CULTO DI DIANA - ARTEMIDE





Diana, è una Dea italica, latina e romana, è la signora delle selve e degli animali selvatici, la custode delle fonti e dei torrenti, la protettrice delle donne, soprattutto nel parto, e colei che stabiliva il potere della regalità. Nell’arte del periodo arcaico Diana è spesso raffigurata con le ali, circondata di animali, infatti la sua origine è preellenica e da collegare con la minoica “Signora delle fiere”, simile ad altre figure divine, sempre Dee degli animali, adorate anche in Asia Minore. Più tardi fu assimilata alla Dea greca Artemide.



L'ARTEMIDE GRECA


Inno Orfico a Prothyraia

"Ascoltami o dea augusta, demone dai molti nomi,
soccorritrice nelle doglie, soave al cospetto dei talami.
Sola salvatrice delle donne, amante dei fanciulli, dall’animo gentile,
che acceleri il parto, che fra i mortali assisti le giovani,
Prothyraia, hai le chiavi, accogli affabilmente,
hai caro l’allevatore, gradevole con tutti,
che abiti le case di tutti e gioisci nei convitti,
assisti le partorienti, invisibile, ma visibile a tutti nelle opere,
partecipi delle doglie e gioisci dei parti felici,
Ilitia che scioglie i travagli nelle terribili necessità;
te sola infatti le puerpere chiamano riposo dell’anima;
poiché in te sono i tormenti che liberano dai dolori dei parti,
Artemide Ilitia e la augusta Prothyraia.
Ascolta Beata, essendo soccorritrice da’ discendenza
E salva, come per natura sei sempre salvatrice di tutti".

Incarnazione della natura: creativa, nutritiva e distruttrice, protettrice delle Amazzoni, come lei guerriere e cacciatrici, e come lei indipendenti dal giogo dell’uomo, attraverso la mediazione delle colonie greche dell’Italia meridionale, assumendone il carattere di dea della caccia e della Luna. Cacciava per monti e boschi seguita dalle Ninfe con cui danzava sui prati. Protettrice e insieme cacciatrice di animali. Come cacciatrice il suo simbolo era l'arco e di notte andava a caccia al lume di torce. Amava le sue ninfe, di cui era sempre circondata, purchè non si innamorassero o accoppiassero.

Figlia di Zeus e di Latona e sorella di Apollo, Diana nasce a Delo e, appena nata, aiuta la madre a mettere al mondo il fratello. A soli tre anni chiese al padre Zeus diverse cose:
- l’eterna verginità;
- tanti nomi quanti ne ebbe Apollo;
- un arco e delle frecce come i suoi;
- il compito di portare la luce;
- una tunica da caccia color zafferano con un bordo rosso, lunga sino alle ginocchia;
- sessanta giovani Ninfe oceanine, tutte della stessa età, come sue damigelle;
- venti Ninfe dei fiumi, provenienti da Amniso in Creta, perché si curassero dei suoi calzari e dei suoi cani quando lei non era impegnata nella caccia;
- tutte le montagne del mondo;
- una città a scelta del padre.

Naturalmente le donne la invocarono spesso, poiché sua madre Latona la partorì senza dolore, e le Moire (il fato/ il destino), poco dopo la nascita, la fecero diventare patrone dei parti.Eternamente vergine e schiva, era amante della solitudine e nemica dei banchetti, aveva fatto voto di castità e per questo motivo proteggeva chi si manteneva casto. Procurava alle donne le doglie che servono al parto attutendo però il dolore, e le proteggeva dalla febbre puerperale, contemporaneamente le assisteva nel parto, insegnando pure a curare ed educare i bambini. Rappresentata in abito da cacciatrice con faretra e arco con il capo ornato dal quarto di luna, spesso accompagnata da un levriero o da un cervo.

Omero: "Artemide pure, la rumorosa Dea dal fuso d'oro mai cedette all'amore di Afrodite, dal dolce sorriso. Artemide così come la natura è ritrosa." Come mai il fuso? Evidentemente anticamente era Dea del tealaio e come tale Dea della creazione del mondo.
Pausania narrò che presso Megara c'era un antico santuario dedicato ad Artemide Caria, detta la Salvatrice che operò un miracolo in favore dei Greci, facendo scagliare ai Persiani tutte le frecce contro una roccia, si che non ne ebbero più contro i Greci, permettendo a questi ultimi di vincere la battaglia.

