IL TESORO DI ERCOLANO



SCHELETRO DI SIGNORA CON ANELLI

Ercolano: dove tutto ebbe inizio. Non tutti sanno che è stata la prima città sepolta dell'area vesuviana ad essere scoperta nel Settecento. Non tutti sanno che, anche se più piccola di Pompei, è conservata meglio grazie alle diverse condizioni di seppellimento durante l'eruzione del 79 d.c.

Il parco archeologico è in sé un gioiello, con i suoi magnifici mosaici, i suoi straordinari affreschi, le sue stupende domus e botteghe quasi intatte, ma include anche una magnifica mostra di bracciali, orecchini, collane e monete d'oro, nonché arredi e oggetti di vita quotidiana che dimostrano la raffinatezza di quest'antica città.

Gioielli, monete, gemme, arredi e strumenti preziosi per i banchetti delle occasioni speciali sarebbero solo cose per quanto preziose se non fossero inserite in un racconto – dichiara il direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano – che ne evoca il profondo significato sociale e le inserisce nel loro contesto di ritrovamento, di utilizzo e di produzione, se non tornassero nelle mani e sui colli dei loro proprietari. 

I materiali provengono da edifici pubblici, dalle Domus e dalle botteghe dell’antica Herculaneum e restituiscono un’immagine vivida, complessa e felice di questa comunità. Un cospicuo gruppo di reperti fu trovato nel corso degli scavi sull’antica spiaggia, dove come noto si era rifugiato con i propri averi e nell’abbigliamento confacente al rango di ciascuno, un folto gruppo di abitanti della sventurata città in attesa della missione di salvataggio che almeno per loro non andò a buon fine. 

 Mi piace sottolineare i prestiti concessi dal MANN e dal Parco di Pompei, il corredo di gemme e strumenti da lavoro di una bottega di gioielliere e parte del tesoro in argento di Moregine, segno concreto della stretta collaborazione che ci vede uniti nei progetti culturali ”.

IL BRACCIALE DI ERCOLANO

Monete d’oro e gioielli. In pratica i preziosi che gli sciacalli dimenticarono di strappare ai cadaveri dei fuggiaschi di Pompei nelle settimane successive all’eruzione. I nuovi scavi nella necropoli di Porta Ercolano ci danno non solo la possibilità di toccare con mano il mondo classico ma riprendono il filo della catastrofe del 79 d. c.. Dagli scavi più recenti, nei pressi di Porta Ercolano, sono tornati alla luce anche corredi funebri di epoca sannitica e monete d'oro dell'impero sfuggite agli scavatori clandestini.

Insieme ai corpi degli antichi abitanti di Pompei sulla spiaggia della città sono stati ritrovati numerosi gruppi di monete contenute in sacchetti di pelle o tela o in cestini di vimini. In molti casi le monete di bronzo si erano ossidate saldandosi l’una all’altra in blocchi dalla forma irregolare.

Si tratta in ogni caso di piccoli tesori che erano custoditi nelle case e che al momento della fuga gli abitanti avevano portato con sé, nella speranza di salvare il piccolo patrimonio che possedevano.
Oltre a molte monete di bronzo sono state trovate anche monete in argento o i ben più preziosi aurei, monete in oro che già in epoca romana avevano un elevato valore.


Negli ambienti di botteghe poco distanti dalla necropoli sono spuntati tre aurei, datati tra il 74 e il 77 d.c., e un fiore in foglia d’oro, probabilmente un pendente di collana. Erano tra le ossa dei poveri pompeiani in cerca di salvezza, mescolate alla rinfusa dopo i saccheggi dei fossores, ossia gli scavatori clandestini che placatasi l’ira del Vesuvio si avventurarono nella città alla ricerca di tesori sepolti sotto la cenere.

E infine, è stato rinvenuto anche un forno verticale al quale si accede tramite alcuni scalini, che rappresenta per ora un unicum a Pompei. Veniva usato per la fabbricazione di oggetti in bronzo. Insomma, un «bottino» archeologico degno di nota, che porta la firma della Soprintendenza Pompei con l’Ecole française de Rome, le Centre Jean Bérard e il Cnrs.



ERCOLANO, RITROVATA LA BORSA CON IL TESORO DELL'ULTIMO FUGGIASCO

di Paolo De Luca - 02 DICEMBRE 2021 - 
- Il ritrovamento due mesi fa nella Spiaggia Grande negli Scavi di Ercolano -

"No, non era un soldato della flotta di Plinio, come si era pensato in un primo momento. Quel corpo apparteneva ad un uomo che fuggiva. E che, raggiunto il mare, si è voltato indietro. Ha guardato il flusso piroclastico che l'ha travolto e ucciso in un attimo. Il suo scheletro, eccezionale ritrovamento avvenuto due mesi fa sulla Spiaggia Grande negli scavi di Ercolano, è l'unico a non dare le spalle al Vesuvio. 

Ed è il solo a stringere tra le sue mani oggetti sicuramente suoi. L'eruzione del 79 d, c, l'ha seppellito così, a pochi metri dalla banchina e dai famosi fornici che, da rilievi precedenti, hanno restituito oltre trecento corpi di uomini, donne e bambini travolti dalla nube ardente.

L'ultimo fuggiasco era quindi un abitante della città e si rivela nelle parole di Francesco Sirano, direttore del Parco archeologico. 

"Abbiamo condotto uno scavo interdisciplinare - spiega - con archeologi, geologi, antropologi e altre professionalità. Gli ultimi studi hanno evidenziato che l'uomo, intorno ai 45 anni, portava con sé una sacca rossastra, forse di cuoio. Al suo interno, una cassettina di legno, simile ad altre trovate qui. Un'indagine preliminare con microtelecamera ha evidenziato che conteneva monete e altri oggetti in metallo, probabilmente un anello di bronzo".

Ulteriori analisi attendono ora il reperto: il corpo, monitorato con uno scanner laser 3d (per eventuali ricostruzioni e calchi), verrà spostato ed esaminato a fondo nei laboratori di Ercolano. Sarà coperto e traslato con rispetto: " Stiamo sempre parlando di una persona - sottolinea il direttore - strappata via con violenza alla vita: alcune ossa e la mascella sono addirittura fratturate per la violenza dell'impatto".

La prima colata lo uccise: gli esami geologici hanno stabilito che sia rimasto a galleggiare sulla riva, per poi essere seppellito dal secondo flusso. Ne seguirono, si sa, altri cinque: tutti di materiale rovente (attenzione: non magma), che hanno creato un "muro" alto venti metri e che, ancora oggi, cinge l'antica città. Accanto allo scheletro, un tronco d'albero, spazzato via dalla furia eruttiva e altri detriti. 

Si calcola che nel I secolo la riva proseguisse per altri dieci metri oltre la barriera tufacea e si dà per certo che trattenga ancora ulteriori segreti da scoprire. Magari altri oggetti in legno, materiale preziosissimo nell'archeologia vesuviana e di cui Ercolano è straordinario custode. Il corpo del fuggitivo è stato ritrovato durante i lavori di messa in sicurezza dei fronti di scavo della Spiaggia Grande: il progetto, finanziato per 4 milioni di euro rientra nell'Unità Grande Pompei.

Entro il 2023 - assicura Sirano - la spiaggia sarà restituita ai visitatori, con una ripavimentazione e, soprattutto, con l'antica sabbia nera vulcanica che ne caratterizzava le rive, già riemersa nelle campagne di scavo degli anni Ottanta, con Giuseppe Maggi ". 

I cantieri prevedono anche il recupero degli edifici sul "fronte mare" ercolanese. Il progetto operativo per tutta l'area è stato donato dall'Herculaneum Conservation Project della Fondazione Packard, che da vent'anni esatti anni sostiene il parco con finanziamenti, attività di ricerca e valorizzazione.


I lavori - spiega Domenico Camardo, archeologo Hcp - includono pure un nuovo piano idraulico che libererà la piana dalle acque stagnanti, lasciandola definitivamente asciutta
Le operazioni hanno dunque restituito lo scheletro e oltre 150 pezzi di legno, schegge di marmo, frammenti di tegole, iscrizioni (come quella del Tempio di Venere di Vibidia Saturnina). 

Si tratta di materiale trascinato qui dall'eruzione - riprende Camardo - Spicca un'asse di abete bianco, lunga dieci metri e larga 50 centimetri, ritrovata poco distante dai corpi. Forse una trave di una domus: rappresenta il più grande oggetto di legno in assoluto, restituitoci dal mondo romano ". 

È conservato ora nei depositi, ad una temperatura costante di quattro gradi per preservarne le proprietà.
Ercolano mantiene cristallizzata la sua tragedia del 24 ottobre del 79, promettendo nuove scoperte. Nell'attesa, Sirano chiosa con un ultimo annuncio: " Entro il 2024 finiremo i lavori di scavo a Villa dei Papiri, che finalmente sarà aperta ai visitatori ".


BIBLIO

- Luigi Capasso - I fuggiaschi di Ercolano - Paleobiologia delle vittime dell'eruzione vesuviana del 79 -
 - Mario Carotenuto - "Ercolano attraverso i secoli" - Napoli - 1980 -
- Mario Carotenuto - "Ercolano e la sua storia" - Napoli - 1984 -


3 comment:

Anonimo ha detto...

Ottimo articolo

ALESSANDRA on 30 aprile 2022 08:47 ha detto...

Grazie per il vostro preziosa lavoro, con questo intero sito e gli articoli continui di aggiornamento. Ammirabile anche il vostro anonimato in un mondo dove si fa gara nell'apparire.

Anonimo ha detto...

Interessante

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