NINFEO DI VIA AMBA ARADAM





Di tutti i siti sotterranei di Roma pochissimi sono aperti abitualmente al pubblico, data la politica di licenziamento vigente che preferisce tenere chiusi i siti che non producano molto, anche se permettessero quasi solo la sopravvivenza di custodi e bigliettai, con relativa manutenzione e controllo del bene in questione.

Per la visibilità di questi beni sono stati identificati cinque gradi di difficoltà. riguardano il primo grado i siti completamente illuminati da un impianto elettrico e di conseguenza aperti e accessibili a tutti i visitatori.

Più numerosi sono invece gli ambienti bui e privi di luce elettrica. Questi sono chiusi al pubblico e visitabili solo dopo la richiesta di un permesso, quasi mai accordato e variano dal secondo al terzo grado.

La maggior parte dei siti appartengono al terzo grado, di proprietà della Soprintendenza Archeologica di Roma, della Sovrintendenza del Comune di Roma e del Vaticano, dove il buio è totale, dove non c'è ricambio d’aria e si annidano animali. 

L’accesso a questi ipogei può avvenire solo attraverso tombini, botole e piccoli passaggi protetti da porte di ferro da cui si deduce che alle autorità poco interessa la protezione e la visibilità di questi luoghi, e che la visita degli stessi sia molto problematica. Quando un bene interessa si procura pure di fargli un'entrata decente e sicura..

Al quarto e quinto grado appartengono gli ambienti più complicati, cioè quelli in cui è possibile accedervi solo se si è a conoscenza di particolari tecniche speleologiche o subacquee, in questo caso, poichè le persone che sono in possesso di tali requisiti sono pochissime, la loro visita è veramente per pochi. 

Certo in un paese straniero certi siti verrebbero ricostruiti sulla terra ferma onde renderli accessibili a tutti, ma non rientra nella politica attuale dei nostri governi. 

Tra i tanti ambienti sotterranei con un elevato grado di difficoltà, (per forza, Roma antica sta dai 6 ai 12 m sotto l'attuale piano stradale) c'è il Ninfeo di Via dell’Amba Aradam. 

Nel 1962, durante gli scavi per la costruzione degli edifici dell’attuale archivio del Vicariato, tra via dei Laterani e via dell’Amba Aradam, a una profondità di circa 7,50 m, vennero alla luce i resti di un ninfeo romano. Roma è così, come fai un buco trovi vestigia romane, ma i ritrovamenti sono quasi sempre per caso, raramente sono scavi archeologici.

Il ninfeo si presenta a pianta basilicale, costituito da un ambiente principale di forma rettangolare che termina in un’esedra, con al centro una nicchia, e due ambienti più piccoli ai lati. Si pensa che questi ambienti fossero collegati alle terme ancora visibili soprasuolo accanto al battistero lateranense.

Il Ninfeo presentava sulla volta a botte, un rivestimento in mosaico policromo, un pavimento in mosaico, pareti rivestite di lastre marmoree e decorazioni pittoriche dai motivi floreali.

Alcuni resti di preziosi mosaici in pasta vitrea fanno risalire la prima fase costruttiva all’età neroniana, o comunque giulio-claudia.

Successivamente, intorno al III secolo d.c., il ninfeo venne ristrutturato aggiungendovi una decorazione a mosaico, lo zoccolo venne rifatto con lastre marmoree, e le pareti furono decorate con pitture a motivi floreali, in parte ancora in buono stato di conservazione, soprattutto quelle nell’ambiente a destra dell’abside.

In alcuni punti si conservano ancora alcune conchiglie, mentre altrove ne restano poche tracce; successivamente, III secolo d.c., vennero realizzate alcune pitture visibili in un ambiente a destra della stessa abside, con fasce colorate in rosso, bruno, arancione, giallo che realizzano motivi geometrici.

Si suppone che si trattasse già anticamente di un ipogeo, cioè di un ambiente sotterraneo, e forse facevano parte di questo ninfeo una serie di ambienti imperiali collegati alla vicina Domus Faustae, oggi rintracciabili sotto i palazzi della Sede dell’INPS.
Secondo altri questi ambienti erano collegati con quello che rimane delle Terme, ancora visibili, presso il Battistero Lateranense, databili alla prima metà del III sec. d.c.

Al di sotto della contigua sede INPS, posta di fronte su via Amba Aradam, altre strutture a gradoni pertinenti forse a due diversi edifici di età giulio claudia, uniti nel IV secolo per formare un solo edificio con un corridoio largo circa 5 m, chiuso a nord ma con ampie finestre a sud.

Questo è affrescato a personaggi di dimensioni maggiori del vero, oltre ad ippocampi, di cui alcuni che vengono tratti dal mare da un giovanetto con corto mantello bianco e calzoni rossi; gli altri personaggi sono stati riconosciuti con Crispo, Fausta, Costantino, Teodora, Costanzo Cloro. 

L'ingresso al monumento, attualmente, può avvenire o dall'interno dell'archivio del Vicariato e da un tombino lungo la strada, infatti il ninfeo si trova a m. 7.50 sotto il piano stradale, a metà tra la proprietà comunale e quella vaticana. Pertanto non è visitabile.

Si può accedere all’ipogeo, almeno teoricamente, sia attraverso un tombino posizionato al centro della strada, quasi di fronte l’Ospedale di San Giovanni, sia dai sotterranei degli stessi edifici vaticani. Un cancello divide in due settori ben distinti l’area archeologica del Vaticano da quella del Comune di Roma. 

Ad eccezione del settore che si trova al di sotto dell’area vaticana, il resto del Ninfeo, oltre alla possibilità di avere il fondo allagato, è totalmente privo di qualsiasi tipo di luce.




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