Carpenter - I Misteri del vino:
Ovunque nell'antichità, dalla Palestina alla Fenicia, dalla Gracia a Roma, ovunque si ritrova quella leggenda della Terra-Madre che associa il vino al culto degli Dei; infatti vi è un insieme terra-vite che può e deve rappresentare la Madre. Così l'uva passa allo stato maschile di vino, figlio dell'insieme vite-terra.
L'autore aggiunge che sotto il Regno della Vergine l'uva, strappata dalla madre, deve essere sacrificata come un Dio per essere trasformata in vino. La trasformazione nel patriarcato è il mito di Dioniso che si allea dapprima con le Amazzoni per combattere i Titani e successivamente muove loro guerra facendone strage. Le superstiti si rifugiano ad Efeso nel tempio di Artemide. E' abbastanza facile scorgervi un evento storico: le sacerdotesse guerriere e vergini, cacciate dai loro santuari, che si riuniscono nell'ultimo baluardo: il tempio della Grande Madre, la Diana degli Efesini tanto adorata e temuta, e si sa che alla fine anche questa dovrà
cadere sotto l'incalzante intolleranza religiosa cristiana.

Gran parte degli artisti rappresentano Diana e le Ninfe sorprese alle fonti dai Stiri, creature mitologiche metà uomini e metà capre. In realtà questo tema, che non ha riscontri nella mitologia, è allegorico e allude al vizio che attenta alla castità, ma è un pensiero che si sviluppa nel cattolicesimo, perchè i satiri, come le ninfe, erano una rappresentazione delle energie della natura e quindi anche di quelle istintuali dell'uomo. Le ninfe di per sè non erano caste, se non quelle del corteo di Diana, che costituiva una minima parte delle ninfe della terra.

In età classica Diana è sorella di Apollo, ma è un mito tardivo: le due divinità sono originariamente autonome, anche se uno degli Inni cosiddetti Omerici ne sottolinea la familiarità col Dio del sole:“Dea della sonora caccia, vergine riverita, che uccide i cerve, saettatrice, sorella di Apollo della spada d’oro, che tra le colline ombrose e le cime ventose, godendo della caccia, tende il suo arco d’oro e scagli dardi dolorosi. Tremano le vette delle alte montagne, la scura foresta terribilmente risuona del fragore delle belve, si scuote la terra e il mare pescoso”.

Diana è una Dea vendicativa, e uno dei suoi primi atti fu, col fratello, di mettere a morte i figli di Niobe. Mentre Apollo uccideva, uno dopo l’altro, i sei ragazzi, che erano a caccia sul Citerone, Diana uccideva le sei figlie, rimaste a casa. Questo atto era stato dettato alle due divinità dal loro amore per la madre, che Niobe aveva insultato. 
Ancora per difendere Latona, i due figli, appena nati, uccisero il drago che veniva ad attaccarli. Ancora per lei attaccarono e misero a morte Tizio, che cercava di violentare Latona. Diana partecipò al combattimento contro i Giganti. Suo avversario era il Gigante Grazione, ch’ella uccise con l’aiuto del semidio Eracle. 
Uccise inoltre altri due mostri, gli Aloadi, e il mostro Bufalo, il mangiatore di Buoi, in Arcadia, e Orione, il cacciatore gigante per averla sfidata al disco, o per aver cercato di rapire una delle compagne, Opide, che essa aveva fatto venire dalla regione degli Iperborei o perchè avrebbe cercato di violentare la stessa Diana. Inoltre fece sbranare dai suoi cani Atteone, che l'aveva spiata nuda a una fonte, e uccise la sua ninfa Callisto per punirla d’essersi lasciata sedurre da Zeus, quando Callisto fu trasformata in orsa.



LA DIANA ITALICA



"Silvarum patrona et domina, Diana, es"
"O Diana, tu sei la patrona e la padrona delle selve"

Diana è antichissima Dea italica, la DIA, signora delle selve e delle belve, custode di fonti e torrenti, Dea della Natura e dell'agricoltura, protettrice delle donne caste. Caste, non vergini, a significare le donne indipendenti che non soggiacciono a mariti padroni. La radice si trova nel termine latino dius (“della luce”, da dies, “ luce del giorno”), arcaico diviso per cui il nome originario sarebbe stato Divina.

