TERNI (Umbria)



Ha destato meraviglia tra i partecipanti il fatto che molti siti non siano né conosciuti dalla popolazione locale, né adeguatamente segnalati. Un’accesa indignazione ha suscitato in particolar modo lo scoprire che al di sotto della piazza san Giovanni Decollato ( in pieno centro cittadino) c’è quel che rimane dell’abside di una basilica romana, il quale non è accessibile ( tra l’altro scendere per le scale del parcheggio sotterraneo è anche sconsigliabile, poiché sporco e non illuminato; le porte che darebbero sui resti dell’edificio sono chiuse a chiave; l’ascensore presente non è stato mai funzionate ) e nemmeno reso palese da un cartello o qualsivoglia indicazione. Per una descrizione più dettagliata dello scavo del ritrovamento si veda più avanti.



INTERAMNA NABARTIUM 

La città romana occupava lo stesso sito del centro storico di Terni cioè una piattaforma alluvionale di forma quadrangolare, elevata di circa 10 m rispetto alla piana circostante e, originariamente racchiusa entro la confluenza tra il fiume Nera e il torrente Serra.

Risultava naturalmente difesa da questa sua posizione e non a caso si chiamava Interamna “tra due fiumi”, e i il nome etnico di Nahartes indica “gli abitanti della valle del Nera” (da Nahar, lat. Nar, Naris cioè Nera).
I Naharki sono dunque gli abitanti paleoumbri della Valnerina e della piana di Terni fino a Narni (Nequinum-Narnia). Tuttavia il Serra nel corso del medioevo fu deviato e il suo letto utilizzato come fossato sul margine occidentale.



LA STORIA

La prima presenza umana è del X sec. a.c, infatti nel 1884, durante i lavori di costruzione dell'Acciaieria, venne in luce una vasta necropoli utilizzata fino al VI sec. a.v. La città invece risale al 672 a.c,. come testimonia un'iscrizione latina di età tiberiana, del 32 d.C., dedicata "Alla salute perpetua augusta, alla libertà pubblica del popolo romano, al Genio ..."

Lungo via dell’Ospedale sono stati trovati resti di capanne databili tra il VIII e il VII a.c. testimonianza di un villaggio che va a coincidere con l’epoca indicata nell’epigrafe di fondazione della città (672 a.c.). In quanto al nome Interamna Nahars viene fatto risalire ai fiumi Nera e Serra che circondavano la città.

Nel 299 a.c., con la conquista romana, Terni divenne un florido Municipium romano con templi, teatro, terme e anfiteatro, favorito anche dalla costruzione della via Flaminia che ne accentuò lo sviluppo. In quest'epoca viene fatta risalire la prima cinta muraria.

Nel 271 a.c. il console romano Curio Dentato avviò opere di bonifica e di ripristino del fiume Velino, creando la meraviglia della cascata delle Marmore. Durante la guerra tra Cartaginesi e Romani, Terni, schieratasi con Annibale, dovette pagare pesanti tributi ai vincitori Romani.

Occupata da Silla, durante le lotte che seguirono la fine dell'Età repubblicana Terni, sotto i Cesari, ampliò la struttura urbanistica, divenendo nel III sec. d.c.anche sede di una comunità cristiana con a capo il vescovo Valentino. Nel 253 d.c. vi trovò la morte, ad opera dei suoi stessi soldati, l'imperatore Caio Vibio Triboniano Gallo.
Con la caduta dell'Impero romano, tra il VI e il VII secolo, la città subisce devastazioni e saccheggi: nel 546 dai Goti di Totila, nel 554 dai Bizantini di Narsete e nel 755 dai Longobardi.
Fu la patria dell'imperatore Marco Claudio Tacito e dello scrittore Cornelio Tacito.



