V REGIO AUGUSTEA - PICENUM



FANO
Cosiddetta dal nome della popolazione originaria prima della conquista romana, i Piceni che ebbero origine da una primavera sacra dell'alta Sabina da cui si diffusero nel versante adriatico, accompagnati dal totem del picchio verde. Secondo Ovidio il picchio verde era un tempo un bellissimo uomo affascinante di nome Pico, re dell'Ausonia e fondatore di Albalonga, che aveva sposato la ninfa Canens, figlia di Giano e della ninfa Venilia.

Durante una battuta di caccia, vestito con un mantello di porpora fermato sulla sommità da una borchia dorata, lo vide Circe, figlia del Dio Elio e di Perseide, che scendeva dal monte Circeo e se ne invaghì.

Isolatolo dai compagni di caccia grazie al ricorso alle sue arti magiche, Circe gli apparve e gli dichiarò il suo amore, ma Pico la rifiutò dichiarandosi fedele alla moglie Canens. Infuriata, la maga lo trasformò in un uccello, appunto il picchio, che mantenne i colori del mantello (la testa del Picchio verde è rossa) e della borchia (il collo dell'uccello è giallo).

Pico era stato anche un augure e quindi era considerato uccello molto importante per gli auspici. Per gli Umbri era considerato uccello beneaugurante. Plutarco sostiene che il picchio era uccello sacro a Marte. Da notare l'alta considerazione di cui godeva la donna nel popolo dei Piceni. Nella regio V fu incluso anche il territorio dei Pretuzi (ager Pretutianus), di origine sabina e proto-sabellica. Essa includeva:

- il territorio delle attuali Marche, a sud del fiume Esino,
- il territorio dell'attuale Provincia di Teramo, in Abruzzo,
- parte dell'attuale provincia di Pescara in Abruzzo, compreso tra il fiume Esino a Nord, l'Adriatico ad Est, l'Appennino a Ovest e il fiume Saline a Sud.

Plinio colloca il confine meridionale della Regio V Picenum sul fiume Aternus, (Pescara) (Nat. Hist., III 18, 110-112). Strabone informa che il territorio dei "Picentini", occupasse 800 stadi, dal fiume Aesis (Esino) a Castrum Novum (Giulianova).

(INGRANDIBILE)
La V Regio Augustae ci viene descritta da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia (Libro III, paragrafi 110-111-112) con l'elenco delle città che con i propri territori costituivano la regione.
«Quinta regio Piceni est, quondam uberrimae multitudinis. (CCCLX) Picentium in fidem p. R. venere. orti sunt a Sabinis voto vere sacro. tenuere ab Aterno amne, ubi nunc ager Hadrianus et Hadria colonia a mari (VI) p. flumen Vomanum, ager Praetutianus Palmensisque, item Castrum Novum, flumen Batinum, Truentum cum amne, quod solum Liburnorum in Italia relicum est, flumina Albula, Tessuinum, Helvinum, quo finitur Praetutiana regio et Picentium incipit. 
Cupra oppidum, Castellum Firmanorum, et super id colonia Asculum, Piceni nobilissima. intus Novana; in ora Cluana, Potentia, Numana a Siculis condita, ab iisdem colonia Ancona, adposita promunturio Cunero in ipso flectentis se orae cubito, a Gargano (CLXXXIII). intus Auximates, Beregrani, Cingulani, Cuprenses cognomine Montani, Falerienses, Pausulani, Planinenses, Ricinenses, Septempedani, Tolentinates, Traienses, Urbesalvia Pollentini

Dall'estremità della Puglia fino al confine tra Marche ed Emilia-Romagna l'intera fascia costiera era occupata da due principali gruppi etnici: 
- quello iapigio, dal capo di S.Maria di Leuca al Gargano, 
- e quello sabellico, dal fiume Fortore a Pesaro. 
Queste due entità, distinte dal punto di vista linguistico, etnico e culturale, erano formate a loro volta da raggruppamenti minori. 
Procedendo da sud verso nord, degli Iapigi facevano parte: 
- i Messapi,
- i Peucezi 
- i Dauni; 
Del gruppo sabellico invece facevano parte:
- i Frentani, 
- i Marrucini, 
- i Vestini,
- i Pretuzi 
- i Piceni.



