GENS HOSIDIA



MONETA DELLA GENS HOSIDIA
La gens Hosidia era una famiglia romana di cui abbiamo traccia durante l'ultimo secolo della Repubblica e fino ai tempi imperiali. Il più illustre delle gens, Gnaeus Hosidius Geta, ottenne il consolato nel 47 d.c.


Oplaco Hosidio

Fra i tanti condottieri della gente Hosidia, di stirpe Histoniense, spicca il nome del guerriero Oplaco Hosidio, protagonista di un epico avvenimento durante la guerra fra Roma e il re Pirro, nella battaglia di Eraclea. Figlio di Eraclide, re di Epiro, Pirro venne in Italia, in aiuto a Taranto, città della Magna Grecia, in guerra contro Roma.

Pirro sbarcò a Taranto nella primavera dell'anno 280 a.c., forte di un esercito di 25 mila uomini e 20 elefanti. I Romani opponevano due legioni con 20 mila armati, di cui faceva parte un contingente frentano, al comando di Publio Valerio Levino.

Lo scontro avvenne presso Eraclea, all'imboccatura del fiume Sinni, e i romani ressero all'urto delle falangi epirote, quando, improvvisamente comparvero gli elefanti bardati di pesanti armature su cui erano posti nuclei di arcieri che presero a flagellare le schiere romane.

Prevalse in questo scontro la strategia di Pirro che divise la sua falange in unità minori protette dalla cavalleria, per evitare gli attacchi fiancali. Nel momento critico della battaglia ordinava di far entrare in azione gli elefanti, per opporli ai carri falcati dei romani.

A questo punto l'esercito di P. Valerio Levino cominciò a sbandare perché, prima di allora, non aveva visto gli elefanti corazzati, ed anche perché la cavalleria tessala ne approfittò per travolgere l'esercito romano più che mai terrorizzato. La sconfitta costò a Roma la perdita di 10 mila uomini.

In questo cruento scontro si innesta l'episodio che ha per protagonista l'histoniense Oplaco Hosidio. Questo era Prefetto delle milizie di una delle due legioni romane. Durante una furibonda mischia Oplaco Hosidio riconobbe Pirro e lo inseguì a cavallo del suo destriero nero dai garretti bianchi. Appena a tiro scagliò contro il re epirota la sua lancia che, invece di centrare Pirro, colpì al collo il suo cavallo.

Frattanto i cavalieri tessali, sgomenti, avevano assistito alla scena, sorpresi per il coraggio dimostrato dal guerriero frentano e, appena ripresisi, intervennero in gran numero circondando il prode Hosidio.
Un cavaliere tessalo, di nome Leonato, fu pronto a trafiggerlo, prima che avesse il tempo di impugnare un'altra lancia per colpire Pirro che, frattanto, era stato disarcionato a causa della caduta del suo cavallo ferito.

Narra Plutarco in Vite Parallele - Pirro, che il macedone Leonnato si era accorto di un italico che aveva preso di mira Pirro, indirizzava il proprio cavallo contro di lui, ne seguiva i movimenti e disse: "Vedi lì quel barbaro, mio re, in sella a quel cavallo con le zampe bianche? Ha l'aspetto di uno che ha in mente un progetto grande e pericoloso. Ti guarda, ti ha preso di mira è pieno di coraggio e di fuoco e non si preoccupa di nessun altro. Stai attento a quell'uomo."

Pirro rispose: "Leonnato è impossibile sfuggire al proprio destino. Tuttavia né questo, né altro italico avrà a che fare con me senza rimanere impunito!" Mentre i due così parlavano, l'italico Oplacus afferrò la sua lancia, spronò il suo cavallo e si scagliò contro Pirro. Trafisse con la lancia il cavallo del re, contemporaneamente Leonnato accorso trafisse con la propria il suo. I due cavalli caddero, Pirro fu circondato dai suoi che lo portarono via ed uccisero l'italico che si difese con coraggio.

L'avvenimento è riportato nel "Rerum Romanorum" Libri Quatuor - da Lucii Annae Flori (Bassani 1578 L.I. cap. 18): "Prima pugna tam atrox fuit, ut Frentanae Turmae Praefectus Obsidius invectus in Regem, turbaverit, coegeritquae projectis insignibus praelio excedere".

Lo stesso Plutarco nel “Cheronei Graecorum Romanorumque illustrium vitae" nel raccontare le vicende di Pirro ricorda l'origine del Prefetto delle Milizie Frentane, Oplaco Hosidio, precisando il particolare della gesta compiuta: "Italus infesta lancea admittit equum in Phyrrum, tum simul ferit equum Regis lancea et illius equurn excipiens Leonatus, ambo-bus collapsis equis, abripiunt Phyrrum circumstantes amici, Italumquae occidunt fortiter pugnantem: fuit hic natione Frentanus Alae Praefectus Oplacus nomine".

Oplaco Hosidio, dunque, un alto comandante della milizia frentana federata a Roma, ma la sua origine è Istoniese. Infatti, la Regione Frentana contribuiva a fornire a Roma contingenti militari in caso di guerra, come, peraltro, erano tenute le altre regioni. Polibio, nella sua ''storia" ricorda: "In tabulis relatae erant copiae... Marsorum autem, et Marrucinorum, et Frentanorum. et Praetera Vestinorum peditum viginti, equitem quatuor milia".

Un’abbondante documentazione può confermare la patria Histoniense di Oplaco Hosidio, valoroso condottiero di cui la città del Vasto trae vanto e decoro, quale retaggio di antichissima e nobile civiltà.

LA CONQUISTA DELLA GRAN BRETAGNA

- Gaius o Gnaeus Hosidius Geta 

(20 - dopo il 95) era un senatore romano e generale del I secolo secolo, che fu pretore qualche tempo prima del 42. Nell'ultimo anno, comandando una legione, probabilmente la Legio IX Hispana nella Provincia dell'Africa, fece parte delle campagne di Gaio Svetonio Paolino in Mauretania.

Geta sconfisse due volte Sabalus, un capo dei Mauri e, dopo aver raccolto quanta più acqua possibile, lo inseguì nel deserto. Le forze di Sabalus erano più abituate alle condizioni e l'acqua della legione iniziò a esaurirsi. Un nativo amico dei romani persuase Geta a eseguire un rituale della pioggia usato dal suo popolo e la pioggia cominciò a cadere. La sete dei Romani fu sollevata e i Mauri, vedendo i cieli venire in aiuto dei loro nemici, si arresero.

Geta e la sua legione collaborarono alla conquista romana della Gran Bretagna, guidata da Aulus Plautius, l'anno successivo. Geta fu quasi catturato nella Battaglia di Medway, ma poi ne capovolse le sorti in modo così brillante e decisivo che ricevette gli "ornamenta triumphalia", onore insolito per chi non fosse stato un Console. Fu un Legato in Britannia intorno al 45. Un'iscrizione a Roma rivela che divenne Console Suffetto nel 49.

Geta ebbe una figlia a circa 65 anni, Hosidia, che sposò Marco Vitorius Marcello, uomo di rango consolare e amico del poeta Statius. Osidia e Marcello ebbero un figlio chiamato Gaius Vitorius Hosidius Geta. Una poesia di Statius, scritta nel 95 d.c., descrive suo figlio Gaius Vitorius Hosidius Geta come onorato da una "triunphalis ovis" (ovazione trionfale)


- Caio Hosidio Geta 

legato dell'Imperatore Claudio che, nel 43 d.c., comandò l'esercito romano nella conquista dell'Inghilterra e, pur non essendo Console, ricevette onori trionfali e gli ìstoniesi ne celebrarono la memoria con una statua in bronzo (di cui resta solo la base in cui sono visibili i supporti dove poggiavano i piedi con la scritta C(aio) Ho-si(dio) Geta Ur(bano) Cer(iali).

Caio Hosidio Geta, inoltre venne inviato, quale Magistrato, a giudicare le controversie della Spagna e nel Caucaso (IIII VIR = Quatrorviro, cioè Magistrato dei Municipi e delle Colonie). Fu anche Questore (Quaesitori), che era la carica di Giudice Inquirente a giudicare le cause, e anche Ceriale Urbano (UR CER), vale a dire-capo delle Corporazioni dei Sacerdoti di Cesare il cui tempio esisteva in Histonium e su cui venne costruita la chiesa di San Pietro Apostolo.


- Hosidio Geta

Hosidio Geta, dopo essere stato condannato dai triumviri nel 43 a.c., fu salvato da suo figlio, che fingendo che l'anziano Geta si fosse tolto la vita, celebrò i riti funebri, nascondendo il padre in una delle sue fattorie. Il padre si travestì indossando una benda sopra un occhio; ma quando fu graziato, scoprì che non poteva più vedere con quell'occhio.


- Gaius Hosidius Geta

fratello del console del 47 d.c., sembra essere stato triumvir monetalis; una moneta emessa con il suo nome raffigura un cinghiale. Alcuni studiosi ritengono che sia stato lui, piuttosto che suo fratello, a trionfare sui britannici, ma questo dipende dal fatto che Cassio Dio intendesse scrivere "C" per Gaius o "Cn" per Gnaeus, la cui prima vittoria in Africa fu discusso nello stesso libro.



ALTRI MEMBRI ILLUSTRI DELLA GENS HOSIDIA

Per quanto riguarda la patria Istoniese di Oplaco Hosidio la conferma ci è data dall'esistenza nel fiorente Municipio dei Romani, della gens Hosidia, di cui si hanno numerosi illustri esponenti.

- Quinto Hosidio che fu Curatore, ossia Assessore ai Lavori Pubblici, citato quale autore della costruzione dell'acquedotto Augusteo di Histonium. 


-  Massimo Hosidio e sua moglie Afrodisia, di cui si rinvenne una lapide, custodita nei Museo Civico di Vasto.


- Hosidio Geta 
drammaturgo del II secolo d.c.; autore di una tragedia intitolata Medea , forse il primo esempio di un cento virgiliano (opera poetica interamente composta da versi o passaggi tratti da altri autori, in particolare il poeta greco Omero e il poeta romano Virgilio, disposti in una nuova forma o ordine)



LE LAPIDI DI VASTO

Nelle scritte lapidarie rinvenute nel territorio di Vasto, così come elencate da Alfredo Mannucci nel volume "Le iscrizioni del Gabinetto Archeologico di Vasto" (1974), troviamo più volte il nome dei personaggi appartenenti alla gens Hosidia presenti in Histonium, tra cui:

- C(aius) V(itorius) H(osidius) G(eta); 
- Quintus Hosidius; 
- Hosidius Hilar; 
- Caius Hosidius C.L. Isi(dorus?); 
- Hosidius Nepos: Quintus Hosidius
- Primitivus, (Hos) idius Restitutus, 
- Hosidius Secondus;
- Gaius Hosidius Veteranus; 
- Hosidia Aphrosidia; 
- Hosidia Ditria; 
- Hosidia Victoria.



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