PERCHE' CADDE L'IMPERO ROMANO




IL MISTERO

L’impero Romano era riuscito a mettere insieme tanti popoli con lingue e tradizioni diverse, sotto un’unica forma di governo, evoluta sotto ogni punto di vista, sociale, giuridico, economico, culturale. Per far questo aveva costruito 80000 km di strade, con ponti, acquedotti, fognature, cisterne, porti, tribunali, ninfei, stadi, archi, mura e porte, basiliche, anfiteatri e teatri, terme, bagni pubblici e templi. Allora perché fra il IV e il V sec. d.c., la più grande civiltà che il mondo abbia mai conosciuto comincia a crollare su se stessa?


La situazione

L'attuale alfabeto europeo, come il suo calendario, le sue lingue, e come l'architettura, la pittura, l'ingegneria, la letteratura derivano da quelli romani, nonchè il principio della giustizia secondo cui "ciascuno è innocente se non a prova contraria" con il suo codice di diritto pubblico e privato e le sue leggi. 

Roma disponeva di una formidabile forza militare, efficiente e unica al mondo, aveva una enorme ricchezza economica basata sui fiorenti commerci per terra e per mare, godeva di un territorio immenso, che si estendeva dal Vallo di Adriano ai confini con la Scozia fino all'Eufrate, dall'Africa settentrionale al Reno e al Danubio. 

Era una macchina perfetta con un diritto scritto che fu faro di civiltà da cui ha attinto tutto il mondo più evoluto, con una rete capillare di strade e di fortezze, di postali veloci, di ricche e bellissime città con una organizzazione amministrativa ancora insuperata. 

Al suo apice, cioè agli inizi del II secolo, l'impero romano aveva 130 milioni di persone dislocati su 3 milioni ottocentomila Kmq. Cosa l'ha fatto cadere in modo così disastroso per cui ci vorrà almeno un millennio per riprendersi almeno in parte?


LA DATA FATIDICA

La caduta dell'Impero romano d'Occidente viene fissata dagli storici nel 476, anno in cui Odoacre depone l'ultimo imperatore romano d'Occidente, Romolo Augusto, nome simile, per ironia della sorte, all'uomo, prima Re e poi Dio, reputato il suo fondatore, cioè Romolo Re di Roma. 

Romolo Augusto fu ritenuto così l'ultimo imperatore romano d'Occidente, con lo stesso nome del fondatore di Roma e dell'Impero romano, e parve una fine segnata dal destino, e infatti già nel VI secolo, lo storico Marcellino Illirico considerava l'impero romano terminato nel 476. 

Il 476, anno dell'acclamazione di Odoacre re, fu quindi preso come simbolo della caduta dell'Impero romano d'Occidente semplicemente perché da allora, per oltre tre secoli fino a Carlo Magno, non vi furono più imperatori d'Occidente, mentre l'Impero romano d'Oriente, dopo la caduta dell'Occidente, si trasformò diventando talmente greco-orientale da tradire quella sana razionalità illuministica e tollerante che aveva caratterizzato il mondo romano. 

Ed ecco le cause ipotizzate: 

La peste 
a) la peste che spaventò e portò a un vertiginoso crollo demografico, 
b) aveva pertanto pochi contribuenti per il mantenimento dello stato 
c) ne seguì necessariamente una persecuzione fiscale che distrusse l'economia; 
d) si dovette ovviare alla carenza di popolazioni italiche con l'uso massiccio degli immigrati con un processo che sfuggì di mano. 

Secondo l’ Atlante Storico Garzanti: 
a) crisi militare con infiltrazione dei germani nell’esercito, 
b) spopolamento delle campagne per l’eccessivo fiscalismo, 
c) inflazione, 
d) corruzione di funzionari statali e fisco, 
e) crisi dell’ordine pubblico ed economica. 

Secondo M. Prometheus: 
a) Carenze politiche, specialmente mancanza di uno stabile sistema di legittimazione della trasmissione del potere imperiale. 
b) Fiscalismo da cui: Inflazione, Corruzione, Regresso Economico, Spopolamento. 
c) Cristianesimo. 

Secondo William Robertson (1721-1793): 
In "I progressi della società europea dalla caduta dell’Impero romano agli inizi del secolo XVI", vide la causa del crollo dell'impero nell’azione devastatrice dei barbari. 

Secondo Michail Rostovcev (1870-1952): 
La decadenza dell’economia. 

Secondo Edward Gibbon (1737 – 1794): 
Fu il cristianesimo intollerante a determinare la demolizione della antica civilta’. 

LA PESTE

LA DISAMINA DELLE CAUSE


( 1 ) IL CALO DEMOGRAFICO

- Roma al tempo di Cesare aveva un milione di abitanti: sotto Romolo Augustolo, l'ultimo imperatore d'Occidente, solo ventimila, una strage. Di gente da tassare e/o da mandare a difendere il limes ce n'era sempre meno. Le regioni di confine divennero lande semivuote, tentazione fortissima per i barbari dell'altra parte. Si pensò allora di arruolarli dandogli la cittadinanza romana oltre ai soldi, affinchè difendessero le frontiere dello stato.

- E ci si ritrovò con intere legioni composte da barbari che non tardarono a chiedersi perché dovevano obbedire a generali romani e non ai loro capi naturali. Metà di loro erano germanici, e si sentivano più affini a quelli che dovevano combattere.

- La spinta all'espansione era cessata quando i romani si erano resi conto che, schiavi a parte, in Europa c'era poco da depredare. I barbari, invece, vedevano i mercanti precedere le legioni portando vettovagliamenti e merci in quantità.

