SOTTO LE CHIESE DI ROMA - II



SANTA MARIA IN ANTIQUA
LO SPOGLIO DEI MARMI PER LE CHIESE

"Tutti i marmi erano di buona preda, ma tre classi furono prese specialmente di mira per le chiese. La prima è quella dei cippi, il cui ricettacolo quadrato o rotondo si prestava a contenere l'acqua santa, e talvolta anche come fonte battesimale, oppure come vere da pozzo. La seconda le conche delle terme e delle fontane, nonchè i calici marmorei, posti in parte nelle chiese e in parte nei palazzi romani. La terza delle lastre inscritte per uso dei pavimenti, poi anche travi e architravi scolpiti con fregi o scritture, spesso scalpellati per cancellare gli ornamenti o girati per non mostrare l'epigrafe."

Quando era troppo costoso radere al suolo si innestavano chiese cristiane sui templi antichi, anche per evitare, come accadeva, che la gente andasse a pregare sui templi distrutti, e/o si sostituiva il nome della divinità con uno affine di un santo esistito o meno.

I pavimenti cosmateschi furono eseguiti nelle chiese che sorgevano su templi pagani. Infatti i marmi serpentino e porfido rosso erano cave già esaurite al tempo dei romani. Così per avere un'idea di come fossero i pavimenti degli edifici pubblici romani basta guardare il pavimento del Pantheon, rimasto intatto perchè il tempio venne trasformato in chiesa cristiana.

Bolla Sistina contro i devastatori delle chiese, semidirute o no. "Ad nostrum pervenit auditum quod nonnulli iniquitatis filii de patriarcalibus et aliis ecclesiis et basilicis porphyreticos marmoreos et alios lapides abstulerunt hactenus, et in dies auferre, eosque ad diversa loca per se vel alios asportare praesumunt " . È loro comunicata la scomunica maggiore. 11 documento "Statuta Almae Urbis "  si riferisce però solo ai furti dei marmi nelle chiese, ma tace del tutto i furti di preziosi marmi e decorazioni e statue dei monumenti classici.


S. MARIA ANTIQVA sopra TEMPLVM  DIVI  AVGVSTI e BIBLIOTECA DI AUGUSTO 
- 1526, 2 ottobre. Primo ricordo di scavi nel sito di s. Maria Antiqua. « lodictione XV raensis octobris die secimda 1526 sedente Clemente VII. facultatem concedimus districtius inbibentes dilectis filijs francisco tituli sancte Marie in Transtiberini presbitero Car. moderno et nostro Camerario ac diete Camere presidentibus Datum Rome apud sanctum Petrum Anno incarnationis dorainice 1426, Quinto decimo Kalendas Septembris Pontificatus nostri Anno Tertio ».
- Sotto la Chiesa di Santa Maria Antiqua giace la Biblioteca di Augusto (63 a.c. - 14 d.c.). La chiesa è situata nel Foro Romano, ai piedi del Palatino, sotto cui, all' incrociamento della Nova Via e del Vicus Tuscus, sorgevano delle case private.
- Tiberio (42 a.c. - 37 d.c.) consacrò ivi, dietro il tempio dei Castori nel Vicus Tuscus, un tempio in onore di suo padre divinizzato, il "Templum divi Augusti".
- L' imperatore Caligola (12 - 41 d.c.), sulle cui monete il tempio appare effigiato con sei colonne corinzie sulla fronte e riccamente ornato di statue, se ne servì per appoggiarvi uno dei piloni del famoso ponte costruito per congiungere il palazzo imperiale col tempio di Giove Capitolino. 
- Egli stesso poi allorchè ingrandì il palazzo di Tiberio fino al Foro, fece del tempio dei Castori il vestibolo del palazzo.
MONETA DI CALIGOLA COL TEMPIO DI AUGUSTO
- Nell'incendio neroniano il tempio di Augusto fu distrutto; Domiziano lo restaurò costruendovi dietro un santuario in onore di Minerva, Dea per la quale egli aveva un culto speciale. 
- "Presso Minerva, dietro il tempio del Divo Augusto" ogni anno, come attestano numerose iscrizioni, erano affisse le grandi tavole di bronzo con i nomi di quei soldati delle coorti ausiliarie, delle armate ecc., i quali, dopo aver compiuti gli anni prescritti di servizio, ottenevano il loro congedo ed erano ricompensati col diritto di cittadinanza, del connubio, delle terre ecc.
- Domiziano (51 - 96 d.c.) poi vi costruì accanto un ingresso e raccordo tra i palazzi imperiali sul Palatino e il Foro sottostante, dove probabilmente stazionava la guardia di pretoriani.
- E non soltanto questo "archivio della cancelleria militare" stava sotto la protezione di Minerva, ma anche una biblioteca, dedicata ad Augusto, aperta da Tiberio e rinnovata dopo l' incendio da Domiziano. Il tempio stesso fu restaurato da Antonino Pio, come attestano le monete di quest'imperatore; quando sia stato distrutto, non si sa esattamente.
- L'effigie di fianco è una moneta di Antonino Pio dell'anno 159, in cui è scritto: 
"Templum Divi Aug(usti) rest(itutum)" che riguarda i lavori di risanamento e conservazione del tempio del suo padre adottante Augusto.


