RICICLO DI VASCHE E SARCOFAGI ROMANI



FONTE BATTESIMALE DUOMO DI MILANO - EX VASCA TERME ROMANE


VASCHE DI FONTANE, SARCOFAGI 

Le prime ricerche avvennero sulla fine del secolo VII. 
I corpi di Faustino, Simplicio, e Viatrice, trasferiti circa l'anno 682 dal cimitero di Generosa a s. Vibiana, furono collocati da Leone II entro « una conca d'alabastro orientale di figura ovale, scolpitavi nella facciata la testa di un gattopardo ed è in circonferenza p. 25, alta p. 4 » (Ficoroni, R. A., p. 191).

- Stefano V, riedificando la basilica dei ss. Apostoli nell'SlG, « in conca porphyretica recondidit » i corpi di Eugenia, Claudia, e di XII martiri tratti dalle catacombe di via Latina, 

- ed in altro simile labro le spoglie di s. Savino (Martinelli, R. ex ethn. sacr. p. 65).

- L'anno 1625, restaurandosi dal card. Millini la confessione dei ss. Quattro, furono scoperte quattro conche ben grandi: 
- due di porfido, 
- una di serpentino, 
- una di metallo, nelle quali Leone IV e Pasquale II avevano riposto reliquie. 

- Ottone III (983-1002) depose il corpo di Bartolomeo apostolo ed altre illustri spoglie in una vasca di porfido, la maggiore delle conosciute, misurando m. 3,34 in lunghezza, 0.90 in larghezza e profondità. Conserva ancora il foro per la chiave di scarico dell'acqua.

SARCOFAGO DI TEODORICO

- L'anno 1049 Leone IX collocò altra vasca simile sotto l'altare grande di s. M. in via Lata, tornata a scoprire nel 1491;

- Callisto II nel 1123 altra di granito orientale in s. M. in Cosmedin (Crescimbeni. Storia, p. 416). Il 

- Marangoni, descritta la conca porfiretica, già nel battistero lateranense, aggiunge: « questa più non si vede a cagione delle desolazioni patite da Roma. Bensì nel medesimo battistero fu ed è collocata una bellissima urna di basalto che rassembra metallo, una di quelle che adoperavansi da' gentili nelle loro terme »

Bianchini, Veron. 355 ricorda una vasca di porfido nell'atrio dei pp. Certosini alle Terme " ch'era alla vigna di pp. Giulio". Il medesimo compilò nel giorno 26 aprile 1706 il catalogo dei monumenti scritti e figurati, che sopravanzavano " in Villa Medicea in monte Sancti Valentini extra portam flaminiam ". Sono 12 sculture e 17 iscrizioni (ivi, 347, e. 23).

Probabilmente la vasca dei Certosini era identica al labrum porfireticum trovato a sant'Adriano negli scavi del Comizio « et postea ad villa(m) lulia(m) translatum », del quale parla il Panvinio nel codice vaticano ligoriano 3439.

VASCA NERONIANA - MUSEI VATICANI

- Prima del rinnovamento dei ss. Giovanni e Paolo per opera del card. Fabrizio Paolucci, nel 1725, si conservava in ima cappella in fondo alla chiesa altra urna preziosa. Benedetto XIII la trasferì all'altare grande, e toltene le reliquie di s. Saturnino, vi depose quelle dei santi titolari. L'urna aveva prima contenuto parte delle spoglie dei martiri scillitani. 

Il Ficoroni, il Marangoni, il Corsi, che hanno studiato questo soggetto, nominano le seguenti altre vasche: 
- Conca di verde antico nella galleria Rospigliosi; 
- conca simile di basalte nero morato con quattro teste leonine in s. Croce, chiamata dal Ruccellai « concha di paraone molto gentile dove si posa la tavola dell' altare »; 
- simile di porfido in s. M. maggiore; 
- simile nell'altare di s. Elena in Araceli; 
- simile d'africano in s. Francesca Romana. 

- In s. Marcello, nella seconda cappella a destra è una gran conca di porfido ovale, con testa di leone nella facciata, ma presentemente resta quasi tutta racchiusa, con avere scalpellata la detta testa di leone per appoggiarvi il paliotto " (Ficor.). 

