TEMPIO DI BACCO PALATINO



"È la rosa la corona di Dionisio,
oppure lui stesso è la rosa della propria corona?
Io credo che la corona sia vinta."

Il Tempio di Bacco era un santuario nella zona sud ovest del palatino, oggi di fronte a un portichetto medievale, nella zona sud della via Sacra, e consta di un grande emiciclo in laterizio che fin dall'epoca della scoperta è stato riconosciuto come il Sacello di Bacco. L'aspetto della struttura è stato conosciuto grazie a una moneta datata all'epoca di Antonino Pio: partendo dalla moneta si è scoperto che l'emiciclo circondava un tempietto rotondo dove era posizionata una statua.

FRAMMENTO DI ARCHITRAVE DEL TEMPIO DI BACCO
Il riconoscimento del Sacello di Bacco è stato dovuto ad un frammento di architrave curvilineo (situato oggi nell'Antiquarium Forense) posto in ricordo del rempio.  L'edificio era situato tra la Domus Augustae e il Tempio di Apollo Palatino (Rodríguez Almeida), dove i poeti onoravano Bacco con una festa annuale (Ov., Trist. 5.3; cf. Hor., Carm. 3.25). Durante la festa si recitavano poesie e venivano dati premi ai componimenti migliori. Aver ricevuto un riconoscimenti del proprio talento poetico alla festa di Bacco Palatino era un grande onore perchè autorizzava a poter leggere le proprie poesie negli inviti dei personaggi influenti, che talvolta oltre all'invito elargivano doni o monete, senza contare che si potevano ottenere raccomandazioni.

"Ho bevuto schietta follia e ubriaco di belle parole
mi metto in marcia, ben armato di furia. Bagorderò.
Che m'importa dei tuoni e dei fulmini?
Se Zeus li scaglia ho un'arma impenetrabile, Amore.
Farò baldoria; sono tutto ubriaco.
Ragazzo, prendi questa corona bagnata dalle mie lacrime.
Non farà invano la lunga strada; è notte fonda,
ma Temisone per me è una grandissima luce."

Propertius, Properzio, cita un altare e un sacrificio "di fronte alle porte del santuario (ante fauces templi), e suggerisce che il tempio fosse locato vicino al Tempio della Magna Mater (iuxta dea magna Cybele). Il santuario esisteva ancora nel II sec. d.c., e dentro il tempio secondo Pausania veniva conservata la zanna di un gigantesco cinghiale, evidentemente la zanna di un mammut.

Anche Marziale cita più volte un Tempio di Bacco sul Palatino, e lo pone accanto al tempio di Cibele. Dato i termini impiegati dagli autori antichi: tempio, ara, santuario, si trattava forse di un'ara chiusa da un recinto (Rodríguez Almeida).

Comunque la sua posizione esatta non ha ancora potuto essere determinata, anche se un grande emiciclo in laterizio che si trova di fronte a un portichetto medievale, rispecchia una moneta effigiata e datata all'epoca di Antonino Pio in cui un emiciclo circondava un tempietto rotondo dove era posta una statua. Che corrispondesse al tempio Bacco si è desunto tramite un frammento di architrave curvilineo su cui vi è una parte di iscrizione riconducibile quasi certamente a questo santuario.

Inutile dire che a Bacco erano d'obbligo le libagioni di vino, ma pure i sacrifici di animali.




  1. Arco di Tito
  2. Antiquarium Forense
  3. Casa di M. Emilio Scauro
  4. Basilica di Massenzio
  5. Horrea Vespasiani
  6. Portichetto medievale
  7. Tempio o Sacello di Bacco
  8. Domus Publica
  9. Tempio di Romolo
  10. Casa delle Vestali


I BACCANALI

"Sopporterò la tua audacia, Bacco, su te stesso lo giuro;
su, comincia il bagordo e tu che sei dio governa il cuore mortale;
nato nel fuoco ami anche il fuoco d'amore,
e mi riconduci incatenato, tuo supplice.
Ma sei traditore e malvagio, nascondi i tuoi misteri,
e i miei adesso li vuoi portare alla luce."


