ARCO DI GIANO



LA DEDICATIO

Giano era un antico Dio latino, detto Ianuus, che regnava con la Dea Ianua, da cui deriva la Dea Iuno, cioè Giunone. Il mese di gennaio era dedicato al Dio, colui che apriva il nuovo anno e chiudeva il vecchio, insomma la fine e il principio. Pur non essendosi trovata una sua statua in loco, la tradizione attribuisce la dedicatio al Dio Giano, ma in realtà le quattro porte erano dette i 4 giani, o ianui, per cui è possibile che il nome indicasse semplicemente le 4 porte.

"Questo è uno di quegli archi, che P. Vittore dice, che erano in ciascheduna delle 14 regioni, e particolarmente nei mercati per comodo del popolo. T. Livio dice che nelle facciate dell'arco, vi fossero statue di bronzo dorato. Gl'immensi massi di marmo, de' quali quest'arco è composto, sono sorprendenti, e, sebbene il medesimo è quasi mezzo seppellito, e molto danneggiato in cima, chiaramente apparisce la sua maravigliosa solidità, e magnificenza. 


ALTRA RICOSTRUZIONE DELL'ARCO DI GIANO
Questi archi di quattro fronti si chiamavano Giani, e sotto i medesimi solevano sedere i banchieri, o usuraj. Il muro di mattoni sopra il medesimo arco è stato fatto ne' secoli bassi allorchè, essendovi in Roma una specie di anarchia, i piccoli tiranni occupavano, e fortificavano tutti i luoghi forti; e, siccome questo Giano negli ultimi tempj era in potere de' Frangipani, era chiamato la torre de' Frangipani."

L’Arco quadrifronte, comunemente detto di Giano, e quindi non dedicato all'imperator, perchè non trattasi di un arco di trionfo, risale al IV secolo d.c., poggia su 4 piloni ed ha 4 facciate. Trattasi di un tetrapylon, ovvero un arco con quattro arcate, a pianta quadrata con il lato di m. 12 per un’altezza di 16 m.. La tecnica costruttiva utilizzata ne conferma la costruzione, secondo gli studiosi, nella prima parte del IV sec. d.c.. 

Per l’alleggerimento della volta a crociera sono stati utilizzati materiali fittili (terracotte) mentre il rivestimento di marmo fu fatto con materiali di spolio di altri monumenti come si vede chiaramente dalla intaccature ai margini delle lastre provocate durante le operazioni di distacco dalle sedi originarie.
Sulle chiavi di volta dei 4 archi vi sono scolpite le figure della Dea Roma e di Giunone, ambedue sedute, e di Cerere e di Minerva in piedi. Le Dee sedute sono quelle più importanti, perchè essere seduti significa stare sul trono, infatti Giove è in trono. Quindi la Dea Roma e la Dea Giunone erano le Dee più importanti, di Roma si capisce bene il perchè, e di Giunone perchè era Regina Deorum, la regina degli Dei. Minerva poi era la Dea delle battaglie, e Cerere la Dea delle messi e dei campi, come dire l'abbondanza difesa dalla spada.

La denominazione dell'arco deriva dal termine latino ianus, la porta, il passaggio, corrispondente all'Arcus Costantini, come risulta nella regione XI dai Cataloghi Regionari del IV sec. d.c., costruito al tempo di Costanzo II, ed eretto al centro di un importante incrocio al margine del Foro Boario vicino agli antichi moli.

Il monumento sorgeva su un ramo della Cloaca Maxima, e serviva da riparo e da ritrovo di contrattazione ai commercianti del Foro Boario, luogo ideale per concludere gli affari all'ombra in luogo noto e famoso, come si facesse convegno a un foro o a una fiera.

Il foro Boario era infatti il luogo delle fiere del bestiame, lo dice anche il nome, e accanto aveva anche il Vicus Argentari, la sede dei banchieri che effettuavano i cambi di moneta o all'occorrenza i prestiti.Unico arco a quattro piloni di Roma, eccetto un altro arco di Giano nel Foro di Nerva, che fu poi abbattuto.

Quello si trovava all'inizio dell'Argiletum, l'antica strada di accesso al Foro repubblicano dall'Esquilino, anch'esso quadrifronte, e munito di tetto a tegole esattamente come quello attuale.

L'ARCO DI GIANO OGGI
L'arco è costruito in travertino e marmo bianco, con 4 robusti pilastri che sorreggono una volta a crociera, mentre all'esterno una duplice fila di nicchie, oggi vuote, ma ornate da semicolonne, dovevano accogliere altrettante statue.