- Roma soffriva di un calo demografico dovuto non solo alle guerre ed alle carestie, ma anche alle epidemie che si diffondevano molto velocemente e causavano numerose vittime. Il contatto con popoli molto meno attenti a pulizia ed igiene diffuse la peste.

- La peste antonina (165-180), nota anche come peste di Galeno, da colui che la descrisse, è stata un'antica pandemia di vaiolo o morbillo, se non di tifo, riportate in patria dalle truppe di ritorno dalle campagne militari contro i Parti. L'epidemia nel 169 causò la morte Lucio Vero, co-reggente con Marco Aurelio il cui patronimico, Antoninus, diede il nome all'epidemia.

- La peste scoppiò di nuovo nove anni dopo, secondo lo storico Cassio Dione, la cosiddetta Peste di Cipriano, probabilmente un’epidemia di morbillo o ancora di vaiolo, che imperversò in tutto l’impero fra il 251 e il 270, fu un altro colpo alla struttura amministrativa che lo stato romano cercava di dare a un mondo euro-mediterraneo sempre più vasto.

- Essa causò fino a 2.000 morti al giorno a Roma, un quarto degli infettati. La peste imperverserà nell'impero per quasi 30 anni, facendo secondo le stime tra i 5 e i 30 milioni di morti. La malattia uccise circa un terzo della popolazione in alcune zone, e decimò l'esercito romano. - L'epidemia apparve la prima volta durante l'assedio dei Romani a Seleucia, nell'inverno del 165–166. Ammiano Marcellino afferma che la peste dilagò fino alla Gallia ed alle legioni stanziate lungo il Reno. Eutropio asserisce che moltissime persone morirono in tutto l'impero.

- La grave devastazione che la popolazione europea subì da queste due epidemie fa pensare che queste persone non fossero mai state colpite dalle due pandemie, infatti le malattie endemiche provocano individui ormai immuni alla malattia. Altri storici credono si sia trattato di morbillo, ma altri, a nostro avviso più credibili, pensano si trattasse sempre di vaiolo, dato che il morbillo si scatenò dopo il 500.

- La crisi e la fuga dalle città, che venivano sempre più spesso saccheggiate dai barbari, ma anche per le malattie infettive per le disastrose condizioni igieniche, furono dovute molto al taglio degli acquedotti e dalla chiusura delle terme che resero le persone e il territorio sporco e antigienico favorendo malattie ed epidemie.



( 2 ) LA CRISI ECONOMICA 

 - Il calo demografico portò alla crisi economico-produttiva delle campagne, dovuta alla carenza di persone, al crollo dei traffici commerciali, all'inflazione incontrollata con un ritorno al baratto; gli schiavi che un tempo lavoravano la terra erano diventati liberi e non erano stati sostituiti da altri schiavi. 

 - La ricchezza di Roma attirava grandi traffici di importazione ed esportazione, i romani importavano grandi quantità di frumento, di olio, di carne, di stoffe di cotone, di legno, di stoffe di seta, di argento, di stagno e di marmo ed esportavano vino, oggetti d'argilla, oggetti di vetro, oggetti di argenteria, stoffe di lana, cosmetici, gioielli. Col crollo dei limes il commercio diminuì notevolmente togliendo dal mondo del lavoro commercianti ed artigiani. 



( 3 ) LA TASSAZIONE

- Diocleziano, per ovviare alla carenza di fondi dello stato, operò una riforma fiscale senza precedenti in tutto il mondo Romano, centralizzando il fisco e imponendo due tipi di tasse, una sulla proprietà fondiaria, l’altra sul reddito. Lo stato esigeva le tasse perché doveva pagare l'elefantiaca amministrazione, ma soprattutto doveva mantenere gli eserciti. 

Diocleziano non comprese che questo sistema di esazione fiscale ben presto avrebbe bloccato l’economia. Nel IV secolo l’inflazione divenne un problema incontrollabile, l’imperatore tentò di 
rivalutare il denaro ma inutilmente.


Il peso della tassazione

"Un Impero come quello dell’Occidente, che non aveva mai ceduto per due secoli e mezzo, a partire dal regno di Augusto, che aveva superato la crisi della metà del terzo secolo e che, riorganizzato internamente da Diocleziano, era riuscito a rimanere ancora intatto per altre tre generazioni, come mai si sgretolò in così poco tempo nel V secolo? 

 E fu questo crollo dovuto principalmente all'aumentata pressione dall'esterno o a un disfacimento interno, o all'uno e l'altro fattore insieme?... Per far fronte alla crescente pressione dei barbari, sia l’una che l’altra metà dell’Impero dovettero aumentare di molto il numero dei soldati nei loro eserciti, probabilmente raddoppiandolo.. 

 Il pesante aggravio economico che l’aumentata dimensione dell’esercito comportava affaticò gravemente la capacità produttiva dell’Impero con la conseguenza di provocare una serie di debolezze. A qualcuno potrebbe sembrare un’esagerazione dire che le risorse di regioni così vaste come quelle che costituivano l’Impero romano potessero essere affaticate eccessivamente dalla necessità di rifornimenti alimentari, di vestiario e di armamento di 300 000 uomini in più; ma non dobbiamo dimenticare che tecnologicamente l’Impero era più addietro anche dell’Europa medievale. 

Con i primitivi sistemi di agricoltura, di produzione industriale e di trasporti che allora si usavano, erano necessarie molte più ore lavorative di quanto non sia oggi, per produrre i viveri per le razioni, tessere la stoffa per le uniformi, forgiare e rifinire le armi e le armature, e trasportare tutto questo materiale con chiatte o carri nelle zone di confine. 