LE MURA

L’area urbana era racchiusa in una cinta muraria in opus quadratum irregolare, a grossi blocchi di pietra sponga (un tipo di travertino), risalente al III sec. a.c., giusto quando nacque la Prefectura di Interamna. Alcuni dei blocchi recano incisi i marchi di cava.
Tratti visibili inglobati nelle mura medioevali partono da Porta S.Angelo fino a piazza Briccialdi. Un altro tratto era attestato in Via delle Conce e nell’asse via Battisti-Mazzini;

Il circuito delle mura piegava verso sud-est, lungo il margine occidentale di via Castello.
All’interno delle mura l’impianto urbano è strutturato su di una griglia ortogonale, documentata dall’identificazione di tratti basolati, che forma isolati di 70x70 m (2x2 actus).



LE STRADE

Il cardo maximus ( l’asse viario principale della città) è costituito dal tratto urbano della via Flaminia corrispondente alle attuali via Roma-Corso Vecchio che attraversa il centro con andamento N-S.

Il decumanus massimus con andamento est-ovest corrisponde alle attuali via Cavour-via Garibaldi. Questa sistemazione risale all’età augustea.



CASCATA DELLE MARMORE

Nei dintorni di Terni da non perdere, la Cascata delle Marmore, che con un salto complessivo di 165 metri è la cascata più alta d'Europa.

La Cascata delle Marmore è una formidabile opera d'ingegneria romana che servì a favorire il deflusso delle acque del Velino, responsabili di frequenti e disastrose inondazioni e della trasformazione di vaste estensioni di terra in malsane paludi. Il fiume Velino, infatti, si allargava negli anni precedenti il 290 a.c. in una vasta zona di acque stagnanti e malariche.

Allo scopo di far defluire queste acque, il console Curio Dentato fece scavare un canale che le convogliasse verso la rupe di Marmore, e da lì le facesse precipitare, con un balzo complessivo di 165 m, nel sottostante alveo del fiume Nera.

La Cascata delle Marmore ha ispirato anche Virgilio nell' "Eneide".




I MONUMENTI


Il Foro
La piazza del Foro si apriva all’incrocio tra il cardo e il decumano, nell’area compresa tra piazza della Repubblica e piazza Solferino. Dell’area del foro non stati mai effettuati degli scavi sistematici. Tuttavia il ricordo degli antichi edifici si può rintracciare nei toponimi “ad Columnas” e di “Platea columnarum” che nel medioevo designavano piazza della Repubblica.


Chiesa di S.Giovannino

posta sul lato meridionale, è stata edificata su un tempio, quasi esattamente all’incrocio del Cardo e del Decumano.
Lungo le pareti esterne della chiesa vecchi scavi portarono alla luce resti del podio modanato, con rivestimento di grossi blocchi di pietra sponga. Sicuramente gli sono pertinenti due frammenti architettonici murati presso la chiesa: un blocco di calcare modanato e un capitello corinzio di lesena in marmo, di età augustea. Al di sotto della chiesa c’è un ambiente in opera con cementizia con copertura a volta, cioè le sostruzioni del tempio. Si trova negli scantinati del negozio “ la Gatta”.


Basilica Romana sotto p.za di  S. Giovanni Decollato

La chiesa S. Giovanni Decollato fu demolita nel 1920 e sappiamo che c’era un’iscrizione  inserita nel pinnacolo risalente al I sec d.c. e che, durante i lavori per la costruzione del Palazzo delle Poste, furono trovati dei cunicoli sotto le fondazioni della chiesa, probabilmente pertinenti ad un calidario.                                                                         Durante gli scavi condotti nel 2000 per la costruzione di autorimesse interrate nella piazza è stata poi portata alla luce alla profondità di circa 6 m, una struttura a grossi conci di pietra sponga disposti a semicerchio con un nucleo di conglomerato (uno strato di grossi ciottoli fluviali, più un altro di ghiaia fluviale fine) di un pavimento in cocciopesto (battuto costituito di malta e laterizi triturati), quasi completamente perduto. I conci sono parallellelepipedi troncopiramidali disposti radialmente in un unico filare. Si ipotizza l’abside di una basilica romana che si affacciava sul foro, della fine del I sec. a.c. Le fondazioni apparivano interrate con ciottoli e terra mentre in uno scarico di materiali ad est dello scavo sono venuti alla luce: frammenti di terra sigillata italica, di ceramica a pareti sottili, e puntali di anfore, un’antefissa e un bollo laterizio. Si potrebbe azzardare l’ipotesi che il filare di fondazione fosse munito di un piano interrato destinato ad ambienti secondari e, che quindi la quota del piano terra si trovasse ad una quota compatibile con il livello di calpestio di età romana.


