ROSELLE (Toscana)



Situata a 10 km da Grosseto, nel passaggio tra la Valle dell'Ombrone e la Maremma grossetana, Roselle è una delle lucumonie, città-stato etrusche, meglio conservate della zona dell'Etruria centrale; situata sulla riva dell'antico lago Prile, una delle zone archeologiche più interessanti d'Italia.



ROSELLE ETRUSCA

La sovrapposizione di edifici e mura appartenenti alle civiltà Villanoviana, Etrusca e poi Romana rende questa città un interessante spaccato del graduale passaggio da una civiltà all'altra come tutte le città di questo territorio. Chiamata Rusel dagli Etruschi divenne Roselle per i Romani.
Con tracce di frequentazione preistorica e protostorica, Roselle venne abitata dalla I metà del VII sec. a.c., probabilmente dall'unione di diversi borghi  dei territori circostanti, attirati dalla terra estremamente fertile, dalla possibilità di controllare le vie di comunicazione e nella naturale possibilità di difesa del luogo.


Roselle è una città costiera sull'antico lago di Prile, importante per la pesca e per il commercio con le città etrusche dell'interno. Il fiume Ombrone, presso la cui foce Roselle sorgeva, faciltava poi il commercio con la VaI d'Orcia.
Una delle maggiori città etrusche della zona Roselle si sviluppò a danno delle lucumonie vicine in particolare Vetulonia, fino ad allora la città etrusca più importante della Maremma.

Si può riscontrare una continuità di vita anche in età classica ed ellenistica come si dimostra dai numerosi ritrovamenti di ceramica attica a figure rosse.  A valle, reperti di un deposito votivo e molta ceramica fine di importazione confermano la continuità della città nel Ve IV sec. a.c. Sulla collina nord, nonostante le modifiche strutturali del I sec. d.c., tra cui la costruzione dell'anfiteatro, si rilevano muri pertinenti di epoche diverse che denotano una continuità nello schema urbanistico.

LA CASA DEI MOSAICI
Dionigi di Alicarnasso la nomina insieme a Chiusi, Arezzo e Volterra per aver promesso aiuti ai Latini contro Tarquinio Prisco alla fine del VII sec. a.c., il che fa pensare che Roselle doveva essere già organizzata come città in età orientalizzante, se era in grado di fornire forze militari al pari dei grandi centri etruschi.

Ruderi archeologici riportano il centro al VII sec. a.c., come l"'edificio con recinto", luogo di culto localizzato nella valle fra le due colline, ove in età romana sorgerà il fòro. Nel VI sec. a.c. la città ebbe un notevole sviluppo: dall'ultimo quarto del VI sec. a.c. considerevole, infatti, fu l'importazione di ceramica attica, che aumentò cofermando Roselle come un importante centro urbano. 


Le mura ciclopiche

MURA ETRUSCHE
La cinta muraria si afferma costruita dagli Etruschi tra il VII e il VI sec. a.c.,  detta "mura ciclopiche" perchè costituite da blocchi poligonali giganteschi incastrati a secco, ma non furono mai costruite dagli Etruschi, i quali peraltro tagliavano il tufo in blocchi ben squadrati, come si vede nelle antiche mura serviane di Roma.

Le mura costruite non si sa bene da chi e per giunta di molto anteriori alle date citate, risultano comunque ben conservate per tutto il il perimetro lungo oltre tre chilometri, con altezza media di circa sette m, con ben sette porte di accesso alla città.

La città, in questo periodo, era costruita in argilla, terracotta e pietre a secco. Le due colline e la valletta intermedia erano ampiamente urbanizzate, pur conservando, come rivelano gli scavi,  fisionomie diverse, di edifici privati sulla collina settentrionale, di tipo artigianale su quella meridionale.



ROSELLE ROMANA

Nel 294 a.c. fu conquistata ad opera del console Lucio Postumio Megello, come è ricordato da Livio. che ampliò e abbellì la città con terme, ville ed un anfiteatro fra i meglio conservati della zona. Sotto l'Impero Roselle divenne municipio romano e poi Augusto la trasformò in colonia.

Uno strato di distruzione e resti incendiati dei primi decenni del I sec. a.c., fanno pensare che anche Roselle sia stata coinvolta nelle distruzioni operate da Silla, così come era accaduto a Talamone, a Vetulonia, Populonia, Volterra e Fiesole.

Con la Lex Iulia e la Lex Plautia-Papiria, gli abitanti di Roselle, sottomessi da Roma, furono inseriti nella tribù Arnensis e divennero finalmente cittadini romani. Lo strumento principale della romanizzazione dei territori conquistati era la colonizzazione, che aveva lo scopo di controllare il territorio conquistato e di respingere gli attacchi esterni.

Roselle, in età romano-imperiale ebbe un forte incremento demografico con un'intensa attività edilizia e monumentale, prodotto della protezione augustea e dell'evergetismo di potenti famiglie locali (i Vicirii, i Bassi). Alla città venne attribuito il titolo, ormai puramente onorifico, di colonia, testimoniato sia da Plinio il Vecchio e da testimonianze archeologiche, quali l'iscrizione Pub(lica) Col(onia) Rus (ellana) stampata su condutture in piombo per l'acqua poste nel centro cittadino.