 Per far questo le tasse dovettero essere aumentate di molto, e per stabilire gli imponibili e raccogliere le nuove tasse, l’apparato amministrativo dovette anch'esso allargarsi, ciò che, di nuovo, significava un altro aumento nel peso della tassazione. 

 Il pesante aggravio prodotto dalle tasse fu probabilmente la causa prima della decadenza economica dell’Impero. Un’altra causa fu l’aumento della popolazione improduttiva in proporzione al numero delle persone produttive: i senatori con le famiglie e lo stuolo di servitori, i decurioni, gli impiegati dell’amministrazione pubblica, gli avvocati, i soldati, i cittadini delle capitali. Il peso in tasse e in affitti che di conseguenza fu scaricato sulle spalle dei coltivatori risultò troppo gravoso e la popolazione agricola lentamente si ridusse di numero." 

 (Arnold H. M. Jones)


( 4 ) LA CORRUZIONE 

 - La perdita di coesione sociale, dovuta all'enorme squilibrio nella distribuzione della ricchezza: lusso eccessivo per pochissimi privilegiati e povertà estrema per la grande massa dei contadini e del proletariato urbano; il popolo non aveva più nè soldi nè voce, ormai simili agli squilibrati popoli orientali. Il diritto era un bel ricordo e così i plebei con i loro tribuni che garantivano i loro diritti. 

- La mancanza di consenso nei confronti del governo centrale, causata anche dalla degenerazione burocratica: da una parte corruzione sistematica, dall'altra eccessivo peso fiscale che finiva per gravare sui ceti meno abbienti; sfiducia nel potere centrale, corruzione, odio e sfruttamento. 

- L’incapacità del potere centrale di contrastare le acclamazioni degli imperatori da parte degli eserciti, era dovuta alla debolezza del senato, a sua volta accresciuta da un’insicurezza sociale diffusa, mancanza di lavoro, inflazione, paura del futuro.

DEPOSIZIONE DI ROMOLO AUGUSTO


( 5 ) Il VALORE DELLA MONETA


La Moneta d’Argento più utilizzata durante i primi 220 anni dell’Impero era il denarius, una moneta delle dimensioni dei 10 centesimi di Euro, che valeva la paga di un giorno di un artigiano o di un soldato. All'inizio dell’Impero il denarius conteneva 4,5 grammi di argento puro.

Per finanziare le guerre, costruire strade, terme, palazzi e circhi gli imperatori dovettero diminuire la purezza del conio mantenendo lo stesso valore nominale. Con meno argento si poteva coniare un maggior numero di monete e quindi spendere di più. Così ai tempi di Marco Aurelio, il denarius era composto da solo il 75% di argento.

Caracalla Introdusse il “doppio denarius”, che aveva un valore nominale doppio ma con il peso di 1,5 denarii. Ai tempi di Gallieno, la moneta aveva appena il 5% in argento. La parte interna era in bronzo con un sottile rivestimento in argento che veniva facilmente consumato rivelando lo scarso valore.

Naturalmente si creò così un'inflazione, la merce costò più cara e i soldati chiesero salari più alti, infatti Caracalla dovette aumentare la paga dei soldati del 50% nel 210 d.c.. Nel 265 d.c., quando nel denario c’era solo lo 0,5% di argento, i prezzi erano alle stelle in tutto l’Impero Romano e solo i mercenari barbari venivano pagati in oro. Inflazione, tasse altissime e denaro senza valore bloccarono gran parte degli scambi commerciali dei Romani.

Alla fine del III secolo, gli scambi commerciali erano soprattutto a livello locale, il commercio per mare diminuì drasticamente. Tra gli anni 235 e 284 d.c. regnarono più di 50 imperatori, molti dei quali vennero uccisi, assassinati o perirono durante le battaglie. E vennero le invasioni dei barbari.


( 6 ) LE INVASIONI BARBARICHE 

- I barbari di solito si spostavano in piccoli gruppi, inserendosi in una situazione dove l’impero poteva controllare e reagire, come effettivamente fece fino a quando ci riuscì. Attraverso l’istituto dell’hospitalitas, la stessa Roma consentiva l'entrata dei barbari nei suoi confini, dava loro delle terre e chiedeva in cambio protezione militare nei confronti di altri barbari. Alla fine del III secolo ci furono una serie di imperatori, abili comandanti militari, che riuscirono per circa due secoli a tamponare un po’ la crisi.

LA PESTE


( 7 ) L'ESERCITO STRANIERO 

 - L'Impero già prima del 476 si presentava rispetto ai secoli precedenti molto meno romanizzato e sempre più di impronta germanica, soprattutto nell'esercito, l'asse portante del potere imperiale. Goti, Unni, Franchi e altri popoli barbarici costituivano l'esercito che combatteva per la salvezza e la gloria di Roma. 

- Ma la pax romana, senza bisogno di guerre ulteriori, richiedeva la presenza di forti e numerosi eserciti. Il reclutamento dei soldati gravava sull'agricoltura, perché sottraeva braccia al lavoro nei campi; le spese per arruolare e mantenere i soldati erano molto elevate; per fare fronte alle spese era necessario aggravare la tassazione; il peso delle tasse provocava il malcontento della popolazione. 

 - I difetti del sistema costituzionale, con il governo centrale condizionato dallo strapotere dell'esercito e sempre a rischio di usurpazione. Come in una dittatura chi assicurava il potere al dominatore era l'esercito, e come in ogni dittatura l'esercito doveva essere pagato profumatamente, visto che era pronto ad asservirsi a chi l'avrebbe pagato di più.


Il reclutamento nell’esercito romano e la crescente presenza dei barbari. 