S. MARIA DE CARDELLIS  
- 1475 - Sixtus pp. rinnova la chiesa di s. Maria de Cardellis facendo largo uso di materiali antichi. - Sarcofago del De Cardellis con divinità pagane. 


S. MARIA DE CERCHI sopra CIRCO MASSIMO
- 1494, 27 maggio. L'abate di s. Gregorio Pietio Xouioiii loca a Gabriele de Rossi una parte considerevole delle sostruzioni del Circo Massimo, sotto il Palazzo Maggiore. Esso si riferisce a quella lunga fila di grottoni tuttora esistenti in via de' Cerchi, e precisamente alla parte compresa tra la vigna di Mario Mellini, e quella di maestro Guidone da Viterbo. Se ne può riconoscere la località per mezzo di quella certa « ecclesia existens subtus dictum terrenum « la quale può essere s. Maria de Gradellis (gli « scivolenti » di Flaminio Vacca m. 6), rimodernata dai Cenci nel seicento, sotto il titolo di s. Maria de' Cerchi, e ridotta a mascalcia nel 1886).


S. MARIA DELLA FEBBRE
-  "Paolino da Binasco e socii fanno scavi nelle due rotonde di s. M. della Febbre, ovvero di s. Andrea, per il seppellimento di Callisto III e di s. Petronilla per il seppellimento di un penitentiero. Il primo scavo, descritto dal Grimaldi, non fruttò scoperte. Nel secondo « si trovò un avello di marmo bellissimo e dentro una cassa grande et una piccola di cipresso coperta d' argento fino d'undici leghe che fu di peso libbre 831. Li corpi ch'erano dentro erano coperti di drappo d'oro fino tanto, che pesò l'oro colato 16 libbre. Tutte queste cose belle il papa mandolle alla sua zecca (sig!) ».


S. MARIA DE MONTE SERRATO sopra STABULA FACTIONUM IV
-1518. Si demolisce una vecchia chiesetta di s. Nicolao de' Catalani fondata l'anno 1534 da Iacopo Ferrantes da Barcellona, e sul sito si scavano le fondamenta dell'attuale chiesa di s. M. in Monserrato con reperimento marmi perchè si è nelle aree delle Stabula Factionum IV.
 - Calice marmoreo in s. M. di Monserrato,


S. MARIA DEL POPOLO 
La cappella Chigi in s. Maria del Popolo, nella quale finirono alcuni marmi del tempio de' Castori (Fea, Notizie, p. 6)
- « conceditur ad xx annos Mons Auste vulgariter nuncupatiis situs in urbe prope flumen Tyberis ac viam publicam qua transitur ad ecclesiam beate Marie de populo, cum eius pratis ac plateis ab utraque parte usque ad ecclesiam s. Jacobi, de eo prò libitu sua rum voluntatum disponendi durante tempore predicto » (A. S. V. Investiture, tomo VII, p. 141).


S. MARIA DELL'ANIMA
- « Le 11 avril 1500 l'ambassadeur imperiai Mathieu Lang posa la première pierre de l'église nationale des Allemands: le 25 novembre 1511 l'édifice fut consacré, bien qua les travaux de l'eitérieur se poursuivissent jiisqu'au 1519 »
Il sito, che cade in piena regione dei marmorarii, era stato donato ai connazionali tedesco-fiamminghi sino dal tempo di Eugenio IV da un Giovanni di Pietro, e da Caterina sua moglie.
« Mi ricordo al tempo di Giulio III tra la Pace e s. Maria dell'Anima vi furono cavati alquanti rocchi di colonne di mischio africano e di porta santa, quali erano abbozzati ad usanza di cava, non mai stati in opera, grossi da sette palmi e li comprò il card, di Montepulciano: e si vede che la porta della chiesa dell'Anima è tutta di porta santa, oltre i due pili dell'acqua santa e credo che in quel luogo fondando la chiesa trovassero detti marmi, e se ne servissero " Vacca, m. 32.


