DOMUS VICTILIANA



VERSIONE INIZIALE DELLA DOMUS POI ULTERIORMENTE
AMPLIATA DA COMMODO


DOMUS VECTILIANA o VICTILIANA

Le proprietà degli Annii e di Domizia Lucilla, membro della famiglia di Marco Aurelio e la proprietà dei Quintilii, entrarono a far parte della domus Vectiliana di Commodo. Nel 192 d.c. la cospiratrice Marcia, concubina di Commodo, fece entrare Narcisso nella camera da letto dell'imperatore forse in preda all'ebbrezza o al torpore dovuto a un veleno, ma il vomito sopravvenuto, o un antidoto precedentemente assunto, rischiò di far fallire tutto per cui il sicario Narcisso lo strangolò nella vasca da bagno. L'omicidio avvenne nella domus Vectiliana che l'imperatore possedeva sul Celio e che amava tanto da averci spostato la sua residenza palatina.

Non si conosce una familia Victelia o Vectelia, si è supposto che la domus provenisse dall'imperatore Vitellio (Victellius), oppure di suo padre Lucio Vitellio, che era stato console e governatore in Siria sotto Tiberio, ma non ve ne sono prove.

Nell’anno 1318, Giovanni XXII (ovvero Giovanni Colonna II) concede ai Raccomandati dell'Immagine del Salvatore speciali indulgenze e nel 1331, emana lo Statuto della Devota Associazione in cui non si fa nessun accenno di assistenza agli infermi. La confraternita dei Raccomandati  ad SS. nel 1322 decide di fabbricare un ospedale più grande nel campo lateranense, acquistandone l'area dai canonici della basilica. L'edificio, sorto sul termine della via di s. Stefano rotondo, davanti all'arco di Basile (Lanciani, Comm. Frontin., p. 154) e al distrutto palazzo Novelli, comprendeva un portico formato con materiali antichi, una facciata con occhio nel timpano, una prima ampia sala dove esisteva una vecchia cappella di s. Michele arcangelo, e una seconda forse denominata di s. Andrea. Il portico è ancora visibile in sulla strada, con tracce di dipinture giottesche : la facciata con l'occhio forma la parete principale dell'abitazione delle suore ospitaliere: la sala maggiore serve per uso di cantinone e la minore come dispensa.

PROBABILI  RESTI DELLA DOMUS VICTILIANA
Nel catasto della confraternita, al 2° foglio n. 26. si descrive l'ospedale collocato - apud lateranum in antiquis domibus et palatio quod palatium Regis vocabatur, iuxta formas antiquas, arcum Basile et domos antiqnas et palatium nobilium de Novellis, ubi Cappella quaedara sub vocabulo s. Angeli et alia parva ecclesia sub nomine s. Andree ». Quest'ultima fu riunita all'ospedale nel 1348 dai guardiani Francesco Vecchi e Francesco Rosati. 

Si può ricordare a questo proposito la memoria 13 del Vacca: « sotto l'ospedale di s. Gio. in Laterano vi attraversa un fondamento grossissimo tutto di pezzi di buonissime figure. Vi trovai certi ginocchi e gomiti di maniera greca " . Sugli scavi successivi nell'area dell'ospedale, vedi Bull. Inst. 1870, p. 50, n. XXVII. Nella primavera di quest'anno 1901 s'è trovata una fistola aquaria col nome di una delle Domizie Lucilie, che dagli archi celimontani si dirigeva verso il giardino dell'ospedale. Si tratta certamente della « domus Victiliana ».

La domus, quasi addossata all'acqedotto Claudio,era un grande edificio quadrato con un grande cortile al centro ed ampi giardini all'esterno con terme private, giardini, ampio boschetto, statue, sacelli, viali e fontane.
Secondo alcuni è in raltà la domus di Annio Vero, che però fu il marito di Domizia Lucilla. Domizia, figlia del console Calvisio Tullo e madre di Marco Aurelio, nato dal matrimonio con Annio Vero, apparteneva a una ricca famiglia di proprietari di una fabbrica di laterizi arricchitisi dopo il grande incendio di Roma del 64 a.c.

Della sua famiglia ci dà notizie Plinio il giovane e Marco Aurelio le dedica un passo delle sue Meditazioni, riconoscendo il suo debito verso la madre per avergli trasmesse le virtù da lei possedute: la pietas religiosa, la generosità, l'estraneità non solo ad ogni male, ma anche ad ogni pensiero malvagio; la frugalità nel tenore di vita, ben lontano da quello consueto tra le persone di agiata condizione.

Dai resti rinvenuti nell'area del colle si può ricostruire una fase edilizia abitativa cospicua nella seconda metà del II secolo DC, mentre edifici precedenti del I secolo AC furono probabilmente distrutti da un incendio del 27 DC. Nel IV secolo DC vi avevano sede ricche domus inserite in vasti parchi, come quelle delle famiglie dei Simmaci (presso cui sorse la basilica hilariana) e dei Tetrici e quella di Fausta (domus Faustae), forse identificabile con la moglie di Costantino. Le proprietà degli Annii e di Domizia Lucilla (della famiglia di Marco Aurelio) e dei Quintilii, entrarono a far parte della domus Vectiliana di Commodo

Il Vacca rimarca che sotto l'antica chiesa di ss Pietro e Marcellino, già inglobata nella zona militare intitolata alla caserma Carrera in via Labicana, sotterrrò "colpevolmente", per volere di Papa Sisto, diversi resti di costruzioni romane, tra cui la domus Tetricorum e la domus Vectiliana. Sul gradino di una rampa rinvenuta durante scavi archeologici si è trovata un'iscrizione: OPUS DOLiare EX R AEDis COMMODI AUGusti Nostri LANI FESTI.

Lanio Festo era il responsabile dei laterizi durante il primo anno dell'impero di Commodo, quando l'imperatore ancora abitava al Palatino ma forse stava già sistemando la nuova sede. Sembra dunque che la suddetta domus Vectiliana giacesse il parte sotto l'ospedale in Laterano e in parte sotto l'area della caserma Carrera, un'area che, come tutte le zone militari romane e non, sono tutte da esplorare nel sottosuolo.


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