La luce a cui si riferisce il nome sarebbe quella che filtra dalle fronde degli alberi nelle radure boschive, mentre viene respinta quella della Luna perché tale associazione con la Dea fu molto tarda. Il termine Dio viene la lei e non il contrario, perchè il matriarcato e la Dea Madre, nel Mediterraneo come in tutto il mondo, precorsero lungamente il patriarcato e il Dio Padre.

Come tutte le grandi Madri primigenie aveva tre volti: nascita, crescita e morte.
Come Dea della nascita aiutava le gestanti a partorire, così come faceva fiorire la vegetazione in primavera.

Il principale luogo di culto di Diana italica si trovava presso il piccolo lago laziale di Nemi, sui colli Albani, e il bosco che lo circondava era detto nemus aricinum per la vicinanza con la città di Ariccia. 
Il santuario di Ariccia potrebbe essere stato il nuovo santuario federale dei latini dopo la caduta di Alba Longa, da quanto riportato da Catone nelle “Origines”, cioè che il dittatore tusculano Manio Egerio Bebio officiò una cerimonie comunitaria nel Nemus Aricinum insieme ai rappresentanti delle altre principali comunità latine:  "Tusculanus, Aricinus, Lanuvinus, Laurens, Coranus, Tiburtis, Pometinus, Ardeatis, Rutulus.

In seguito Servio Tullio fondò il nuovo tempio di Diana sull’Aventino e lì spostò il centro del culto federale con il consenso dell’aristocrazia latina.
Sempre secondo Catone, i Rutuli avevano partecipato alla fondazione del tempio della dea sulle sponde del lago di Nemi,e il santuario fu frequentato e attivo fino all'avvento del cristianesimo.
Inoltre molti altri santuari erano situati nei territori del Lazio antico e della Campania e di recente è stato scoperto un santuario dedicato a Diana Umbronensis all’interno del Parco Regionale della Maremma. Era in questi luoghi che si celebravano, in onore della Dea, le feste dette Artemisie.

La Dea di Nemi è denominata Diana Nemorense, ma nella sua forma più antica Diana era Iana, la controparte di Iano o Diano. Macrobio narra che le due facce di Giano derivano dalla sua fusione con Giana. o Jana, che è presente in tutto il Mediterraneo. Trattavasi di un culto della fertilità della natura, del ciclo eterno di morte e rinascita del sole, dell'unione fra il sole e la luna. Jana-Jano sono i custodi delle porte (i solstizi erano le porte del ciclo universale, alba e tramonto erano le porte del cielo nel ciclo quotidiano) e quindi i garanti dell'equilibrio e del passaggio fra vita e morte.

Tito Livio ed altri grandi storici affermano che diversi secoli prima di Cristo, sul Mons Algidus vi erano templi dedicati a divinità, soprattutto a Diana la veneratissima e bella dea dei boschi e della caccia. Non a caso in zona, siamo presso il Monte Cavo (o Gavo come veniva chiamato nell'antichità) ci sono i boschi dell'Artemisio, dedicati appunto alla Dea della natura selvaggia.
Come Dea della crescita Diana benediceva i campi arati, culto che restò per ben mille anni d.c., con cruccio del cattolicesimo, invocata nella raccolta delle erbe selvatiche e curative, e soprattutto il 6 gennaio, in cui volava sopra i campi benedicendoli. Per questo venne sostituita con la Befana che in qualità di buona vecchietta, ma pure mezza strega, sorvola il mondo su una scopa in quella notte. E poichè Diana volava in quella notte nel cielo con le sue ninfe, si inventò il sabba con le streghe nel cielo sulla fatidica scopa.

Il sabba deriva infatti dal culto di Diana Caria, culto proibito agli uomini, che si svolgeva intorno al noce, che per la sua conformazione somiglia al cervello, con riti misterici poi aboliti dal patriarcato. Così le sacerdotesse divennero le streghe di Benevento, perchè le sacerdotesse si immergevano nel fiume Sabus (oggi Sabato), da cui il termine Sabba.

Come Dea della morte fu venerata come Ecate, la notturna Dea Luna, infatti molto venerata nella regione anatolica della Caria, da cui il culto proviene.
Livio infatti racconta che fu Servio Tullio a porre il tempio di Diana Ctonia sull'Aventino, Dea della luna, cacciatrice, anche Dea della morte, invocata col nome di Ecate.
Più tardi venne assimilata all'Artemide greca perdendo i suoi attributi misterici.

