ELMI ROMANI




L'elmo è uno dei mezzi difensivi usati in combattimento che l'umanità ha usato con diversissime fogge. L'impero romano e prima di esso la Res Publica Romana seppero attingere ovunque idee e modelli che potessero migliorare lo stile di combattimento dei suoi legionari.

ELMI MINOICI FATTI CON ZANNE DI CINGHIALE
1450 -1400 A.C.

L'elmo romano, dal latino cassis, di metallo, oppure galea, di cuoio, venne utilizzato dall'esercito romano nel corso degli oltre dodici secoli di vita, dalla data della fondazione della città 753 a.c. fino alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, avvenuta nel 476, subì numerose modifiche nella forma, nei materiali che lo componevano e nelle dimensioni. La sua funzione principale era quella di coprire il capo del fante, e il cavaliere romano dalle armi d'offesa del nemico.

Le fonti di ispirazione degli elmi romani sono stati: Gli elmi greci, gli elmi etruschi, gli elmi italici, gli elmi celtici, gli elmi gallici. Nell'impero bizantino si ebbe l'influenza degli elmi persiani.

I modelli qua sotto riportati sono stati tutti adottati, spesso con varie modifiche, dai fanti e dai cavalieri romani nelle diverse epoche e nei diversi luoghi.



ANTICA GRECIA

Nell'antica Grecia si distinguevano vari tipi di elmi:

- quello beotico, (Grecia meridionale), usato per la cavalleria, particolarmente tra i Tessali ed i Macedoni;
- quello frigio - che vediamo di solito nell'immagine del Dio Mitra, che però probabilmente non era un elmo ma un berretto; 
- quello ionico (dell'Asia Minore), talvolta ornato;
- quello attico (la parte penisola della Grecia), con guanciali movibili;
- quello corinzio, (da Corinto, città della Grecia centro-meridionale nella periferia del Peloponneso) con paranuca e guanciali fissi;
- quello calcidico,  un elmo in bronzo, indossato dagli opliti greci, particolarmente popolare in Grecia nel V e IV secolo a.c., ma esistente già da tempo:
- quello ellenistico (da Alessandro all'Impero Romano) a visiera sporgente. 


ELMO BEOTICO

L'elmo non limitava nè la vista nè l'udito, pur proteggendo le orecchie, soprattutto dai colpi provenienti dall'alto.

L'immagine qui a lato, tratta dal cosiddetto "sarcofago di Alessandro", mostra l'elmo svasato e ondulato nella visiera a tutto tondo.

Viene il dubbio, come a molti è venuto, che la visiera sia di cuoio pesante e non di metallo.

In effetti appare strano che un cavaliere debba troppo ripararsi dai colpi dall'alto, combattendo egli da cavallo.

Era comunque piuttosto leggero. non disponeva di nasale e guanciali, ma aveva un paranuca ed una grande visiera.

Filippo II ed Alessandro lo resero obbligatorio alla cavalleria dell'esercito macedone. 

Il vantaggio di questo elmo era di lasciare intatte vista e udito, permettendo di muoversi agevolmente là dove occorreva.

Il modello inoltre ne permetteva una notevole leggerezza che, come si vede dall'equipaggiamento molto ridotto, era importante.

Infatti era vitale poter all'occorrenza saltare giù dal cavallo colpito senza farselo cadere addosso e proseguire il combattimento a piedi.




ELMO FRIGIO

Di origine greca, fu in uso nella Grecia classica (compresa la Macedonia), Tracia, Dacia, mondo Ellenistico e Italia nella II metà del I millennio a.c..

Deve il suo nome alla somiglianza con il berretto classico usato dai frigi.

Non aveva paraguance, nè paranuca, nè protezione nasale, ma solo una minutissima visiera che doveva servire a far si che il colpo dall'alto non scivolasse sul naso del soldato.

Aveva una linea molto semplice e arrotondata che doveva far scivolare il colpi via dal capo.

In questo modello, ma erano per lo più simili, ha solo un fregio floreale sulla punta dell'elmo.

Si pensa però di creazione siracusana, era in dotazione nell'esercito di Alessandro Magno e veniva utilizzato prevalentemente dalla fanteria.

È noto anche come elmo tracio, da non confondere con quello indossato dai gladiatori durante i combattimenti.



ELMO ATTICO

Elmo di bronzo con paraguance e un brevissimo paracollo. Si noti la testa di grifo in cima e le ali di grifo (animale mitologico greco) ai lati.

Originario dell'antica Grecia, fu ampiamente utilizzato in Italia e nel mondo ellenistico fino all'Impero romano avanzato.
Quello in foto è un elmo attico da cerimonia del 300 a.c.

Il suo primo utilizzo nelle file dell'esercito romano risalirebbe ai primi anni della Repubblica romana, introdotto probabilmente dai popoli italici limitrofi.
Simile all'elmo calcidico, se ne differenziava per l'assenza di paranaso. Era dotato di paraguance mobili che venivano legate con un laccio di cuoio.

Era dotato di una punta in cima all'elmo, sulla quale era fissata una piuma dritta, oppure ai lati nel caso (come ci racconta Polibio) fossero fissate tre di colore nero o rosso, oltre ad una, seppur minima, protezione per il collo nella parte posteriore.

Le decorazioni si trovavano sulla fronte abbastanza in alto e sui paraguance. Sopravvisse a lungo grazie soprattutto al suo aspetto. Fu infatti utilizzato da generali, imperatori e membri della guardia pretoriana.



ELMO CORINZIO

Elmo corinzio della seconda metà del VI sec. a.c., realizzato in bronzo fuso e decorato a incisione.
La fusione si faceva all'epoca in terracotta con le matrici o in terra.

La fusione su matrice usava due corpi già modellati e posti uno dentro l'altro con dei distanziatori che permettono di far colare il metallo.

La fusione in terra deve creare la forma (nella quale immettere il metallo fuso) nella terra (particolari sabbie).
Per poter realizzare la suddetta forma è necessario disporre di un modello, cioè di un pezzo uguale o meglio simile all’oggetto che si vuole costruire.

