ANTRUM CYCLOPIS





Quando Ulisse arriva su un'isola abitata da Ciclopi decide di scendere dalla nave e visitarla con parte dei compagni. Giungono in un antro al cui interno trovano un recinto con delle pecore e cibo. Torna però il ciclope che richiude la grotta e chiede agli stranieri cosa facciano nella sua casa. Ulisse risponde che sono stranieri in cerca di ospitalità e il suo nome è "Nessuno".

Il ciclope Polifemo, incurante delle leggi dell'ospitalità, afferra gli amici di Ulisse e li mangia vivi, quindi si addormenta. Ulisse allora, con un lunghissimo ed acuminato tronco acceca il ciclope che chiama in suo aiuto gli altri ciclopi che gli chiedono se gli stanno facendo del male. Il gigante gli risponde che "Nessuno" gli ha fatto del male ed i ciclopi se ne vanno. La mattina seguente, Polifemo apre l'antro spostando l'enorme masso e fa uscire il suo gregge a pascolare. Ulisse ed i suoi amici si aggrappano al ventre delle pecore e riescono ad uscire uno per volta, poi raggiungono la nave e scappano.

Questa è la storia narrata da Omero nell'Odissea, è da capire dunque come mai a Roma vi fosse una grotta del Ciclope.


LA GROTTA DI SPERLONGA PUO' DARE L'IDEA DI COME APPARIVA L'ANTRUM CYCLOPIS


ANTRUM (Notitia) O ANTRIUM (Curiosum) CYCLOPIS 

I Cataloghi regionari sono due redazioni, leggermente diverse tra loro, che ci sono pervenute di un originario catalogo delle 14 regioni di Roma augustea. Delle due versioni la prima ci è giunta con il titolo di "Curiosum urbis Romae regionum XIIII", mentre la seconda, priva di titolo, è normalmente conosciuta come "Notitia urbis Romae".

Per entrambi il testo è un elenco di monumenti suddiviso per regione, per la maggior parte in ordine topografico, e quindi il numero dei vici (quartieri) e delle loro edicole compitali, dei vicomagistri e dei curatores della regione, e ancora delle abitazioni (domus e insulae), dei magazzini (horrea), impianti termali (balnea), specchi d'acqua (lacus) e dei forni (pistrina). L'elenco si conclude con l'indicazione della lunghezza del perimetro della regione. Un riassunto finale elenca il numero complessivo di monumenti e delle altre categorie di edifici nel complesso della città.

L'Antrum o Atrium Cyclopis, menzionata solo nel Catalogo Regionale nella Regio I, era locata presso Porta Capena, la porta delle mura serviane da cui entrava in città la via Appia che si inoltrava nella valle a sud del Celio, fino oltre il successivo percorso delle mura aureliane. Pertanto si trattò probabilmente di una grotta posta nella collina, sopra la Vallis Camenarum.
Mentre non è possibile decidere con certezza tra queste due letture, l'Antrum della Notitia o l'Atrium del Curiosum, antro è probabilmente corretto, in quanto grotta, che può facilmente essere l'antrum Volcani di Giovenale.

 "Nessuno conosce così bene la sua casa come io conosco il bosco di Marte e l'antro di Vulcano, vicino alle rupi eolie".

GRUPPO STATUARIO DELLA GROTTA DI SPERLONGA
L'antrum Cyclopis conosciuto dai Romani era una enorme grotta di Capo Palinuro, ma a Roma esisteva un altro Antrum Cyclopis, che tra l'altro dette il nome al vicus Cyclopis (CIL VI.2226).

I romani usavano spesso le grotte naturali come coenationes, vedi la grotta di Tiberio a Sperlonga e il ninfeo Bregantino a Castelgandolfo, grotte vaste ed elaborate che venivano abbellite con statue, scherzi d'acqua, sedili, triclinii, colonnine e fontane.
L'antrum di Roma doveva estendersi a detta di alcuni autori a sud ovest dell'Appia fino alla via Appia (HJ 208, 230; RE IV.1905), e l’antrum Cyclopis, della Domus Aurea, Publio Vettore lo pone in zona celimontana.

Si suppone però perlopiù trattarsi di due siti. Il primo era un ninfeo collegato al Fons Camenarum, poco più a valle rispetto alla Porta Capena, presso il vicus Camerarum, già parte dell'antichissimo Lucus Camenarum della Ninfa Egeria, collocato nella I Regio, chiamato piuttosto Antra Cyclopis, probabilmente con bassorilievi o pitture della scena omerica, mentre il secondo, l'Antrum Cyclopis vero e proprio, era posto sulle pendici del Celio, pertanto contiguo, ma facente parte della II Regio.

Si suppone fosse una enorme grotta che proprio per la sua grandezza suggeriva il mitico nome, ma non necessariamente dedicata al mito greco. Forse era anticamente dedicata alle Camene e poi sconsacrata oppure abbandonata e poi inglobata nei famosi horti, di Mecenate o Lamiani che fossero, con probabile funzione di ninfeo. E' possibile che in seguito il ninfeo fosse stato affrescato tipo grotta di Tiberio, oppure doveva il suo nome alla vastità della grotta, così come si chiamano ciclopiche le mura poligonali per indicare la mole enorme delle pietre che le componevano, senza che coi ciclopi avessero nulla a che fare.






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