GIULIO NEPOTE




Nome completo: Iulius Nepos
Nascita: 430 circa
Morte: Dalmazia, 25 aprile, 9 maggio o 22 giugno 480
Predecessore: Glicerio
Successore: Romolo Augusto
Consorte: Nipote di Leone I
Dinastia: Casata di Leone
Padre: Nepoziano
Regno: 474-475 d.c.


LE ORIGINI

Giulio Nepote era figlio di Nepoziano, che nel 458 era Comes et magister utriusque militiae e comandante dell'esercito di Maggioriano. Nepoziano scacciò i Visigoti di Teodorico II da Arelate, costringendoli a tornare foederati di Roma. Insieme ai Visigoti sconfisse i Burgundi e riprese Lione, poi sconfisse i Suebi. Nel 460 fu deposto per ordine di Teodorico II, forse perché ostile a Ricimero e morì nel 465. Insomma era figlio di un uomo potente ed esperto nell'arte militare.

In più era nipote di Marcellino, patrizio pagano e Comes rei militaris dell'Illyricum, cioè della Dalmazia. Alla morte dello zio ereditò la sua carica, formalmente alle dipendenze dell'Impero Romano d'Occidente, ma in realtà autonomo.

Come lo zio, Giulio Nepote intrattenne ottime relazioni con l'Impero Romano d'Oriente sposando tra l'altro una nipote di Leone I, l'imperatore d'Oriente.
Dopo la morte di Anicio Olibrio nel 473, Leone I doveva designare il nuovo imperatore, ma si astenne a lungo, finchè il patrizio Gundobado nominò imperatore d'Occidente Glicerio. Leone nominò allora il genero Nepote.



IL REGNO

Nel 474, alla fine dell'inverno, con la riapertura delle rotte marittime, Nepote partì per Roma e sbarcato a Ostia depose Glicerio, lo fece nominare vescovo di Salona in Dalmazia e si fece nominare imperatore d'Occidente. Secondo alcuni la nomina avvenne a Ravenna, quando ancora era Augusto Glicerio, oppure fu nominato Cesare a Ravenna e poi Augusto a Roma, dopo la deposizione di Glicerio.

Nepote cercò di consolidare i territori dell'Italia e della Gallia nominando nuovo patrizio e magister militum, Ecdicio Avito, figlio dell'imperatore Avito. I Visigoti, che avevano occupato la Provenza, scesero a patti con l'imperatore. Nepote inviò una ambasciata di religiosi, tra cui il vescovo di Tolosa, Epifanio di Pavia, che riuscì ad instaurare buoni rapporti coi Visigoti. Ma fu solo con la seconda ambasciata di vescovi, nel 475, che i Visigoti cedettero la Provenza prendendo in cambio la città di Alvernia; l'accordo era raggiunto.

Intanto Genserico, re dei Vandali, continuavano ad attaccare l'Italia, non riconoscendo l'imperatore d'Occidente. Nepote tentò di negoziare la pace, ma avendo forze militari inferiori, dovette cedere l'Africa, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica e le Isole Baleari. L'impero dì Occidente era ridotto al minimo.

Nepote coniò moneta a Roma, Ravenna e Milano, e ad Arles, in Gallia, oltre ad alcuni solidi con le effigi degli imperatori d'Oriente Zenone e Leone II, per testimoniare il legame amichevole che tuttavia non gli dette alcun aiuto reale durante il regno.



LA MORTE

Nel 475, Flavio Oreste, un romano della Pannonia, nominato da Nepote Magister Militum delle forze romane nella Gallia meridionale, partì da Roma, conquistò Ravenna e costrinse Nepote a fuggire in Dalmazia. Oreste, di origini germaniche e quindi barbaro, non poteva diventare imperatore, per cui fece nominare suo figlio, Romolo Augusto, di madre romana. In effetti il governo rimase nelle mani di Oreste, anche a causa della giovanissima età di Romolo.

Si sospetta che nel colpo di stato di Oreste ci fosse la connivenza del Senato romano, che non gradiva il legame di Nepote con l'Impero Romano d'Oriente. Nepote si ritrovò così a Salona, dove c'era il vescovo Glicerio, da lui deposto pochi anni prima, e forse questo gli fu fatale.

Giulio Nepote continuò a regnare sulla Dalmazia, considerandosi il legittimo imperatore d'Occidente fino alla sua morte nel 480 d.c., per cui secondo alcuni questa è la vera data della fine dell'impero.
Sembra sia stato ucciso nella sua villa nei pressi di Salona dai comites ai suoi ordini Ovida e Viatore, mentre riorganizzava un esercito contro Oreste, forse dietro istigazione di Glicerio che non aveva dimenticato.

Subito dopo la sua morte, Odoacre salpò per la Dalmazia, difesa dal generale Ovida: Odoacre lo sconfisse in battaglia e lo uccise, il 9 dicembre 480, annettendo la Dalmazia al suo regno.




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