IUTUNGI (Nemici di Roma)



Gli Iutungi (o Jutungi, tedesco Juthungen, greco iouthungi e latino iuthungi) appartenevano alla tribù germanica degli Alemanni e più precisamente alla stirpe suebica che viveva tra i fiumi Danubio e Altmuhl, nell'odierna Baviera.

A partire dal III secolo iniziarono più violentemente le incursioni dei popoli germani a nord del Danubio: i Marcomanni, i Naristi, i Vandali e gli Iutungi. La fortezza legionaria di Lauriacum, come tutte le altre città del Norico e delle vicine Rezia e Pannonia, poste lungo i confini dell'impero romano, si trovarono in prima linea a subirne gli attacchi. Infatti l'accampamento legionario di Lauriacum durante gli anni delle campagne di Massimino il Trace del 235-236 subirono evidenti segni di distruzione.

IN ROSSO IL TERRITORIO DEGLI IUTUNGI ALLA FINE DEL V SECOLO


LA SCONFITTA DEGLI IUTUNGI

Gli Iutungi invasero l'Italia nel 259, ma furono sconfitti il 24 o 25 aprile del 260 nei pressi di Augusta da Marco Simplicino Geniale, come testimonia l'iscrizione rinvenuta sull'altare di Augusta, che combattè contro le genti germaniche di Semnoni e Iutungi, nell'anno in cui Postumo era già augusto e console insieme a Onoraziano. In questa occasione furono liberati migliaia di prigionieri italici dalle legioni accorse dalla Rezia e dalla Germania superiore.

«Mentre Gallieno continuava nella sua condotta dissipata e immorale, dandosi ad orge e gozzoviglie, amministrando la Res publica come fanno i bambini quando giocano a fare il re, i Galli, chiamarono al potere Postumo, con il consenso delle armate, contro un imperatore occupato nelle sue libidini
(Historia Augusta - Due Gallieni, 4.3.)



LA SCONFITTA ROMANA

Con l'inizio del 270, quando ancora l'imperatore romano, Claudio il Gotico 214 - 270), era impegnato a a combattere i Goti, una nuova invasione di Iutungi devastò la Rezia e Norico. Claudio rapidamente affidò il comando balcanico ad Aureliano, e si diresse a Sirmio, dove aveva il suo quartier generale, ma poco dopo tuttavia morì, in seguito ad una nuova epidemia di peste scoppiata tra le file del suo esercito.

Lo storico Publio Erennio Dessippo narra che nel gennaio 271 vi fu invasione congiunta di Alemanni, Marcomanni e di Iutungi. Il nuovo imperatore Aureliano accorse in Italia, raggiunse la Pianura padana a marce forzate percorrendo la via Postumia, ma venne sconfitto dalla coalizione dei barbari presso Piacenza, a causa di un'imboscata.

«Aureliano voleva affrontare l'esercito nemico tutto insieme, riunendo le proprie forze, ma nei pressi di Piacenza subì una tale disfatta, che l'Impero romano per poco non cadde. La causa di questa disfatta fu un movimento sleale e furbo da parte dei barbari. Essi, non potendo affrontare lo scontro in campo aperto, si rifugiarono in un densissimo bosco e verso sera attaccarono i nostri di sorpresa.»
(Historia Augusta - Aureliano, 21.1-3.)



LE VITTORIE AURELIANE  

Allora i barbari, per acquisire maggior bottino, si divisero in numerose bande armate nel territorio circostante, ma Aureliano, radunate nuovamente le armate li inseguì mentre saccheggiavano le città della costa adriatica.

Presso Fano, lungo la via Flaminia sulle sponde del Metauro, Aureliano li sconfisse una prima volta e una seconda volta distruggendoli, sulla strada del ritorno nei pressi di Pavia. In seguito venne sbarrata la strada fortificando il passaggio che dalla Pannonia e dalla Dalmazia giungeva in Italia attraverso le Alpi Giulie: il Claustra Alpium Iuliarum.

LA CADUTA DELL'IMPERO

NUOVE INVASIONI

- Tra il 356 e il 358 Iutungi e Alemanni invasero nuovamente la provincia romana della Rezia (zona compresa tra Svizzera, Baviera, Svevia, Austria, Trentino-Alto Adige, provincia di Belluno ed alcune valli della Lombardia settentrionale, tra cui la Valtellina), distruggendone la capitale, Castra Regina (il nome romano di Ratisbona), che era uno degli insediamenti militari romani più grandi in Germania.

- Invece nel 383 una nuova invasione in Rezia venne respinta da un esercito costituito da Alani e Unni. Una parte degli Alani si unì a questi nelle loro incursioni, altri si fermarono nel Caucaso ed un altro gruppo si spinse fino in Pannonia. Da qui si unirono ad altre tribù barbare, come Suebi e Vandali, seguendoli nelle loro invasioni in Gallia e Spagna, dove ottennero la Lusitania e la parte costiera della regione Cartaginese. 

A seguito della morte del sovrano alano Attaco nello scontro con i nuovi invasori Visigoti, la corona fu offerta al capo vandalo Gunderico. Da allora le due etnie si fusero e buona parte degli Alani seguì le sorti dei Vandali in Nordafrica. Alcuni servirono l'Impero romano d'Occidente in qualità di mercenari.

Tra il 429 e il 431, anche il generale romano Ezio, più volte console e ministro sotto Valentiniano III, combatté contro gli Iutungi in Rezia e i Nori, ovvero gli abitanti del Norico rivoltatesi. Con l'assassinio di Ezio da parte di Valentiniano cadde l'ultimo grande baluardo dell'Impero Romano d' Occidente.

«Ezio, grande salvezza dello stato occidentale e terrore del re Attila, fu trucidato con l'amico Boezio nel palazzo dall'imperatore Valentiniano, e con esso cadde il regno occidentale, né finora si è potuto ripristinarlo
(Marcellino Comes, Chronicon, s.a. 455.)


BIBLIO

- J. F. Drinkwater - The Alamanni and Rome 213-496 - Oxford University Press - 2007 -
- Aurelio Vittore - De Vita et Moribus Imperatorum Romanorum -
- Ammiano Marcellino - Rerum gestarum - libri XXXI -
- Zosimo - Storia nuova -
- Michael Grant - Gli imperatori romani. Storia e segreti - Roma - Newton Compton Editori - 1984 -
- Christopher Scarre, Chronicle of the Roman Emperors: the Reign-by-Reign Record of the Rulers of Imperial Rome - Londra & New York - Thames & Hudson - 1995 -
- Alaric Watson, Aurelian and the third century - Londra & New York 1999.


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