CULTO DI OPI - OPS



LIVIA NELLE VESTI DI OPI


OPI GRECA

Nella Teogonia di Esiodo, un racconto della creazione dell'universo e della salita al potere di Zeus, Saturno viene identificato come figlio di Urano, il Cielo, e di Gea, la Terra.

LIVIA NELLE VESTI DI OPI
Saturno salì al potere, evirando e detronizzando il padre Urano ma venne profetizzato che un giorno uno dei figli di Saturno lo avrebbe a sua volta detronizzato così, per evitarlo, divorò tutti i figli appena nati.

La moglie di Saturno, Opi, nascose il suo sesto figlio, Giove, nell'isola di Creta,dove fu cresciuto dalle ninfe, ed al suo posto offrì a Saturno un grosso masso avvolto in fasce.

In seguito Giove detronizzò Saturno e gli altri titani, liberando così i suoi fratelli inghiottiti dal padre e diventando il nuovo governatore del Cosmo.

Rea, madre degli Dei, nella mitologia greca era una titanide, cioè una Dea antecedente agli Dei Olimpici, una avvicendamento che sicuramente fu dovuto ad un'invasione di un popolo che portò i suoi Dei detronizzandone altri.

Rea era figlia di Urano e Gea, il Cielo e la Terra, e sorella e sposa del titano Crono. Per molti anni, Crono e Rea governarono l'universo. Avendo saputo che uno dei suoi figli l'avrebbe spodestato, Crono tentò di opporsi al destino ingoiando i figli appena nati.

Quando nacque il sesto figlio, il Dio Zeus, Rea ingannò il suo sposo facendogli ingoiare, al posto del bambino, messo in salvo a Creta, una pietra avvolta in fasce. Divenuto adulto, Zeus costrinse il padre a vomitare la pietra e gli altri cinque figli di Rea: Poseidone, Ade, Estia, Demetra ed Era che divenne la sposa di Zeus.



OPI ROMANA

Opi, anche detta Ops, Openconsiva o Consiva, è la divinità romana associata nel culto a Saturno e a Conso, quest'ultimo prima figlio vegetazione che muore e risorge e che si accoppia poi con la Dea, da cui la denominazione era pertanto Consiva.

Il Dio Conso, protettore di cereali e dei silos sotterranei, era pertanto rappresentato da un seme di grano.

La moglie di Saturno, Opi, Dea del raccolto, divenne l'equivalente di Rea e di Cibele, divinità della natura e della fertilità, venerata come grande madre degli Dei.

Poiché tutelava le montagne e le fortezze, Cibele era raffigurata con una corona che aveva la forma delle mura di una città, e presso i romani era nota anche come Mater turrita.

Al culto di Cibele erano preposti sacerdoti eunuchi chiamati Coribanti, che guidavano i fedeli in riti orgiastici accompagnati da urla selvagge e da una frenetica musica di flauti, tamburi e cembali.

Dunque Opi, Dea primigenia Romana della terra, era colei che proteggeva le colture, la mietitura, la semina e conservava il grano nei granai. La tradizione romana le attribuisce origini sabine, in quanto culto introdotto a Roma da Tito Tazio, il re sabino che secondo la leggenda avrebbe regnato su Roma con Romolo.

Per Cornelio Labeone, III sec.d.c., Opi. come Bona Dea, furono soprannomi di Maya, ma è più facile pensare a una delle tante Grandi Madri locali trasposta anche a Roma.
Alla sua protezione era affidato il grano mietuto e riposto nei granai.



I NOMI DI OPI

Opiconsivia - protettrice della semina
Ops - protettrice delle opere, delle attività
Opus - protettrice delle opere, delle attività
Opis- protettrice di beni
Consivia - seminatrice



ATTRIBUTI
OPI

La cornucopia, grano, cesto di frutta.


FESTE

Si sa che tra i Marsi in aprile si festeggiava la Dea Ope, per allontanare la carestia e la prolungata siccità.

I Fratres Arvali ogni 23 agosto facevano un sacrificio, pertanto una loro festa, alla Dea Ops Opifera.

A Roma le erano dedicate due grandi feste:

Opiconsivia - il 25 agosto. vi sovraintendevano le Vestali e i Flamines del Dio Quirino.
Per l'occasione si eseguivano Ludis con corsa delle bighe nel Circo Massimo. Seguiva una processione con cavalli e muli, con il capo coronato di ghirlande di fiori.

Opalia - il 19 dicembre, festa in cui i padroni invertendo l'ordine sociale, servivano a mensa servi e schiavi, e tenevano la tavola imbandita per chiunque si presentasse in casa loro.



TEMPLI

Le furono dedicati due santuari a Roma, uno sul Campidoglio e l'altro nel Foro.

Ma ovunque nelle campagne erano sparse le sue are, dove spesso i contadini sacrificavano offerte non cruente, cioè primizie dei campi, erbe odorose, libagioni di vino.

Il culto delle antiche Dee, assimilato nell'Urbe alle Dee greche, soprattutto come Hera-Giunone, restò piuttosto invariato nelle campagne dove i Pagus, i villaggi, conservarono le loro ancestrali divinità, da cui il nome di "pagani" dato dai cristiani in senso spregiativo ai seguaci degli Dei romani.

Questo perchè i più difficili da estinguere furono gli Dei dei pagus, diversi da un villaggio all'altro, e perfino personali, perchè ognuno sacrificava e pregava la divinità che più gli aggradava.




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