L'elmo di tipo corinzio greco antico fu creato a Corinto e ne prese il nome.

Era un tipo di elmo di bronzo che nella sua forma tarda copriva tutta la testa ed il collo, con delle fessure per occhi e bocca. Una grande proiezione ricurva proteggeva la nuca, in modo simile alla galea.

Per la forma e le decorazioni l'elmo si fa risalire all'area apula, e probabilmente dalla zona di Gioia del Colle, in cui si era insidiato un ceto guerriero aristocratico a partire dall’età arcaica.

La caratteristica di questi modelli fu che praticamente la fusione avveniva tutta  in un pezzo unico che comprende paraguance, paranuca e paranaso, il che ne fa un elmo di un certo peso, anche se lo strato del bronzo non è molto spesso.
Si può osservare una ricca e raffinata decorazione che segue la fattura dell’intero oggetto: un tratto marcato per rappresentare sopracciglia e bordi, uno molto più fine per gli altri elementi figurativi.



ELMO CALCIDICO

Questo elmo venne ampiamente indossato nello stesso periodo nella Magna Grecia.

Venne utilizzato anche dall'esercito romano a partire dal VI secolo a.c.

Il nome deriva dalla città di Chalcis in Eubea, dove venne fabbricato in origine.

Sviluppato sulla base dell'elmo corinzio, era più leggero, offriva un più ampio campo visivo e, lasciando più spazio per le orecchie, non attutiva il suono.

Presentava una calotta simile a quella dell'elmo corinzio, e le paragnatidi (copertura per le guance) inizialmente erano fisse.

Successivamente vennero collegate tramite delle cerniere, di modo che lo spostamento con i movimenti permettessero di udire meglio i rumori esterni.

Inoltre all'occorrenza potevano anche essere tolte.

Il paranaso, tipico dell'elmo corinzio, tese a non essere più utilizzato e quindi a sparire completamente.

Aveva la classica maniglia da elmo e una lunga punta in cima, cui potevano essere legate piume o ornamenti vari, soprattutto per innalzare apparentemente l'altezza del combattente, ma di nessuna utilità pratica.



ELMO ELLENISTICO

L'elmo ellenistico risale all'epoca di Alessandro Magno. 
Il grande Alessandro, nato nel 356 a.c., era il figlio del re Filippo II di Macedonia.

Fu inoltre allievo di Aristotele, che avrebbe avuto un influsso costante su di lui, A soli venti anni salì al trono di Macedonia, in seguito all’assassinio di suo padre.

Due anni dopo intraprese la grande spedizione che lo avrebbe reso immortale.
Le conquiste lo misero in contatto con numerosi paesi e culture: Siria, Egitto, Persia, Battriana, India.

Fondò nuove città praticamente ovunque ed il suo arrivo ebbe un impatto duraturo su architettura, arte, lingua, e modi di vita in un processo passato alla storia come Ellenismo.

Un sincretismo elegante e ricco che si riversò su tutto il mondo mediterraneo, particolarmente sul potente impero romano, capace di comprendere e accogliere qualsiasi tipo di cultura e di arte che potessero arricchirlo.



ELMI ETRUSCHI

Gli elmi etruschi derivarono da quelli greci e corinzi, con una serie di varianti appositamente studiate per facilitare i vari tipi di combattimenti. Molti elmi romani furono copiati da questi.


ELMO ETRUSCO CORINTIO

L'elmo etrusco-corinzio (450 - 400 a.c.) era una versione di quello greco, dove al contrario di quest'ultimo non copriva l'intero viso, ma si portava sulla testa come un cappello.

Fu il primo elmo utilizzato dalle schiere dell'esercito romano.

Fu introdotto molto probabilmente dagli Etruschi che lo utilizzavano ma pure dai popoli della Magna Grecia, che fin dal VII secolo a.c. entrarono in contatto con i Romani.

Fu però utilizzato solo dai cittadini romani che per censo risultarono tra i più facoltosi, ovvero quelli della I classe, a causa del suo costo molto elevato.

Sappiamo che era ancora in uso ai tempi di Cesare.

Nella sua forma tarda l'elmo cambiò totalmente coprendo tutta la testa ed il collo, con delle fessure per occhi e bocca.

Una grande proiezione ricurva proteggeva la nuca, in modo simile alla galea romana. L'elmo offriva ottima protezione in battaglia, ma impediva significativamente vista e udito.



ELMO ETRUSCO A CAPPELLO

Per questo, quando non c'era un combattimento, per comodità l'oplite greco lo indossava ruotato indietro sulla nuca (come la Dea Atena in molte raffigurazioni).

Per questa ragione di poca praticità l'elmo venne spesso sostituito con un altro più sobrio e pratico,

Anch'esso definito Etrusco Corinzio, un elmetto praticamente a cappello, di buon spessore, ma senza paraguance, paranuca e paranaso.

Detto elmo compare pure sulla Colonna Traiana. Una grande proiezione ricurva proteggeva la nuca, in modo simile alla galea romana. Questa abitudine portò a una serie di varianti in Italia, dove le fessure erano quasi chiuse, dato che il casco non era più calato sul viso ma indossato come un copricapo.

Sappiamo che i romani sperimentavano ogni arma da difesa e da offesa che reperivano dai loro nemici uccisi o vinti e fatti prigionieri in battaglia.

Così copiarono elmi da tutti i popoli ma sempre revisionandoli e adattandoli al proprio stile di combattimento.

Combattendo per lo più a testuggine, era importante che la lancia nemica non potesse giungere negli occhi dei combattenti, per cui le fessure vennero rimpicciolite.

Per i romani, come per i greci, l'importante era l'assetto del combattimento e l'unisono coi compagni, raggiunto attraverso un severissimo allenamento.

Anche se l'elmo corinzio classico cadde in disuso presso i Greci a favore di tipi più aperti, i tipi italo-corinzi rimasero in uso fino al I secolo d.c., essendo utilizzato, tra gli altri, dall'esercito romano.