I Baccanali, in latino Bacchanalia, erano una festa orgiastica rituale propria del culto di Bacco, che si diffusero nell'antica Roma, all'inizio del sec. II a.c., come movimento religioso proveniente probabilmente dalla Campania, dove aveva preso forma e consistenza sembra a opera della sacerdotessa Annia Paculla. Si fondava su un culto del dio greco Dioniso o Bacco, a carattere misterico, cioè con riti segreti cui si era ammessi per iniziazione e perseguiva finalità mistiche; tendeva a una salvezza assoluta, oltremondana, contrapposta alla salvezza civica offerta dalla religione di Roma. Il suo fulcro erano comunque i templi di Bacco, soprattutto quello di Bacco Palatino a Roma.

Il movimento dei Baccanali sembrava negare o almeno ignorare i valori genericamente cultuali e specificamente religiosi su cui si reggeva lo Stato romano. Tale fu appunto l'interpretazione che dei Baccanali diede il governo di Roma, così che nel 186 a.c. un decreto del Senato sciolse di forza il movimento, adottando misure di estrema gravità: distruzione dei santuari, confisca dei beni, arresto dei capi e persecuzione degli adepti. Tra giustiziati e suicidi, molti aderenti al movimento vi lasciarono la vita.
La questione dei Baccanali iniziò con il conflitto sorto le contrapposte figure di Catone il Censore e degli Scipioni. Publio Cornelio Scipione Africano era stato, insieme al fratello Lucio, uno dei protagonisti della guerra annibalica; dopo la vittoria di Zama incarnò un nuovo tipo di eroe politico «individualista» che sfuggiva ai vecchi schemi culturali romani, imbevuto di cultura greca.

Contro di lui tuonò Marco Porcio Catone, e nel 187 a.c., riuscì a far scomparire dalla scena politica gli Scipioni e la loro «grecomania»; nel 184 a. c., divenne censore, iniziando ad attuare un programma di moralizzazione pubblica e privata. La repressione dei Baccanali, culto di origine greca e «corrotto», è , come sappiamo, del 186 a.c.

Ma non fu abolita la religione bacchica, bensì le libere associazioni private di culto, per giunta misteriche e dunque allarmanti, anche se l’iconografia e le fonti letterarie testimoniano l’ininterrotta presenza di Bacco sia in età repubblicana (Giulio Cesare contribuì a ridare visibilità al culto) che in età imperiale, soprattutto dal II sec. d.c.. Una lista dei membri di un collegio di iniziati, risalente appunto al II sec. d.c., ritrovata a Tuscolo, nel Lazio, e comprendente cinquecento nomi, tra schiavi e liberti, attesta l'estensione del culto e delle sue organizzazioni. Anche le numerose raffigurazioni sui sarcofagi e affreschi ( celebri quelli della cosiddetta «Villa dei misteri» di Pompei), spesso caratterizzate da simboli dionisiaci, confermano sia la sopravvivenza del culto, sia l’ipotesi che quella del 186 a.c. fu soprattutto un’operazione politica.

Spesso il baccanale coinvolgeva più popolazioni di un territorio che si riunivano per diversi giorni in un luogo-simbolo, dove venivano praticati anche sacrifici animali; sicuramente le pratiche sessuali che vi si svolgevano erano anch'esse finalizzate alla propiziazione.I lari tra i 
In realtà non ci sono prove di una diffusa promiscuità sessuale nei culti dionisiaci. Gli atti sessuali nel culto di Dioniso erano più simbolici e mitici che reali, un tentativo di incorporare le condizioni naturali della riproduzione umana in maniera rituale nel regno della religione di Dioniso, l’archetipo divino di una "vita inestinguibile".

Iisione ne ricorda solo gli aspetti negativi, chiasso, invasamento, aggressività. Altrettanto il console Postumio riferito da Livio, in cui il magistrato espone al popolo le decisioni del senato. Però c'è una contraddizione: Livio ci ha descritto i Baccanali come una congiura segreta rivolta a cospirare contro la repubblica, ma le parole di Postumio sono: « Son certo che voi sapete non solo per sentito dire, ma per lo strepito e per gli ululati notturni che risuonano per tutta la città, che ci sono i Baccanali: da un pezzo in tutta l’Italia e ora anche a Roma in molti luoghi; peraltro non sapete di cosa si tratti: e alcuni credono che sia una religione, altri un gioco o uno scherzo permesso». 
Forse i Baccanali non erano segreti se procuravano tanto rumore.




ARTICOLI CORRELATI



0 comment:

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero