CULTO DELLA DEA CORNISCA



DEA CORVO

DEVAS CORNISCAS SACRUM

GIACOMO BONI 1899

"A partire ora la salita del Gianicolo, sulla nostra strada verso la Porta S. Pancrazio e la Villa Pamfili, devo menzionare una curiosa scoperta fatta tre secoli fa nei pressi della chiesa di S. Pietro in Montorio; quella di una piattaforma, rivestita con pietre terminali incise con la leggenda: DEVAS CORNISCAS SACRVM ( "questa zona è sacro per i corvi divini"). Il luogo è descritto da Festo (Ep. 64). È un fatto notevole che a Roma non solo gli uomini ma gli animali dovrebbero rimanere fedeli alle vecchie abitudini e tradizioni.

Alcuni dei miei lettori avranno notato come regolarmente ogni giorno, verso il tramonto, i voli di corvi sono visti attraversare i cieli nel loro cammino verso i loro alloggi notturni i pini di Villa Borghese. Hanno due o tre luoghi di sosta preferiti, ad esempio, il campanile di S. Andrea delle Fratte, le torri di Trinità de 'Monti, dove si tengono le riunioni rumorose che durano fino alla prima corsa dell'Ave-Maria.


Questo suono è interpretato da loro come una chiamata a riposare. Se l'area dei corvi sacri descritti da Festo è stato piantata con pini, e utilizzata come un periodo di riposo durante la notte, o semplicemente come un luogo d'arresto, il fatto di loro migrazione giornaliero da e per le paludi della Maremma e della loro serata incontri, risale al periodo classico.

Sakros potrà essere un locativo plurale, Ci é dato sorprendere un locativo plurale del tema in -a nell'antico latino Devas Corniscas sacrum (C. I. L. I, 814)  sacro, noto che qui non può essere considerato il sacrus = sacer del latino volgare. alle dee Cornische '. Cfr. Paul. Pesi 45: "divarum lociis erat trans Tiberini cornicibus dicatus."



DAVIS NONNIS

CAMMEO DIANA
Devas / Corniscas / sacrum. Nel teonimo si tende ora a riconoscere un dativo plurale.

Rafael Jimenez (prof. Storia Antica)
University of Alcalá



Contrario all'idea tradizionale considerando la frase DEUA corniscas il CILI2 975 = 6, 96, 30691 (DEUA corniscas sacro) per essere un ablativa plurale, l'autore della presente carta pensa che sia un genitivo singolare a partire dalla declinazione -a.

Né considerazioni di natura fonetica o morfologica né presunti parallelismi (come anabestas e aestimias, molto discutibili tra l'altro) possono indurre l'autore per capire corniscas DEUA come un ablativo plurale. Questa iscrizione mostrerebbe che una certa zona è consacrato alla dea Cornisca.



FAUSTO AMIDEI

Sul Gianicolo, la Dea Cornisca, appellativo della Dea Diana, vi ebbe tempio e sacello.
QUINARIO DI MARCO ANTONIO
Servio Tullio fondò il nuovo tempio di Diana sull’Aventino e lì spostò il centro del culto federale con il consenso dell’aristocrazia latina.

Diana aveva molti santuari dislocati nei territori del Lazio antico e della Campania. Sul colle di Corne, presso Tusculum (antichissima città del Lazio), dove era chiamata con il nome latino arcaico (lingua latino falisca) di Deva Cornisca (CIL Corpus Inscriptionum Latinarum I, 975: Devas Corniscas sacrum, trovata a Trastevere), dove esisteva un collegio di cultori della Dea come attesta un'iscrizione ritrovata presso Tuscolo e dedicata ai Mani di Giulio Severino patrono del collegio.

Pertanto la Dea Cornisca fu preromana e romana, assimilata poi alla Diana italica e romana, anch'essa triplice come luna, terra ed inferi.



LA DEA CORVO - CORONIDE

Coronide era la figlia del re dei Lapiti. Apollo se ne innamorò vedendola prendere un bagno in un lago, ma dopo l'amplesso il Dio se ne andò lasciando un corvo a guardia della ragazza. Coronide si sposò con Ischi ed il corvo volò da Apollo per riferire.

Quando scoprì che Coronide era incinta, Apollo punì il corvo tramutandogli le piume da bianche in nere, poiché non aveva allontanato Ischi da lei, poi fece uccidere Coronide da Artemide con una freccia, o la uccise lui stesso. Infine salvò il bambino che divenne Asclepio, Dio della Medicina.

Il mito parla della trasformazione e decadenza di alcune divinità con l'avvento degli iperborei adoratori di Apollo. Coronide era sicuramente la Dea Corvo, così come d'altronde Minerva era la Dea Civetta, gli aspetti notturni della Dea Madre nel lato mortifero di Dea della Morte o delle battaglie. la triplice Dea vine cancellata e il suo posto preso dai figli gemelli, il sole e la luna. Così la nuova Dea Luna Artemide uccide, cioè soppianta, l'antica Dea Corvo, la Deva Cornisca.

Il corvo è nero e rappresenta il lato oscuro della vita, cioè la morte, ma anche il mistero e l'oltretomba. I corvi vennero anche identificati, nei miti nordici, come una rappresentazione delle Valchirie, che dovevano raccogliere le anime dei soldati caduti in battaglia e accompagnarli nel paradiso della guerra, noto come Valhalla. Un collegamento con un atteggiamento tipico dei corvi che, dopo le guerre, si cibano spesso dei cadaveri lasciati sul campo. Alla Dea della Guerra, o Dea Corvo, si consacravano i guerrieri uccisi in battaglia, nel suolo italico come altrove. Alla Dea Cornisca si offriva il sangue degli animali e insieme il vino, ambedue simboli di vita e morte.



IL SANTO E IL CORVO

Per sostituire gli Dei con i Santi vennero passati da quelli a questi i loto attributi: il serpente e il maiale dalla Dea Tellus passarono a San Giuseppe e a Sant'Antonio: la colomba di Venere divenne lo Spirito Santo, il cane da Diana a San Rocco e il corvo passò a San Benedetto, a cui portò il pane in dono.



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