SUASA (Marche)




L'antico centro di Suasa, collocato nella valle del fiume Cesano, nell’entroterra di Senigallia, nelle Marche, al confine tra le province di Ancona e Pesaro Urbino. Venne fondata dai Galli Senoni, e venne distrutta dai Goti di Alarico nel 409. Ma non tutti gli autori sono d'accordo sulla distruzione della città, nonostante la sicura incursione gotica.

Castellone di Suasa è il paese sorto all' indomani del definitivo abbandono della città romana di Suasa, situata a poca distanza nella vallata del Cesano. La paura delle devastazioni barbare nelle città del nord convinse i suoi antichi abitanti, tra il VI e VII secolo d.c., a cercare un luogo più sicuro per vivere e scelsero l' attuale colle. 

Tanto più che Suasa si trovava su un itinerario alternativo alla via Flaminia (facilmente controllabile all’altezza della galleria del Furlo) e quindi battuto ora da uno e ora dall’altro esercito. Questa fase durò decenni e le antiche pietre di Suasa vennero recuperate per l' edificazione di altri edifici, soprattutto di culto (come testimoniano le colonne e i capitelli delle vicine chiese di San Lorenzo in Campo e Madonna del Piano).


Suasa venne dunque abbandonata quando la difficile situazione politica e militare colpì le antiche città sorte sui bassi terrazzi di fondovalle, e quindi difficilmente difendibili, portando alla nascita di nuovi centri arroccati sulle alture, lungo i crinali spartiacque delle vallate. 

Nel corso del VI secolo, gli abitanti di Suasa, così come quelli di altri centri lasciarono la città non più difendibile e si rifugiarono sulle vicine colline per sfuggire alle continue incursioni dei barbari o di delinquenti organizzati. 

Si trattò, con ogni probabilità, non di un esodo avvenuto in un unico momento, ma piuttosto di un lento processo e ad una fase di parziale abbandono, e quindi di restringimento dell’area urbana, vanno riferite le due tombe costruite con materiale architettonico di reimpiego, rinvenute nel 1987 nella strada provinciale in una zona intensamente urbanizzata in età romana.

IL DECUMANO MASSIMO
La città romana si trova sul fondovalle del Cesano, tra la costa adriatica e il monte Catria. La sua nascita va posta in relazione con il processo di romanizzazione della valle, legato alla Lex Flaminia de Agro Gallico et Piceno viritim dividundo (232 a.c.).
In seguito a questa legge l'organizzazione del territorio cambiò radicalmente. Le terre che prima erano di proprietà dei Galli Senoni, conquistate dopo una serie di battaglie il culmine delle quali fu quella di Sentinum (Sassoferrato, 295 a.c.), vennero divise in lotti ed assegnate a coloni romani.

L'arrivo di questi ultimi fu notevolmente facilitato dalla presenza, lungo la valle, di un antico percorso di transito che collegava l'interno appenninico con l'area adriatica ancor prima della costruzione della via Flaminia, nel 220 a.c., che arrivava a Fano.

Le fonti letterarie non illuminano molto sulle origini di Suasa. Sia la topografia che l'epigrafia portano a credere che la città era già ben strutturata nel III secolo a.c. come praefectura, centro di coordinamento di una vasta e popolata area rurale. Dopo il 49 a.c. la città si ampliò e venne "promossa" a municipium retto da due magistrati, i duoviri.

La città di Suasa era l'unica situata nella valle del Cesano, a circa 30 chilometri dalla foce del fiume. Non sono state ritrovate le mura di cinta della città. La strada che divide Suasa è delimitata, fuori dal centro abitato, da due necropoli di I e IV secolo d.c..




IL PARCO ARCHEOLOGICO DI SUASA

Il Parco Archeologico di Suasa è posto lungo la Valle del Cesano, ai lati della strada di fondovalle che collega la costa agli Appennini, che costituiva anche in epoca romana l’arteria principale della città romana. Il municipium di Suasa, poco conosciuto mediante le fonti antiche, costituiva tuttavia un centro importante della valle, a vocazione soprattutto commerciale a servizio di un grande territorio a vocazione agricola.

Di particolare interesse anche le fasi pre-municipali dell’abitato, che offrono dati importanti sulla romanizzazione dell’ager Gallicus fra III e II sec. a.c.e testimoniano una consistente presenza romana già in pieno III secolo a.c., in parallelo con la deduzione della colonia di Sena Gallica (Senigallia).