S. MARIA DELL'ORTO
- Si riprende la costruzione della chiesa di s. Maria dell' Orto, le sue vicinanze erano cosi ricche di antichità che vi è stato cavato incessantemente sino al tempo di Pio VI.


S. MARIA DELLA PACE
- Flaminio Vacca, allievo di Vincenzo, parla del maestro con evidente simpatia, anche per il comune interesse verso le antichità. Il Vincenzo conta fra i pochi discesi a curiosare nella voragine mitriaca del Campidoglio {Mem. 19): e deve anche avere preso interesse negli scavi del tempio di Giove Ottimo Massimo, coi marmi del quale egli scolpì « tutte le statue e profeti » della cappella, che il cardinale Federico Cesi faceva costruire nella chiesa di s. Maria della Pace {Mem. 64).


S. MARIA DI GROTTAPINTA sopra THEATRVM POMPEIANVM 
- 1525. « Nos anno MDXXV post aedem D. Mariae cognomento in Crypta vidimus effodi marmor cum inscriptione VENERIS VICTRICIS » Marliano (Topogr., lib. V, cap. X, p. 101, ed. 1544. CIL. VI, 785). La chiesa è più conosciuta sotto il nome di s. Maria di Grottapinta.


S. MARIA EGIZIACA sopra TEMPIO PORTUNNO
- Venne costruita utilizzando le strutture del Tempio di Portuno, lungo le sponde del Tevere. Da un’epigrafe scoperta nel 1571 si ricava che l’antico tempio romano venne trasformato in chiesa sotto papa Giovanni VIII, nell’872.
- Cherubino Alberti a e. 42 del tomo II dei disegni ha lasciato ricordo di una sagoma elegante di cornice, accompagnato dalla seguente strana leggenda: « questo cornicene ei tèplum Sante marie eziache sopra a 2 colonne nazi laltare grade, n o e i e più».


S. MARIA IN AQUIRO sopra TITOLUS EQUITIS
- Relativamente alle Anitre oggi conservate nella sala dell' Udienza, il Fulvio dice a p. 127 « Essendo edificato in qual luogo (le Equina) la chiesa (di s. Maria in Aquiro) da Anastasio papa, furono ritrovate ne' fondamenti certe anitre di rame, che poco tempo fa si vedevano nel detto tempio » . Curiose e importanti notizie intorno le origini del museo si trovano — oltre che nel classico lavoro del Michaelis — nell'articolo del Geffroy su Pierres Jacques. Mélanges del 1890, (a p. 45 dell'estratto). Le Equina sono il titulus equitus, nella chiesa sono evidenti la cupola romana come (in piccolo) quella del pantheon, le colonne e i marmi romani.


S. MARIA IN AVENTINO sopra TEMPIO BONA DEA
- Edificata sopra il tempio della Bona Dea.


S. MARIA IN CAPPELLA
. Vedi Fedele, in Arch. S. R. St. Patria, tomo XXI, a. 1898, p. 483. 1090. « men(se) mar(tio) d(ie) XXV dedicata e(stì eccl(esi)a sce marie que appella(tur) ad pinea(m)... tem(pore) Urbani li pape». L'iscrizione che ancora rimane in opera (s. M. in Cappella) parla indirettamente di ricerche fatte nella cripta dei pontefici nelle catacombe di Lucina. 1099-1118.


