DOMUS BELLEZZA




Tra i monumenti elencati nei Cataloghi Regionari pochi sono stati identificati e precisamente inseriti in una mappa ideale della città antica. La scoperta della domus di largo Arrigo VII (sull'aventino) avvenne come sempre per caso nel 1958 in occasione dei lavori di ristrutturazione del villino soprastante, prospiciente Largo Arrigo VII, edificato negli anni Trenta.

La domus, detta anche “Casa Bellezza” dal nome del proprietario del villino, infatti appartenuta negli anni ’30 del Novecento al maestro Vincenzo Bellezza, è un importante esempio di edilizia tardo repubblicana di elevato livello sociale.

All’interno di un edificio moderno di largo Arrigo VII, si conserva infatti parte di una ricca domus tardo repubblicana situata lungo l’antico Clivus Publicius. Gli ambienti si trovano a 12 m di profondità ed erano al piano ipogeo della domus. Un recente lavoro di F. Boldrighini ha permesso di riesaminare lo sviluppo planimetrico ed architettonico dell’edificio tra l’età repubblicana e l’età imperiale. Della ricca domus romana, situata in parte sotto la costruzione moderna, in parte sotto il relativo giardino ed in piccola parte sotto la strada, si conservano una porzione del piano seminterrato e le tracce di alcuni ambienti del piano superiore.

DETTAGLIO DELLA STANZA GIALLA
Sono tre ambienti simmetrici, di cui uno completamente interrato, aperti su un criptoportico, solo parzialmente scavato, che si estendeva verso est nella zona dell’abitazione non esplorata, che probabilmente raggiungeva il complesso di piazza del Tempio di Diana.

La Domus è della prima metà del I sec. a.c. e si affacciava come già detto sul Clivus Publicius, oggi Via di Santa Prisca.
Gli ambienti rinvenuti erano però sotterranei già all’epoca della loro realizzazione: si trattava, infatti, di alcune stanze, di cui due rettangolari mantenute a tutt'oggi, che si affacciavano su di un criptoportico.

I resti sono costituiti attualmente da due stanze affrescate che si aprono su un criptoportico; un terzo ambiente, sicuramente anch'esso dipinto, è tuttora interrato e non è stato scavato per problemi statici del moderno edificio soprastante.

Il criptoportico, di cui resta solo il braccio principale, è coperto da una volta a botte, ha le pareti intonacate in bianco (ma nella fase originaria era decorato da pitture) ed era illuminato da grandi aperture a bocca di lupo, murate nel corso dei restauri moderni.

Data la loro ricca decorazione pittorica si desume fossero ambienti di rappresentanza, probabilmente usate nella stagione estiva. Sia gli ambienti che le pitture, sono il risultato di rimaneggiamenti succedutisi nel tempo, probabilmente a  gusto dei vari proprietari.

Dell'edificio due stanze erano affrescate, realizzate in opus reticulatum con inserti in laterizio, che si aprono su un criptoportico in opus concretum, più un terzo ambiente tuttora interrato anch’esso probabilmente dipinto, solo parzialmente scavato e che si estendeva verso est, ossia nella zona dell’abitazione non esplorata, che probabilmente raggiungeva il complesso di piazza del Tempio di Diana.

Gli ambienti che si aprono sul criptoportico sono di forma rettangolare e con volta a sesto ribassato, sono dipinti ad affresco (su fondo rispettivamente bianco e giallo scuro) e sono pavimentati con pietre colorate su fondo di cocciopesto; l’ambiente centrale presenta sul lato lungo settentrionale una fila di quattro colonne ioniche rivestite in stucco, a cui doveva corrispondere un’analoga fila lungo il lato opposto. 

ASSONOMETRIA DELLA DOMUS
Del criptoportico si conserva un braccio per intero, mentre gli altri due sono visibili parzialmente, interrotti da fondazioni di epoca posteriore. Il criptoportico presenta una decorazione pittorica nella volta con motivi geometrici di II stile pompeiano, che fanno supporre un primo impianto della domus intorno alla prima metà del I sec. a.c. Nel punto di unione dei bracci del criptoportico ha inizio un corridoio in salita che doveva portare al piano superiore purtroppo distrutto.

Tra la fine dell’età repubblicana e l’inizio dell’età augustea, furono eseguiti alcuni lavori di ristrutturazione: la volta e le pareti del criptoportico furono ricoperte da un intonaco bianco e in uno dei tre ambienti, quello centrale, furono collocate, lungo le pareti laterali, due file di colonne ioniche. A questa fase appartengono anche le pavimentazioni in cocciopesto con scaglie di marmi colorati del criptoportico e di due vani.

Una terza fase, risalente all’età flavia (70-90 d.c.), sarebbe testimoniata dalla ricca decorazione pittorica a finte architetture delle due stanze, del IV stile pompeiano avanzato. Gli affreschi sono caratterizzati da effetti illusionistici di prospettive e piccoli quadri miniaturistici al centro di pannelli bianchi con scene di villae sul mare o di paesaggi arcadici o sacro-idilliaci.