L'antico abitato non è ancora scavato nella sua completezza, ma sappiamo che era stretto e lungo, chiuso ai margini fra il corso del fiume Cesano a ovest e le basse colline a est. Sappiamo pure che può ancora riservarci molte sorprese.




GLI SCAVI

Il Dipartimento Archeologico dell'Università di Bologna opera allo scavo della città romana di Suasa. Gli scavi sono in corso dal 1987, con la direzione di Pier Luigi Dall’Aglio e Sandro De Maria, ai quali si sono affiancati in anni recenti Enrico Giorgi e Giuseppe Lepore.

Nel 2011, grazie a un importante finanziamento europeo gestito dalla regione Marche, l'area archeologica è stata sostanzialmente ampliata grazie alla rimozione della strada che la divideva a metà e allo scavo archeologico della sottostante via basolata romana definita Via del Foro.

Finalmente la parte della città con le abitazioni (Domus dei Coiedii e Casa del Primo stile) e gli edifici per spettacolo (Teatro e Anfiteatro), fu nuovamente congiunta alla grande piazza del Foro posta sull'altro lato dell'antica via romana. 

Suasa, fiorente fino alla tarda antichità, declinò e fu abbandonata in seguito alla guerra greco-gotica (535-553). I marmi e le pietre che la componevano furono in seguito utilizzate per costruire gli abitati medioevali che sorsero nelle vicinanze.

L'Università di Bologna, nei suoi scavi, ha riportato alla luce due settori di Suasa, divisi dal moderno percorso viario che ricalca l'antico tracciato del decumano massimo. Da un lato della strada vi era la grande piazza del foro contornata da portici su tre lati e aperta verso l'arteria principale; dall'altro lato sono stati riconosciuti degli edifici di utilità pubblica, tra cui il teatro e l'anfiteatro, e abitazioni private, comprese le case repubblicane precedenti la fase municipale (II-I sec. a.c.),




IL FORO

Lungo la strada principale della città si allungava per circa 100 metri, con forma rettangolare, il Foro commerciale, che sorse nel I secolo d.c., occultando due templi di epoca precedente (II-I secolo a.c.). Di età giulio-claudia, era preceduto da un’area sacra di età repubblicana, era pavimentato con lastre di pietra e conservava numerose basi di monumenti onorari. 

Di esso è stata scavata meno della metà, ma la struttura originaria è già comprensibile: una grande piazza, delimitata da strade ortogonali, e fiancheggiata su tre lati da vaste botteghe e laboratori bordati da portici a pilastri. Se i resti degli edifici pubblici non sono numerosissimi, più completo è il panorama sull’edilizia privata: sono attestate strutture abitative sin dalla metà del II sec. a.c.

Oltre ai tre ingressi di fronte alla strada, ne è presente uno che collegava la piazza con un decumano secondario. Molto probabilmente la struttura aveva anche un piano superiore: ciò testimonia dunque una pianificazione urbanistica e di conseguenza permette di collocare le sue origini romane attorno al I secolo d.c.




VILLA COIEDII

Ha suscitato molto interesse un’estesa domus di età imperiale del II sec. d.c. appartenuta alla famiglia senatoria dei Coiedii, che ha restituito importanti mosaici e pitture del II-III sec. d.c. Oggi fa parte del Parco Archeologico di Castelleone di Suasa e fu costruita in posizione centrale tra la zona del Foro e dell’Anfiteatro, affacciata sull’importante asse viario dell’antica città di Suasa.

Essa presenta importanti pavimenti in mosaico e tarsie marmoree, pitture alle pareti, impianti termali e settore di rappresentanza, che si estende su oltre 3.000 mq di estensione.
L'ambiente più prestigioso della casa è l'oecus tricliniare, ad est del quale fu sistemato il grande giardino con porticato, vasche con fontane, ambienti di soggiorno estivo.

La domus dei Coiedii è una casa aristocratica di notevole qualità. L'edificio che è possibile ammirare oggi è il frutto di numerosi cambiamenti avvenuti nel corso dei secoli.

Una prima fase appartiene al I sec. a.c. ed è caratterizzata da una piccola casa ad atrio con hortus interno. A questa seguì un fastoso ampliamento agli inizi del II secolo d.c., quando la domus divenne una grande villa suburbana.

In questa fase alla casa antecedente vennero aggiunti molti ambienti pavimentati con splendidi mosaici e pareti decorate. Oltre la metà del complesso era occupata da un peristilio con al centro un vero e proprio quartiere termale. La domus aveva anche un secondo ambiente termale, più interno, con una piccola piscina.

