DOMUS SOTTO CHIESA DI S. PIETRO IN VINCOLI



SAN PIETRO IN VINCOLI

Sulla cima del Fagutal, una delle tre alture del Colle Esquilino, presso la Suburra, è posta la Basilica di San Pietro in Vincoli, eretta per custodire il culto delle catene di S. Pietro, reliquie note sin dal 419.
La chiesa fu ricostruita su una preesistente dedicata agli apostoli Pietro e Paolo che crollò parzialmente intorno al 440. La ricostruzione si deve alla moglie dell’Imperatore Valentiniano III, e figlia dell’Imperatore Teodosio, Eudossia Licinia, da cui derivò l’altro nome della chiesa come Basilica Eudossiana.


Negli anni 1956-1960, sotto la direzione di Antonio Maria Colini, il pavimento della navata centrale della chiesa fu smantellato, per procedere a degli scavi archeologici che hanno riportato alla luce tutte le fasi precedenti al V secolo. Qui infatti si rinvenne il complesso archeologico situato a poche decine di cm sotto il pavimento della chiesa. Si tratta di diverse domus sovrapposte, di età repubblicana e pure imperiale. Purtroppo le strutture più superficiali sono state in gran parte tagliate e utilizzate come fondazioni della chiesa.

La sistemazione delle numerose tombe interrate nel pavimento, nonché la rimozione del piano pavimentale nel corso di un restauro del 1765, hanno causato la parziale distruzione delle strutture antiche e l’asportazione di gran parte delle decorazioni marmoree utilizzate certamente per guarnire i palazzi dell'epoca. Del resto il bellissimo colonnato che divide la basilica in tre navate è costituito da venti colonne doriche scanalate provenienti da un edificio romano, forse la Prefettura urbana. E anche in fondo alla chiesa, l’arco trionfale è sorretto da due colonne corinzie di granito, anche esse materiale di spoglio.

Le numerose fabbriche antiche rinvenute sotto la chiesa sono parte di un quartiere situato all’estremità di un’ampia platea artificiale predisposta come base per la costruzione delle Terme di Traiano, che terminava da questa parte in corrispondenza della valle della Suburra.

LA DOMUS

Il I strato

- Nella zona sottostante la navata, partendo dagli strati più antichi, si incontrano prima di tutto resti di abitazioni medio-repubblicane del IV-III sec. a.c., preziosi documenti sulle case dell'epoca.


Il II strato 

- Sopra queste sono state rinvenute due case della fine del II sec. a.c. con splendidi mosaici policromi figurati; il che conferma l’esistenza di abitazioni dell’aristocrazia repubblicana nella zona tra la Velia e l’Esqulino, come riportato dalle fonti.


Il III strato

- Lo strato più superficiale, fortemente danneggiato dalle sepolture e dai rifacimenti del pavimento della chiesa, testimonia di una grande domus databile inizialmente al periodo neroniano e di cui restano tre bracci di un criptoportico che chiudeva un cortile rettangolare con una vasca centrale e giardini.

Data la sua posizione è possibile facesse parte delle propaggini più settentrionali della Domus Transitoria o della Domus Aurea. Nel III secolo fu sacrificato il cortile a giardino, che fu chiuso per ampliare la sala maggiore dell’edificio che fu così dotata i un’appendice composta da un ambiente quadrato con delle trifore sui tre lati liberi.

ANTICHI MARMI RITAGLIATI
Successivamente, al vano aggiunto fu innestata un’abside di 34 metri per 10, in corrispondenza dell’asse longitudinale della sala, che fa presupporre alla trasformazione in una domus ecclesiae. In più punti dell’intero complesso sono visibili dei pregiati pavimenti in mosaico.

I sotterranei che si sviluppano al di sotto del portico a cinque arcate che precede la chiesa hanno un orientamento differente da quelli precedentemente descritti. Una scala in ferro introduce all’interno di un ambiente nel quale si riconosce un peristilio - con murature in opus reticulatum e opus latericium - dotato di una canaletta di scolo per le acque piovane.

Tali strutture, come avviene di frequente, hanno condizionato la realizzazione delle strutture sovrastanti, in particolare dell’abside della chiesa primitiva, che risultò non in asse rispetto alla navata, che sfruttò invece la domus del III secolo.

La successiva copertura dell’area archeologica effettuata con una struttura portante in acciaio, permette di poter visitare, anche se con difficoltà e solo per motivi di studio, tali ambienti sotterranei. In alcuni punti, infatti, lo spazio a disposizione fra il pavimento delle domus e quello della chiesa è di soli 50 centimetri. Una campagna di scavo sistematica del 1956, sulla navata centrale e il transetto, ha riportato in luce una serie di edifici succedutisi nell’area.

  • «Domus in opus quadratum» del II - III sec., per le massicce pareti perimetrali a blocchi di tufo, dove un corridoio centrale immette su due ambienti laterali di cui uno scavato e dotato di mosaico a tessere marmoree alternate in giallo e grigio celeste. Le pareti hanno uno zoccolo rosso con riquadri e colonne dipinte che incorniciano figure maschili e femminili, un pavone, una pecora, uno stambecco ecc. Il pavimento ha un bel mosaico biancoe nero a losanghe, con fiori, svastiche, croci e stelle.
  • Domus dei pavimenti a mosaico», enorme domus di ben 1400 mq, accanto all'acquedotto claudio, con grandi soglie di travertino e pavimenti musivi con motivi floreali e figure, con impianto termale e due vasche absidate, oltre ad un ambiente porticatum. La domus fu realizzata in tre fasi successive, in opus mixtum. poi in opus vittatum per ampliamenti e opus testaceum nel portico e nelle terme, con mattoni bipedali nella parte all'aperto e due basi di colonne. Rinvenuta anche parte di pavimentazione musiva a preziose tessere di porfido e marmo grigio di 3 cm per lato. All'esterno tracce di intonaco rosso.
  • Domus dei pavimenti in opus signinum, con cortile a cielo aperto, mosaici a grandi tessere, fontana semicircolare a tessere di marmo, soglie in travertino, lastre marmoree al centro dei mosaici. Sopra di queste venne costruito un altro edificio non identificato.                                                                   
  • Domus ecclesiae, Successivamente, in epoca imperiale, una grande domus orientata nello stesso senso dell’attuale chiesa. La domus, costruita in età adrianea, aveva un ampio giardino-cortile con al centro una fontana, sul quale si apriva una grande sala di ben 160 mq con altri ambienti minori. A quest’aula principale fu aggiunto, nel III secolo d.c., un altro vasto ambiente munito di un’abside. È probabile che, prima della costruzione della chiesa ad opera del papa Sisto III, la grande casa sia servita come domus ecclesiae, cioè un centro liturgico privato per le riunioni della comunità cristiana.





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