BULLA REGIA (Tunisia)



CASA DI ANFITRITE

LE ORIGINI

Bulla Regia è un importante sito archeologico nella parte nord-occidentale della Tunisia. In origine era una città di origine berbera, situata nord di Dougga, nel nord della Tunisia, vicino all'attuale città di Jendouba. Bulla Regia aveva una prestigiosa posizione, sorgendo nella ricca vallata di Bagradas (Medjerda, principale fiume della Tunisia) ed era collocata sulla via che da Cartagine portava a Hippo Regius. Nel suo suolo sono state ritrovate ceramiche greche di importazione della fine del V secolo a.c., successivamente si registrano manufatti della dominazione punica.

Gli studi e i reperti archeologici e soprattutto le iscrizioni latine portate alla luce dai ripetuti scavi, permettono di tracciare la storia della città dal IV secolo a.c. fino alla conquista musulmana del VII secolo d.c.

Il sito di Bulla Regia è ancora per tre quarti sotterraneo; solo una parte della città è stata cancellata e molto c'è ancora da scavare. Lo stato di conservazione di alcuni dei suoi monumenti come l'anfiteatro ad esempio e l'originalità che caratterizza le case sotto terra spiegano l'interesse di questo sito. Ciò è tanto più giustificato in quanto non è possibile oggi vedere altrove questa particolare architettura delle domus romane.



LA STORIA

- 203 a.c. - Bulla Regia nel III sec. a.c., divenne città romana nel 203 a.c. ad opera di Scipione l'Africano. Sotto il dominio romano Bulla prosperò fornendo prodotti agricoli come grano, cereali, uva e olive al resto dell'Impero.

- 156 a.c. - Divenne poi capitale della Numidia, regno satellite di Massinissa (229-148 a.c.), il quale "riunì i territori degli avi", secondo un'iscrizione, e conferì alla città il titolo di "Regia"; in seguito, anche suo figlio ebbe residenza nella città. 

MONETE DI ADRIANO E LA PROVINCIA AFRICANA
Orosio infatti la descrisse come città reale e residenza di Hiarbas, re numida del I secolo a.c., e sotto al suo regno, un impianto urbanistico a strade ortogonali alla maniera romana venne parzialmente sovrapposto al precedente sistema di vie e insulae dallo schema irregolare.

- 46 a.c. - I romani assunsero il controllo diretto della regione nel 46 a.c., quando Gaio Giulio Cesare (100-44 a.c.) istituì la provincia di Africa Nova estesa da Cartagine a Numidia, alla Tunisia (a parte il deserto), alla costa orientale dell'Algeria e a quella occidentale della Libia. 

Premiò poi la condotta neutrale della città durante le guerre civili e la rese "oppidum liberum" (città non tributaria).

- Divenne municipio sotto Vespasiano (9-79). 

- Sotto Adriano (76-138), la città fu rifondata come "Colonia Aelia Adriana Augusta Bulla Regia", e venne concessa ai cittadini la cittadinanza romana.

- Bulla Regia decadde lentamente sotto il dominio bizantino. Come in altre città del Tardo Impero, l'aristocrazia locale ebbe la possibilità di aumentare l'estensione delle proprie abitazioni a scapito dello spazio pubblico.

I dati storici posteriori su Bulla Regia sono pochi: il cristianesimo subentrò alla religione locale e pagana che venne bandita dalla legge. 

Lo testimoniano due basiliche di stile e di epoca bizantina, ricavate da edifici preesistenti.
Non conosciamo i nomi dei vescovi prima della fine del sec. IV, quando s. Agostino vi fece tappa (nel 399) e vi pronunciò un sermone indignato contro la passione per gli spettacoli teatrali che erano opera del diavolo. 

BULLA REGIA SOTTERRANEA

LA CITTA' SOTTERRANEA


Bulla Regia è nota soprattutto per il suo magnifico complesso abitativo sotterraneo di età adrianea, molto suggestiva e con le sale decorate da bellissimi mosaici (visibili a tutt'oggi, alcuni in loco, altri nel museo del Bardo a Tunisi), con lo scopo di proteggersi dal caldo e dal sole.

