CASA DELLA FARNESINA ( Villa Vipsanio Agrippa)





La Villa della Farnesina, ovvero la sezione romana della Villa di Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, sontuosissima domus di epoca augustea, fu riportata alla luce a Trastevere nel 1879, in via della Lungara, nel Rione Trastevere, nel Municipio I.

La Villa è uno degli edifici più rappresentativi dell'architettura rinascimentale del primo Cinquecento. Progettata da Baldassarre Peruzzi fu il prototipo della villa suburbana romana e, a ricordare i fasti degli Horti Romani, venne affrescata dai migliori pittori del suo tempo: Peruzzi, Sebastiano del Piombo, Raffaello Sanzio e la sua scuola (compreso Giulio Romano) e il Sodoma.

Il ritrovamento avvenne durante i lavori per la regolamentazione degli argini del Tevere, nei pressi della sede dei Lincei, nel 1880 . I resti della villa furono esplorati solo in parte e distrutti, ma l’elevata qualità delle decorazioni impose il recupero di affreschi, mosaici e stucchi, da allora conservati nel Museo Nazionale Romano.

Sotto a una parte del giardino della Villa Farnesina si sono avuti ritrovamenti archeologici finchè, nel XIX secolo, è emersa la lussuosa casa di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia maggiore. Per aderenza al luogo è stata chiamata Casa della Farnesina ed è particolarmente ricca di affreschi, molti dei quali sono oggi al Museo romano di Palazzo Massimo alle Terme. 

Finora è stato possibile scavare solo una metà posta sotto i giardini, mentre è sconosciuta la parte sotto le costruzioni di via della Lungara. Sappiamo che non è impossibile scavare al di sotto di queste costruzioni ma sappiamo pure quanto poco si fa in Italia per l'immenso valore culturale di cui dispone.

SALA NERA

CASA DELLA FARNESINA

L'edificio è orientato sull'asse nordest-sudovest lungo il fiume ed aveva il suo asse centrato su una grandiosa esedra, rivolta al fiume in un'interessante combinazione prospettica. 

Questa struttura era sorretta da tre muri concentrici, con un prospetto esterno a speroni che proseguiva anche oltre un porticato rivolto al fiume sugli avancorpi laterali, o almeno così si presume, avendo scavato quello destro. 

Il lato verso Trastevere era invece percorso da un lungo criptoportico con loggiate voltate su pilastri. Oltre esso, sulla strada, si trovava una lunga fila di ambienti con cellette per botteghe e magazzini.


La parte centrale della casa era munita di una piccola corte, dove si aprivano due cubicoli e un oecus (stanza da pranzo). Sull'esedra si apriva un altro cubicolo estivo. 

ALLEVAMENTO DI DIONISO
Il resto dell'avancorpo sinistro era occupato da sale di minor pregio e da alcune corti scoperte.
Nell’allestimento museale a Palazzo Massimo le decorazioni asportate sono state ricomposte all’interno di stanze ricostruite nelle dimensioni originarie.

Si è cercato di ricreare, per quanto possibile, la stessa sequenza degli ambienti che si potevano scorgere all'epoca, percorrendo il lungo criptoportico fino al giardino, dove si affacciavano il triclinio invernale e due cubicoli dalle pareti rosso cinabro, per poi raggiungere, attraverso un altro corridoio, un terzo cubicolo.

La villa ricorda sicuramente la villa dei Misteri di Pompei o i "quadretti di paesaggio" di Pompei, col gusto scenografico ellenistico, specialmente nelle ville che si affacciavano sul mare o su una valle, anche se qui si affaccia sul Tevere. 

Anche qui il centro è occupato da esedre bordate da loggiati.

I molti richiami al mondo egizio che appaiono nelle decorazioni della villa riguardano sia il gusto, cioè la moda di allora, sia la celebrazione della conquista dell’Egitto, ad opera dello stesso generale Marco Vipsanio Agrippa, artefice della vittoria ad Azio. 

Gli affreschi, esemplari della grande pittura di età imperiale a Roma, sono una combinazione tra il II e il III stile della pittura muraria romana. Essi sono in parte composti da scene mitologiche centrali su uno sfondo bianco, che sono circondate da fasce rosse. Nello sfondo sono rappresentati colonne ed altri elementi architettonici, come festoni, piante, uccelli e animali mitologici.