S. MARIA IN COSMEDIN sopra TEMPIO DI CERERE
GIARDINI DI S. MARIA IN COSMEDEN sopra SACELLO DI ERCOLE CON ARA MAXIMA  
- Dalle fonti antiche e da alcune iscrizioni rinvenute nei pressi di S. Maria in Cosmedin, è possibile identificare questo altare con la massiccia struttura situata nella parte posteriore della chiesa, all’interno della quale è stata ricavata la cripta. Si tratta di un monumento di grandi dimensioni in tufo dell’Aniene, con un centro di culto sorto prima della fondazione di Roma stessa nell'VIII secolo a.c.
ARA MAXIMA NEL TEMPIO DI ERCOLE INVITTO
- Venne ricostruito nel II secolo a.c. quando fu rialzato il livello di tutta la zona. Il monumento era l'Ara Maxima, edificata con i blocchi di tufo che ora formano la cripta della chiesa.
- All'interno infatti si osserva una serie di colonne corinzie incastonate nelle pareti ovest e nord. Questi originariamente formavano parte di una galleria costruita nel IV secolo d.c. e collegata all'Ara Maxima.
- Una volta si credeva che la galleria fosse una sorta di centro amministrativo ma è più probabile che fosse semplicemente parte del santuario.
- Dal VII secolo la struttura era diventata una chiesa cristiana  e nell'VIII secolo i blocchi di tufo che formano le fondamenta dell'altare furono scavati per creare la cripta della chiesa.
- Il secondo complesso antico, conservato ancora in parte, era costituito da una loggia porticata con colonne e pilastri angolari, costruita in età flavia contro un lato dell’Ara Maxima, le cui strutture sono attualmente inglobate nei muri perimetrali della chiesa.
- Il singolare edificio, già identificato con la Statio Annonae o sede del Prefetto, è da interpretare invece come un sacello connesso con l’Ara stessa, all’interno del quale erano conservate delle reliquie di Ercole, divinità molto seguita e adorata dai fedeli.
- Callisto II nel 1123 collocò una vasca di granito orientale in s. M. in Cosmedin. Il Marangoni, descritta la conca porfiretica, già nel battistero lateranense, aggiunge: "questa più non si vede a cagione delle desolazioni patite da Roma. Bensì nel medesimo battistero fu ed è collocata una bellissima urna di basalto che rassembra metallo, una di quelle che adoperavansi da' gentili nelle loro terme".
- Venne edificata su un tempio di Cerere, e infatti nelle mura della chiesa restano incastrate alcune delle colonne corintie che appartenevano al peristilio del tempio.
- 1516. Girolamo Graziano de' Pierleoni, caporione di s. Angelo, apre una cava di pietra presso s. Maria in Cosmedin. Not. de Messis prot. 1121, e. 15, A. S.
- 23 giugno 1543 « Perchè havendo noi inteso che messer Ottavio Gracco faceva racchiudere un certo loco ad Scola Greca, quale si pensava esser del pubblico li femmo prohibire tale opera, donde lui n'ebbe ricorso in camera apostolica et finalmente poi molte discussioni il detto mess. Ottauio si sia contentato produrre avanti di noi tutte sue ragioni ».
- 29 novembre 1543. « Super differentia vertente inter publicum et d. Octaviuin Graccum in super quodam terreno et illius contìnibus existenti prope Sanctaui Mariani Scole Grece decreverunt ut infra:
- " Che detto messer Ottavio in prima sia obligato lassar una strada conveniente tra detto suo terreno et le mura di Scola greca, et che dopoi lassando tutto il portico di Scola greca libero et di fora possa tirare un muro per diritto sino alla strada di santo Gregorio et dal linimento di detto muro tirare un altro muro per diritto a detta strada di santo Gregorio sino alla prima strada che va all'acqua de Cerchij et questa strada ancora sia la sua che requadri al muro di Scola greca et tutto il resto sino all'acqua sia del publico et che il muro della strada maestra di santo Gregorio si debbia fare al filo delli Maestri di Strada ".
- Nei suoi giardini vi è sotterrato l' AEDES HERCVLIS INVICTI  "Post muros aedificìorum scolae Grecae statini non longe fuit templum Herculis"
- Celso Cittadini asserisce che l' iscrizione dell'edituo P. Vettius Philologus, CIL. VI, 1215, incisa su di un cippo di travertino, sia stata « effossa a. 1590 in Foro Boario Inter aedem rotundam et aedem s. Mariae Scholae Graecae ».


S. MARIA IN DOMNICA sopra II COORTE VIGILORUM
Calice marmoreo a s. M. in Dominica, sul monte Celio, fabbricata sugli avanzi della Stazione della IIcoorte de' Vigili, e restaurata da Leone X con materiali antichi.