S Salvatore non il “Tempio del Sole” ma una Domus:

Non lontano dall’angolo sud-orientale del foro, la chiesa sorge al di sopra di una domus di tipo a peristilio edificata tra l’età repubblicana e l’età augustea. La rotonda absidata è di incerta datazione ed uso, forse di età classica oppure paleocristiana V –VI d.c, ma comunemente la si colloca al XI sec..
L’altare è composto da resti di un‘ara con quattro bucrani. Nella navata a due campate, che risale al XII secolo, c’è una botola dà sui resti delle murature e dei pavimenti romani: un peristilio a vasca centrale, chiuso da un portico di colonne laterizie e pavimento in signino, cioè in cocciopesto decorato da tessere in mosaico o disposte in un motivo; ad ovest del peristilio si affacciano quattro ambienti pavimentati in cocciopesto, che conservano parzialmente la decorazione pittorica dello zoccolo; ad ovest sono state identificate alcune strutture relative ad un complesso termale appartenete probabilmente alla domus.


Le terme di palazzo Gazzoli

All’interno di palazzo Gazzoli un complesso termale probabilmente pubblico. Sono ancora visibili due ambienti: uno dotato di suspensurae, colonnine di mattoni per sostenere il pavimento rialzato degli ambienti riscaldati; l’altro con i mosaici bianchi e neri. Inoltre c’è una vasca absidata pavimentata in opus spicatum, mattoncini a spina di pesce, e una cisterna.Nelle scuderie è emerso un ingresso laterale del Teatro.
Tra via Parrabbi e via Petroni, all’interno di uno stabile moderno c’è un ambiente in opera reticolata, forse delle terme.


Anfiteatro  Fausto

Al margine occidentale dell’area urbana c'è l’anfiteatro, il monumento antico più conservato di Terni, degli inizi del I sec. d.c.. L’edificio è conservato in alzato fino ad un massimo di 10 m.

La cavea è racchiusa entro un muro perimetrale in opus reticolatum a due colori, scandito da lasene in opera vittata. L’arena era chiusa da un podio in opus reticolatum, che conserva tracce dell’intonaco dipinto di rosso e giallo. Poteva ospitare fino a 10000 persone - conserva gran parte della struttura originaria oggi recuperata per accogliere spettacoli ed eventi culturali. Ben riconoscibili l'ellisse del perimetro r l'arena centrale.

Che sia stato eretto intorno ai primi decenni del I sec. d.c. si desume dalle caratteristiche tecniche e stilistiche: il reticolato policromo delle mura, non presente prima dell'età augustea, e la cavea, non più scavata nel terreno, come nella seconda metà del I sec. a.c.

L'edificio è oggi noto con il nome di anfiteatro Fausto, per via del ritrovamento nei suoi pressi di un'iscrizione in marmo, che ricorda la dedica del 32 d.c. di un monumento in onore della Provvidenza dell'Imperatore Tiberio.

Questa precisa anche la data di fondazione della città, il 672 a.c.. Autore della dedica è Fausto Titio Liberale, membro di un collegio che curava il culto imperiale. Attualmente, l'originale dell'iscrizione è esposto al Museo Civico Archeologico di Terni.


