VICUS CAPUT AFRICAE



FONTANA DELLA NAVICELLA
Via della Navicella è una via storica di Roma che sul lato sinistro va verso via Santo Stefano Rotondo, mentre sul lato destro diventava largo della Sanità Militare a piazza di Porta Metronia. Il suo nome deriva dalla fontana della Navicella a forma di barca che si trova sul largo davanti alla chiesa di Santa Maria in Domnica, il largo anticamente era chiamato piazza, e ne è rimasta la tradizione, anche se è una via.

Questa venne sistemata tra il 1930 e il 1931, perdendo l'aspetto di piazza vera e propria che aveva in origine, quando era delimitata sui quattro lati dalla vigna del Collegio Germanico, dalla Chiesa, dal vicolo della Ferratella (attuale via Amba Aradam) e dalla strada che portava alla chiesa di Santo Stefano Rotondo, e alla Chiesa dei SS Giovanni e Paolo. La parte aperta sulla via Claudia, venne denominata Largo della Sanità Militare, ma un tempo tutta la regione era chiamata della Navicella.

Santa Maria in Domnica fu costruita in tempi remoti, nei pressi della caserma della V coorte dei Vigiles di Roma. La chiesa è ricordata negli atti del sinodo di papa Simmaco, nel 499. Papa Pasquale I ricostruì la basilica nell'818-822, dotandola di un notevole apparato musivo, ricavato sicuramente dal tempio che sorgeva prima della chiesa cristiana. Sul nome di Santa Maria in Domnica si sono fatte varie congetture, ma l'unica evidenza è che la chiesa cristiana sorge su un tempio pagano dedicato a una divinità femminile, detta La Signora. cioè la Domina.

"Da Cancellieri si ricava che il titolo 'Domina è di origine pagana. come attestano varie iscrizioni tra cui quella espressamente citata dallo studioso DOMINAE ISIDI VICTRICI. e Domina è chiamata anche la Vergine Maria: sta oscuro il motivo dell'uso della forrna Domnica. quale toponimo relativo ad una chiesa mariana. in un già dedicato al culto di un'altra Domina, dalla quale Maria ha ereditato il titolo.
Per la navicella risulta più immediato il trapasso da attributo isiaco a attributo mariano essendo Maria / Chiesa. assimilata alla nase che conduce il credente al sicuro della salvezza c come la dea egiziana sovrintende alla navigazione. cosi la Vergine cristiana protegge e guida la .navigazione. terrena del cristiano." Dunque il toponimo 'navicella'. che ha fiancato fino quasi a sostituire l'antica denominazione Domnica. alla luce di quanto precede, risulta correlato alla prima e più antica titolazione e invece di essere sostitutivo, diviene integrativo di quello originario, entrambi giustificati dalla presenza di un tempio di Iside Domina. Regina Coeli e protettrice della navigazione. sul quale, o vicino al quale, è stato edificato il tempio cristiano dedicato alla Vergine Domina Regina Coeli e Stella Maris.. "

DETTAGLIO DELLA NAVICELLA
Un tempo la domenica era la festa del Sol Invictus che restò in auge fino al celebre editto di Tessalonica di Teodosio I del 27 febbraio 380, in cui l'imperatore stabilì che l'unica religione di Stato era il Cristianesimo, bandendo e perseguitando ogni altro culto.

Per tale ragione, il 3 novembre 383 il dies Solis venne rinominato dies dominica (Giorno del Signore) e in tale forma è giunto fino a noi. Ma è proprio così? Dominica. è in latino un termine nominativo femminile singolare di dominicus, se era il giorno del Signore doveva chiamarsi Dies Dominici.

Fino a qualche decennio fa nell'interno della chiesa di Santa Maria in Domnica, era situato un bassorilievo romano raffigurante un nave dove si celebrava il Navigium Isisdis. Il Navigium Isidis, (festa della nave di Iside) era un rito in maschera rievocante la vicenda della Dea Iside, che fece risorgere il suo sposo Osiride dopo aver ritrovato, viaggiando per mari, tutte le parti del suo corpo smembrato. La celebrazione della vicenda di Iside venne diffusa nella religione romana in tutto l'impero verso il 150 d.c. Guarda caso quel bassorilievo è sparito.