S. MARIA IN JULIA 
calice marmoreo  in s. M. in Julia.


S. MARIA IN MONTERONI sopra TEMPLVM EVENTVS BONI
- Si costruisce o si restaura dai fondamenti la chiesa di s. M. in Monteroni, fra le pareti di un antico tempio, che sembra sia quello del Buon Evento. Vedi Sarti in Arch. st. patr. tomo IX, p. 476 — Bull. cora. 1891, p. 226. Dietro la chiesa v' era il cimiterio, ed a sinistra un ospedale. Nell'atrio, poi, era stata posta la grande base marmorea CIL. 120, forse trovata sul posto.


S. MARIA IN MONTICELLI
-  s. Maria in Monticelli, del 1100, le dieci antiche colonne scanalate di pavonazzetto che dividevano la nave di s. Maria dalle ali, oggi murate in altrettanti pilastri, devono essere state tolte via da una sola fabbrica (Venuti, Roma mod., tomo I, parte II, p. 533).
 Calice marmoreo  in s. M. in Monticelli,


S. MARIA IN PETROCIA  DELLA FOSSA sopra SACELLUM CERERIS
-   1490, 23 agosto. Innocenzo Vili approva lo statuto della Compagnia di s. Giovanni della Misericordia, e le accorda un luogo sotto il Campidoglio presso il Velabro, chiamato s. M. della Fossa, dov'era già una casa diruta della Compagnia dei Ferrari. Questo nome, che ha senza dubbio valore archeologico, non era soltanto di chiesa ma di contrada. Vedi prot. 1736, e. 19 A. S. : « domus s. cerbinaria in qua de presenti fit macellum in Campitelli in loco q. dr. la fossa in parochia sci. Io. de Mercato ".Santa Cerbinara però sembra fosse un sacello dedicato a Cerere trasformata in santa. 
- In altro documento dell' A. S. C. del not. de Amatis, e dell'a. 1473, si parla similmente di una « domus in r. Campitelli in loco q. d. la fossa — cui retro res condam Pauli de Astallis ante via publica ".
- 1490. Innocenzo incomincia la costruzione della fontana di piazza s. Pietro, in sostituzione del pozzo publico che stava quasi di contro alle Incarcerate di s. Caterina delle Cavallerote. Era composta di due antiche conche marmoree, una delle quali sta ancora in opera nella fontana a destra dell'obelisco. Sono certamente monoliti di scavo ma se ne ignora la provenienza. Nel Diario citato dal Torrigio p. 578 è chiamata « fons marmorea cura lapidibus figuratis "


S. MARIA IN PORTICO 
- Gregorio VII, come precisa l'iscrizione, nel 1073, decise la nuova dedica dell'ara funeraria ad altare cristiano per la Chiesa di Santa Maria in Portico, poi distrutta. I simboli vegetali e zoomorfi rimandano ad un apollineo, come l'albero del lauro scolpito sul retro, i girali di acanto sugli altri tre lati utilizzati per la prima volta nell'Ara pacis di Augusto, gli uccelli, la lepre che nella sua tana, sotto il lauro, mangia l'uva, la lucertola  al sole. Oggi l'altare sta nella cappella di S Galla.


S. MARIA IN PUBLICOLIS 
fu ricostruita dalle fondamenta nella sua forma presente. Le sole memorie salvate dalla distruzione son quelle raccolte dal Forcella, tomo IV, n. 1109-1118. 1460, 27 gennaio « e fu di lunedi, fini d'esser tirata una conca de serpentino grande nella piazza di san Marco, la quale conca stava dinanzi a san Jacovo del culiseo. e feccia tirare papa Paolo II ». Diario di P. d. Mastro in « Buonarroti », a. 1875, p. 141. Il trasporto di questa « concha magna marmorea » fu eseguito da Evangelista da Pesaro, ingegnere. Per la quale operazione furono in parte diroccate « domus tam Juliani de Capranica quam Caroli Muti prope sancturn Marcum ».


S. MARIA IN TRASTEVERE
- Innocenzo II, Papareschi, ricostruisce dai fomdamenti la chiesa di s. Maria in Trastevere. Tra i materiali di scavo messi in opera nella nuova fabbrica primeggiano i capitelli ionico-compositi delle terme di Caracalla, intorno ai quali vedi  Bull. com. 1883, p. 35. Le due colonne di granito, presso la tribuna, e le quattro colonne di porfido del ciborio vengono forse dallo stesso luogo.


S. MARIA IN TRESPONTINA 
- ALVEVS ET RIPAE TIBERIS. Scoperta del cippo CIL. VI, 1238 « vicino al ponte vaticano » e del n. 1239 e. « drizzato avanti à Santa Maria Traspontina iuxta fontem s. Petri. » p. 72'.