"Le regole generali di arruolamento nell'esercito prevedevano che i soldati fossero procurati, parallelamente all'esazione di altre imposte, dai proprietari fondiari, grandi e piccoli, questi ultimi raggruppati in modo che l’obbligo di dare una o più reclute pesasse solidalmente su un consorzio: la scelta cadeva in tal modo sulla popolazione contadina, soprattutto sul colonato dipendente, e il servizio imposto ai soldati si prolungava nel tempo per oltre un ventennio, non senza una forte tendenza.. a trasformarsi in un obbligo ereditario. 

Ma invece di persone il grande proprietario o il consorzio potevano offrire una somma di denaro, che consentisse ai responsabili del reclutamento di procurarsi altrove i soldati: e fu questa la via che favorì il crescente ricorso ad elementi germanici, più facilmente disposti a farsi assoldare. Poiché i soldati germanici, rispetto a quelli forniti dai proprietari fondiari a modo di imposta, rivelarono buone qualità militari, e nell'esercito romano furono accolti anche germani già avvezzi al comando presso le proprie tribù, la presenza di tali elementi assunse nell'esercito dell’Impero un’importanza non soltanto numerica. 

Nel corso del IV sec. andò crescendo la proporzione degli ufficiali militari di origine barbarica rispetto a quelli provenienti dai ceti elevati dell’Impero o dall'avanzamento dei veterani reclutati nella popolazione rurale. Salirono anche ai gradi più alti: furono sempre più numerosi fra i duces, a cui era affidato il comando militare delle regioni soprattutto di confine; e divennero anche comandanti supremi, subordinati soltanto all'imperatore. 

 Le grandi famiglie senatorie per lo più non disdegnarono di estendere a questi Germani, potenti nella corte imperiale e per la base economica conseguita, le alleanze anche matrimoniali con cui usavano appoggiarsi fra loro. 

L’assimilazione dei Germani di dignità senatoria nell'aristocrazia dell’Impero poté quindi apparire perfetta. Ma la loro origine non era dimenticata: perché essa li poneva in una relazione speciale con tutti i gruppi germanici non assimilati dell’Impero, presenti in modo cospicuo nelle forze armate, e con intere popolazioni, ora alleate ora nemiche dell’Impero. Ciò avvenne ovunque, in Occidente e in Oriente, ed anche in Italia." 

 (Giovanni Tabacco)


( 8 ) LA RELIGIONE 

 - In accordo con gli illuministi del XVIII secolo: Montesquieu, Voltaire ed Edward Gibbon, pur riconoscendo che la caduta dell'impero d'Occidente avvenne per cause concomitanti, riteniamo che la causa principale della caduta sia stata la religione cristiana. 

- Molte erano le vocazioni religiose e poche quelle militari, Voltaire sosteneva che l'Impero aveva ormai più monaci che soldati. Inoltre la diffusione del Cristianesimo aveva scatenato dispute religiose, che alla fine divisero ancor più l'Impero, accelerandone la rovina. 

- Tra gli uomini che si facevano monaci e le donne che si votarono alla verginità, decrebbe ancor più la natalità, considerando il mondo, come espresse Agostino, un pellegrinaggio temporaneo e quindi privo di importanza. 

 - Per comprendere quanto incise il cristianesimo sulla natalità basti guardare le leggi di Maggiorano (420-461) che proibì alle donne di farsi monache prima dei 40 anni, poiché ciò stava causando la diminuzione delle nascite, in un momento in cui Roma aveva bisogno di difensori armati. 

 «Egli (Maggiorano) presenta la gradita scoperta di un grande ed eroico personaggio, quali talvolta appaiono, nelle epoche degenerate, per vendicare l'onore della specie umana.» (Edward Gibbon, Storia del declino e della caduta dell'Impero romano, capitolo xxxvi, s.a. 457) 

- Ci furono aperte esultanze di cristiani eminenti come Tertulliano o Salviano di Marsiglia, di fronte alle disfatte e alle invasioni. Sant'Agostino predicava che la sola e vera patria dei cristiani era quella celeste e che le città degli uomini rovinavano non per colpa dei cristiani, ma per effetto delle scelleratezze dei loro reggitori. Insomma i cristiani non combatterono i barbari anche se non si opponevano all'impero. Nell'Impero d'Oriente il Cristianesimo divenne invece una sorta di movimento nazionale che si opponeva decisamente ai barbari, perchè era Dio che lo voleva e pretendeva addirittura la conversione di tutti i popoli, usando qualsiasi mezzo, lecito e illecito, pietoso e impietoso, la fede era l’unica risposta possibile alla vita rischiosa, faticosa, grama e disperata, che offriva come consolazione solo la speranza di una vita migliore dopo la morte. Anzi chi più avesse sofferto di più sarebbe stato ricompensato. 

- Il Cristianesimo divenne l'unica religione legale nel 391 con l'imperatore Teodosio che portò con la forza i Cristiani al 50% della popolazione dell'Impero, ma tutta raggruppata nelle città dove era possibile controllarli. Una crescita straordinaria se si pensa che all'epoca di Costantino, quando l'imperatore emanò nel 311 l'editto di Nicomedia che legalizzò il cristianesimo, i Cristiani erano solo il 30% e nelle campagne la religione cristiana era quasi sconosciuta. 

- Le chiese cattolica ed ortodossa considerano il persecutore dei pagani Teodosio un loro Santo, e la persecuzione degli ebrei iniziò nel 315 a soli 3 anni dalla Libertà di culto proclamata da Licinio e ribadita nel 313 da Costantino. Licinio punì la conversione all'ebraismo con la pena di morte, idem per i matrimoni misti per il coniuge ebreo dal 339 e per entrambi dal 388. 