Alcune parti sono di riutilizzo ed altre non finite, come 4 delle 12 nicchie rimaste sbozzate. Gran parte dei fregi sono stati asportati, come parte della grandiosa iscrizione dedicatoria del IV sec., posta sopra la vicina chiesa di San Giorgio al Velabro.

"Le ragioni della sua costruzione sono celebrative degli imperatori del Tardo Impero, nei Cataloghi Regionari viene indicato come Arcus Divi Costantini in Regio XI, quindi come voluto da Costantino mentre un’altra ipotesi lo ritiene costruito in onore di Costanzo II per la visita che fece nel 357 d.c.. A risolvere la questione sono arrivati i risultati del restauro recentemente concluso che hanno reso nuovamente visibile un'iscrizione di cui rimangono però solo tre lettere
COS
che sembrerebbero confermare l'ipotesi, già avanzata nel 1870, da Jordan che aveva potuto vedere addirittura una scritta incisa in greco in una delle facciate interne dei piloni che riportava il nome di Costantino."

Secondo invece Coarelli e Torelli per i frammenti di iscrizione murati nella vicina chiesa di San Giorgio al Velabro e visibili prima dell'attentato del 1993, sarebbe una dedicatoria a un imperatore che avrebbe scacciato un usurpatore (Magnenzio) e quindi l'imperatore sarebbe Costanzo II, oppure Massenzio era l'usurpatore e quindi l'imperatore era Costantino. D'altronde la decorazione residua sulle chiavi di volta è nello stesso stile delle figure dell'Arco di Costantino.



DOPO I ROMANI


In età medievale la famiglia Frangipane ne fece la base di una torre fortificata, chiudendo i fornici e abbattendo il coronamento, forse costituito da un tronco di cono o da una piramide.

STAMPA DEL 1700 CON I RESTI DELLA
TRASFORMAZIONE DI EPOCA MEDIEVALE
Fu restaurato e riportato nella sua forma originale nel 1827, e l’attico che lo sormontava, come si vede nelle antiche stampe, fu demolito perché medievale.
Comunque la sua integrazione nella torre fu un bene, altrimenti sarebbe stato demolito o depredato come tutti i monumenti antichi ad opera dei Papi, cosa di cui si dolse moltissimo Raffaello come risulta da una sua lettera al Papa Leone X.

Nella lettera si lamenta che la scomparsa dell'arte classica non fosse dovuta solo ai fattori che avevano determinato la caduta dell'Impero romano: la Fortuna o le invasioni barbariche, ma soprattutto l'incuria e l'ignoranza degli uomini del Medioevo, che, insensibili a tanta grandezza, ne fecero scempio, smantellando i monumenti per farne materiale da costruzione e addirittura calcificando le statue.

Papa Sisto V Peretti infatti, avrebbe voluto, come è iscritto negli archivi vaticani, l'abbattimento di questo Arco, per farne la guglia con i marmi di San Giovanni in Laterano, e avrebbe voluto darne incarico al Fontana che secondo il Papa poteva liberamente distruggere i monumentii della Roma Pagana per le nuove fabbriche cristiane, come fu in uso dal medioevo fino al IXX sec. Fortunatamente il Fontana non lo distrusse anche se non sappiamo perchè.


CLAMOROSA SCOPERTA

"Sono bastate tre lettere, Cos, venute fuori dal marmo annerito per confermare cio' che gli archeologi sospettavano da tempo. E quello che per secoli e' stato l'Arco di Giano in un colpo solo ha ritrovato la bellezza della sua facciata sul Tevere ed e' tornato a essere, come nel IV d.C., l'arco onorario dedicato all'imperatore Costantino dai suoi figli".

Ebbene si, ormai è certo che l'arco ritenuto di Giano fin dal rinascimento, in realtà era dedicato a Costantino: "Unico arco onorario a pianta quadrata, un tempo ricco di 48 statue incastonate nelle nicchie, divenuto nel Medioevo fortezza per i Frangipane (come il Colosseo) e parzialmente interrato fino al 1827, e' durante i lavori che il colosso ha mostrato quella scritta, Cos, incisa in un blocco della scala per l'attico".

Di certo quelle tre lettere non lasciano incertezze, anche se confessiamolo, ci piaceva molto di più Giano, una divinità che non dava fastidio a nessuno, che non Costantino, cristiano e pagano secondo i suoi interessi, assassino di suo figlio e di sua moglie, che nonostante tutto la Chiesa ha fatto santo.
 

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