I PICENI

I Piceni furono la maggiore e più significativa entità culturale stanziata nell'area marchigiana nel primo millennio a.c.

-  Tito Livio (Liv. X, 10-11) riferisce che nel 299 a.c. i Romani strinsero un patto di alleanza coi Piceni "cum Picenti populo".

- Nei Fasti Triumphales Capitolini è citata la vittoria nel 268 a.c. di P. Sempronio e A. Claudio sui "Peicenti" (Peicentibus).

- La legge del tribuno G. Flaminio del 232 a.c. prevedeva la colonizzazione dei territori dell'Italia centrale adriatica "al di qua di Ariminum e ultra agrum Picentium" (Catone ex Varrone I, 2, 7)

M. VERRIO FLACCO
- Polibio (II 21, 7) narra che nel "232 a.c. sotto il consolato di Marco Lepido, i Romani colonizzarono nella Gallia Cisalpina la zona picentina "da cui cacciarono i Galli Senoni", e  a proposito dei movimenti di Annibale dopo la battaglia del Trasimeno (III, 86, 9)  ricorda che il condottiero cartaginese "dopo aver attraversato il territorio degli Umbri e dei Picenti giunse in dieci giorni presso il litorale adriatico".

- Appiano (Samn., 6,3) narra altresì che le legioni romane, con a capo il console Publio Cornelio Dolabella, attaccarono nuovamente nel 283 a.c. i Galli Senoni passando attraverso i territori dei Sabini e dei "Picentini". 

- Plutarco di Cheronea chiama il Piceno "Picenide", e i suoi abitanti "Piceni". 

- Claudio Tolomeo (III, 1, 7 - III, 1, 18) chiama "Piceni" i popoli che vivono accanto ai Peligni e Marrucini, e "Picentini" quelli che si trovano nei dintorni di Salerno. 

M. Verrio Flacco (50 a.c. - 20 d.c.), la cui epitome, curata da S. Pompeo Festo nel II o III secolo d.c., venne compendiata nell'VIII secolo d.c. da Paolo Diacono: "La regione picena, nella quale è compresa Ascoli, viene così chiamata perché, quando i Sabini partirono verso Ascoli, sul loro vessillo era un picchio
(Paul. Fest., p. 235 Lindsay, s.v. Picena regio).

Le invasioni celtiche, la presenza siracusana e la conquista romana porteranno nel volgere di meno di due secoli alla totale scomparsa della cultura picena.



GLI ALTRI POPOLI

Nelle attuali Marche erano stanziati anche:
- gli Asili (Silio Italico, VIII, 439-445), nei pressi di Jesi o nella valle dell'Aso; 
- i Tirreni, fondatori a Cupra Maritima del santuario dedicato alla Dea Cupra (Strabone, V, 4,2); 
- i Valesi (Esichio);
- i Liburni, dei quali Truentum secondo Plinio sarebbe stato l'unico insediamento superstite; 
- i Siculi, fondatori di Ancona e di Numana, scacciati secondo Filisto da Umbri e Pelasgi; 
- gli abitatori della zona di Novilara, a sud di Pesaro, di cui conosciamo solo quattro stele di iscrizione "nordpicene" e di cui ignoriamo il nome; 
- Plinio riferisce nell'area compresa tra Ascoli e di Teramo Plinio la presenza dei Pretuzi: Helvinum, "quo finitur Praetutiana regio et Picentium incipit" (Nat. Hist., III 18, 110); 
- i Villanoviani con insediamenti e necropoli, rinvenuti nel territorio di Fermo. 