I romani ne fecero la loro predilezione perchè riparava loro il viso che era molto esposto dovendo badare assolutamente alla posizione corretta rispetto ai sui combattenti vicini. L'elmo qui a fianco risale al 500 a.c.

Si tentò comunque di alleggerire un po' il peso del bronzo facendo fusioni più leggere, ribattendole però sugli orli o creando delle pieghe sul bronzo, come si osserva nell'ultima figura, per aumentare la resistenza del metallo.



ELMO ETRUSCO DI SPERLONGA

Gli etruschi furono grandi combattenti e grandi navigatori, ma ebbero il torto di non spalleggiarsi tra loro.

Le loro magnifiche e liberali città -stato sottovalutarono il popolo romano e non si unirono mai per combatterlo.

Se l'avessero fatto il destino del mondo sarebbe stato diverso.

I Romani, rozzo ma valoroso popolo di guerrieri impararono tutto dai raffinati Etruschi, dall'arte del navigare, a quella di innalzare edifici, di fondere e di creare opere d'arte.

Ma soprattutto impararono l'arte della guerra. L'elmo in questione è in bronzo, fornito di paraguance, ma senza paracollo nè paranaso.



ELMO DI NAGAU

Elmo etrusco del V sec. a.c. L'Elmo di Negau è un elmetto di bronzo facente parte di un gruppo di 28 reperti simili datati circa al 400 a.c. Furono rinvenuti nel 1811 vicino il villaggio di Zenjak, presso Negau, nel ducato di Stiria, ora Negova, Slovenia. 

Gli elmetti hanno la tipica forma etrusca vetulonica, spesso descritta come tipologia Negau. Furono sepolti nel 50 a.c. dopo l'invasione romana della zona.

Elmetti di tipo Negau erano generalmente indossati dai sacerdoti al momento della deposizione di questi manufatti e questo fa supporre che furono interrati a Zenjak per motivi cerimoniali.

Il villaggio di Zenjak fu di grande interesse per gli archeologi nazisti, tanto da essere stato rinominato Harigast per un breve periodo durante la II guerra mondiale. 
Il nome viene dall'iscrizione sul casco " 'Harigast il sacerdote'" Il sito non è mai stato sottoposto a scavi condotti in maniera scientifica.


ELMO VILLANOVIANO

Questo tipo di elmo, di origine villanoviana, viene da alcuni considerato etrusco, in quanto molti ritengono che la civiltà etrusca sia una elaborazione di quella villanoviana.

Riteniamo profondamente diverse le due civiltà, ma comunque questo elmo fu posto lungamente in dotazione all'esercito etrusco.

Poichè i romani molto presero dagli etruschi, adottarono anch'essi questo tipo di elmo, a partire dal primo esercito romuleo.

Presentava una cresta metallica che dal lato frontale si congiungeva con quello posteriore. La forma in cima era a punta. 

Era formato da due parti perfettamente simmetriche che erano saldate insieme lungo la cresta di metallo di bronzo.

Sicuramente era di grande effetto scenografico, forse però un po' appesantito dalla cresta metallica. Si noti la guarnizione a perlinato che fu caratteristica non solo del villanoviano ma dello stile etrusco che lo trasferì nei gioielli trasformando il perlinato in autentiche sferette minuscole d'oro.


ELMI ILLIRICI


L’elmo è in lamina di bronzo fusa e lavorata a martello, con calotta sferica distinta alla sua base da una leggera carenatura; alla sommità della calotta è presente una doppia cresta a rilievo affiancata da costolature per l’applicazione del cimiero. 

L’elmo presenta inoltre una tripla costolatura a rilievo sulla fronte, due paraguance (paragnatidi) angolari e appuntiti verso il vertice inferiore, e il paranuca estroflesso con stretta tesa orizzontale. 

I margini della calotta, dei paraguance e del paranuca sono rivestiti da rinforzi decorativi composti da una fila di rivetti circolari. 

La datazione è compresa tra la fine del VII e la prima metà del VI a.c.



ELMI SANNITI

Di tutte le tribù e i popoli con cui i Romani si trovarono a dover contendere la supremazia sull'Italia nessuno fu più minaccioso dei Sanniti del Sannio. 

Forti e valenti, essi possedevano un territorio più ampio e un temperamento più risoluto di qualunque altra popolazione della penisola.

Dal 343 al 290, impegnarono i Romani nei tre successivi conflitti noti come guerre sannitiche, e riaccesero la lotta contro di essi ogni volta che se ne offrì l'occasione nel corso dei due secoli seguenti.

La guerra che prese nome da Pirro, fu in realtà una quarta guerra sannitica, come infatti Livio suggerisce e Orosio afferma esplicitamente.

I Sanniti si meritarono l'elogio di Livio: 

"NON SFUGGIVANO LA GUERRA E PREFERIVANO SUBIRE LA CONQUISTA PIUTTOSTO CHE NON TENTARE CON OGNI MEZZO LA VITTORIA"

Del periodo sannita ci sono pochissimi documenti a disposizione degli Storici, se si escludono alcuni scritti di Tito Livio il resto si basa solamente su supposizioni e leggende dato che i Romani distrussero tutto quello che poterono e per quello che non poterono ne proibirono la diffusione. 

I Romani avevano un odio terribile nei confronti dei Sanniti, sicuramente tutto questo era dovuto alla famosa sconfitta delle "Forche Caudine" (321 a.c.)




ELMI CELTICI


ELMO DI MONTEFORTINO

Verso la fine del V sec.e gli inizi del IV sec. a.c. fu introdotto un nuovo tipo di elmo, stavolta di provenienza celtica, chiamato Montefortino dal nome di una necropoli in provincia di Ancona, e che venne utilizzato fino al I sec. a.c.

Era costituito da una semisfera molto allungata, che offriva pertanto una maggiore resistenza ai colpi dall'alto.

