CULTO DI ANNA PERENNA






LE LEGGENDE

Secondo una leggenda era la sorella di Didone di Cartagine, che fuggì a Roma dopo la morte di Didone. Qui fu accolta proprio da Enea, l'amante di Didone da lui stesso abbandonata.

Ma Enea si era intanto sposato e sua moglie, gelosa di Anna, la perseguitò a tal punto che la povera si trasformò in fiume.

Per altri era una vecchia della città di Bouville, che quando i plebei ribelli furono assediati sul Monte Sacro, trovò loro una strada segreta per far giungere loro il cibo e permettergli di resistere all'assedio.

Ma queste leggende sono la banalizzazione di una divinità molto più antica, poi diventata Dea romana, che molti sospettano fosse di origine etrusca, una Dea natura della produttività e lussuria, per cui il 15 di Marzo, al risvegliarsi della primavera, i Romani la festeggiavano con cibo e bevande, ma pure abbandonandosi alla promiscuità sessuale.



DEA DEL CAPODANNO

Anna Perenna era un'antica divinità romana delle origini, festeggiata il giorno delle Idi di marzo, il primitivo capodanno romano, così come testimoniatoci da Ovidio nei Fasti.
Infatti era anche chiamata "Anna ac Peranna" e presso i romani vigeva l'augurio di: "annare perannareque commode" (passare un buon anno dall'inizio alla fine), il che la designa come la Dea della vegetazione annuale, quella che sfama uomini e bestie.

Infatti la parola Ann significa cibo, tanto è vero che in India esiste la Dea Anna Purna forse traslocata da Roma e non il contrario, simboleggiata da una Dea che porge a un bimbo un mestolo pieno di cibo, e rappresenta la terra che nutre.

La sua festa, al 15 marzo, prevedeva banchetti lungo la via Flaminia, all'interno di un bosco sacro alla Dea. Queste feste erano un'occasione per dare sfogo a grandi manifestazioni di allegria e di intrattenimento, come balli, canti osceni, ubriacature e sesso.

Il bosco è stato identificato nella zona dei Monti Parioli, dove sono state trovate defixiones ("maledizioni") in piombo e figure antropomorfe in cera e altri materiali organici inserite a testa in giù in contenitori di piombo, il che fa pensare che questa Dea avesse a che fare pure con la magia, dunque una Dea davvero arcaica.

Ovidio - Fasti:
"Nelle Idi si celebra la gioiosa festa di Anna Perenna non lontano dalle tue rive, o Tevere forestiero. Viene la plebe e, sparsa qua e là sulla verde erba, s'inebria di vino, e ognuno si sdraia con la propria compagna.
Parte resiste sotto il nudo cielo; pochi piantano le tende; alcuni con rami fanno una capanna di frasche; parte, piantate canne invece di rigide colonne, vi pongono sopra le toghe dopo averle dispiegate. Ma si scaldano di sole e di vino, e si augurano tanti anni quante sono le coppe che bevono, e le contano bevendo.
Lì anche cantano tutto ciò che imparano a teatro, e accompagnano le parole con agili gesti delle mani; deposte le coppe intrecciano rozze danze, e l'agghindata amica balla con la chioma scomposta. Al ritorno barcollano, danno spettacolo di sé a tutti e la gente che li incontra li chiama fortunati."



LA FONTANA

La fontana di Anna Perenna è stata rinvenuta nel 1999 durante gli scavi per un parcheggio interrato all'angolo tra piazza Euclide e via G. Dal Monte, nel quartiere Parioli a nord di Roma. Lo scavo, tra circa i 6 e i 10 m. dal piano stradale, ha portato alla luce i resti di una fontana di forma rettangolare con iscrizioni murate che riportano il nome della Dea.

La fontana sembra attestata almeno dal IV secolo a.c. e utilizzata fino al VI d.c.