Sono riferibili a quest'epoca l'anfiteatro, il monumentale complesso forense, la basilica dei Bassi, il Foro, un ingegnoso sistema di raccoglimento delle acque piovane e naturalmente le Terme.



IL DECLINO

Nella tarda età imperiale, Roselle fu soggetta alla decadenza che investì progressivamente le città romane. Vi fu lo spoglio dei marmi e degli ornamenti delle strutture romano-imperiali, per fare un uso diverso degli edifici ma soprattutto per edificare chiese e palazzi. Le immagini pagane vennero distrutte e calcinate per farne malta per i nuovi edifici.

Nel V sec. d.c. Roselle fu sede vescovile, poi soggetta ai longobardi. Nel VI sec. fu invasa dai barbari e decadde come tutta la Maremma, divenuta nel Medioevo, a causa dell'avanzamento delle terre alla foce del fiume Ombrone, e per l'incuria al territorio, malsana e paludosa mentre gli Etruschi prima e i Romani poi furono sempre, soprattutto durante l'impero, dei grandi bonificatori.

In età medievale, Roselle, ridotta ad un piccolo centro, subì il trasferimento della diocesi nel vicino centro di Grosseto, per cui venne abbandonata dai pochi abitanti rimasti.
Ritornò pertanto una laguna e poi una pianura malsana e flagellata dalla malaria, come era prima ancora che gli Etruschi prima e i Romani poi la bonificassero. Così Roselle venne abbandonata fino alla bonifica della zona ad opera di Pietro Leopoldo alla fine del Settecento.
Negli anni cinquanta Roselle fu interamente riportata in luce da una lunga campagna di scavi portata avanti dall'archeologo Aldo Mazzolai.



ANFITEATRO ROMANO

ENTRATA ALL'ANFITEATRO
Le prime tracce di frequentazione di questa area sono reperti risalenti alla età villanoviana, poi di fine VII - inizi VI sec. a.c.

L'anfiteatro posto alla sommità della collina, posta a nord della città, risale invece al I sec. d.c. e la terra tolta per creare l’arena fu utilizzata con molta probabilità come base per erigere gli ordini superiori dei posti.

L’edificio di forma ellittica presenta misure particolarmente ridotte, con un asse maggiore di 38 m e un asse minore di 27m, rispetto a quelle più vaste degli anfiteatri romani.

Gli accessi sono quattro, di cui due, situati sull’asse maggiore E-O, sono scoperti e affiancati da lunghi muri, mentre gli altri due sull'asse minore sono fiancheggiati da muri coperti da volte a botte. Forse quelli coperti erano adibiti al passaggio delle personalità.

Lateralmente ai due ingressi scoperti si trovano due piccoli vani coperti con volte a crociera, con i muri in opus reticulatum e testate a blocchetti regolari come usava agli inizi del I sec. d.c., epoca testimoniata dal rinvenimento di ceramiche aretine.

L'ANFITEATRO
All’interno dell’arena, lungo l’asse maggiore, sono state scoperte quattro pietre forate e allineate a distanza regolare che dovevano servire per le scene. Alcune murature tardoantiche hanno conservato una ricca serie di monete tra l’età di Caligola e di Diocleziano.

Durante l'età altomedievale l’edificio divenne un recinto fortificato,  utilizzando materiali di spoglio dagli edifici romani in rovina. In questo fortilizio sarebbe da riconoscersi un castrum tardoantico/altomedievale, creato a difesa dei territori bizantini contro l'avanzata dei Longobardi.

L’area rimase occupata fino almeno al XVI sec., come testimoniano frammenti di maiolica arcaica, ingobbiata e graffita e ceramica invetriata e smaltata rinvenute al suo interno.
In estate si tengono alcune rappresentazioni teatrali, grazie all'acustica ancora eccellente.



DOMUS DEI MOSAICI

Le prime tracce della domus risalgono ad età tardo-repubblicana e sono databili dopo il sacco di Roselle nel 90-80 a.c. Trattasi di una casa di tipo italico con schema assiale a croce, come ce ne sono anche dentro Roselle.

In età tiberiana la domus è soggetta a restauri ed ampliamenti, ospitando le tre statue di Tiberio, Livia e Druso minore, nonchè pavimentazioni in opus sectile e a mosaico.
Durante l’età claudia si ha una distruzione parziale, forse dovuta ad un incendio, seguita da un immediato restauro. Subito dopo viene cotruito il primo impianto termale nella metà meridionale e la casa, con le sue piccole terme, diviene pubblica, data la sproporzione tra gli ambienti destinati ad uso termale e quelli a funzione residenziale.

In età tardo-adrianea o antonina la struttura è soggetta a pesanti riorganizzazioni con il rialzamento e l’ampliamento del complesso termale e dei suoi annessi: in questa fase si assiste alla posa in opera dei mosaici negli ambienti termali e nel tablinium. Altre modifiche influenzano la posizione delle colonne e della fontana del peristilio, mentre il piccolo laconium fu ornato da decorazioni in stucco a rilievo ed altorilievo.