- Seguono le conche di giallo in s. Stefano rotondo; 
- di bigio in s. Pietro in Vinculis; 
- di porfido nel battistero di s. M. maggiore; 
- di cipollino in villa Albani; 
- di granito rosso nel palazzo Barberini; 
- di nero sotto l'altare maggiore di s. Marcello; 
- di imezio nel palazzo di villa Giulia; 
- di bigio brecciato in s. Antonino dei Portoghesi; 
- di portasanta nel palazzo Altemps; 
- di porfido verde nella casa dei Filippini; 
- di porfido rosso in s. Eustachio, 
- di porfido rosso in s. Marco, 
- di porfido rosso in s. Pancrazio, 
- di porfido rosso in s. Pietro (ss. Processo e Martiniano) etc.

VASCA ROMANA A SAN ZENO - VERONA

- Il duca Giovannangelo Altemps nel 1617 collocò il corpo di s. Aniceto in un'urna di giallo trovata al terzo miglio dell'Appia, e da lui creduta « labrum quod Alexandri Severi imp. sepulcrum fuit ». 

- Si può ricordare da ultimo l'urna di porfido trovata nelle terme di Agrippa l'anno 1443, e collocata da Clemente XII nella sua cappella Corsini al Laterano. 

- Le vasche termali non hanno sempre servito a contenere reliquie illustri: ne ha fatto uso anche il volgo profano. 
« Non è molto » scriveva il Fea nel 1790 « che nel recinto (delle terme antoniniane) furono trovate le due bellissime urne di basalto verde, una, e l'altra ferrigno, comprate da Pio VI che le ha collocate nel museo pio-clementino. Vi furono trovati dentro cadaveri » 
(Misceli, voi. I, p. LXV, nota d). 

- Fra quelle adoperate per uso di fontane primeggiano le due di granito, lunghe m. 5,57 scoperte nelle terme stesse. La prima era stata collocata da Paolo II in piazza di s. Marco, l'altra da Paolo III davanti il suo palazzo. 

Restituita l'acqua traiana da Paolo V nel 1612, il card. Odoardo Farnese riunì le due conche insieme, trasformandole in fonti copiosissime d'acqua. A una di esse si riferisce l'appunto del Ruccellai, in Arch. Storia Patria, tomo IV, p. 579, ove dichiara di aver visto nel 1450 « uno vaso o vero conca in una vigna presso alle terme d'Antonino Pio, lunga braccia quindici larga braccia V alta braccia 3 di granito o vero serpentino ". 

FONTE BATTESIMALE RICICLATO A SAN PIETRO

- Altro reimpiego si trova nella cappella del Battesimo della Basilica di San Pietro, realizzata su disegno di Carlo Fontana fra il 1692 e il 1697. L’architetto riutilizzò per il Fonte battesimale una conca di porfido rosso che, secondo la tradizione, proveniva dalla tomba dell’imperatore Adriano ma già reimpiegata come copertura del sepolcro di Ottone II nell'atrio della vecchia basilica di San Pietro.

E' già gravissimo violare la tomba del grande imperatore Adriano, ma è ancor più grave la violazione delle tombe che la Chiesa esecra e condanna, a patto che non sia un sepolcro appetibile per il suo valore. Per ordine della chiesa intere catacombe pagane sono state svuotate dei defunti che contenevano per far posto ai corpi dei cristiani commettendo un'infinità di sacrilegi.

- Il card. Odoardo trasferì nella « piazza della Conca di s. Marco » come la chiama Marcello Alberini nel suo Diario, un altro vaso di granito rosso il quale, da tempi remoti era stato trasferito da qualche terma imperiale al sepolcreto di s. Lorenzo fuori le mura. Pio IX l'ha fatto collocare nella seconda risvolta del viale del Pincio, dietro la tribuna di s. M. del Popolo.

VASCA VESUVIANA

- Si possono ricordare anche le marmoree bagnarole di piazza Navona,
- le marmoree bagnarole di piazza di s. Marta,
- le marmoree bagnarole della fontana di papa Giulio,
- le marmoree bagnarole di villa Madama,
- le marmoree bagnarole di villa Albani, 
- le marmoree bagnarole « in platea s. Salvatoris de Lauro, et Eustachii, maximae capacitatis » descritte dall'Albertino f. 54'.

- La sola anticaglia superstite dell'antica casa de' Colonnesi sotto il monte Cavallo, al tempo dell' Aldovrandi era il sarcofago di Melissa, messo per vasca nel cortile (p. 266).

AREA PANTHEI - 
"Sulla piazza dirimpetto alla chiesa una sepoltura di porfido molto gentile con due lioni, dal lato una bella petrina et con due vasetti di porfido" p. 573.

- MAVSOLEVM HELENAE - 
Anastasio IV scopre il sarcofago porfiretico di Flavia Elena, nel mausoleo della villa ad duas Lauros, a Tor Pignattara, e lo trasferisce al Laterano. Danneggiato nell' incendio di Clemente V, i canonici lo risarcirono nel 1509 « iniuria temporum undique diruptum ac protinus disiectum ». Pio VI lo collocò nella sala della Croce Greca, sotto il n. 589. 1160 circa.