BAAL HAMMON
Certamente questa collocazione riguardò i cittadini più benestanti come testimoniano i numerosi decori, capitelli, basi scolpite delle colonne, e pavimenti a mosaico con motivi diversi in ogni stanza. 

La maggior parte degli abitanti di Bulla Regia però ha dovuto vivere fuori terra in case certamente piuttosto solide, ma di solito molto semplici nello stile.

Alle dimore più belle sono stati attribuiti nomi ispiratisi ai magnifici quadri composti da queste centinaia di frammenti di calcare e marmo colorato, come la casa della Caccia, e la Casa della Pesca. 

Un patio e dei pozzi luce garantivano l'illuminazione interna naturale. 

Le iscrizioni risalenti a quel periodo rivelano che gli abitanti veneravano per la maggior parte Baal Hammon, corrispondente romano di Saturno, e seppellivano i defunti in urne, caratteri tipici dell'ambiente punico. 

Del resto i romani concedevano sempre ai paesi conquistati la libertà di culto, aggiungendovi solo i propri Dei romani, ma senza operazioni di conversione. Un capitello del tempio punico dedicato alla Dea Tanit è conservato presso il locale museo, Dea antichissima e Grande Madre Punica.


Infine, un terremoto distrusse Bulla Regia, facendo crollare gli edifici all'interno dei piani sotterranei. La sabbia ricoprì e protesse i luoghi abbandonati, che vennero dimenticati fino al tempo dei primi scavi, nel 1906. Questi furono in parte accelerati dalla distruzione dell'ingresso monumentale della città romana ad opera dei musulmani. Il foro venne scavato nel periodo 1949-52.

Poiché gran parte del sito archeologico è al di sotto del livello del suolo, il drenaggio rappresenta uno dei problemi più importanti. Si è lavorato soprattutto all'abitazione sotterranea chiamata Casa della Caccia, riaprendo e ampliando l'antico sistema di drenaggio romano per facilitare la dispersione dell'acqua. 

Nella Casa d'Amphitrite, si è sgomberato uno scarico che era stato completamente ostruito. Altri lavori sul sito hanno incluso la riparazione di archi danneggiati e la rimozione di vegetazione distruttiva.


LE CASE IPOGEE

Le costruzioni, esempio unico nell'architettura antica, constavano di vari piani scavati nel sottosuolo, ma a volte erano delle vere e proprie abitazioni sotterranee disposte attorno a un peristilio. Anche se il sito sembra a prima vista meno spettacolare di altri insediamenti romani in Tunisia, grande è lo stupore quando, sceso qualche gradino, si accede a un'autentica città sotterranea, miracolosamente sfuggita alla distruzione cristiana più che alla distruzione del tempo.

In questo senso il tempo ha lavorato invece a favore dei resti, riempiendo di sabbia le cavità sotterranee e preservandole in larga parte dalle piogge e dagli agenti atmosferici, ma soprattutto dalla mano iconoclasta dell'uomo.


CASA DELLA CACCIA - CORTILE

CASA DELLA CACCIA

Nella Casa della Caccia, a forma di basilica romana con abside su un lato, un transetto e alcuni spazi collegati si aprivano su quella che in una chiesa sarebbe la navata: questa architettura è stata definita come un esempio di congiunzione fra architettura pubblica e domus della classe dirigente del IV secolo. Questi spazi sono coperti da vari mosaici aventi come tema gli animali e la caccia, ma vennero poi cristianizzati come chiese e cattedrali. 

Mentre le strutture in superficie sono assai rovinate, ben conservato è il vasto piano sotterraneo, dove le stanze affacciano su un cortile a peristilio con colonne corinzie; oltre alle camere, nelle quali i letti poggiavano su piccole piattaforme ornate di mosaici, si riconosce la grande sala da pranzo a triclinio (oecus), contraddistinta da un mosaico pavimentale ancora visibile. Un'analoga disposizione dei locali (due cortili a peristilio, sale da pranzo, saloni e bagni) caratterizza il pianoterra.