S. MARIA IN VALLICELLA sopra TEMPLUM MITRAE
calice marmoreo in s. M. in Vallicella.
- 1555. Questo insigne mitrèo celìmontano fu scavato nel mese di maggio 1555 da Girolamo Altieri. I monumenti tornati in luce in tale occasione sono:
a) base votiva con le immagini delle tre divinità capitoline, e la dedicazione fattane da M. Modius Agatlio {GIL. VI, 81);
b) simile con « bassorilievi in tutte le faccio » e il nome del medesimo dedicante (ivi 82);
e) epistilio marmoreo di edicola, lungo m. 2,07, grosso m. 0,44, dedicato a Giove Reduce " prò salute et reditu » dell' imp. Massimino nell'anno 235 da Domitius Bassus, centurione de' Frumentarii, e sottocomandante dei Peregrini (ivi 428) ; d) « una tavola marmorea dove di mezzo rilevo è un huomo che ammazza un toro, et un cane morde il toro; un serpe li punge il ginocchio, uno scorpione i testicoli. Sono poi a pie' d' uno albero un scorpione, una face, e la testa di un toro. Dalla parte di dietro è una colomba; di sopra è il sole e la luna con molti altri vaghi ornamenti. È una delle belle scolture in marmo, che in tutta Roma si vegga. Vi sono due tavolette marmoree, dove di mezzo rilevo son duo homini (Genii lampadofori mitriaci) co le faci in mano » (Aldovrandi, p. 281).
Il sito preciso degli scavi è indicato con queste formule : « in area mentis Coelii ante templum divae Mariae in Navicella — in area divae Mariae in Coelio monte coguomento in Doranica — nella vigna Magarozzi sul monte Celio presso a s. Stefano " .
È probabile che al mitréo medesimo appartenga la basetta CIL. VI, 86, dedicata « Deo caute da Flavius Antistianus.
- 1588, 21 febbraio. « Licentia effodiendi prò Matheo de Montealto De raand." Tibi nt in Platea Sci Ioannis et Paoli et in regione Navicelle in locis tamen publicis ac in Platea Sci Petri in Vincnla nec non in una que tendit ab ecclia S. Marie Maioris usque ad Vineam TU. D. Leonis strotij subterranea loca et quosciinq. lapides marmoreos porfireticos Tiburtinos fìgiuatos et non ac quascunque Statuas Marmoreas aeneas ab antiqnitatibus spatio decem Cannarum cnm Interventi D. H.' Boarii Corra. 'J: concedimus. Volumus autem tertiam partem (Henricus Caetani camer.)". (Provv.  del Cam.g  Voi. degli anni 1587-88, e. 177').


S. MARIA IN VIA LATA
S MARIA IN VIA LATA
- L'anno 1049 Leone IX collocò altra vasca romana in porfido sotto l'altare grande di s. M. in via Lata, tornata a scoprire nel 1491 (Montfaucon, Iter Ital. e. XVII, p. 240)
- Al centro del vano è posto un'altare, datato al XII secolo; esso fu realizzato riutilizzando un antico cippo nelle cui facce a vista fu inserita una decorazione cosmatesca formata da frammenti di marmi antichi.
- 1491, 23 agosto "Sanctae Mariae in via Lata, videlicet destruere ecclesiam, et aliam novam aedificare cum demolitione arcus triumphalis, supra quem in aliqua parte erat aedificata. In cuius ecclesiae fabricationem fertur papam obtulisse ducatos 400, residuum magistri architectores, cum hoc quod marmora et tiburtini qui reperientur sint ipsorum" . Infessura, Diar., p. 268.
Distrutta la chiesa venne distrutto anche l'arco trionfale su cui in parte poggiava, usando i travertini dell'arco romano per la ricostruzione della chiesa. Furono rinvenuti marmi  con trofei di vittoria sui barbari.


S. MARIA LIBERA NOS A POENIS INFERNI -  sopra AEDES VESTAE
- Scoperta del vero tempio di Vesta « ubi nunc est ecclesia s Mariae libera nos a poenis inferni ", f. 46.


S. MARIA LIBERATRICE sopra AUGUSTEO
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda gli avanzi dell'Augustéo in s. Maria Liberatrice.


