare con l'Europa impoverita dalle invasioni barbariche preferirono stringere legami economici con il maggiore produttore di seta: la Cina.

Un ostacolo ai traffici con l'Estremo Oriente era però rappresentato dai Sasanidi, nemici dell'Impero, sul cui territorio era necessario passare per giungere in Cina. Giustiniano, per evitare il problema, aprì un passaggio per la Cina attraverso la Crimea e tramite il mar Rosso e l'oceano Indiano. 

Tuttavia entrambe le vie alternative presentavano inconvenienti. Nel 552 d.c. due monaci provenienti dalla Cina si recarono a Costantinopoli e svelarono all'imperatore il segreto della produzione della seta risolvendo ogni problema. Nell'Impero romano d'Oriente si iniziò a produrre seta in città come Costantinopoli e Beirut e a commerciarla.

PORTO DI MISENO

I RITROVAMENTI

Il ritrovamento di reperti archeologici nei fondali del Mediterraneo ci ha aiutato a stabilire quali furono le rotte commerciali praticate dagli antichi:

- Le anfore in particolare rappresentano dei veri e propri fossili guida, in grado di testimoniare l’estensione del commercio marittimo romano e la varietà delle merci trasportate: vino, olio, grano e cereali, frutta, datteri e garum, miele e frutta.
- Ma pure materie prime: marmo, ferro, piombo, rame, argento;
- Armi di ogni genere;
- Stoffe pregiate e non;
- Pregiato vasellame da mensa, in bronzo, ferro, argento, ceramica e terracotta.
- Oggetti vari di uso domestico e personale in ceramica, vetro, bronzo, ambra, oro, argento, pietre preziose;
- Sostanze medicinali vegetali e minerali, con vegetali essiccati, dalle foglie alle radici e alle inflorescenze;
- Beni voluttuari: incensi, unguenti, profumi, oli e creme per il corpo;
- Materie destinate alle lavorazioni artigianali: allume, pelli di animali, pellicce, legni, lana, cotone;
- Materie deperibili: cereali, carne, formaggi.
- Schiavi.

Infatti le fonti ricordano mercanti di lana (negotiar lanarius), vino (n. vinarius), olio (n. olearius) legnami (n. materarius, materiarum), ceramiche (n. cretarius) ecc.


PORTO DI VENTOTENE
A seguito della cosiddetta ‘pax romana’ intorno al Bacino del Mediterraneo si determinò una vera e propria “globalizzazione dei consumi”, con relativa “delocalizzazione della produzione” dei beni primari.

In età imperiale i Romani bevevano in grandi quantità vini prodotti in Gallia, a Creta e a Cipro, che costavano comunque meno dei vini nostrani. Infatti i ricchi si concedevano i costosi vini campani, olio che giungeva dall’Andalusia, il miele greco e soprattutto il garum, condimento che facevano venire dall’Africa, dall’Oriente Mediterraneo, dal lontano Portogallo, ma anche da Pompei e dalla costa istriana.

Il pane, mentre nei paesi e nelle cittadine veniva prodotto localmente, a Roma non era prodotto da grano locale, ma quello che giornalmente si consumava era di importazione via mare da Egitto e Africa, tramite il commercio gestito con grosse imbarcazioni. Naturalmente il pane migliore si acquistava però dai fornai romani che usavano il grano italico.

FARO ROMANO DI DOVER (Inghilterra)
La rotta commerciale più famosa ed importante per il volume dei commerci antichi era quella che andava da Roma ad Alessandria. 

L'Egitto veniva considerato il granaio di Roma, e i suoi mari erano percorsi appunto da navi cariche di grano.

Secondo i più recenti studi però il trasporto dei cereali non avveniva entro anfore ma, probabilmente, in sacchi o addirittura sfusi nella stiva.

Sappiamo però dagli autori antichi l'esistenza di navi frumentarie, come la Isis, di dimensioni eccezionali, che poteva imbarcare ben 1200 tonnellate di grano.

La nave Isis, lunga 53 m e larga 14,  trasportava a Roma il grano dell’Egitto, « tanto grano da poter sfamare per un anno intero tutti gli abitanti dell’Attica »
(Luciano, La Nave, 7) 

Di gran rilevanza anche quella che dal sud della Spagna riforniva l’Urbe di olio e “garum”, la famosa salsa di pesce tanto amata dai romani.

Sappiamo che le salse e le conserve di pesce hanno dato vita, per tutta l'antichità, ad un fiorente commercio, in cui hanno primeggiato inizialmente i Greci del Mar Nero e della Propontide, quindi i porti della Spagna meridionale, prima punici e poi romani, ed infine gli stabilimenti lungo le coste nordafricane.

Conosciamo però anche altre manifatture regionali, tra cui quella dell’Adriatico. Infine, la celebre “via del vino” dove i romani avevano impiantato i loro splendidi vitigni, che dal sud della Francia, attraverso il mare, portava a Roma.