LE STRADE

- la via consolare Salaria, antica via del sale, tracciata dagli antichi Sabini nel II millennio a.c. che passando per Ascoli giungeva a Porto d'Ascoli;
- la via consolare Flaminia, che collegava Roma a Rimini, nella variante meridionale che passava per Septempeda e raggiungeva il mare ad Ancona, per proseguire lungo la costa con due ramificazioni, una diretta a Fano, dove si ricongiungeva col ramo settentrionale della Flaminia, e l'altra a Porto d'Ascoli, dove si ricongiungeva alla Salaria.
- la Salaria Gallica che si snodava all'interno della regione, collegando la via Flaminia (all'altezza di Forum Sempronii, odierna Fossombrone) con la via Salaria (all'altezza di Asculum, odierna Ascoli Piceno



LE CITTA'


- Ancon - Ancona -
Fondata dai Greci di Siracusa nel 387 a.c. 
Iniziò a romanizzarsi nel 133 a.c., quando ci fu la deduzione di una colonia romana nell'agro anconitano in seguito alla Lex Sempronia Agraria, e ancor di più nel 90 a.c. quando divenne municipio romano in seguito alla Guerra Sociale. 
Da quell'anno Ancona può dirsi città romana, pur rimanendo per alcuni decenni un'isola linguistica e culturale greca. In età imperiale svolse per Roma la funzione di collegamento marittimo con l'Oriente e per questo l'imperatore Traiano ne ampliò il porto. 
Conserva ancora l'Arco di Traiano e l'Anfiteatro Romano.


- Asculum Picenum - Ascoli -
MONETA DI AUSCULUM
monetazione di Ausculum, sul dritto una A e sul rovescio un fulmine. Era la principale città dei Piceni, I primi contatti tra Asculum e Roma avvennero per i commerci che avvenivano lungo la via Salaria. In seguito alla sua sconfitta da parte dei Romani nel 268 a.c., Asculum divenne una civitas foederata.
Nel 90 a.c. fu la prima città a ribellarsi al dominio di Roma, dando origine alla guerra sociale. I Romani, guidati da Gneo Pompeo Strabone, conquistano e saccheggiano Asculum nell'89 a.c., per farne poi municipio romano. La città prosperò sotto Augusto (che istituirà la Regio V Picenum), con templi, teatri, domus, ponti e fortificazioni.


- Auximum - Osimo -
Con la battaglia di Sentinum (Sassoferrato) del 295 a.c., i Romani iniziarono la conquista del Piceno, coinvolgendo anche Osimo: nel 173 a.c. narra Livio che i censori Q. Fulvius Flaccus e A. Postumius Albinus appaltarono le mura urbiche e decisero la costruzione di tabernae (botteghe) attorno al foro. Considerata l'inespugnabilità dell'abitato e la sua posizione centrale rispetto l'area picena, i Romani decisero inoltre, nel 157 a.c., di dedurvi una colonia, iscrivendone i cittadini nella tribù Velina.


- Beregra -
Antica città federata dei Romani nel Piceno, sul ramo meridionale della Via Salaria che per Amiterno e Beregra conduceva a Interamnia (Teramo). Si crede che Civitella del Tronto sorga sull'antica area della picena Beregra.


- Castrum Novum - Santa Marinella -

"Colonia maritima civium Romanorum" insediata nella parte settentrionale costiera del territorio cerite, attuale Santa Marinella, fondata nel 264, all'inizio della I Guerra Punica (seguendo Vell., I, 14,8; al 289 risalirebbe la Castrum Novum picena, cfr. Liv., Periock, XI), con prevalente scopo di difesa costiera e di controllo dei traffici marittimi, al pari di Pyrgi e di Cosa. Infatti nel 191 a.c., fu invocata per reclamare la vacatio rei militaris nella guerra contro Antioco (Liv., XXXVI, 3,6). Di una nuova deduzione, forse nel III sec. d.c., si avrebbe attestazione epigrafica nell'appellativo "Colonia Iulia Castrum Novum" (CIL, XI, 3576-78).