La Dea italica divenne romana e Catullo cantò:

Su, devoti a Diana, fanciulle e fanciulli innocenti,
preghiamo nel canto Diana,
fanciulle e fanciulli innocenti.

O grande Latonia, sangue
santo di Giove, che a Delo
tua madre depose
accanto all'ulivo,

perchè di monti e di boschi
e di macchie profonde,
e di fiumi sonanti tu
fossi Signora,

t'invocano Madre Lucina
in doglia le puerpere,
ti chiamano magica Trivia,
e Luna di luce riflessa.

La dea Diana, nella sua manifestazione lunare, è stata oggetto nel culto della stregoneria della tradizione italiana. Come riporta Charles Leland nel “Vangelo delle streghe” Diana è adorata come dea dei poveri, degli oppressi e dei perseguitati dalla Chiesa Cattolica. Per far sì che il culto della stregoneria andasse avanti mandò sua figlia Aradia per liberare dagli oppressori gli schiavi e per divulgare il culto della Dea.



NOMI DI DIANA
  • Agrotera - da Agra, dove andò a caccia per la prima volta.
  • Panagea - che regna nei boschi.
  • Anetide - innocente.
  • Arduina - che lancia strali.
  • Limnatide - protettrice dei pescatori. 
  • Limnea - del lago
  • Orthia - retta  
  • Ligodesma - legata al salice, per un’immagine della dea in un boschetto di salici sostenuta dalle fronde degli alberi che la avviluppavano.
  • Corifea - della cima. 
  • Dafnia - dell’alloro. 
  • Licea - Dea lupa. 
  • Eginea - Dea Capra
  • Cariatide - Dea del noce
  • Arista - ottima
  • Callista - bellissima. 
  • Polimastide - dalle molte mammelle, come compare a Efeso. 
  • Ha anche assimilato culti barbari, come quello di Tauride, caratterizzato da sacrifici umani.


I SUOI ATTRIBUTI

"Montium nemorumque regina erat Diana"
"Diana era la regina dei monti e dei boschi."

La simbologia della Dea è legata al mondo delle selve: già in molte gemme la si vede portare una fronda in una mano e una coppa ricolma di frutti nell'altra, in piedi accanto ad un altare, dietro al quale si intravede un cervo, il suo animale sacro per eccellenza.

Su un candelabro d'argento conservato nei Musei Vaticani la Dea non ha forma umana ma una serie di simboli: un albero di lauro (sacro ad Apollo) al quale sono appese le armi da caccia: l'arco, la faretra e la lancia, un palo conico al quale sono applicate le corna di un cervo, un altare ricolmo di offerte tra cui una pigna, una fiaccola accesa (come originaria Dea della luce) appoggiata all'altare e un cervo accanto ad esso.

Ma era legata fortemente anche all'agricoltura:

"In deae Dianae ara agricolarum columbae erant""Sull' ara della dea Diana c'erano le colombe degli agricoltori."

A Porta Maggiore a Roma si vede l'immagine di una colonna che regge un vaso e un albero, circondati da un recinto semicircolare a costituire un locus saeptus, forma arcaica di sacello all'aperto, dedicato a Diana.

"T'invocano Madre Lucina
in doglia le puerpere,
ti chiamano magica Trivia
e luna di luce riflessa."
canta ancora Catullo, perchè a Diana era connessa la Dea Lucina che assisteva ai parti, ma pure Ecate Trivia, Dea lunare e notturna della stregoneria.


DIANA E LA STREGONERIA

La Dea Diana, identificata nella sua manifestazione lunare, è stata oggetto di culto nella stregheria della tradizione italiana. Come riporta Charles Leland nel Vangelo delle streghe Diana è adorata come dea dei poveri, degli oppressi e dei perseguitati dalla Chiesa cattolica.

A Roma Ecate veniva assimilata a Diana nella sua veste lunare e magica. I suoi riti stregonici venivano in genere affettuati nei trivii e nei quadrivii. Nei trivii si esercitavano i culti relativi ai filtri d'amore e alle pozioni curative, nei quadrivii, in cui in genere veniva sacrificato un gallo, si effettuavano i riti per la consultazione dei morti e per i malefici.