- Alla fine del IV e nel V secolo la crisi dell'impero si aggravò tanto da portare sconforto in ogni settore: militare, politico, civile, economico e culturale. Per l'uomo non c'era più speranza in questa terra. L'unica salvezza era nella religione. 

 - La Chiesa, con il proclama della religione di stato, divenne intollerante, crudele, dispotica e autoritaria. La lotta alle idee divenne fondamentale per la gestione sociale, la libertà di pensiero divenne reato e crollò miseramente. Chi non si convertiva veniva condannato a morte e la sua famiglia perdeva i suoi beni e veniva esiliata.

COSTANTINOPOLI

L'IMPERO D'ORIENTE 

Nell'economia 

 - Roma fu fondata nel 753 a.c. l'Impero finì nel 476 d.c., di conseguenza lo Stato romano durò 1229 anni. L'impero romano d'Oriente nacque nel 345 e cadde nel 1453 d.c., durando per 1108 anni e perdurando oltre l'Impero d'Occidente per altri 977 anni, ma l'Impero d'Oriente fu molto diverso da quello d'Occidente. 

 - Mentre Roma si alleò con i barbari esterni per difendere i propri confini, lasciando che i comandanti militari barbari e i rispettivi popoli agissero in totale autonomia, Costantinopoli invece integrò i popoli barbari all'interno dei suoi confini, tanto che quando salì al trono il barbaro Zenone era già legittimato dalla lunga permanenza degli isaurici nell’Impero, potendo combattere gli Ostrogoti nella penisola balcanica, come imperatore e comandante militare. 

 - Il Senato peraltro agevolò il contatto tra latifondisti e burocrati come era avvenuto nella Roma imperiale, mentre in Occidente nel IV secolo quel ruolo si era disgregato. l'Impero d'Occidente era diventato debole e povero, con tasse gravose, carenza di schiavi per lavorare nei vasti latifondi e città spopolate dalle epidemie e dalle incursioni barbariche, mentre nell'Impero d'Oriente l'agricoltura fu 
fiorente, l'organizzazione militare fu basata sulla cavalleria, e c'era una buona amministrazione.

PROCESSIONE A BISANZIO

Nella Religione 

- Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, l'Impero Romano d'Oriente, detto anche Impero Bizantino con capitale Costantinopoli, sopravvisse ancora per un migliaio d'anni anni, sviluppando però una monarchia assoluta sul modello di quelle barbariche orientali. Il rispetto del popolo romano e la tolleranza verso le religioni, caratteristiche dell'Impero Romano, erano cadute per sempre. 

 - L’imperatore si considerava un essere superiore e viveva nel suo palazzo separato dal popolo, al quale si presentava solo in occasione di fastose cerimonie. Vicino all'imperatore viveva la corte, tra nobili e consiglieri. L’intera società era suddivisa in classi sociali molto separate: pochissimi e ricchissimi i membri delle classi alte, moltissimi i poveri. 

 - L'impero d'Oriente finì molto presto di essere romano. L'imperatore divinizzato doveva essere privo di difetti fisici (prova della punizione di Dio verso gli indegni), tanto che nella lotta per il soglio imperiale frequentemente il vincitore deponeva il predecessore condannando lui e pure i suoi figli al taglio del naso, o della lingua, o alla castrazione rinchiudendoli poi in convento. 

 - L’impero d'Oriente, ormai imbarbarito, esaltava il ruolo sacrale dell’imperatore raffigurato nelle Chiese in mezzo ai santi, quale inviato e voluto da Dio. A questo scopo sorse una serie di cerimonie liturgiche lunghe, complesse e molto sceniche che duravano per tutta la vita dell’imperatore. La religione divenne orientale, i fedeli si inginocchiavano, supplicavano, si prostravano, si battevano il petto, si auto-infliggevano punizioni. 

 - L'impero Bizantino aveva una cultura più greca che romana, risentendo quindi molto della cultura levantina, per cui l'imperatore, divinizzato già in vita, possedeva il potere taumaturgico, poteva curare dalle malattie con il solo tocco delle mani. 

Questa supposta qualità faceva si che i fedeli potessero chiedere di sfilare davanti all'imperatore toccandone le mani, poi toccandone solo la veste e infine solo la veste senza l'imperatore dentro. Tale potere taumaturgico venne trasportato anche in occidente, anche in Francia e in Inghilterra, tanto che 
ancora nel '900 si diceva: "La regina (Elisabetta) ha toccato, il malato guarirà" trasformato poi in
"La regina ha toccato, Dio guarirà il malato". 

In questo clima di credulità ed esaltazione chi combatteva i barbari (cioè i non cristiani) si acquistava il paradiso, un po' quello che accadde poi nelle crociate. Il messaggio cristiano non passò ma passò quello orientale che legittimava guerre e stermini.

LE MURA DI COSTANTINOPOLI

Nelle difese 

 - Inoltre Bisanzio (Costantinopoli) aveva mura tanto potenti da renderne impossibile lo sfondamento almeno fino all'avvento dell'artiglieria con la polvere da sparo, avendo infatti tre potenti cinte di alte e spesse mura difensive con un fossato d'acqua a guardia di esse. Aveva anche una catena enorme che proteggeva un lato in modo che le navi nemiche non potessero semplicemente salpare e attaccarle dall'estuario noto come il Corno d'oro. 

Ogni volta che rischiavano una sconfitta, i romani potevano semplicemente ripararsi all'interno della loro città fino a quando la minaccia non fosse passata. All'interno delle mura furono completamente al sicuro fino a quando, nel 1453, il turco Sultano Mehmet II decise di costruire il più grande cannone che il mondo avesse mai visto. Costantinopoli non solo aveva mura impenetrabili, ma aveva anche enormi serbatoi sotterranei di acqua dolce. 