Nella parte più alta dell'elmo era collocato un apice, a volte fabbricato a parte e poi aggiunto, oppure fuso direttamente con l'elmo.

Su questo si inserivano delle piume, con lo scopo di far sembrare più alti i soldati all'occhio del nemico, come ci racconta lo stesso Polibio nel descrivere gli Hastati.

La protuberanza era infatti riempita di piombo per mantenere fermo il piolo del pennacchio, a volte invece composto da crine di cavallo come risulta nella grande Ara di Domizio Enobarbo del 113 a.c.

L'elmo Montefortino fu catalogato dal Robinson con sei lettere (A, B, C, D, E, F) alle quali corrispondono sei tipologie diverse.

Si nota in tutti i modelli l'assenza di un rinforzo frontale e il paranuca è solo accennato.

Il modello qui a fianco infatti presenta una modesta visiera eseguita in fusione a corpo unico, cioè non saldata.

I modelli più recenti assomigliavano molto ai coevi elmi Coolus.

Sappiamo infine che l'elmo di Montefortino era in uso nelle coorti urbane, come testimonia un suo esemplare reperito che riporta questa incisione:

AURELIUS VICTORINUS MIL COH XII URB

(Aurelio Vittorino della XII coorte urbana milliaria)



ELMO COOLUS

Coolus Manheim

L'elmo di tipo Coolus prende il nome da Coole in Francia dove è stato reperito.
Questo tipo di elmo esiste fin dal III sec. a.c., ma iniziò a sostituire il Montefortino solo nel I sec. a.c.

Non è molto diverso dall'elmo Montefortino, però la sua forma semisferica stavolta non è allungata.

I primi due modelli (A e B) erano molto semplici, ma fin dal modello "C" si aggiunsero il rinforzo frontale e un paranuca pronunciato.

Questi due elementi servivano per proteggere il soldato dai colpi sulla testa che sarebbero altrimenti scivolati, ferendolo sulla schiena o in viso.

Anche questo elmo presentava un apice e due grandi paragnatidi, era assente però una protezione per le orecchie.


Coluus di Schaann

L'elmo Coolus fu catalogato dal Robinson con nove lettere (A, B, C, D, E, F, G, H, I) alle quali corrispondono nove tipologie diverse.

L'elmo su descritto fu nominato Elmo Coolis Manheim, dal luogo del suo reperimento.

Un elmo simile, a calotta semisferica, ma senza apice,  fu chiamato Coluus di Shaan.

Questo aveva però una piccola visiera sul fronte, una maniglia sul retro che assolveva anche il compito di impedire ai colpi dall'alto di scivolare fino alle spalle.

Era inoltre fornito di ampie paraguance che erano attaccate con una cerniera, per cui avevano una certa mobilità migliorando la questione dell'udito.



ELMI GALLICI


ELMO AGEN PORT

Gli elmi Agen-Port sono particolari elmi diffusi durante le campagne di Cesare e hanno alcune caratteristiche che possono essere considerate progenitrici degli elmi gallici imperiali.

Poco dopo la conquista della Gallia da parte di Gaio Giulio Cesare (58-50 a.c.), le legioni del nord cominciarono ad abbandonare piano piano l'elmo di tipo Montefortino ed etrusco-corinzio, a vantaggio di un elmo di tipo gallico.



ELMO TIPO B

Molto influenzato dagli elmi gallici pure nelle decorazioni.
E per questa ragione vennero chiamati elmi gallico imperiali.

Gli elmi gallico imperiali presentavano un coppo semisferico e, come gli italico imperiali, un esteso paranuca e un rinforzo frontale.

Dopo la guerra di Traiano in Dacia del 101 d.c. vennero aggiunti dei rinforzi incrociati sul coppo, in quanto i Daci utilizzavano spade ricurve con le quali superavano lo scudo romano e colpivano dall'alto.

Gli elmi gallico imperiali sono caratterizzati dalla presenza sulla parte frontale del disegno in rilievo di due sopracciglia.
Questi elmi furono stati prodotti prevalentemente in ferro, in pochi casi però potevano essere in bronzo.

Naturalmente il ferro era un acciaio dolce, difficilmente attaccabile dalla ruggine. Inoltre poteva essere di uno strato molto più sottile del bronzo in quanto presentava un'altissima resistenza ai colpi.



ELMO DI TIPO C

E' un elmo imperiale italico di tipo C.
E' di bronzo e risale alla seconda metà del I secolo d.c., piuttosto ben conservato.

E' stato rinvenuto probabilmente nell'area del Vallo di Adriano (catalogazione del Robinson imp. italico C); altezza cm 19,5, larghezza cm 11,5, peso 1225 grammi. 

Presenta tutte le parti complete praticamente integre (ad esclusione delle decorazioni frontali), anche se probabilmente il bottone sommitale (inciso) è stato riposizionato in maniera errata durante il restauro.



ELMO DI TIPO D

Questo elmo del I sec. d.c. è stato rinvenuto sul fondo del Reno a Mainz (Germania). E si trova al Museo di Worms.

Come si può vedere l'elmo di tipo "D" era decorato con motivi dorati e nonostante ciò sembra che fosse un prodotto di massa.

Esso vuole rappresentare alla lontana un ricco elmo argentato e dorato, e in un certo senso gli somiglia.

Di certo doveva dare l'idea ai nemici di un equipaggiamento molto ricco, quindi con grandi risorse in battaglia.

Gli attacchi dei paraguance e la parte posteriore risultano molto rinforzati, forse per proteggere meglio il legionario dalle spade ricurve dei Daci durante la conquista della Dacia degli anni 101-106.



ELMO DI TIPO E

Questo elmo del I – II sec. d.c., è stato rinvenuto sulla stele tombale del soldato di cavalleria Dolano e si trova al Museo di Wiesbaden in Germania. 

Esso veniva dato in dotazione alla cavalleria ausiliaria.

Il tipo "E", molto simile al precedente tipo "D" per motivi decorativi.