Successivamente, intorno agli inizi del III sec. d.c., la domus venne abbandonata e imponenti fondazioni furono poggiate direttamente sul pavimento, come per gli ambienti sotto piazza del Tempio di Diana. Anche in questo caso, l’evento potrebbe essere stato causato dalla costruzione delle terme Deciane o di fabbricati pertinenti.
Si accede ai sotterranei attravero una scala a chiocciola in ferro all'interno dell'edificio.



LA STANZA DELLE COLONNE

In corrispondenza dei lati lunghi si dispongono quattro colonne ad oggi conservate solo lungo il lato nord,  una fila di quattro colonne ioniche in peperino, ricoperte a stucco bianco e disposte sul lato lungo dell’ambiente, non distanti dalle pareti, che poggiano su un semplice toro stuccato; alcune parti cadute sono state reintegrate mediante restauri. 
Delle altre quattro sul lato opposto, distrutte allorquando sopra di esse venne realizzato un muro, rimangono solo dei lacerti all'interno di strutture realizzate al momento del recupero dell'ambiente.
 
Le colonne presentano un leggero squilibrio nel rapporto tra fusto e capitello che risulta più piccolo e schiacciato delle misure canoniche. La sproporzione è probabilmente da attribuire ad un restauro antico sul fusto della colonna consistente nell’applicazione dello strato di stucco sul nucleo originario in peperino, oppure le colonne furono aggiunte in un momento successivo. 
 
Le pareti dei due lati corti della stanza mostrano al centro un’apertura a “bocca di lupo” che offriva illuminazione e ricambio d’aria. Già in origine quindi doveva trattarsi di un ambiente seminterrato, utilizzato prevalentemente in estate per il soggiorno e il ricevimento.

Si tratta dell’unico esempio finora noto a Roma di oecus colonnato, l’ambiente di rappresentanza tipico delle ricche abitazioni romane della tarda età repubblicana e del primo impero. Gli intonaci presenti sul muro nord sono stati recentemente ricollocati in situ dopo un lungo e accurato restauro in cui è stato asportato uno spesso strato di calcare che rendeva illeggibili le pitture. Le pareti sono rivestite da pitture a fondo bianco che creano un ambiente monocromo secondo la moda del periodo. I colori chiari utilizzati nella decorazione della domus di Casa Bellezza avevano la funzione pratica di dare maggiore ampiezza alle stanze. 

Gli elementi decorativi, tutti tipici del IV stile pompeiano, rappresentano motivi vegetali, animali, oggettistici e paesaggistici. Non manca nemmeno quel senso di sacralità che anuma questo stile: Troviamo così oggetti sacrali o collegati ai contesti rituali del sacrificio e dell’offerta (ad esempio ghirlande, tirsi, candelabri), elementi vegetali (tralci di fiori e foglie), piccoli animali stilizzati (pavoni, delfini), animali fantastici (mostri marini, ippocampi, gorgoni) e quadretti paesaggistici. Appare anche l’elemento dionisiaco dei tirsi incrociati, adornati da una testina. Nella parte superiore, molto rovinata, si riescono a distinguere finte edicole e ghirlande.  

Il soffitto con volta a botte a sesto ribassato ha conservato pochi frammenti oggetto di un’ipotesi ricostruttiva che mostrava una composizione a motivi geometrici concentrici, mentre il pavimento, così come negli altri ambienti, è in opus scutulatum, praticamente intatto. Esso è costituito da scaglie di pietre (palombino e lavagna) e marmi colorati (tra cui giallo antico, alabastro, africano, serpentino, breccia di Aleppo) inserite fittamente in un fondo di cocciopesto.

Nella tessitura del pavimento risaltano, per la maggiore dimensione e per la forma regolare, due piastrelle esagonali di palombino e due romboidali di pietre diverse.

In posizione centrata presso la parete di fondo si trova una lastra circolare composta da un unico pezzo di breccia di Aleppo, una sorta di emblema destinato ad impreziosire il pavimento. Precisi confronti di simili decorazioni con elementi marmorei in pavimentazioni musive, si hanno in numerose domus di Pompei. A rifinire il punto di incontro del pavimento con le pareti vi era una zoccolatura in marmo, sopravvissuta solo in minima parte, alta circa 20 cm.

 

LA STANZA GIALLA

E' caratterizzata dal colore giallo scuro delle pareti con misure molto simili alla stanza delle colonne ed è coperta da una volta a sesto ribassato. L’accesso avviene tramite l’apertura originaria, con gli stipiti in travertino e i fori per i cardini ancora al loro posto. I dipinti qui sono eccezionalmente ben conservati, anche grazie a numerosi interventi di restauro, rovinati solo nel punto dove si appoggia il pilone, e sono anch’essi riconducibili al IV stile pompeiano, con la divisione della parete in tre fasce orizzontali sovrapposte: lo zoccolo inferiore (o podio), un’ampia zona mediana e una cornice superiore.