La festa, che si teneva nella prima luna piena dopo l'equinozio di primavera, consisteva in un corteo in maschera in cui un'imbarcazione di legno veniva ornata di omaggi floreali. Con la tradizione cattolica il Navigium Isidis è stato diviso in Pasqua (resurrezione dello smembrato dopo l'equinozio di primavera), e Carnevale (carrus navalis, la processione delle maschere).

FOTO D'EPOCA
La Fontana della Navicella, posta in via della Navicella, è una piccola nave, di chiara fattura romana, posta su un piedistallo e probabilmente doveva essere stato un ex voto pagano dedicato alla Dea Iside, protettrice dei navigatori, di qualche marinaio scampato ad un naufragio. Fu rinvenuta nel Colosseo, restaurata interamente per volere di Papa Leone X, che tra il 1513 e il 1520, che si occupò di sistemare l'intera zona della Navicella, sulla fontana è infatti inciso il suo stemma e ordinò di collocarla nel luogo ove anche oggi si trova.

Solo dal 1931 fu utilizzata come fontana, con l'acqua che sgorga da un unico zampillo centrale della navicella e da qui deborda cadendo nella sottostante vasca.
Qui anticamente sorgevano i "Castra Peregrina" le caserme per i militari romani non di stanza a Roma, ma solo di transito verso i presidi romani, ed era anche la zona punto di appoggio dei marinai stranieri di passaggio a Roma, o di quelli che erano addetti alle manovre del velarium del Colosseo e che qui avevano la residenza.

VIA CAPO D'AFRICA OGGI
"L'unico elemento che, nello scavo di Piazza Celimontana, costituisce un ininterrotto trait d’union
fra l'epoca romana e l'età medievale e moderna è il percorso stradale del vicus Capitis Africae, che dal'400, senza mai subire sostanziali alterazioni, cambierà nome in Via della Navicella, e sarà abolito solo nel 1880. In un settore dello scavo la sequenza stratigrafica stradale post-antica è stata recuperata pressoché per intero.

La  più  antica operazione documentata dall'indagine è  qui la distruzione  del  basolato  romano,
basolato che infatti non è stato trovato in situ: lo scavo ha raggiunto direttamente, senza incontrarlo, la volta della fogna romana che vi correva sotto (US 331). La via venne rifatta, forse contestualmente, ma con una carreggiata  più ristretta e con la  nuova tecnica della massicciata in terra battuta (US 236), destinata a prevalere da questo momento in poi: la ceramica data questa prima fase di battuto al tardo VIII o al IX sec.

Prende l'avvio di qui una minuta serie di attività di riparazione e  di rappezzo, alternate a fasi di
scarsa manutenzione e di insabbiamento, e ad episodi di generale e più o meno accurato rifacimento del manto stradale. Piuttosto rari, questi ultimi, dal momento che ne abbiamo contati una decina appena nel corso del millennio di vita documentata del  vicus Capitis Africae - Via  della Navicella: ciò è evidentemente in rapporto con il carattere di stradina campestre, non molto importante, che la via aveva ormai assunto."

Dalle indagini a S. Stefano Rotondo si è tratta la conferma che la crisi colpisce, nel V sec., le
strutture pubbliche e di servizio sparse sul Celio non meno che le insulae di abitazione intensiva o le
domus aristocratiche. In particolare, lo studio di GATTI  1882 è tuttora  fondamentale per  la topografia  della  zona anche nel  Medioevo, e, in  tale contesto,  per la ricostruzione dell'andamento Sud-Nord  della strada (che  avrebbe  unito il  vertice dell'altura del Celio, cioè la regione della Navicella con la valle del Colosseo, seguendo l'avvallamento naturale  che solcava in antico la pendice Nord del colle). L'orientamento del vicus fu ben  presto confermato dal segmento individuato nel  corso degli scavi di Piazza Celimontana a Roma.





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