Però era supportato da dei ganci dove era attaccata una cresta, tanto che si è supposto potesse appartenere ad un'unità speciale come la guardia pretoriana.



ELMO DI TIPO G

L'elmo di tipo di tipo "G" era considerato da Robinson come il tipico elmo della metà del I secolo, benché l'elmo di Coolus rimase in dotazione all'esercito romano fino agli inizi del II secolo.

Il miglior esempio di questo elmo proviene da Mainz-Weisenau.

Ritrovamenti archeologici di questo genere di elmo sono stati poi trovati in Britannia nell'antico sito di Camulodunum, e databile alla rivolta di Budicca del 61.

Erano di produzione delle officine italiche e di ispirazione greco-italica soprattutto nella forma del coppo, leggermente allungata in avanti (visibile maggiormente nei primi modelli), e delle paragnatidi (paraguance).

Erano di vario tipo. Qui a fianco se ne notano un paio di modelli in cui la calotta è abbastanza profonda e il secondo tipo è fornito di vari rinforzi, sopra e sulla fronte.

L'elmo di tipo "G" era praticamente identico al tipo "D" ma con una maggiore protezione del collo anche da attacchi laterali.

Il disco nella parte posteriore era infatti sia obliquo sia incurvato.

Come tutti gli elmi non agganciati sotto la gola, aveva una maniglia per poterlo portare facilmente, ad esempio per poterlo infilare al braccio quando non si era in combattimento, permettendo così di lasciare le mani libere.

Oppure si infilava sull'elsa della spada portandolo appeso sul fianco. Anche questo era un particolare di peso, perchè se la temperatura era molto alta, il poter levare l'elmo era un sicuro refrigerio.

Erano particolari importanti sia per la salute corporea, sia per poter riposare meglio nei momenti di pausa, ma anche perchè con la mano libera si poteva tenere un altro oggetto.



ELMO DI TIPO H

Il tipo "H" è simile al tipo "G", ma con un diverso stile di sopracciglia e una protezione del collo più inclinata.

Il più completo esempio di questo tipo proviene dagli scavi in Germania lungo il fiume Lech, nei pressi di Augusta. Tale casco è databile dalla prima metà del I sec. fino al III sec.

Il tipo "H" è uno dei tipi meglio conservati. Era molto decorato e particolarmente rinforzato internamente. La parte superiore presenta delle "ali d'Aquila" o forse delle "sopracciglia".

La protezione posteriore per il collo era molto profonda. Questo elmo sembra fosse in dotazione all'esercito romano durante la dinastia degli Antonini e dei Severi.

L'elmo romano in foto, venne adoperato dalla cavalleria ausiliaria, e risale al III sec. d.c., Come si vede è riccamente decorato, ed è stato rinvenuto a Heddernheim in Germania.



ELMO DI TIPO I

Il tipo "I", databile come il precedente "H" al periodo della prima metà del I sec. fino al III secolo, presentava un identico design, ma era fatto in ottone, invece che di ferro.

Un esempio di questo casco lo troviamo nell'antico sito di Mogontiacum, ed apparterrebbe ad un soldato di nome L. Lucrezio Celeris della Legio I Adiutrix (legione che qui soggiornò tra il 70 e l'86.

È infine ipotizzabile che su questo elmo vi fosse una cresta fissata trasversalmente o verticalmente (a seconda della carica che si ricopriva).

E potevano essere fissate anche della piume, suggerendo si trattasse della carica di alto rango come quella di un Optio.



ELMO HAGUENAU

Prende il nome dal museo di Haguenau (Francia) in cui è conservato. Quest'elmo può essere considerato l'ultimo della lunga linea evolutiva degli elmi italici; sempre forgiato in un unico pezzo di bronzo fuso e battuto.
Si diffuse sul finire del I secolo a.c., in particolar modo nell'area centro europea e in Britannia, mentre la maggior diffusione si ha intorno alla metà del I sec. d.c. 
In questa tipologia il paranuca risulta sempre più esteso, sia inclinato che orizzontale, a supporto delle mutate tecniche di combattimento e a maggior protezione delle vertebre cervicali che, a causa delle nuova posizione rannicchiata assunta usualmente dai legionari, risultavano più vulnerabili.

La novità più vistosa è in ogni caso il cercine paracolpi posizionato sulla parte anteriore della calotta, che proteggeva l'elmo dai colpi inferti dall'alto.

In molti di questi elmi il bottone apicale, più spesso fuso con il coppo che applicato, ma a volte anche assente, veniva forato per il posizionamento del pennacchio (crista). Invece altri elmi presentavano piccoli tubicini in prossimità delle paragnatidi, per l'inserimento di piume colorate.

C'era poi l'elmo quello del primo Impero, l'elmo di tipo haguenau, quello che tutti noi conosciamo attraverso i tanti film dedicati ai romani. 

Questo elmo fu adottato dal 9 d.c. al 70 d.c. Aveva dei paraorecchie che fungevano anche da proteggi guance, ma non erano fissi, ma mobili uniti con dei cardini, come piccoli sportelli. 

Il proteggi nuca, che si apriva tipo ventaglio, era incurvato, garantendo un'ottima protezione, infine era dotato di una piccola visiera, che serviva per proteggere il naso da eventuali fendenti dall'alto.



ELMO WEISENAU

L'elmo di Weisenau, definito anche come elmo di tipo C, (dal nome della cittadina presso Mainz dove ne sono stati rinvenuti alcuni)
derivò dai tradizionali elmi celtici in ferro, quali il modello Agen - Port (in uso nel I secolo a.c.), e pure da modelli precedenti quali il celtico orientale e occidentale.

E' stato classificato anche "imperiale italico" (catalogati dal Robinson da A a H mentre la tipologia leggermente precedente, denominata "imperiale gallica" è catalogata dal Robinson da A a K), elmo che compare poco dopo la tipologia Haguenau, nella prima età imperiale

Fu uno dei più antichi elmi conosciuti di questa tipologia è stato rinvenuto ad Haltern (Germania), località abbandonata dalle truppe romane nel 9 d.c.