Queste cisterne sotterranee furono riempite da sorgenti nelle colline circostanti tramite acquedotti e furono in grado di fornire alla città abbastanza acqua fresca per resistere a quasi tutti gli assedi. Si ritiene che la Cisterna Basilica (una delle numerose cisterne sotterranee) abbia una capacità di 80 milioni di litri di acqua dolce.



DIFFERENZE TRA MENTALITA' PAGANA E MENTALITA' CRISTIANA 

Per comprendere davvero la causa e le concause della caduta dell'impero occorre anzitutto ricostruire la vita e la mentalità dell'epoca. 



MENTALITA' PAGANA 

I Romani avevano l'orgoglio di essere continenti, cioè di godere e di sperimentare di tutto ma con moderazione. Il principio del "Buon Padre di Famiglia" presupponeva che rispettasse la moglie e allevasse con cura i figli, ma pure che fosse giusto con gli schiavi. Ma la prima qualità era d'esser bravo cittadino romano e soprattutto buon combattente, poi uomo pio, cioè devoto agli Dei e infine generoso con la famiglia. 

La religione era importante per i romani ma anche qui non si doveva esagerare, il fanatismo non era visto di buon occhio, e nemmeno si pensava che gli Dei chiedessero di essere amati e pregati oltre misura. Era sufficiente fare i riti e le offerte, passare troppo tempo nei templi era sospetto. Si pregavano gli Dei che più piacevano e convenivano, Dei che assicurassero il buon raccolto, o la fertilità, o il buon matrimonio, o la vittoria sui nemici o la buona salute e così via. 

Gli Dei per essere onorati dovevano essere utili, infatti venivano omaggiati per le grazie ricevute solo a conti fatti, ingraziarsi gli Dei prima non esisteva per i romani. L'imperatore faceva parte degli Dei, ma veniva onorato privatamente solo se era un buon imperatore. 

Anche all'interno degli accampamenti, i soldati seguivano la religione ufficiale, soprattutto di Giove, Mitra e Marte, il Dio militare per eccellenza, ma soprattutto delle insegne e dell'imperatore. Le insegne furono sempre oggetto di particolare rispetto da parte dei soldati, i quali in combattimento le difendevano con accanimento. In età imperiale, i soldati onoravano soprattutto l'imperatore vivente, la cui immagine era riprodotta su medaglioni fissati sulle aste delle insegne. 

Ma i soldati veneravano anche le divinità del loro paese d'origine, spesso insieme a quelle che imparavano a conoscere nel territorio in cui prestavano il servizio militare. - Roma - Dei - Famiglia - erano i riferimenti sacri, e nessuno avrebbe sovvertito quest'ordine. Se la patria chiamava si andava a combattere e se si voleva essere bene accolti in famiglia, tra gli amici e in società, occorreva anche vincere. 


Il popolo era allegro e sperava nel futuro. 
Roma era il paese delle possibilità, come un tempo l'America per l'Europa, chiunque sapesse fare una qualsiasi cosa metteva un banchetto in piazza o magari solo un tappeto per terra ed offriva i suoi manufatti o i suoi servigi. 

Quindi artigiani, non solo nostrani, ma pure orientali o etnici, potevano mostrare la loro merce e nel fiume di gente che passava sicuramente qualcuno apprezzava e comprava. Oppure si offriva il mestiere di sarta, o di barbiere, o di vasaio, o di creatore di oggetti in cuoio (borse, scarpe, cinture, mantelli), o di scultore di oggetti in legno (puramente decorativi o scatole porta gioielli, o porta cosmetici, o porta strumenti per scrivere ecc.). 

C'era pure il venditore di giocattoli, di bambole, di stoffe esotiche, di gabbie lavorate, di ombrellini da sole, di ventagli decorati e non, di gioielli tintinnanti in argento o in ferro o in bronzo, di campanelle, di flauti, biflauti, cetre, lire e cimbali, di riproduzioni di divinità, o di maschere da teatro. 

Insomma si poteva lavorare anche senza affittare un negozio, bastava mettersi davanti ai templi nei giorni di festa, a Roma c'era una festa un giorno si e uno no, oppure davanti alle terme dove tutti andavano, dai più poveri ai più ricchi, oppure davanti alle basiliche dove si andava ad assistere ai processi per valutare i migliori avvocati, e dove le arringhe erano spettacoli. Chiunque avesse voglia di lavorare lavorava, e sopravviveva, più o meno bene. 


Nelle campagne c'erano culti antichi mai toccati. 
Anche se tutti onoravano gli Dei cittadini, ogni straniero poteva adorare gli Dei della sua terra natia, e poteva pure dedicargli un altare o un'edicola o addirittura un tempio. Certamente un tempio a Roma presupponeva dei sacerdoti che ne curassero il culto a spese dello stato, per cui non era facile ottenere questo a meno che non fossero parecchi gli abitanti che lo richiedessero, vedi sull'Aventino. 

Ma nelle campagne si adottavano ancora gli antichi culti italici a cui Roma non faceva alcuna opposizione essendo estremamente tollerante, e addirittura favorevole, ai culti più antichi dismessi, spesso dedicati a madre Natura nella triplice veste di colei che dà la vita, che nutre e che riprende a sè nella morte. 

Nelle campagne si protraevano dunque riti arcaici e segreti, di solito non cruenti, per lo più affidati alle donne che conoscevano i boschi e le erbe, pertanto con un ruolo di guaritrici. Molto vivo era anche il culto delle divinità minori, come quello delle ninfe e dei satiri. Le ninfe si prendevano cura delle acque, degli alberi, delle rocce e degli antri segreti. 