CASA DELLA CACCIA - RICOSTRUZIONE DI J. C. GOLVIN
Sicuramente è l'edificio sotterraneo più bello di Bulla Regia, ha un cortile di 8 colonne, una sala da pranzo, delle camere da letto e un bagno aperto su questo bellissimo cortile.
Mentre molte delle case di Bulla possono apparire come se fossero solo sotterranee, invece hanno anche grandi strutture sopra la superficie. Entrambi i piani formavano lo spazio della casa, ma aumentavano anche l'effetto di raffreddamento del piano sotterraneo. 

Notare le aperture esagonali nella sovrastruttura, che ha reso il peso sulle colonne sotto molto più lieve, senza ridurre la resistenza del tetto. Inoltre, questi fori lasciano più luce nelle stanze sotterranee.

Tuttavia il piano terra a livello di superficie non rivela tracce di strutture più grandi. Tutto ciò che può essere trovato a questo livello, livello strada, sono latrine e un grande bagno. Stranamente questa casa è quasi tutta sotterranea.

Tutti gli ambienti della casa hanno una copertura a volta costruita secondo una tecnica particolare del Nord-Africa, dove venne adottata a partire dal II secolo d.c. e utilizzata fino alla conquista araba. Si tratta di volte realizzate con tubi di terracotta, a forma di bottiglia senza fondo, incassati gli uni negli altri e col collo rivolto verso l'alto; le saldature sono fatte in gesso, collocato nel fondo aperto del tubo e fissato al collo dell'elemento precedente. 

La chiave di volta è ottenuta con un doppio imbottigliamento di tubi spezzati e riempiti di gesso. Le serie di archi così montati erano poi fissate tra loro col gesso. Terminata la costruzione della volta, la sua superficie veniva rivestita da uno strato di calce, che poi veniva spesso decorato. 

Questo sistema, usuale in numerosi edifici romani della Tunisia, fu probabilmente adottato per la mancanza dei materiali classici per la costruzione di volte, in quanto permetteva la fabbricazione di coperture, talvolta anche di grandi dimensioni, leggere ma resistenti. Limitata in origine al montaggio di arcate a semicerchio, la tecnica fu utilizzata in seguito per la costruzione di volte a crociera e di cupole.

MOSAICO DI ANPHITRITE - IL TRIONFO DI VENERE


CASA DI ANPHITRITE

In alcune abitazioni, come la Casa di Anphitrite, si conservano ancora gli splendidi mosaici con colori raffinati e accurata resa delle ombre e delle forme a tutto tondo. Il mosaico di Anfitrite con aureola è un esempio di tale maestria. 

Anfitrite era una Dea del mare, tuttavia, la figura dominante sul mosaico è Venere. In realtà Venere viene spesso confusa con la nereide Anfitrite, da cui il nome della casa) e nel mosaico vine portata in trionfo da due mostri marini, una specie di centauri, entrambi con forti espressioni facciali. Venere è un'apparizione sorprendente per entrambi ii suoi accompagnatori.

Nota anche il Cupido che cavalca un delfino mentre si ammira in uno specchio (in basso a destra nella foto). La storia racconta che quando questo edificio fu scavato, fu trovato uno scheletro femminile legato a una sedia, si è pensato ad una donna punita per adulterio.

MOSAICO DI ANPHITRITE

CASA DEL PESCATORE

La Casa del Pescatore venne ristrutturata in modo da collegare due insulae separate, trasformando un passaggio in un vicolo cieco. 

Nella particolare architettura di abitazione sviluppata nella città, un edificio a livello del terreno, che poteva ricevere il sole invernale che non scaldava troppo l'ambiente, possedeva anche un livello sotterraneo, sviluppato attorno ad un atrio a due piani. 