Navigare necesse est, vivere non est necesse

Così Pompeo arringò ai suoi uomini prima di salpare per trasportare i rifornimenti di grano a Roma (Plut., Pompeii 50). I romani arrischiavano facilmente la vita per la patria, per la gloria propria ma soprattutto della familia e della gens, e poi per il potere.
Le rotte commerciali variavano non solo nel tempo ma pure nella pericolosità, non solo per le distanze ma per i venti e pure per le tempeste. 

Plinio il Vecchio narra che ci volessero due giorni per andare da Ostia in Africa (capo Bon), sei giorni per raggiungere Alessandria attraverso lo Stretto di Sicilia, sette giorni per attraversare tutto il Mediterraneo occidentale da Cadice a Ostia. 

Ovviamente in caso di maltempo e avversità i viaggi potevano essere molto più lunghi: Strabone racconta di una traversata Spagna-Italia durata tre mesi per le avversità delle tempeste.

I Romani viaggiavano per mare il giorno e la notte, affrontando navigazioni anche fuori dal Mediterraneo. Di giorno la rotta era stabilita basandosi sulla posizione del sole; la notte ci si riferiva gli astri e ai fari. 

Ma nonostante le difficoltà i viaggi per mare presentavano molti vantaggi rispetto ai trasporti terrestri, lenti, non confortevoli e pericolosi e con minore capacità di carico.



TROVATO L'ANTICO FARO DEL PORTO IMPERIALE DI ROMA

"Si è appreso solo ora, dalla pubblicazione di uno studio scientifico, che le ricerche archeologiche condotte negli anni 2001-2007 nell’area anticamente occupata dal bacino portuale costruito dall’imperatore Claudio (dall’aeroporto di Fiumicino al Tevere) hanno consentito di localizzare la posizione dell’isola artificiale sulla quale era stato eretto l’imponente faro monumentale che segnalava l’ingresso dell’antico porto imperiale.

La grande mole di dati acquisiti dai ricercatori, mediante scavi e carotaggi, ha anche permesso di individuare l’intero percorso dei due lunghi moli che delimitavano a nord (molo lungo 1.600 m) ed a sud (1.320 m) il vasto bacino del porto, la cui complessiva superficie è stata calcolata di oltre 200 ettari. 

E’ noto dalle fonti antiche che l’isola sulla quale sorgeva il faro era stata costruita utilizzando, quale nucleo sul quale aggregare l’intera struttura, la gigantesca nave che l’imperatore Caligola aveva fatto costruire per portare da Alessandria il grande obelisco destinato ad abbellire il suo circo, ai piedi del monte Vaticano (obelisco successivamente spostato di poche decine di metri, per porlo al centro della Piazza S.Pietro, ove si trova tutt’ora). 

Quella nave venne dunque riempita di cassoni di cemento idraulico (la cosiddetta pozzolana), caricati a Pozzuoli, e venne poi affondata davanti all’imboccatura del nuovo porto di Claudio per costruirvi sopra l’intera isola.



SCOPERTI DUE PORTI ROMANI IN LIBIA

Sul primo porto, nei pressi del villaggio agricolo di Hamama si è particolarmente accentrata l’attenzione degli studiosi italiani date le consistenti tracce di strutture in pietra emergenti tra la sabbia sia sulla costa che in mare. E’ probabile che si tratti di uno degli antichi porti utilizzati dalla non lontana Cirene per i suoi contatti mediterranei e, soprattutto, con Roma ai tempi dell’impero. Il sito potrebbe essere identificato con Phykous, menzionato da Strabone proprio nella zona in questione.

Nel corso di questa missione si è attuata una ricognizione analitica e sistematica del sito sia dal punto di vista tradizionale che applicando le più aggiornate e moderne tecnologie di rilevamento nel campo archeologico. In particolare il sito è stato percorso totalmente e sistematicamente a piedi mediante assi paralleli distanti tra loro circa m 5. 

Durante tali percorsi sono stati raccolti gli elementi ceramici, litici e metallici più diagnostici al fine di individuare le dinamiche occupazionali del sito. Sono stati raccolti circa 500 oggetti che sono stati posizionati mediante GPS, fotografati e disegnati al fine di potere procedere alla loro identificazione crono-tipologica. In tal modo si è ottenuto un quadro dinamico dell’occupazione del sito attraverso la dislocazione dei vari reperti.

La squadra addetta alla scansione laser ha effettuato la completa scansione del sito mettendo in evidenza sia l’altimetria esatta che tutte le strutture murarie emergenti. I prodotto finale di tale ricognizione è il modello tridimensionale del sito e la collocazione esatta di tutte le strutture e gli elementi visibili in superficie.



3 comment:

Domenico Carro on 28 dicembre 2018 12:26 ha detto...

Da quando ho iniziato (circa 30 anni fa) i miei studi intesi a ricostruire la soria navale e marittima di Roma, mi capitato solo molto raramente di trovare un testo ben scritto sulle capacità dei Romani nel campo della navigazione. Questo è sicuramente uno dei più apprezzabili. Complimenti vivissimi.

Romano Impero on 28 dicembre 2018 18:33 ha detto...

Grazie Domenico, complimenti a voi e al vostro ottimo sito.

Antichi romani a Tifernum Tiberinum on 28 dicembre 2018 23:22 ha detto...

Descrizione esauriente ed istruttiva.

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