- Castrum Truentinum - S. Benedetto -
Con la fondazione della cittadina portuale di Castrum Truentinum, (oggi San Benedetto, più Porto d’Ascoli e Martinsicuro), si romanizza la riviera adriatica e la cittadina in età romana diventa un rilevante scalo marittimo grazie alla sua posizione strategica. Essebdo al centro della penisola diventa punto di raccordo del commercio romano con gli altri porti dell’Adriatico. Inoltre, raccogliendo tutti i nuclei abitati che da secoli circondavano il fiume Tronto, collegava la costa ad Ascoli (Asculum) e all’importante via Salaria, grande arteria di comunicazione dell’Italia Centrale. Infatti l’antico porto di Castrum Truentinum diventa lo sbocco sul mare della Salaria, che attraversava tutta la vallata del Tronto, trovava un crocevia fondamentale in Ascoli e poi procedeva verso Roma tramite i valichi dei Sibillini.

PONTE ROMANO - CINGULUM

- Cingulum - Cingoli -
il suo nome indicherebbe una città edificata sul ripiano di un monte, secondo una leggenda, il picchio piceno, giunto nelle Marche, 
si posò proprio sull'altura di Cingoli. 

Il primo nucleo insediato di Cingulum, nell'area dell'attuale Borgo San Lorenzo, risale al III sec. a.c.
Nel periodo romano, la città è citata nel "De bello civili" da Giulio Cesare e venne ampliata e fortificata da Tito Labieno, cingolano, luogotenente imperiale. 

Alla metà del I secolo a.c., in età augustea, Cingoli venne elevata a Municipium della tribù Velina, nella V Regio.


- Cluana, Cluentum -
La zona archeologica, oggi non visibile, sta nei pressi della Chiesa di San Marone, fra le vie Bruno Buozzi e Adriano Cecchetti. Fu fondata nell'VIII secolo a.c., a nord della foce del fiume Chienti (che cambiò nome in Cluentum in epoca romana) lungo la costa adriatica. Nel 268 a.c. il popolo piceno viene sconfitto in guerra dai romani, la sua terra annessa al territorio di Roma e con essa anche Cluana.
Nel 50 d.c. su una collina vicina al mare, nei pressi di Cluana, sorge un nuovo piccolo centro abitato: Cluentis Vicus, attuale Civitanova Alta (frazione di Civitanova Marche). I due centri, pur diversi, uno sul mare l'altro arroccato sull'altura, nel corso dei secoli, tra alterne vicende, rimangono sempre legati e collegati tra loro.
L’antica Cluana decadde in età imperiale, fino a perdere del tutto l’autonomia amministrativa a favore del proprio vicus Cluentensis, menzionato in un’iscrizione e ubicato dagli studiosi a Civitanova Alta. Nel periodo delle invasioni barbariche Cluana viene distrutta dai Visigoti e quasi tutti i superstiti si rifugiano nel vicus.


- Cupra Maritima - Cupra Marittima -
fondata dai Piceni, adoratori della Dea Cupra, nell' VIII secolo a.c., che vennero poi sconfitti dai Romani nel 268 a.c. divenendo colonia romana e l'ager cuprensis venne identificato con la Regio V Picenum famosa per la produzione di olio, olive e commercio marittimo con un grande porto situato verso la zona nord dell'attuale paese. Qui sorgevano i magazzini, e qui sono venuti alla luce gli ormeggi di navi e anfore per il trasporto del grano e dell'olio. Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, i barbari saccheggiarono Cupra molte volte e subì la dominazione di Bizantini, Longobardi e Franchi, finché nel IX secolo i Mori la distrussero. I cuprensi si ritirarono sulle alture dando vita ai centri difensivi di Castrum Maranum, Castel Sant'Andrea e Castel Boccabianca.


- Cupra Montana - Cupra Montana
Il suo nome Cupramontana deriva dalla Dea Cupra, la dea della fertilità e della bellezza, adorata dalla popolazione preromana dei Piceni. Divenne poi un importante municipio romano.