L'elmo Weisenau nella versione "imperiale italico" non presenta, a differenza del "imperiale gallico" le grandi ali o "sopracciglie" sulla parte frontale della calotta, e inoltre venne prodotto in bronzo, secondo la tradizione italica.

A differenza del modello Port,  il paranuca, fuso in un unico pezzo con il coppo, è molto più ampio, e prevede un incavo per le orecchie.

VARIAZIONI DEGLI ELMI ROMANO GALLICI
Le paragnatidi (paraguance) erano anatomiche, incernierate e variamente decorate, anche la calotta presentava decorazioni.

Alla sommità aveva un sistema amovibile di fissaggio delle piume (crista), nonchè un cercine paracolpi frontale, e una maniglia sul paranuca.

E' possibile che il modello Port e il modello Weisenau abbiano convissuto per un certo periodo, il primo forse destinato alle truppe ausiliarie, il secondo ai legionari.

Nel corso del II secolo d.c. le mutate tecniche di combattimento (spade più lunghe e dunque posizione più eretta da parte dei legionari), portarono ad un andamento sempre più verticale del paranuca; altro sviluppo fu l'aggiunta sulla calotta di un rinforzo a croce, evoluzione introdotta forse per le campagne daciche (modello Theilenhofen).

Gli ultimi esemplari di elmo Weisenau sono databili a cavallo del II-III secolo d.c. con la tipologia conosciuta come Niedermörmter.



ELMI BRITANNICI

"Andrà all'asta da Christie's a Londra il 7 ottobre l'elmo romano trovato con un metal detector da un cacciatore di tesori. Si tratta di un elmo da cavalleria romano, completo della maschera facciale. Il copricapo risale a circa 2.000 anni fa.

Il ritrovamento è avvenuto nel pressi del villaggio di Crosby Garrett in Cumbria, nel Nord Est dell'Inghilterra.
In Gran Bretagna gli oggetti antichi di bronzo non sono coperti dal Treasure Act, legge del 1996 secondo cui lo Stato ha diritto di prelazione solo su reperti vecchi di oltre 300 anni e composti per almeno il 10 per cento d'oro o argento. 

Diverso è il caso di un oggetto di bronzo che può così finire sul libero mercato, fatto che non ha mancato di suscitare polemiche: i proventi saranno divisi a metà tra scopritore e proprietario del campo. 
Christie's ha stimato l'elmo per 300mila sterline (463mila euro): poco secondo esperti citati dal Guardian, secondo cui il prezioso manufatto potrebbe essere venduto per mezzo milione e oltre. Cercherà di acquistarlo il Tullie House, museo di Carlisle in Cumbria."


ELMI TARDO IMPERIALI

ELMO TARDO IMPERO

È un tipo di elmo facilmente producibile su larga scala, grazie anche alla sua forma. Fu soprattutto utilizzato dalle legioni delle province orientali a partire dal IV sec.

In questo elmo è possibile riconoscere l'influenza dei vicini Persiani, dove la forma assomiglia ad una semicoppa sferica.

I paraguance sono ridotti all'essenziale. Sembra potesse essere usato da fanti e cavalieri.



ELMO INTERCISA

Questo tipo di elmo, di ispirazione sasanide, si diffuse verso la fine del III sec.

Era di notevole facilità costruttiva, perciò si diffuse molto rapidamente.

Il coppo era composto da due parti unite da una striscia di metallo in rilievo che lo percorreva dalla parte frontale alla nuca.

Il paranuca e le paragnatidi venivano uniti al resto dell'elmo da parti in cuoio.

Probabilmente l'intero elmo aveva uno strato di argentatura; le decorazioni più comuni consistevano in due occhi sulla parte frontale o rappresentati come croci sull'intera calotta.



ELMO BERKASOVO

Questa tipologia di elmo risale alla metà del IV secolo. Un elmo di grande impatto visivo e di raffinata lavorazione, spesso dorato e inciso. Solo raramente privo di paragnatidi.

La calotta era composta o da due parti unite tra loro, come avveniva con la tipologia Intercisa, o da quattro parti unite da un rinforzo a croce.

Sulla parte frontale era presente un paranaso a forma di "T" e il paranuca era collegato alla calotta con ganci e fibbie.

Le paragnatidi venivano applicate tramite parti di cuoio oppure strisce di metallo e rivetti.

Non erano diritte ma inclinate e arcuate in modo la seguire la linea delle guance.

Alcuni elmi di questo tipo erano molto decorati, a seconda dell'importanza del possessore vi si potevano incastonare addirittura pietre preziose.

L'elmo di sopra è decorato con una piccola cresta e con piccolissime semisfere.

Questo di lato, molto più ricco e costoso, aveva una cresta più evidente, con un cordulo a semicerchio fissato con  pirolini più alti e più bassi terminanti a sferette.

Le paragnatidi erano invece più lunghe ed estese, paranuca invece non molto ampio.

Di gran lusso, sicuramente riguardante un generale, era incastonato di pietre tonde, rettangolari e a navetta, in questo caso di colore azzurro, probabilmente degli zaffiri o delle tormaline.

Le pietre però potevano essere di diverso colore, o di diversi colori nell'ambito del medesimo elmo, una vivacità e ricchezza, spesso anche sovraccarica, che fu caratteristica del periodo bizantino, dato l'influsso orientale.

Spesso l'elmo era realizzato in ottone e poi ricoperto a foglia d'oro come si vede nell'elmo qui a fianco.

Vi si notano le paragnatidi piuttosto lunghe, diritte e strette, il paranaso e le semisfere piccolissime che lo ornano, una caratteristica della gioielleria dell'Asia minore che riguardò anche gli etruschi.



SPANGEMHELM

Diffusosi tra il V e il VI secolo, era stato precedentemente utilizzato dalla cavalleria roxolana, raffigurata nella Colonna traiana, e nel IV sec. dalla cavalleria romana.

Era composto da più segmenti metallici saldati con dei rivetti.