Ecate era una dea greca infernale originaria dell'Asia Minore, venerata poi in Grecia in un culto trinitario con Artemide e con Demetra. era signora del regno infero, della magia e delle streghe. I suoi simulacri venivano eretti nell'interno delle case, alle porte delle città, nei trivii e nei quadrivii da ciò le derivò anche l'appellativo di Trivia. Era detta triforme e come tale veniva spesso rappresentata (con tre teste e tre corpi), appunto per ricordare le sue tre attribuzioni: celeste, (Artemide), terrestre (Demetra) e ctonia (Ecate).


Preghiera latina ad Ecate e a Giano:

Salve, o madre degli dei, dai molti nomi, dalla bella prole;
salve, o Ecate, custode delle porte, di gran potenza;
ma anche a te salve, o Giano, progenitore, 
Zeus imperituro; salve Zeus supremo;
rendete luminoso il cammino della mia vita,
colmo di beni, stornate i funesti morbi dalle mie membra, 
e l'anima, che sulla terra delira, traete in alto, 
purificata dalle iniziazioni che risvegliano la mente.

Diana persistè come culto anche dopo la caduta dell'impero romano d'occidente, fino a tutto il medioevo. Il suo culto veniva praticato soprattutto nelle campagne e veniva invocata nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio per la benedizione dei campi coltivati.
Si riteneva che in quella notte la Dea con il suo corte di ninfe volasse nel cielo sopra i campi per donare il buon raccolto. La chiesa cattolica la trasformò poi nella befana che vola sulla scopa recando doni.



TEMPLI


IL BOSCO DI DIANA AD ARICCIA

Sulla sponda settentrionale del Lago laziale di Nemi, chiamato fin dai tempi antichi "Lo specchio di Diana", sorgevano il Bosco Sacro e il Santuario di Diana Nemorense. All'interno del Santuario cresceva un albero di cui era proibito spezzare i rami. Solo ad uno schiavo fuggitivo era concesso di cogliere una delle sue fronde, acquistando il diritto di battersi con il sacerdote e, se lo uccideva, di regnare in sua vece con il titolo di Re del Bosco per cinque anni, dopo i quali un altro poteva battersi con lui (Rex Nemorensis).

La leggenda risalirebbe al Ramo d'Oro che, per ordine della Sibilla, Enea colse prima di affrontare il viaggio nel mondo dei morti. Così il rituale della trasmissione del potere nel bosco di Diana, garantiva il patto comunitario tra le città latine, perchè il re del Bosco Sacro, essendo uno schiavo, non aveva né antenati e né eredi e quindi il suo potere non poteva essere trasmesso come quello di un vero re.

Questa la storia tramandata, non a caso Frazer ci intitolò il suo famosissimo libro di antropologia Il ramo d'oro, ma è la storia parziale. I primi templi della Dea Madre furono senz'altro le selve, semplicemente con un'ara di legno o di pietra, in genere tonda.
L'antica Diana era servita da sacerdotesse e il re traeva il suo potere sposando la Gran Sacerdotessa. Così era pure in epoca Achea, tanto è vero che Egisto, pur essendo il fratello di Agamennone non subentra al trono se non sposando Clitennestra.



TEMPIO DI DIANA NEMORENSE

Il principale luogo di culto di Diana si trovava presso il piccolo lago laziale di Nemi, sui colli Albani, e il bosco che lo circondava era detto nemus aricinum per la vicinanza con la città di Ariccia. Il santuario di Ariccia fu il nuovo santuario federale dei latini dopo la caduta di Alba Longa.

Ciò è desumibile da quanto riportato da Catone il Censore nelle Origines, cioè che il dittatore tusculano Manio Egerio Bebio officiò una cerimonia comunitaria nel nemus aricinum insieme ai rappresentanti delle altre principali comunità latine dell'epoca: Ariccia, Lanuvio, Laurentum, Cora, Tibur, Pometia, Ardea e i Rutuli.

Tutt'oggi esiste una stradina che porta dalla sommità del colle alla sponda del lago, con antichi resti in nenfro e in argilla e una statua di Diana col corto costume circasso e la cornucopia vuota, sicuramente copia della statua originale, riguardante la Diana Ctonia, ovvero la luna nera, quando la Dea si rifugia nelle grotte e gli animali e gli umani non si accoppiano più. E' il lato oscuro della Dea, cui le sacerdotesse dedicavano la ierodulia (prostituzione sacra) tornando vergini ogni anno nel rito dell'abluzione nel lago sacro.