SALA NERA


LA SALA NERA

Tra le stanze della casa c'è una grande sala decorata con pitture a sfondo nero, in campi divisi da esili colonnine dipinte. 

In basso uno zoccolo è ornato con motivi a meandro. 
Particolarmente interessante è il fregio con scene egiziane, incentrate probabilmente sul tema del saggio giudice, che sembrano illustrare un testo letterario che non ci è noto, forse un popolare romanzo alessandrino. 

In generale le scene sono composte da una prima parte, dove si vede l'insorgere della controversia, e una seconda dove si vede il giudizio vero e proprio.

Il fondo monocromatico e la funzione puramente decorativa dell'esile intelaiatura architettonica colloca queste pitture nel  "terzo stile pompeiano",  con le pareti concepite unitariamente invece che come pretesto per i giochi prospettici. La stesura poi "a macchie", molto ricercata, ha i suoi modelli
nell'ambiente egiziano del I secolo a.c.

Nella sala nera è conservato pure una parte del pregiato pavimento musivo a tessere bianche e meandri geometrici.



IL CUBICOLO B

Il cosiddetto cubicolo "B" ha una parete di fondo con pitture ben conservate. Una firma sulla parete reca il nome di uno dei pittori dell'atelier che realizzarono la decorazione, Seleukos, nome di origine siriaca. 

La parete è tripartita verticalmente, secondo uno schema consueto, ma non ha alcune prospettiva illusionistica tipica del II stile. 

CUBICOLO B
La parte centrale presenta infatti un'edicola dipinta con un quadro, che non allude a un paesaggio retrostante. 

In basso è dipinto uno zoccolo e i pannelli sono a sfondo rosso; in lato la parte centrale è decorata da timpano, mentre quelle laterali sporgono con due corpi dove si aprono nicchie e edicolette. 

In lato al centro presenta uno sfondo scuro sul quale si stagliano esili vittorie alate e un colonnato prospettico appena accennato.

La scena nel quadro centrale è un episodio dell'infanzia di Dioniso, tratto da un originale greco del IV secolo a.c., mentre due quadretti laterali, sorretto da genietti femminili alati, hanno sfondo bianco e scene di gineceo disegnate in uno stile arcaizzante, ripreso da originali del V secolo a.c. 

Colpisce l'elemento eclettico della decorazioni: grandi superfici di colore e intelaiatura architettonica esile tipica del III stile, decorazioni accessorie neoattiche (genietti, vittorie, acroterii, racemi...) e quadri classici riprodotti in grande dimensione. Lo stile classicista delle pitture le datano al 30-20 a.c.




LE PITTURE DI GIARDINO

Sempre nella Casa della Farnesina sono stati rinvenuti alcuni frammenti di pitture di giardino di poco posteriori a quelli famosissimi di Livia.

Nel 40-20 a.c., nella Villa di Livia a Prima Porta a Roma, venne scoperto nel 1863 un ninfeo sotterraneo ricco di splendidi affreschi raffiguranti scene di giardino.

Di stile simile dovevano essere gli affreschi della Casa di Agrippa in cui si ritrovano due fontane marmoree a forma di vaso, di forma simile a quelle classiche greche.

Le fontane accolgono un tranquillo zampillo d'acqua e si stagliano sopra il verde di un giardino ornato e diviso da incannucciate di bambù molto simili a quelle dei più sofisticati giardini moderni.

L'effetto scenografico era di riposare in una stanza immaginando, con l'aiuto delle pareti affrescate, di giacere in mezzo ad un rigoglioso giardino, pieno di piante fiori e uccellini.

GLI STUCCHI

GLI STUCCHI

I cubicoli "B", "D" ed "E" erano coperti da volte a botte coperte da stucchi, oggi giustamente staccati e conservati al Museo delle Terme.

La decorazione è organizzata in zone piccole e grandi di forma quadrata, rettangolare e a meandri, coi bordi composti da leggeri kymatia.

I riquadri minori presentano motivi di carattere arcaicista o grottesco, con Vittorie alate, amorini, grifi, Arimaspi (cioè ciclopi), candelabri, girali. 