LE VOLTE A TUBI DI TERRACOTTA
Dal pianterreno è stato invece asportato il grande mosaico della liberazione di Andromeda, ora al Museo del Bardo.

Tubi di terracotta aperti erano situati nelle volte, si dice in modo che l'acqua spruzzata sul pavimento, oltre a rendere vividi i colori dei mosaici, evaporasse rinfrescando l'ambiente. In realtà era la mancanza di pietra a suggerire questo metodo atto ad alleggerire la volta.

La casa del pescatore è situata nell'isolato adiacente alla Casa della Caccia. Al piano sotterraneo, una galleria circonda un atrio rettangolare, delimitato da quattro grossi pilastri, sul quale si aprono diversi ambienti; uno di questi è decorato da un mosaico che raffigura un mare pescoso con Amorini e anatre.

Oltrepassata la Casa del Pescatore, si prende a sinistra un sentiero che porta a un'antica sorgente, ancora in funzione ma protetta da un'installazione moderna (antica fontana monumentale o ninfeo non è più visibile).



CASA DEL PAVONE

CASA DEL PAVONE
La seconda cosa più interessante di Bulla Regia, dopo le case sotterranee, sono i molti esempi chiari di antichi sistemi di aria condizionata e servizi igienici che caratterizzavano queste abitazioni, chiari segni di civilizzazione. 



CASA DEI TESORI

Dalle terme memmie, dopo aver attraversato una strada lastricata, si prende un sentiero in direzione nord e si visitano, a sinistra, la Casa del Tesoro (nel sotterraneo uno splendido mosaico).

Nel vederla sembra una casa del tutto normale, tranne che per il fatto che è piuttosto sotterranea. Non ti aspetti di trovarvi sotto gli splendidi mosaici che ha. Le dimore erano senz'altro di gran lusso.

Il nome lo deve solo al fatto che al suo interno sono state reperite diverse monete romane, insomma un tesoretto.

Poco oltre sempre sulla sinistra, due basiliche cristiane risalenti al VI sec. 

La più grande presenta ancora qualche colonna in marmo e, opposto all'altare, il profondo bacino del battistero; nei mosaici sono rappresentati pesci e uccelli.

Gran parte dell'antica città romana deve ancora essere riportata alla luce; infatti Bulla Regia, a differenza di altri siti archeologici, non ha ancora ricevuto il riconoscimento di "patrimonio dell'umanità" da parte dell'UNESCO, e questo influisce negativamente sull'avanzamento degli scavi data la cronica mancanza di fondi. 

E' un cane che si morde la coda, niente scavi niente Unesco, niente Unesco, niente soldi per scavi.


IL FORO

IL FORO

Un centinaio di metri più a sud si trova il foro, vasto spiazzo un tempo lastricato e oggi in grave stato di abbandono; a ovest resta il basamento del Capitolium, a nord pochi resti del tempio o santuario di Apollo, che consta, secondo il modello africano, di una corte e di una cella; un importante gruppo di statue in marmo, rinvenute nel tempio, è oggi al Museo del Bardo. 

Sul foro, circondato da portici secondo l'uso romano, si apriva la basilica del foro, con un'abside sui due lati minori. Come cattedrale possiede un'inusuale fonte battesimale, inserito al centro della parte terminale (occidentale) della navata.

Bulla emerse nel circa V secolo a.c. sotto Cartagine. La "Regia" (reale) fu aggiunta più tardi quando divenne la capitale di uno dei regni numidi di breve durata tollerati da Roma in seguito alla distruzione di Cartagine. La Bulla Regia prosperò veramente sotto il dominio romano, in particolare nel II e nel III secolo d.c., quando i suoi cittadini si arricchirono colla vendita del grano ai romani; infatti la maggior parte degli edifici del sito risalgono a quell'epoca.

Il Forum di Bulla Regia è il più grande quartiere pubblico continuo di Bulla Regia. A sud del foro una strada conduce al mercato, ampia corte lastricata circondata da un portico su cui affacciavano piccole botteghe.