La domus subisce trasformazioni sostanziali tra il IV e il VII secolo, quando, in piena tardoantichità, si ha una bottega che occupa i precedenti ambienti abitativi. L’officina, riferibile ad un fabbro, ha restituito strati ricchi di ceneri di lavorazione, terre ricche di carbone e scorie disposte su quasi tutti i pavimenti, anneriti dalla lavorazione metallurgica. Inoltre i vari rinvenimenti di bronzo e di oggetti metallici hanno fatto ipotizzare che in questa officina non venissero prodotti oggetti ex-novo, ma che fossero nuovamente fusi oggetti antichi, provenienti dalle tombe etrusche della necropoli e da edifici pubblici e privati di età romana.

Verso la fine del IV secolo l’officina e ciò che resta della domus sono abbandonate e nel corso del VI sec. si assiste a sepolture di bambini che si impostano al di sopra dei livelli di crollo. Nella parte più prossima al foro si hanno anche labili strutture a secco di incerta funzione e databili tra VI e VII secolo.



TEMPIETTO FLAMINES AUGUSTALES

Sul lato meridionale del foro, in prossimità della domus dei mosaici, si trovano i resti archeologici dell'antico tempio romano dei flamines Augustales, che venne edificato in età imperiale (I secolo d.c.). Il luogo di culto pagano venne trasformato in epoca altomedievale in un luogo di culto cristiano, intitolato a San Silvestro, la cui esistenza è accertata a partire dal 765.



LE TERME

Alle pendici della collina Nord è stato rinvenuto un complesso termale romano con murature in opus reticulatum, zoccolo e ammorsature in laterizio, mentre in fondazione si ha l’opus caementicium. La struttura è divisa in due settori, con una zona intermedia.
VASCA TERMALE
Il primo settore si estende nella porzione nord, dal perimetro quasi rettangolare, coi lati lunghi  in direzione est-ovest ed è imperniato intorno ad una vasca parallela ai perimetrali, di forma rettangolare. Questa parte richiama la pianta di una casa ellenistico-romana e proprio di un simile precedente edificio potrebbero far parte due muri rinvenuti ad ovest della vasca, assieme ad alcune murature della vasca stessa. Questa ha una profondità di 2,60 m con pareti rastremate verso l’alto per mezzo di tre riseghe rivestite di intonaco impermeabile.

Non è chiaro il sistema di canalizzazione delle acque, visto che se nella porzione nord-ovest si ha un esiguo canale di ingresso delle acque collegato a una serie di cunicoli sotterranei, nell’angolo sud si ha l’evidenza di un pozzetto di uscita non collegato a condotti.
Il secondo settore ha una pianta fortemente irregolare in cui si distinguono un vano con due nicchie a cui si accedeva con una doppia scaletta, un grande vano absidato nell’angolo sud-occidentale ed un altro di estensione maggiore, immediatamente ad est.

Lo stato di conservazione di quest’ultimo vano non permette di comprenderne la funzione, anche se tracce di suspensurae, cunicoli con fondo laterizio, pareti in opus mixtum e volte in opus caementicium assieme a elaborate arcate in laterizio, fa presupporre un uso termale. Anche le dimensioni planimetriche, irregolari e ridotte, trovano confronti con altri edifici termali. Le caratteristiche dell’opus mixtum con le ammorsature di laterizio disposte su cinque assise la daterebbero tra l’ultimo quarto del I sec, d.c. e inizio II sec..

Durante la fase di abbandono e crollo delle terme in età tardoantica è stato rinvenuto un fondo di capanna circolare databile tra il IV secolo e la fine del V secolo. Lo studio inedito di alcuni frammenti ceramici, una scodella e un vaso a listello di ingobbiata di rosso, provenienti dal riempimento di una buca perimetrale sposterebbero la datazione tra la fine del VI e la I° metà del VII secolo.



LA BASILICA

BASILICA
Nell'Alto Medioevo venne costruita una basilica paleocristiana sopra le terme ormai in disuso e spoliate, e il cui colonnato corrispondeva all'antico peristilio intorno alla piscina, che divideva in tre navate la chiesa.

L’area absidale era interamente coperta da una pavimentazione in blocchi lapidei, che, dai pochi rimasti, 
collocati sul pavimento musivo del vano termale, potrebbero essere appartenuti al tempio della sottostante terrazza.



LA NECROPOLI

La necropoli che si sviluppa intorno alla chiesa si disloca su terrazze in modo ordinato, e i rinvenimenti
di sigillata africana, di ceramiche a gocciolature o a bande di ingobbio rosso le datano tra il VI e il VII sec.

Nel corso del VI secolo si ha la costruzione di una chiesetta, probabilmente una sepoltura privilegiata, abbellita e restaurata nell’VIII secolo, con plutei, pilastrini di recinzione e un frammento di ciborio.


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