FALERIO PICENO

Lungo il fiume Tenna, nella località di Piane di Falerone vi è Falerio Picenum, con un teatro romano quasi intatto.
Di 50 metri di diametro, poteva ospitare 1600 persone, e si erigeva per tre ordini, l’ultimo dei quali è andato distrutto. Sopra le volte che coprivano gli ingressi principali vi erano due tribune che ospitavano da un lato il Pretore e dall’altro le vestali. 
Lungo il perimetro esterno dell’anfiteatro è possibile notare i fusti di 22 colonne che, come le gradinate, erano rivestite in marmo.
L’area archeologica comprende inoltre le cisterne romane (a poche centinaia di m dal teatro) e i resti dell’anfiteatro, purtroppo inglobato dall’edilizia privata. Il Louvre di Parigi, ospita le statue di Venere e Perseo qui reperite.

- Firmum Picenum - Fermo -
Villanoviana alle origini e poi Colonia romana nel 264 a.c., Fermo partecipa con Roma a varie campagne di guerra, per cui i suoi abitanti ottengono la cittadinanza romana nel 90 a.c. Il motto della città è "Firmum firmae fidei romanorum colonia" (Fermo, colonia romana di ferma fede). "Romanorum Colonia" (Colonia dei Romani); è un onore guadagnato dalla città grazie alla fedeltà assicurata ai Romani nella I e nella II Guerra Punica.


- Hadria - Atri -
La presenza di un antico porto davanti alla Torre di Cerrano è documentata ampiamente dalle fonti  a partire da Strabone (63 a.c. - 19 d.c.) che cita un porto commerciale presso la foce del fiume Matrino, discendente dall’antica Hatria, e identificandolo come un "epìneion" dotato quindi di strutture per lo stoccaggio delle merci, immagazzinamento e altre strutture funzionali al servizio di una città che ne distava poche miglia. Ancora Plinio (I secolo d.c.) ci parla dell’importanza del vino di Atri trasportato in anfore di produzione locale verso l’Oriente, Grecia e Egitto, senza tralasciare la direttrice Aquileia – regioni danubiane. Il porto in età romana aveva una posizione strategica essendo collocato in prossimità della via Cecilia, una diramazione della Salaria che collegava Roma con l’Adriatico passando per Amiternum (Aquila) e Hadria (Atri).

MOSAICO DEL LEONE - PAL. SAVINI

Fu abitata dai Piceni e dai Pretuzi, che dominarono fino al III 
secolo a.c., prima del dominio romano, l'area di Aprutium, 
da cui il termine "Abruzzo". 
Venne conquistata dal console Manio Curio Dentato nel 290 a.c., divenendo municipio.

Prese parte attiva alla Guerra sociale (91-88 a.c.) e Silla la privò dello statuto di municipio, che le fu poi restituito da Cesare.
Come capitale del Pretutium venne inserita nella V regio da Augusto. 

Sotto il dominio imperiale conobbe un periodo di grande prosperità, testimoniato dalla costruzione, sotto Adriano, di templi, terme e teatri.


- Novaria -
Da picena passò al dominio romano.


- Numana -
Da picena passò al dominio romano.


- Pausulae -
La città romana di Pausulae è stata localizzata nel comune di Corridonia nei pressi dell'Abbazia di San Claudio al Chienti. Le notizie del municipio, fondato dopo il 49 a.c., sono riportate in un passo di Plinio, nel Liber Coloniarum e nella antica cartografia (Tabula Peutingheriana).
Le fonti testimoniano che la città esisteva ancora nel V secolo. Nei terreni ad Est dell'Abbazia è stata individuata una vasta zona di affioramento di materiali archeologici di età romana con presenza di strutture murarie.


- Planina -
Da picena passò al dominio romano.