Sulle sponde del lago ci sono infatti i resti di Diana Nemorense, un grande complesso su più livelli, solo in minima parte riportato alla luce: arcate d’ingresso, nicchie del podio.
Questo luogo conservò per molto tempo la sua misteriosa sacralità tanto che Caligola vietò di costruire nei terreni circostanti qualsiasi edificio e lui stesso, per esservi vicino, costruì sul lago le due famose navi su cui abitare e celebrare riti alla misteriosa Dea.

Quando nei primi del '900 una archoelogo inglese vi operò degli scavi, trovò reperti memorabili, la maggior parte dei quali è svanita nel nulla.
Nel tempio c'erano reperti di bronzo e di marmo: statua di Diana, statua di Egeria, testa di sileno, di tritone, lance, spade, lampade, fregi marmorei, e perfino un allevamento di pesci.
Circa un migliaio di reperti di cui solo pochissimi sono giunti al museo di Nemi.
Purtroppo ancor oggi il tempio giace tra le erbacce, con molte parti sommerse nell'incuria del comune di Nemi.
Strano perchè il Ramo d'oro, pilastro dell'antropologia e tradotto perfino in Giappone, pone questo tempio all'inizio del libro, facendogli un immensa pubblicità.

STATUA DI FUNDILIA
RITROVATA NEL TEMPIO
Fundilia è stata identificata come la figlia di Gaius Fundilius e patrona di un liberto mimo Fundilius Doctus, la cui statua è stata trovata nel medesimo sito, cioè nel santuario di Diana Nemorense.. Fundilia era una donna molto facoltosa che sembra mantenesse una compagnia di mimi. 

La posa e la pettinatura, nonché la faccia severa davano all'epoca un segno di rispettabilità. La statua, reperita grosso modo nell'area del tempio fa pensare che la donna fosse anche una generosa donatrice al culto della Dea e al suo tempio.

Sulla terrazza un tempo parte del tempio, si trovavano oggi sacelli per divinità, adorate nel Santuario insieme a Diana, le abitazioni delle sacerdotesse, i bagni idroterapici con numerosi ex-voto, e il Tempio di Diana, identificato con una struttura in opera reticolata inglobata in parte in un casale moderno.

Alcuni studiosi ritengono tuttavia che il tempio si trovasse su una terrazza superiore
.
Il Santuario fu frequentato probabilmente fino al IV sec. d.c., poi, con l'avvento del Cristianesimo, venne abbandonato, spogliato di marmi e decorazioni, lasciato all'incuria degli uomini e alle devastazioni della natura.



TEMPIO DI DIANA AVENTINA

In seguito Servio Tullio fondò il nuovo tempio di Diana sull'Aventino e lì spostò il centro del culto federale con il consenso dell'aristocrazia latina.



ALTRI SANTUARI

Altri santuari erano situati nei territori del Lazio antico e della Campania:

- il colle di Corne, presso Tusculum, già chiamata Deva Cornisca e dove esisteva un collegio di cultori della Dea come attesta un'iscrizione ritrovata presso Tuscolo e dedicata ai Mani di Giulio Severino patrono del collegio;

- sul monte Algido, sempre presso Tuscolo;

- a Lanuvio, dove è festeggiata alle idi (13) di agosto dal Collegio Salutare di Diana e Antinoo;

- a Tivoli, dove è chiamata Diana Opifera Nemorense;

- in un bosco sacro citato da Tito Livio ad compitum Anagninum, cioè all'incrocio fra la via Labicana e la via Latina;

- presso Anagni, e il monte Tifata, presso Capua;

- "Nel Monastero di S. Antonio Abbate (a Roma) havvi un residuo di antica fabbrica ridotta a granaio e creduta dalla maggior parte degli Antiquari un Tempio di Diana per alcuni fraimmenti di Mosaico esprimenti caccie di fiere, due dei quali possono vedersi nelle pareti laterali della cappella di S. Antonio".