Non mancavano dei riti di fecondità in cui, in determinate feste, le coppie o giovani non accoppiati, si univano a fare sesso in nome della Dea prolifica, appartandosi negli anfratti sacri o nel folto delle selve. Tutto questo andò bene finché non venne la religione monoteista che bollò tutto questo come orgia e stregoneria. 


L'amore di patria era il sommo bene. 
Servire la patria era il sommo bene. Non si poteva intraprendere una carriera politica se prima non si era servita la patria in modo egregio, senza Cursum Honorum non c'era onore, rispetto o carriera pubblica. Il buon romano serviva prima la patria, poi gli Dei, poi la famiglia. Un nobile patrizio doveva dare lustro alla sua famiglia combattendo e vincendo per la patria. 


C'era l'orgoglio di essere romani. 
"Civis romanus sum" era una garanzia e un orgoglio. Viaggiando per il mondo ci si accorgeva quanto la civiltà romana fosse aldisopra di quella di qualsiasi popolo. Non si poteva non essere orgogliosi delle proprie leggi, del valore e della grande capacità degli eserciti romani, dell'arte romana, della bellezza ineguagliata delle città dell'impero. 

La cultura era diffusissima, c'era un'unica lingua. Per tutto l'impero si parlava latino, c'erano scuole pubbliche e private. Tutti sapevano parlare, scrivere e far di conto. Perfino gli schiavi andavano a scuola. L'alfabetizzazione era come oggi. Decadde miseramente nel medioevo, quando la chiesa provvide a chiudere tutte le scuole. 


Il diritto assicurava il potere del popolo. 
Roma era intesa come S.P.Q.R. Senatus populusque romanus, vale a dire che il potere era nelle mani del senato e del popolo romano. Mentre in oriente vigeva il monarca col diritto assoluto, vale a dire con diritto di morte su tutto il popolo, a Roma anche quando vi furono imperatori prepotenti e ingiusti, non si misero mai contro il popolo, semmai angariarono i senatori, ma il popolo lo rispettavano, perchè questo conosceva i suoi diritti e li faceva valere. Bastava un nulla per far scendere in piazza un milione di persone, e gli imperatori lo sapevano. 


Le terme erano per tutti, schiavi compresi. 
I romani erano puliti, inventarono prima i bagni e poi le terme, estese presto a tutti i cittadini romani, gratuite o quasi. Ogni romano dopo il lavoro, che in genere terminava verso mezzogiorno, se ne andava a prendere il bagno alle terme, ancora più pulite delle piscine di oggi, perchè l'acqua era perennemente corrente, per cui perennemente pulita. 


Il culto degli antenati era vivissimo, essi proteggevano la loro discendenza, c'era un forte legame nell'ambito della stessa gens. 
Questo culto, molto sentito tra i romani, era esaltato nei funerali, nelle feste dei morti, negli antenati di Roma che ancora vegliavano sulla città dei loro discendenti.


MENTALITA' CRISTIANA 

La nuova fede cristiana ebbe il maggior numero di seguaci tra gli uomini di truppa ed i graduati, soprattutto delle legioni reclutate in Oriente ed in Africa, mentre quelle reclutate in occidente erano formate in maggioranza da elementi provenienti dalle zone rurali (pagani), nelle quali la diffusione del cristianesimo fu più lenta perchè più difficile da imporre con la forza.. Basti pensare che il culto di Diana era ancora vivo nel suolo italico fino al 1500, seguito in segreto nelle case di campagna e nel segreto dei boschi con i riti e la cura delle erbe.

Da qui la caccia alle streghe. È certo che fino al cosiddetto editto di Milano, nel 313 d.c., con il quale gli imperatori Licinio e Costantino sancirono la liceità della religione cristiana, i soldati che la professavano venivano tollerati fino a quando non assumevano una netta posizione di intransigenza, fino a quando cioè non si rifiutavano di adempiere i doveri connessi alla loro condizione di appartenenti all'esercito.

Non compiere il servizio militare o, più grave tra tutti, non voler prestare il giuramento all'imperatore, richiesto ad ogni nuova elezione, erano comportamenti che venivano puniti con la morte. Per tali atti di disobbedienza, ispirati dai rigidi princìpi della nuova fede, molti cristiani subirono il martirio. L'assorbimento del cristianesimo non fu veloce nè indolore. Al contrario di tutti gli altri Dei questo nuovo Dio voleva essere unico, voleva permeare tutta la vita degli uomini ed essere l'unico punto di riferimento per tutti. Pretendeva inoltre una venerazione che andava molto più in là degli Dei pagani.


Il popolo divenne cupo e non sperò più.
C'era poco da stare allegri, la miriade di Dei bellissimi, giocosi, anche biliosi, ma si potevano scegliere, venne sostituita da un Dio eternamente torturato e sofferente, che si era offerto al sacrificio da un Padre poco padre visto che lo ha fatto finire in croce. 

Per giunta per questa religione tutti erano colpevoli, per cui dovevano o riscattarsi o pagare, perchè si nasce tutti colpevoli per un peccato originale mai commesso. Ma anche se non ci fosse quella colpa ce n'erano così tante che evitare il castigo era praticamente impossibile. Ogni piacere era peccato, dal sesso al cibo, al bere e agli spettacoli. 

L'unica gioia doveva essere pregare e sacrificarsi, dormendo poco, mangiando poco ed evitando il sesso a meno che non si volessero figli. F

Gli antichi culti vennero snidati e condannati ferocemente. 
Questi culti furono perseguitati con infinita rabbia e crudeltà. Dopo aver obbligato tutti alla conversione, pena la morte e la confisca dei beni ai familiari, ci fu la distruzione delle bellissime statue e dei templi stupendi, a cui i credenti dovevano assistere impotenti. Solo le campagne si salvarono, perchè gli antichi riti venivano fatti all'aperto in luoghi solitari fuori dal controllo cittadino. 