L'ANFITEATRO

L'ANFITEATRO

La città romanizzata di Bulla non poteva farsi mancare un anfiteatro, seppur di modeste dimensioni, naturalmente posto all'aperto, cosa che scagliò l'ira in un sermone di Sant'Agostino di Ippona (354-430) contro l'immoralità dovuta alla sessualità ed alla libertà delle donne. 

Il monumento però non è stato distrutto totalmente dai cristiani, bensì ha mantenuto i dettagli architettonici e le gradinate, ma solo grazie al fatto di essere stato sepolto dalla sabbia fino al 1960-1961.
Solo le file di sedili superiori sono sparite, in quanto usate per le basiliche cristiane, così come la maggior parte delle colonne e delle pareti del palcoscenico.

TERME IULIA MEMMIA - BULLA REGIA

LE TERME

Le Terme della città vennero costruite da Julia Memmia, figlia di un vecchio console, originario della città. Secondo altri autori invece Julia era la moglie di Settimio Severo, il primo imperatore africano dell'Impero Romano.

La strada che costeggia le terme giunge infine al teatro, costruito in piano e poggiante su possenti volte rampanti; la cavea presenta ancora la serie inferiore delle gradinate e l'orchestra (accessibile tramite due passaggi a volta) l'originaria pavimentazione.

Le sale d'ingresso (grande vestiarium longitudinale, frigidarium con due piscine) sono particolarmente maestose. I bagni memmiani sono di gran lunga gli edifici più alti di Bulla Regia e sono anche piuttosto estesi, con pareti alte e stanze ad arco. 

Scavato nel 1909 questo stabilimento termale ha conosciuto degli importanti lavori archeologici, di cui le recenti ricerche franco-tunisine hanno dato luogo a una bella pubblicazione scientifica.
Le imponenti rovine delle terme di Julia Memmia datano agli inizi del III sec. d.c. e conservano ancora qualche frammento di pavimento a mosaico con motivi geometrici.

I BAGNI DELLE TERME

TEMPLI DI APOLLO BAAL E ISIDE

Gli scavi, intrapresi all'inizio del secolo, proseguono oggi a cura dell'Istituto nazionale di Archeologia e Arte di Tunisi; le ricerche hanno portato alla luce numerosi monumenti d'epoca romana, ma hanno anche permesso di individuare le origini preromane dell'abitato e di scoprire qualche traccia dell'occupazione araba di età medievale. 

Sul forum si sono scoperte tracce di tre templi: di Apollo, ovviamente di importazione romana e presumibilmente di epoca augustea, quando il suo culto era molto celebrato: di Baal, il maggiore Dio locale, corrispondente un po' al Giove dei romani. 

In prossimità del teatro, a sud e a ovest della scena, si trovano due vastissime spianate, circondate da colonnati, che conservano tracce di numerosi templi tra cui quello di Iside, Dea di importazione egizia.

Il settore occidentale del Foro comprendeva invece un giardino (viridarium) con un passaggio centrale, lastricato e racchiuso da due lunghe vasche. Si ritorna verso l'entrata e, dopo aver costeggiato alcune grandi cisterne, si giunge a un monumento in opus reticulatum, probabilmente il più antico di Bulla Regia (I secolo d.c.); si tratta forse di una basilica a tre navate divise da pilastri.

Poco oltre, attraversata la strada, sorgono le grandi terme meridionali (60 m per 55), non ancora riportate completamente alla luce, e la chiesa di Alessandro, edificio rettangolare nel quale due fila di greppie in pietra, che servivano a ricevere o a distribuire prodotti della natura, delimitano tre navate.

L'esatta destinazione dell'edificio, distrutto da un incendio, è tuttora incerta; al suo interno sono stati trovati pezzi di travi e diversi oggetti, tra cui una croce con iscrizione, cofanetti, vasi, piatti in terracotta del diametro di quasi un metro e un centinaio di anfore per grano, vino e olio.





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