Come già in altre culture, anche in quella latina appare la connessione tra il simbolismo delle corna e la divinità, in questo caso la Dea Diana. Tito Livio ricorda un episodio in cui era stato predetto che chi avesse sacrificato una certa vacca di grande bellezza avrebbe dato al suo popolo l'egemonia sull'intera regione del Lazio antico.
Il sabino proprietario della vacca si recò al tempio di Diana a Roma per sacrificarla, ma il sacerdote del tempio riuscì con uno stratagemma a distrarre il sabino e sacrificò lui la vacca alla dea garantendo alla città di Roma l'egemonia; le corna stesse furono affisse all'entrata del tempio come ricordo della vicenda e come pegno tangibile della sovranità sul Lazio.

Il legame con la sovranità e la regalità è esplicitato anche dal rapporto tra la Dea e il Rex Nemorensis, il sacerdote di Diana che viveva nel bosco sacro sulle rive del Lago di Nemi.
In molti riti dei romani, Diana venerata come divinità trina, punto di congiunzione tra Terra, la natura, Luna per personificare il Cielo, ed Ecate per Regno dei Morti.



TEMPLUM DIANAE

Festa celebrata il 13 agosto in onore della dea Diana. Si ricordava la dedicatio del tempio.


Andrea Carandini 16 ottobre 2009

Ritrovamento di una testa rinvenuta accanto al luogo dove si presume sorgesse il tempio di Diana. L´edificio è stato ricostruito grazie alle tecniche geomagnetiche.
La testa marmorea di Diana, scoperta ai piedi dell´Aventino ed esposta a Palazzo Altemps, è una rielaborazione della statua di culto del tempio di Artemide a Efeso.

Una statuetta in alabastro di Diana, del tutto simile, era stata scoperta nel 1700, lì vicino, sulla sommità del monte. Era questo uno degli indizi che ci aveva indotto a situare il tempio a sinistra della chiesa di Sant´Alessio. La chiesa si trova nel punto più alto dell´Aventino, costruita sopra il tempio di Minerva, che Marziale colloca in arce, quindi sulla sommità del monte. Un frammento della pianta marmorea di Roma degli inizi del III secolo d. c. mostra, accanto al tempio di Minerva, quello di Diana, che secondo Giovenale sorgeva anch´esso in posizione dominante. Il frammento di pianta marmorea bene si ancora ad un muro antico sotto quello perimetrale di Sant´Alessio e anche a una strada basolata. È da notare che i templi pagani si disponevano lungo l´alto ciglio dell´Aventino sopra il Tevere, come poi le chiese.

La pianta marmorea rivela parte della pianta del tempio di Diana, con 8 colonne ioniche sui due fronti e due file di 15 colonne sui lati, come il tempio di Efeso. Il culto di Diana sull´Aventino era stato istituito intorno alla metà del VI sec. a.c. da Servio Tullio, amatissimo dal popolo, come contraltare romano del culto ad Aricia (Nemi). Servio aveva imitato Tarquinio Prisco, che agli inizi dello stesso secolo aveva istituito il culto di Giove Re, Ottimo Massimo, contraltare del culto di Giove Laziale sul Monte Albano (Monte Cavo). Presupposti dell'egemonia di Roma sui Latini, non più solo lungo la riva sinistra del Tevere, ma sull´intero Lazio antico.



DIANA PLACIANA

Il santuario di Diana Planciana era un tempio di Roma, situato tra il Quirinale e il Viminale, all'inizio del Vicus Longus, come documentato su un'epigrafe. Venne edificato dall'edile curile Gneo Plancius (da cui l'apellativo della dea) dopo il 55 a.C.. Alla dea era anche stata eretta una statua in prossimità del santuario.


TEMPIO DI DIANA CAMPANA

Il tempio di Diana era ubicato nella frazione di Pozzano, all'estremità sud dell'ager stabiano, sulla collina dove sorge la basilica della Madonna di Pozzano. Fu infatti durante uno scavo presso il giardino della chiesa, nel 1585, che riaffiorarono alcuni resti di un tempio pagano, tra cui un'ara che presentava particolari raffigurazioni come teste di cervo, fiori e frutti: proprio da questo ritrovamento gli archeologi hanno attribuito il tempio al culto di Diana. In seguito sull'ara fu montata una colonna con una croce sulla sommità e il tutto fu collocato a breve distanza dalla basilica di Pozzano, nei pressi di un belvedere: per preservarne l'importanza storica l'ara è stata sostituita con una copia mentre l'originale è ora custodito all'interno di Villa San Marco





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1 comment:

Anonimo ha detto...

bravo un articolo grande e intressante

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