La calotta era composta da quattro o sei spicchi saldati da una striscia metallica che ne percorre tutta la circonferenza nella parte inferiore; tra uno spicchio e l'altro erano presenti delle bande metalliche che confluivano sulla cima del coppo.

I più importanti ritrovamenti sono avvenuti in Egitto a Der el Medineh e in Alsazia a Baldenheim. La tipologia Spangenhelm-Der el Medineh presentava una calotta allungata, un paranaso e sia paragnatidi che paranuca, saldati alla calotta tramite delle cerniere.

La tipologia Spangenhelm-Baldenheim, invece, aveva un coppo più basso, paragnatidi più strette, ed era assente il paranaso. Esso venne usato dai romani sia per la fanteria che per la cavalleria.



ELMI CON MASCHERE 

ELMI CON MASCHERE FUNEBRI

ELMI CON MASCHERE FUNEBRI

Nel cimitero dell’antica Archontiko, vicino alla città di Pella, l’archeologo Pavlos Chrysostomou ha annunciato il ritrovamento di 50 nuove tombe.

Tra gli oggetti trovati spiccano due elmetti di bronzo con intarsi in oro, armi di ferro, statuette e ceramiche; inoltre, su alcuni cadaveri, bocche e toraci erano coperti con lamine d’oro fatte appositamente per i funerali.

Sono 965 le tombe finora recuperate negli ultimi nove anni ad Archontiko (sebbene le prime scoperte nel sito risalgano al 1996).  Gli archeologi stimano che tutto ciò rappresenti poco più del 5% del cimitero, grande 20 ettari.

Archontiko era il centro urbano più importante dell’antica regione della Bottiaia (o Bottiaea) fino alla fine del V secolo a.c., quando Pella divenne capitale: le tombe infatti vanno dall’Età del ferro all’inizio dell’Età ellenistica.

ELMI CON MASCHERE DA CAVALLERIA

ELMI CON MASCHERE DA CAVALLERIA

Elmo e maschera della cavalleria romana.

E' noto infatti l’uso, nella cavalleria romana soprattutto dell’Impero, di maschere di bronzo che coprivano il volto dei cavalieri, a volte in un pezzo solo con l’elmo.
Le maschere davano una loro temibilità per l'aspetto freddo e impenetrabile.
Se ne faceva molto uso anche nei popoli orientali e sicuramente i romani lo copiarono da questi.

ELMI DA CERIMONIA


ELMI DA CERIMONIA

Il primo è un elmo da cerimonia celtico, il secondo è un elmo da gladiatore, di quelli che i gladiatori potevano permettersi quando erano molto forti e famosi. In tal caso era lo stesso vincitore del circo a scegliersi l'abbigliamento e il lanisco lasciava fare, perchè il personaggio faceva guadagnare molto di più. Il gladiatore famoso era infatti riconoscibile pure dagli spalti se indossava un abbigliamento particolare, magari una maschera che lo contraddistingueva da tutti gli altri.

In quanto all'elmo celtico o comunque straniero, indossare l'elmo nemico, soprattutto se dorato e lavorato, insomma da cerimonia, ben si addiceva al vincitore di quel nemico che ne poteva orgogliosamente mostrare le spoglie.


Soprattutto nel trionfo si usava un elmo e un'armatura da cerimonia, e talvolta l'elmo con maschera ricordava quello del nemico vinto, oppure era proprio l'elmo del nemico vinto.



A seconda dell'epoca e dell'importanza del personaggio gli elmi da cerimonia potevano essere in bronzo, ferro, ottone in genere argentati o dorati, ma non mancarono anche elmi da cerimonia con decori sovrapposti in oro ed anche pietre preziose.



ELMI DI GLADIATORI

L'armamento dei gladiatori, e pertanto anche i loro elmi, che in età repubblicana era legato all’arbitrio individuale, fu regolamentato durante il principato di Augusto, insieme alla definizione di precise classi gladiatorie.

Nacquero così i mirmilloni, i reziari, i traci, i secutor, per citarne alcuni, tutti raccolti in familiae guidate con disciplina dal lanista, imprenditore che faceva commercio di gladiatori e li affittava all’organizzatore degli spettacoli gladiatorii, i munera. La più famosa e grande scuola imperiale di gladiatori a Roma era il ludus magnus, situata vicino all’anfiteatro Flavio.


TRACE

Il “Thraex” apparteneva alla categoria dei gladiatori "Parmularii”. 
Aveva un piccolo scudo rettangolare o circolare (parma) e una corta spada curva chiamata “Sica”.

Indossava due schinieri che arrivavano fino al ginocchio e cosciali fatti da strisce di cuoio o metallo, sovrapposte che proteggevano la parte superiore della gamba fino all’inguine.

Un parabraccio poteva arrivare sino alla spalla e oltre.
Per la testa, indossava un elmo (galea) dall’ampia visiera che proteggeva anche il volto, sormontato da un lophos metallico con una protome a testa di grifone, animale mitologico dal corpo di leone e dalla testa di uccello rapace.


MIRMILLO (Mirmillone) 

Della categoria dei gladiatori "Scutati”.

Infatti aveva un grande scudo rettangolare (scutum) che copriva completamente il corpo dalla spalla fin sotto il ginocchio.

Impugnava un gladio e si proteggeva con un solo schiniere nella gamba sinistra, una manica e un parabraccio.

Per la testa, il mirmillone, indossava un elmo (galea) dall’ampia visiera e che proteggeva anche il volto, sormontato, almeno in origine, da un lophos metallico a forma di pesce.
In pratica ha lo stesso elmo del Trace.


 SECUTOR

Apparteneva alla categoria dei gladiatori “Scutati” come i mirmillones da cui probabilmente deriva visto che l’armamento utilizzato è pressoché identico.

Come l’altro gladiatore infatti anche il secutor si proteggeva con lo scutum e utilizzava per l’attacco il gladius, portava elmo (galea), manica, e l’ocrea alla gamba sinistra.