MOSAICO DELLA VILLA COIEDII
Contemporanei al periodo di maggior splendore della domus sono gli splendidi mosaici figurativi, come quelli a soggetto erotico di Leda e il Cigno, Eros e Pan o quello policromo di Tritoni e Nereidi. Al Museo Archeologico sono custoditi, invece, alcuni affreschi, eleganti esempi di pittura parietale del II sec. d.c. insieme ad alcuni rari esempi pittorici del II sec. a.c., di gusto molto simile al primo stile della pittura pompeiana.

Gli archeologi hanno attribuito la proprietà della domus ai Coiedii partendo da una base in calcare con un'iscrizione che ricorda Lucius Coiedus Candidus, cavaliere originario di Suasa, senatore al tempo di Caligola (37-41 d.c.) o Claudio (41-54 d.c.). Questa base doveva sorreggere una statua di bronzo che si trovava all'interno della domus e che raffigurava lo stesso proprietario. A far costruire la splendida e lussuosa dimora deve essere, probabilmente, stato un nipote di Lucius Coiedius Candidus.

La famiglia dei Coiedii mantenne questa residenza fin, forse, al IV secolo d.c.. Poi, in seguito, forse, al passaggio di proprietà o al trasferimento della gens, la domus andò decadendo lentamente. Nella seconda metà del IV secolo il giardino della domus era già utilizzato come area di sepoltura. L'abbandono della villa coincise con l'abbandono della città di Suasa, intorno al VI secolo d.c., quando oramai la casa era ridotta ad un rudere frequentato soltanto occasionalmente da viandanti in cerca di riparo temporaneo.

Lo studio del vasellame ceramico recuperato durante lo scavo della domus ha evidenziato una fase di frequentazione e di insediamento già in epoca repubblicana. E' stata ritrovata ceramica a vernice nera che mostra interessanti analogie con produzioni di area centroitalica e laziale, oltre che lucerne repubblicane del tipo biconico e cilindrico, anfore rodie e paste vitree a testimonianza di un tenore di vita piuttosto elevato.

L'ANFITEATRO

L'ANFITEATRO

Non lontano da questa domus è stato riportato alla luce un altro edificio della fine del I e inizio II secolo d.c. anch'esso, trattasi probabilmente di terme pubbliche, in cui si conserva un mosaico con la testa di Oceano.

Nel 2003 l'indagine attraverso fotografie aeree, pallone aerostatico e aereo, ha portato alla scoperta di un anfiteatro e di un altro edificio a sud della città. L'anfiteatro, posto ai piedi delle colline, fu costruito, alla fine del I sec., in vaste dimensioni (m 98 x 77), uno dei più grandi della regione, capace di accogliere diverse migliaia di spettatori.

Sulla parete esterna della cavea si trova un ampliamento successivo del perimetro esterno della cavea stessa, impostato su uno spesso strato ricco di anfore frammentarie con funzione drenante, databili al II-III secolo d.c., che a sua volta poggia sul resto della cavea. Sulla base di queste indagini, la costruzione del teatro è stata datata al II secolo d.c., in epoca alto-imperiale. Un successivo ampliamento pare poter essere collocato al III secolo d.c.. Il diametro della cavea è stato stimato a 50 metri.





LA NECROPOLI

Recente la scoperta di un sepolcreto di II sec. a.c. a est dell’area urbana. Nella necropoli settentrionale vi sono sepolture a inumazione; in quella meridionale sono state indagate oltre 50 inumazione e due fosse (ustrinae) scavate per l'incinerazione delle salme. Sono stati anche ritrovati e recuperati i resti di un letto funebre decorato in osso di epoca imperiale.  

Gli scavi sono iniziati nel 1993, per riempire un vuoto tra l'antica Suasa e le due tombe tardo antiche ritrovate nel 1987. Complessivamente sono state ritrovate 39 sepolture ad inumazione, oltre al fondo dell'urna di una tomba ad incinerazione ed i resti di 4 tombe monumentali. Le tombe a inumazione sono rivestite da tegole o mattoni, ma in alcuni casi i corpi sono stati deposti a contatto diretto con il terreno.

Cinque inumazioni presentavano come offerte olle e ciotole deposte all'esterno della tomba. Due sepolture ritrovate nella zona settentrionale di Suasa custodivano una lo scheletro di un adulto, un anello d'oro e un grano d'ambra.

L'altra era la sepoltura di una donna adulta, arricchita da un corredo di balsamari vitrei, tredici spilloni in osso e parte dell'astuccio che li conteneva. Tutte le sepolture indagate si trovavano in una stretta fascia di terreno ad est della strada romana lungo la quale sorgeva Suasa.






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