Le pareti e la volta sono affrescate con motivi su fondo giallo scuro e sono separate da una cornice di stucco a kyma lesbico dipinta in bianco e azzurro. Però tracce di intonaco visibili all’interno della “bocca di lupo”, che si apre al di sopra della porta, fanno ipotizzare che in una prima fase la stanza fosse completamente intonacata di bianco. Sono raffigurati elementi architettonici alternati ad edicole.

Nello zoccolo la pittura, molto deteriorata, presenta bande orizzontali e verticali rosso scuro, simile ma non del tutto coincidente con quello soprastante probabilmente dipinta in un secondo momento. La zona mediana è decorata dall’alternanza di edicole e di aperture prospettiche con elementi architettonici che invadono la cornice superiore. All’interno delle edicole, dei piccoli quadretti cosiddetti pinakes, riproducono diversi paesaggi con architetture viste in prospettiva sfuggente verso destra. La composizione è ravvivata qua e là da elementi ornamentali (figure fantastiche, candelabri, girali, ghirlande, maschere, cervi e paesaggi.).

Le due pareti lunghe presentano la stessa struttura architettonica con la zona mediana divisa in sette parti disposte simmetricamente ai lati della grande edicola centrale. Nelle due edicole esterne, più piccole, è rappresentato un portico visto di tre quarti, coperto da un soffitto a cassettoni sopra il quale poggiano due candelabri. I due campi successivi sono delineati da cornici a “bordo di tappeto” alternati a ghirlande vegetali con al centro un quadretto paesaggistico.

Verso il centro un’edicola in prospettiva sorretta da sottili colonnine bianche; al suo interno un’edicola più piccola con soffitto a cassettoni una maschera tragica che si ripete simile su tutte le pareti dell’ambiente e un tirso. Sul lato esterno si apre una porta sormontata da un bukephalion in rilievo; sul davanzale una brocca in metallo. L’edicola maggiore termina con un soffitto a cassettoni da cui pendono due scudi.
Una delle due pareti corte mostra una struttura simile, con campi rettangolari delimitati da cornici “a tappeto” e all’interno quadretti paesaggistici. La parete opposta presenta una nicchia nel muro in cui è raffigurato lateralmente un portico ad un solo piano del tipo “a coda”. Proseguendo verso la porta si nota all’interno dell’edicola la figura di un cervo sorretto da racemi accanto ad un candelabro.

Queste architetture fantastiche sono decorate da elementi ornamentali di diverso significato: le maschere rimandano al teatro e al dionisiaco, il vasellame e i candelabri alle ricchezze della casa, le protomi animali e le panoplie con gli scudi appesi a un’ambientazione sacrale. Inoltre gli animali, sia fantastici che reali, davano un’atmosfera idillico sacrale che distendeva e allietava.

Il soffitto ha una raffinata decorazione con una rete di quadrati azzurri intersecati da circonferenze gialle. I punti di intersezione delle fasce azzurre sono decorate da motivi a croce rossi con al centro piccole figure fantastiche.  oggi purtroppo molto rovinate. La pavimentazione è in pietre bianche e nere su cocciopesto, mentre la soglia è evidenziata dall’inserzione di marmi policromi.

Lungo le pareti correva una zoccolatura in marmi di diversi colori, ad oggi parzialmente conservata, che proteggeva la parte bassa delle pitture e creava un ulteriore gioco cromatico. L’ambiente e la volta sono tagliati da un grosso pilastro di fondazione, relativo a strutture sovrastanti, da collocarsi in età traianea.



LA TERZA STANZA

E' stata in passato murata e probabilmente riempita di terra di riporto. Ancora da esplorare.



IL CRIPTOPORTICO

SOFFITTO DEL CRIPTOPORTICO
Era munito di finestre a bocca di lupo oggi murate. Sono ancora visibili sulla volta resti di affreschi di II stile pompeiano: motivi geometrici a forti tinte gialle blu e rosse, ricoperti successivamente da intonaco bianco sul quale furono poi realizzati dei graffiti, uno dei quali rappresenta un uomo a cavallo. Il pavimento, nel quale fu realizzata una canalina per il deflusso dell’acqua piovana che entrava dalle finestre, fu realizzato in due momenti diversi, utilizzando frammenti di marmi eterogenei.

L’abbandono della domus  è con tutta probabilità da ricollegarsi alla realizzazione di una grande struttura termale da parte dell’Imperatore Decio, alla metà del III sec. In quell’occasione molti edifici privati della zona furono distrutti. La stessa sorte toccò a questa domus, della quale si salvarono solo alcune strutture sotterranee, nelle quali oggi possiamo vedere ancora le possenti opere di fondazione delle terme.





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