Teatro

A nord dell’anfiteatro, l’isolato compreso tra via XI Febbraio, via Aminale, via dell’Anfiteatro Romano e via tre Colonne ingloba gli scarsi resti del teatro, consistenti in tratti di murature in opus reticolatum incorporati nelle costruzioni moderne.


Chiesa di S. Alò

Proseguendo per via XI febbraio, poi a sinistra si raggiunge la chiesa di S.Alò, corruzione di Eligio Aloysius, protettore di orafi e maniscalchi. L’edificio sorge nelle immediate vicinanze del tratto sud ovest delle mura urbane in un quartiere con parecchi resti di età classica. La chiesa risale al XI secolo, a tre navate, di cui la centrare doppia rispetto alle laterali, divise da pilastri alternate da colonne ed abside raccordata dalla navata centrale da un vano rettangolare voltato a botte.

Appartenne dal XVIII ai Cavalieri di Malta che avevano sede nella casa addossata nel Trecento alla facciata romanica ( sul prospetto frammenti di marmi romani e medioevali). L’edificio riutilizza una notevole quantità di materiale di spoglio, citato anche dall’Angeloni nella sua “Storia di Terni”, tra cui i “leoni in travertino”. Brevissime sono poi le descrizioni lasciate dal Filippi e dal Lanzi (Guida di Terni illustrata e dintorni).

Questi frammenti di età romana reimpiegati sono stati esaminati in maniera sistematica nel 2000 dall’Angelelli:
Frammento di lastra con protomi bovine e ghirlanda sul lato Nord, prodotto in una bottega locale nei decenni centrali del I sec a.c., attribuibile ad un monumento funerario, probabilmente un altare
.
La protome leonina di forma tondeggiante e fronte bassa, ha una criniera molto voluminosa e fauci spalancate. La parte superstite della zampa sinistra è rampante su una testa mozza umana o animale. Questa tipologia è diffusa in Umbria merid. tra la fine della Repubblica e gli inizi dell’età imperiale, fine I sec a.c. e il I sec. d.c.
Solitamente questo tipo di statue di leoni erano poste ai lati di monumenti funerari.
All’interno della chiesa due are cilindriche, di cui una riutilizzata come acquasantiera, presentano decorazioni con bucrani, festoni e rosette, databile fine I sec a.c. e il I sec. d.c.


LA CISTERNA
Cisterna

Lungo via degli Artieri, c’è una cisterna a pianta circolare, forse da mettere in rapporto con i resti di strutture pertinenti la chiesa di S. Lorenzo ( Corso Vecchio - Cardo Maximus), forse una domus o un tempio.


Ponte romano

Nell’area dei giardini pubblici il medioevale ponte S.Angelo ingloba i resti di un ponte romano  che cavalca l’antico corso del torrente Serra.


Domus

Presso Palazzo Spada (metà del ‘500), sono stati ritrovati i resti di pavimenti a mosaico pertinenti una domus romana.


Monumenti funerari

Presso l’attuale piazza tre monumenti, porta Spoletina, vi erano tre monumenti funerari.
Nell’area cimiteriale di Terni la chiesa di S. Maria del Monumento ingloba i resti di un monumento funerario.

In piazza Bruno Buozzi, nel corso dei lavori per la realizzazione di un parcheggio interrato, sono state riportate alla luce cinque tombe di età romana, del tipo cosiddetto “alla cappuccina”, con il defunto deposto su tegole in piano e coperto da tegole disposte a tettuccio. Accanto alle tombe è emersa una grande struttura di fondazione, a pianta quadrata, riferibile ad un monumento funerario.

Lo scavo delle tombe, che non hanno restituito elemento di corredo, è stato ultimato, mentre sono ancora in corso le fasi di ripulitura e documentazione della struttura in opera cementizia. Le sepolture fanno parte di una necropoli situata all’esterno delle mura urbiche, lungo il tracciato della Via Flaminia in direzione di Spoleto.




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