Per questo costoro vennero spregiatamente chiamati pagani, in quanto abitanti dei pagus, cioè dei villaggi difficili da controllare uno per uno. Per questo i culti proseguirono nelle campagne finchè la chiesa adirata istituì la santa Inquisizione che operò contro questi culti rimasti, torturando e bruciando tante persone sinché il terrore invase tutti gli animi e nessuno osò più credere a nulla. 


L'antica romanità divenne sempre più un sinonimo di paganesimo da cancellare. 
L'orgoglio di essere romani decadde, gli uomini divennero analfabeti e ignoranti, quindi in grado di credere qualsiasi cosa gli venisse propinata. E la Chiesa insegnò che Roma era stata una meretrice in quanto pagana, per cui una vergogna tutta da cancellare. Calcinazione dei marmi il riutilizzo dei materiali e una distruzione sistematica di monumenti, statue e opere d'arte romane venne messa in atto per cancellarne ogni ricordo. 


L'unico bene era il Signore Iddio, la patria non contava più. 
L'amore doveva essere diretto solo a Dio, uccidere era un delitto, difendersi significava non aver fede in Dio, se poi venivano gli stranieri e ammazzavano e saccheggiavano questo era il volere di Dio per le colpe commesse. 


Non c'erano più scuole e non c'era più una lingua. 
La prima cosa che fece la chiesa fu di chiudere tutte le scuole lasciando solo quelle per il clero. Così la gente non parlava più latino ma solo una miriade di idiomi derivati, i cosiddetti dialetti e nessuno poteva più leggere la storia passata. Dell'Impero romano si cancellò anche il ricordo. Il popolo piombò nella superstizione, nella fame e nell'ignoranza. E fu Medioevo. 


All'S.P.Q.R. subentrò il potere dispotico della chiesa. 
Il diritto del popolo che poteva emettere leggi, abrogarle, porre veti alle leggi dei ricchi, nominare generali cadde totalmente. La Chiesa divenne una monarchia assoluta che fece e disfece troni in ogni parte d'Europa. 


Le terme vennero chiuse come luogo di depravazione. 
Le terme erano considerate uno scandalo perchè si vedevano le nudità, con tutto che i sessi erano già divisi. Inoltre erano un divertimento e pertanto riprovevoli. Anche lavarsi troppo era peccato, perchè il proprio corpo andava disprezzato, trascurato e mortificato. Sparì inoltre ogni forma di spettacolo, divertirsi era peccato. Dio amava solo coloro che si sacrificavano. 


LA DEPRESSIONE 

Con questi principi la gente cadde in depressione, si disperò, la vita era diventata un peso e un sacrificio, lo stesso tentativo di stare bene era peccato. Il sesso era peccato, l'unico amore vero doveva essere rivolto a Dio. Il matrimonio era consentito ma solo perchè si dovevano fare figli, ma la forma perfetta di vita era quella dei preti con la loro castità (si fa per dire). 

Perfino suicidarsi era peccato, l'unica via era quella della sofferenza e della sopportazione. L'unica speranza era riposta in Dio che li risparmiasse in questa vita o nell'altra. Così tutta l'arte e tutta la scienza vennero dimenticate. Ti ammali? Non andare dal medico, prega Dio. Muori di fame? Dio ti ama. I potenti e l'alto clero sono ricchissimi e tu poverissimo? Dio castigherà e premierà nell'ora del giudizio. Così svanì la medicina, l'ingegneria, l'edilizia, l'artigianato, la poesia, il teatro, e pure l'arte di difendersi in guerra. 

I romani non combattevano perchè la patria non contava, contava solo Dio. Roma era stata da sempre attaccata dai nemici ma si era sempre difesa perchè aveva ottimi generali che forgiavano ottimi combattenti. Ma difendersi non contava, se c'era la guerra era perchè Dio era arrabbiato dei peccati dei romani. L'impero romano era un'ignominia da dimenticare e prima si abbatteva tutto ciò che era stato romano meglio era. 

E prima si bruciava ciò che era stato romano meglio era. L'arte, la scrittura erano solo vanità, e così immensi patrimoni di prosa e poesia vennero bruciati, e bellissime statue vennero fatte a pezzi e calcinate. E stupendi monumenti che nessuno è stato poi in grado di ricostruire vennero abbattuti con protervia e tenacia, Roma doveva essere dimenticata. 

Contava solo Dio e il pentimento dei peccati. E Roma era un peccato da cancellare. Così avanzò l'evo buio, privo di arte, di cultura, di conoscenza, di libri, di gioia ma pieno di superstizioni. E da quel medioevo, dopo duemila anni, non ci siamo del tutto ripresi. 


BIBLIO 

- J. Bagnell Bury - The Invasion of Europe by the Barbarians - 1928 - 
- Edward Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'impero romano - traduzione di Davide Bertolotti - 1820-1824 - 
- Santo Mazzarino - La fine del mondo antico. Le cause della caduta dell'impero romano - Rizzoli - 1988 - 
- Edward Gibbon - Storia della decadenza e caduta dell'Impero Romano - L'Impero d'Oriente - 
- Arnold Hugh Martin Jones - The later Roman Empire, 284-602: a social, economic and administrative survey - Norman - University of Oklahoma Press - 1964 - 
- John Bagnell Bury - History of the Later Roman Empire - Londra - Macmillan & Co. - 1923 -


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