I riquadri maggiori sono invece decorati da paesaggi idilliaci (cubicoli "B", "D" e angoli dell'"E"),  scene dionisiache (angoli dei cubicoli "B" e "D") e scene del mito di Fetonte (centro del cubicolo "E").

Nel "D" è particolarmente rappresentativo il pannello centrale con la scena di iniziazione dionisiaca, con un sileno nell'atto di compiere la "mystica vannus" alla presenza di un fanciullo col capo coperto, l'iniziato, di una donna patrocinante e di un inserviente. 

Sembra si trattasse dell'iniziazione di Cesarione, il figlio di Cesare e Cleopatra.

Lo sfondo è essenziale, con un platano (albero dionisiaco), un pilastro (a sinistra) e una quinta con tendaggi (a destra). 
Si assiste in queste scene a tendenze in atto anche in pittura quali l'assottigliamento degli elementi e la rarefazione della composizione. 

Particolarmente curata è la disposizione simmetrica e la resa dei dettagli nonostante il bassissimo rilievo, che testimonia il livello raggiunto nell'età augustea in questo tipo di decorazione.

OECUS

LA CASA SUL FIUME

Viene da pensare che al tempo di Augusto la zona dove si trova la casa di Vipsanio era piuttosto lontano
dal centro della città. Non dimentichiamo che il quartiere trasteverino era al di fuori della Roma che contava, tanto che poi rimase fuori pure delle mura aureliane

Come mai allora una casa così lussuosa si trovava nel quartiere transtiberino, un quartiere povero, con strade sporche, e soprattutto esposta alle inondazioni del Tevere, nonchè isolata dal centro della città?
CUBICOLO D LATO DESTRO
Molti se lo sono chiesto e hanno portato alcune risposte. 

Si dice che la costruzione di una casa in una tale zona malsana era un modo chiaro per mostrare la ricchezza del proprietario, perché la costruzione non richiedeva cure continue e costose per
per preservare la funzionalità e la bellezza.

CUBICOLO A
Ma non ci convince, Vipsanio era ricchissimo e poteva ben permettersi una villa al centro dell'urbe e pure il suo mantenimento.
Per altri la casa fu costruita in una località così isolata per sfuggire al rumore e i pettegolezzi della città e di essere al sicuro da occhi indiscreti, così come dalla vita politica frenetica.

La casa è stata costruita secondo il gusto più squisito di quel tempo e decorata dai migliori artisti
vive a Roma. 
Era piena di portici, esedre, palestre, e cabine e coperto con dipinti, stucchi, e
terracotta della più grande finezza.

Macrobio ha riportato in un commento che il futuro imperatore Augusto diceva che aveva due figlie amate da affrontare-la Repubblica e Julia.

All'età di quattordici nel 25 ac, Julia era sposato fuori ad un cugino che aveva tre anni più di lei, Marcus
Claudio Marcello.
Il marito di Julia era il nipote prediletto e successore designato di Augusto, ma morì solo due anni
dopo il matrimonio.

OECUS ROSSO

Poi, nel 21 a.c., Julia-che aveva 18 anni, sposato Agrippa, l'amico più fidato di Augusto. Agrippa veniva da una famiglia di rango modesto ma divenne importante e potente sotto Augusto.

Il matrimonio era stato quindi un passo necessario per imbrigliare il potere del generale. 

Come racconta, nel tentativo di renderlo consapevole della delicatezza della situazione, il suo consigliere, Mecenate, disse ad Augusto, "Hai fatto Agrippa così grande che dovrebbe diventare tuo genero o essere ucciso. "

PARTICOLARE DELL'OECUS
Iulia era una tipina che amava la mondanità, ma amò, nonostante la differenza di età, Vipsanio Agrippa e per lui poteva ben seguirlo nella casa che lui preferiva. 

E la casa che Vipsanio preferiva era quella sul Tevere da cui poteva rapidamente essere condotto a mare per controllare o guidare la sua potente flotta di Miseno che aveva già condotto in tante battaglie.

Vipsanio era uomo di guerra, per giunta di modeste origini, non amava la mondanità ma amava la vita del generale, e soprattutto amava il mare. Dovendo vivere a Roma si accontentò del Tevere, un po' come fece Cesare una volta tornato in patria a godersi la pace e la sua Cleopatra nei famosi Horti Cesariani sulla riva del fiume.





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