VASCA ROMANA RICICLATA NEL BATTISTERO DI S. GIOVANNI A ROMA

- Si importarono anche sarcofagi, come quello di Marco Annio Proculo (ibid. 292) scoperto nuovamente l'anno 1742 a piedi dell'altar maggiore a s. Sofìa di Costantinopoli.

- THERMAE TITI (?) AD VINCVLA - 
« San Pietro ad vincula: vi sta un grandissimo labbro fuso di pietra, ed accanto un simulacro » p. 260.

- BASILICA LIBERIANA  - 
all'entrare della chiesa a mano ritta una bella sepoltura di porfido.

Ma i labra disseminati nell’Urbe, rimasti visibili nei secoli o riscoperti occasionalmente, furono riutilizzati a partire dal ‘400 fino ad oggi, in funzione di abbeveratoi e fontanili pubblici o di suggestive fontane in piazze e nobili dimore, conservando intatte le loro antiche prerogative, in una città che da sempre è ammirata per la bellezza e la scenografica monumentalità delle sue numerose fontane.


ARA DELLA DEA DELLA GUERRA BELLONA USATA COME FONTE BATTESIMALE

A Monteverdi Marittimo nella chiesa dedicata a S. Andrea c’è una testimonianza di epoca romana, un’ara marmorea usata da tempo immemorabile come fonte battesimale.
Sul fronte reca la scritta:

BELLONAE SACR
DONAX AVG. LIB
MESOR D.D

cioè: "Alla sacra Bellona, Donace, liberto di Augusto, agrimensore, diede in dono". Probabilmente il liberto di Augusto, affezionato al suo padrone, rese grazie con quest'ara alla vittoria di Augusto, forse ad Azio. Augusto era molto magnanimo con gli schiavi della reggia e ne liberò ben 4000.

L’ara pagana era dunque dedicata a Bellona, Dea romana della guerra. A Roma le era stato dedicato un tempio dove il Senato dava udienza agli ambasciatori e alla cui porta si trovava una piccola colonna chiamata bellica, contro cui l’araldo lanciava una picca tutte le volte che si dichiarava la guerra. 

SARCOFAGO FONTANA

Col Cinquecento il reimpiego di carattere “privato” diventa la forma principale di riutilizzo dei monumenti antichi, come testimoniano i numerosi sarcofagi romani usati come sepolture dalle famiglie nobili modenesi. Fra questi è il sarcofago cosiddetto Fontana rinvenuto nel 1530 scavando un pozzo presso la casa di Ludovico Falloppia, nell’attuale via Falloppia (presso l’antica chiesa di S. Agata).

Acquistato da Baldassarre Fontana per fare un sepolcro per sé e per il fratello, venne collocato vicino alla porta del Duomo. Per il nuovo utilizzo il sarcofago venne completamente rilavorato con decori e scritte cinquecentesche, sfruttando come fronte il retro del monumento.


SARCOFAGO DI CORNELIA MAXIMINA E PUBLIUS VETTIUS SABINUS - III sec.

Verso il 1680, insieme alla maggioranza dei sarcofagi esposti attorno al Duomo, il sarcofago Fontana venne spostato nel cortile delle Canoniche dove insieme ad altri sarcofaghi, a detta del Malmusi, “servì ad accogliere le ceneri e le ossa in circostanza di un espurgo all’interne tombe della chiesa”.

Tra i suddetti sarcofagi c'era il sarcofago di Cornelia Maxiama e Publius Vettius Sabinus, del III secolo d.c. che venne spezzato e poi riassemblato con delle grappe di ferro, oggi tolte fermando i vari pezzi con apposite colle ad alta resistenza.




BIBLIO

- Romolo Augusto Staccioli - Acquedotti, fontane e terme di Roma antica: i grandi monumenti che celebrano il "trionfo dell'acqua" nella città più potente dell'antichità - Roma - Newton & Compton Ed. - 2005 -
- K. M. Coleman - Launching into history: aquatic displays in the Early Empire - Journal of Roman Studies - 1993 -
- Rodolfo Lanciani - I Commentarii di Frontino intorno le acque e gli acquedotti - silloge epigrafica aquaria - Roma - Salviucci - 1880 -
- A. Malissard - Les Romains et l’eau. Fontaines, salles de bains, thermes, égouts, aqueducs - Les Belles Lettres - Paris -


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