A differenza del mirmillone però combatteva solamente contro il reziario e perciò alcune parti del suo armamento furono “specializzate” per rendere più difficoltosa la lotta all’avversario.

L'elmo indossato era completamente liscio e con forme tondeggianti, per impedire alla rete di trovare appigli e quindi era più facile che scivolasse via, specie se il reziario, una volta lanciata, la strattonava per far perdere l’equilibrio al secutor.

L’elmo aveva inoltre solo due piccoli fori per gli occhi, che rendevano quasi impossibile al tridente di colpire il volto. Alcuni secutores portavano particolari gorgere per una maggiore protezione al collo.


SCISSORES

Usati come supporto nei combattimenti tra Secutores e Retiarii. Di solito erano con due Secutores.
La loro caratteristica era una mezzaluna affilatissima sul braccio sinistro, usata per tagliare le reti dei Retiarii, mentre col braccio destro impugnavano un gladio o una sica.

L'elmo era simile a quello dei Secutores e come protezione al busto avevano una lorica.


HOPLOMACUS (Hoplomaco)

In origine erano i Sanniti, ma con la riforma di Augusto, il loro nome fu cambiato in Hoplomachi. Apparteneva alla categoria dei gladiatori considerati “Scutati”.

Vestivano alla vita uno stretto balteus variamente colorato e frangiato, e indossavano un elmo pesante dagli ampi paragnati e spiovente paranuca con alto pettine sulla calotta.

Il braccio destro aveva una manica di cuoio rinforzato per parare i colpi degli avversari. Brandivano una lancia (o un gladio) e con la sinistra impugnavano uno scudo rotondo.

Indossavano due schinieri che arrivavano fino al ginocchio e dei cosciali di strisce di cuoio o metallo, sovrapposte che proteggevano fino all’inguine.


DIMACHAERUS (Dimacherio)

Apparteneva alla categoria dei gladiatori “leggeri" e prendevano il loro nome da Di-màcheros, cioè chi nell’arena duellava con due corte spade.

Potevano vestire una semplice tunica senza altra protezione (né elmo né armatura) e solo le loro braccia potevano essere coperte da maniche di cuoio rinforzato o ricoperte di cotta di maglia.

In altra immagine il gladiatore indossa una tunica (forse è una lorica hamata), ha un elmo avvolgente e le gambe protette da gambali.

Ma queste logiche di combattimento lasciano molto perplessi (poco protetti: nel primo caso a testa e corpo, nel secondo alle braccia), a meno che questi gladiatori combattessero solo fra di loro (come i Provocatores) dove qualsiasi tipo di protezione non favoriva o sfavoriva l'avversario.


PROVOCATORES

Prendevano il nome dal verbo provocare, che nel linguaggio militare indicava i legionari armati  alla leggera (velites) che aprivano il combattimento, provocando il nemico in battaglia.

Erano quelli che "riscaldavano" il pubblico, erano proposti all'inizio dei combattimenti. 

Il loro armamento ricordava proprio i legionari: erano dotati di gladio, grosso scudo trapezoidale curvo, elmo da legionario (con l'aggiunta di protezioni al viso),  protezione al braccio armato e schiniere alla sola gamba sinistra.



ANDABATI

Combattevano a cavallo come spiega la parola greca. 

Cercavano alla cieca di raggiungere l’avversario guidandosi sul rumore della sabbia e sul tintinnio delle armi poiché un elmo a tutta calotta, senza buchi toglieva ad essi la vista.

L’introduzione di tale specialità sviliva la qualità del combattimento riducendo il tutto ad una buffonata tra ciechi, anche se gli spettatori ne apprezzavano la goffaggine.

Riempivano gli spazi tra un combattimento e l'altro, o l'ora del pranzo, quando il circo si svuotava per riempirsi nuovamente nel pomeriggio. L'elmo riprodotto è di fantasia ma poteva essere uno del genere.



SUPERCOLLA DEI ROMANI

« I guerrieri romani riparavano i propri accessori di battaglia con una supercolla che conserva ancora le sue proprietà adesive a distanza di 2000 anni, secondo quanto scoperto al Rheinischen Landes Museum di Bonn, Germania.

Nella mostra, Behind the St1ver Mask è possibile vedere le prove di questo antico adesivo usato per montare foglie di alloro in argento sugli elmi dei legionari.

Frank Willer, direttore del restauro del museo, ha trovato le tracce di questa supercolla mentre esaminava un elmo dissotterrato nel 1986 nei pressi della città tedesca di Xanten, in quello che una volta era il letto del fiume Reno.
L’elmo, che risale al I sec. a.c. è stato affidato al museo per il restauro.  

"Ho scoperto la colla per caso, mentre rimuovevo un piccolo campione del metallo con una minuscola sega. Il calore prodotto dallo strumento fece staccare le foglie d’argento dell’elmo, rivelando tracce della colla "

ha spiegato Willer, stupito che, nonostante la lunga esposizione agli elementi, la supercolla non avesse perso le sue proprietà.

Altri accessori per la battaglia conservati nel museo mostrano tracce di decorazioni d’argento molto probabilmente incollate al metallo tramite lo stesso adesivo. 

Sfortunatamente gli oggetti sono troppo deteriorati perché sia possibile rinvenire tracce della supercolla. Tuttavia, l’elmo trovato a Xanten presenta una quantità del materiale sufficiente a stabilire le modalità di utilizzo dell’adesivo.

Secondo le analisi, la colla dei Romani era fatta di bitume, resina e grasso animale» ha fatto sapere Willer a conferma di alcuni studi condotti dai ricercatori della University of Bradford e Liverpool (Gran Bretagna) negli anni ’90. "

(Fonte: Hera n° 97 febbraio 2008)

Finora i ricercatori tedeschi non sono riusciti a ricreare la supercolla. Sempre secondo quanto comunicato da Willer, alla colla «veniva probabilmente aggiunto qualche tipo di materiale inorganico come la fuliggine o la sabbia di quarzo per renderla più resistente ».














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