Nella cisterna retrostante sono stati trovati nel fango rappreso svariati oggetti utilizzati per pratiche magiche e riti religiosi: laminette in piombo con maledizioni, contenitori di piombo contenenti figurine antropomorfe, un pentolone di rame e svariate monete e lucerne.

Questi ed altri oggetti sono oggi conservati nella Sezione Epigrafica del Museo Nazionale Romano presso le Terme di Diocleziano.



LA MAGIA NERA A ROMA

La scoperta dei rituali magici praticati alla fontana di Anna Perenna con la presenza dei contenitori sigillati ermeticamente con vere e proprie “ bambole voodoo” al loro interno, mostra la sfera magico-religiosa romana, con maghe professioniste in nome di una Dea.

(02 febbraio 2009)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/magia-nera-a-roma/2063705

Scoperto ai Parioli il luogo di culto della dea Anna Perenna. Dove duemila anni fa ci si ubriacava, si ballava, si faceva l'amore. E si mandavano incantesimi di maledizione ai propri nemici

Un bosco magico proprio sulla collina dei Monti Parioli, a Roma, in cui si svolgevano gare, danze e riti misteriosi. Accadeva nel II secolo d.c., durante la festa di Anna Perenna, divinità legata all'acqua e al passare del tempo, che gli antichi festeggiavano con una specie di gita fuori porta alle Idi di marzo, il primitivo capodanno romano, a suon di coppe di vino e piaceri della carne.


Oggi quell'antico rituale arriva fino a noi grazie a un ritrovamento eccezionale: 22 piccole lamine di piombo - "defixiones"- serrate in rotolini strettissimi, con su incise maledizioni a lettere sbalzate e capovolte.
E soprattutto 14 contenitori in piombo, sigillati, che oltre alle iscrizioni contengono figurine antropomorfe fatte di materiale organico e infilate a testa in giù.

Scoperti in una fontana dedicata ad Anna Perenna, per anni questi materiali sono stati studiati, decrittati e interpretati dagli studiosi. E dal 3 febbraio i testi delle epigrafi saranno resi noti nella giornata di studi "La fattura scritta - tecnica grafica e rituali magici nel mondo antico".

Tutto parte, in realtà, dagli scavi per un parcheggio interrato cominciati a fine '99 a Piazza Euclide, quartiere Parioli, proprio a sinistra della chiesa. Dall'argilla e dal fango è emerso quel che resta di una fontana rettangolare, con un'ara e due basi con iscrizioni murarie ben precise e persino una data: "nimphis sacratis Annae Perennae"- alle ninfe consacrate ad Anna Perenna - 156 d.c.

«Trovare un reperto firmato è il sogno di tutti gli archeologhi», commenta Marina Piranomonte, ben consapevole del suo colpo di fortuna. «Conosco un professore tedesco che da trent'anni sta scavando i resti di un tempio in Grecia, e non riesce a trovare una lettera che dia qualche indicazione sul nome della divinità titolare del luogo di culto».

I materiali contenuti nella fontana, in effetti, testimoniano come il culto della dea-ninfa Anna Perenna si sia trasformato, in epoca tardo imperiale, in qualcosa di oscuro e misterioso. «Nella fontana abbiamo trovato molti reperti religiosi, come 550 monete che si gettavano lì per buon augurio, gusci d'uovo simbolo di fertilità, pigne, rametti e tavolette di legno. Ma anche 70 lucerne, un paiolo in rame, e soprattutto le defixiones e i contenitori in piombo con fatture e maledizioni che si buttavano nella fontana perchè, attraverso i canali di scolo arrivassero nell'aldilà».

Molti anni di restauro e di raggi infrarossi ci sono voluti per srotolare le defixiones in piombo (il piombo è duttile) e per aprire i coperchi sigillati dei contenitori. La prima iscrizione era facile, e ben riconoscibile il nome "Antonius", il personaggio da maledire (a volte, oltre al nome della vittima, c'è anche quello della madre, perchè la maledizione vada a colpo sicuro).





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