- Potentia -
I Romani fondarono Potentia nel processo di colonizzazione della costa adriatica, come è documentato da Plinio il Vecchio, Tito Livio, Tolomeo, Pomponio Mela e Velleio Patercolo.
Fu fondata tra il 184 a.c. e il 189 a.c. ad opera dei triumviri Marco Fulvio Flacco, Quinto Fulvio Nobiliore e Quinto Fabio Labeone, per assicurare terra ai veterani delle guerre puniche e per proteggere il litorale dall'assalto dei pirati illirici.
La colonia crebbe fra il II e il I secolo a.c., finanziata da un ceto mercantile florido; con una fiorente produzione locale di terrecotte.
Dopo il 174 a.c. vi fu un  declino, legato alle guerre civili e al violento terremoto del 56 a.c., di cui parla Cicerone. In età augustea prosperò fino a raggiungere la sua massima estensione, contemporaneamente al fiorire della qualità dei manufatti, che mantenne, probabilmente grazie ai traffici, fino al II secolo.
Dopo un forte declino nel III secolo, culminante nella conquista e semidistruzione nel 409 da parte di Alarico I, si risollevò nella seconda parte del secolo IV; ma con detrimento dei suoi monumenti, di questi secoli è l'interramento del tempio, che testimonia la cristianizzazione della colonia.


- Ricina - Villa Potenza di Macerata - (o Helvia Recina) -
Dal dominio dei Piceni passò a quello dei Romani.

SEPTEMPEDA - MOSAICO II O III SECOLO

- Septempeda
A breve distanza dall’odierno centro abitato di San Severino Marche, presso la Chiesa di S. Maria della Pieve, lungo il tracciato del diverticolo dell’antica via Flaminia, si osservano i resti della città romana di Septempeda, posta sulla sinistra del fiume Potenza, distrutta nel corso delle invasioni barbariche. 

Dell’antica città sono visibili parte del circuito murario costruito in opera quadrata con grossi blocchi di arenaria con le porte est e sud-ovest, un ampio edificio termale costituito da una serie di ambienti che si sviluppano intorno ad un cortile centrale pavimentato in opus spicatum ed un complesso artigianale con fornaci per la produzione di ceramiche anch’esso databile ad epoca romana.

 
- Tolentinum -
Sorto su un insediamento preromano, il municipio romano era ubicato su un terrazzo fluviale lungo la sponda sinistra del Chienti, sul luogo di un importante asse stradale.
In epoca romana Tolentinum è ricordata da Plinio il Vecchio tra i municipi della regio V augustea (Nat. Hist. III, 111) ed è menzionata dal Liber coloniarum (grom. vet. 226 L) che ci informa come, in epoca triumvirale, avesse avuto deduzioni di coloni viritani. Divenne municipium ascritto alla tribù Velina come testimoniano alcune iscrizioni, tra le quali spiccano quelle di un patronus, dei seviri augustales e di un praefectus fabrum.
La città romana occupava l'abitato medievale, che in parte ne riproduce lo schema sull'asse di corso Garibaldi, l'antico decumanus maximus. Nelle odierne piazze della Libertà e San Nicola, stava l'area forense del municipium, dove, alla fine dell'800, vennero riportati in luce frammenti architettonici e scultorei, iscrizioni con dediche ai membri della casa imperiale e lacerti murari di una basilica con almeno un pavimento in crusta di marmo e di alabastro, datata al I sec.
L'unico monumento di epoca romana ancora parzialmente conservato, è il mausoleo del V sec. di Flavius Iulius Catervius, presso la cattedrale di San Catervo, sotto il campanile e il presbiterio della cattedrale, a pianta circolare con tre absidi, gli alzati in opus latericium, e decorazioni parietali con affreschi a soggetto cristiano e mosaici in pasta vitrea.


- Trea -
L'antica Treia sorgeva nella zona del Santuario del Santissimo Crocifisso, ove in un campo è ancora visibile la forma di un anfiteatro, ed è possibile ancora trovare frammenti di epoca romana, oltre a quelli inseriti nei muri del convento. Fondata o dai Piceni o dai Sabini., prende nome da quello della dea Trea-Jana, la Dea Trina di origine greco-sicula che qui era venerata. Fu prima colonia romana, poi municipio (109 a.c.), raggiunse una buona estensione urbana e notevole importanza militare. Treia fu distrutta una prima volta dai Visigoti nel V secolo e poi, tra il IX e X secolo, dai Saraceni, per cui gli abitanti la ricostruirono su tre piccoli colli vicini che permettevano una più facile difesa, dandole anche il nuovo nome di Montecchio.


- Urbs Salvia - Urbisaglia -



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