CHIESA DI SANTA MARIA LIBERATRICE

S. MARIA LIBERATRICE sopra TEMPIO DI VESTA
- Giuseppe Vasi scelse di includere S. Maria Liberatrice, un edificio minore del XVII secolo, nel suo libro del 1753 che copriva le più antiche chiese di Roma partendo dal presupposto che sorgesse sul luogo di una chiesa molto antica, sebbene a suo tempo questa convinzione non fosse supportato da prove chiare. La scelta permise a Vasi di rappresentare il Foro Romano, o Campo Vaccino (Campo delle Mucche) come veniva chiamato all'epoca, che aveva già mostrato nelle tavole 31 e 32 da un altro punto di vista.
- Nella descrizione che segue la targa Vasi faceva riferimento a:
1) Tempio di Giove Statore (ora noto come Tempio di Castore e Polluce);
2) Mura di Curia Ostilia e Basilica Porzia;
3) S. Teodoro;
4) Orti Farnesiani.
 5) S. Maria Liberatrice;
6) sito approssimativo di Casa delle Vestali.
- Alla fine del XIX secolo l'area fu scavata per una ventina di metri per portare alla luce i resti degli antichi monumenti che si trovavano sottoterra e alla fine nel 1900 fu abbattuta S. Maria Liberatrice. 
- Se non fosse per le tre colonne di Tempio di Castore e Polluce e per le imponenti pareti sullo sfondo sarebbe difficile credere che la stampa e la foto mostrino la stessa posizione.

OGGI

CARLO FEA
- "Merita una particolar attenzione la località di questo tempio, benchè più non esista. Era qui veramente fondato da Numa accanto alla sua abitazione, con un collegio di 4., che in seguito crebbero a 6. Vergini, che vi custodivano il fuoco sacro a Vesta, e il Palladio, come cose fatali, in pegno della sicurezza dell'impero.
- Da Flavio Biondo in poi si era voluto trasferirne il titolo al tempio rotondo sul Tevere vicino al ponte senatorio; ma oramai questa opinione è smentita. Tutti gli scrittori antichi quì lo designano: si è  detto, che Orazio vi trapassò davanti, per andare al Foro dalla Via Sacra; e che il Colosso di Domiziano lo riguardava: e sul fìne del secolo XV. vi furono trovate accanto le 12. iscrizioni, non sepolcrali, ma onorarie, di altrettante Vergini Vestali Massime, che ora diremmo abbadesse, riportate dal Grutero, e da tanti altri.
- Era rotondo, perché Vesta figurava la terra. Arse nell'incendio Neroniano; lo ristaurò Vespasiano: arse nuovamente nell'anno 191, sotto Commodo,  col tempio della Pace, e lo ristaurò Giulia Pia, come di femmine; quando il marito Settimio Severo riparava le altre fabriche.
- Hanno esistito le Vestali, ed è stato aperto il loro tempio sino a Teodosio il grande, il quale sull'ultimo della vita sua, che fu l'anno 395., proibì darsi loro i soliti alimenti, e fece chiudere tutti in generale i tempi gentileschi, secondo Zosimo.
- Quando ivi fosse eretta una chiesa cristiana, non è facile il provarlo. Il Martinelli, ed altri senza dato alcuno scrivono, che s. Silvestro lo dedicasse alla B. Vergine; e che poi da lui prese il nome di s. Silvestro in lacu, per il vicino fonte, e laghetto di Giuturna.
- Fu detta la chiesa anche dell'inferno, forse prendendo origine dal fuoco delle Vestali. Dopo riparazioni di Gregorio XIII., e di Sisto V., il card. Marcello Lante nel 1617. la rifece dai fondamenti, rialzandola per salvarla dall'umidità. Il bassorilievo di Mezio Curzio Sabino, che a cavallo s'ingolfa nella palude, ora alla scala del palazzo dei Conservatori, quì fu trovato."
(Carlo Fea 1819)


S. MARIA MAGGIORE
- conca di porfido sotto l'altare
- conca di porfido nel battistero di s. M. maggiore
- Vedi Ruccellai « sulla piazza di rimpetto alla porta di mezo uno vaso di porfido di uno pezzo, ritratto a modo di tazza in su colonnette, che il diametro suo può essere braccia 4 in 5 »
- Si cita un cippo collocato accanto l'altare grande di s. M maggiore : INGRATAE VENERI SPONDEBAM MVNERA SVPPLEX-EREPTA COIVX VIRGINITATE TIBI.
- Appresso all'altare maggiore quattro belle colonne di porfido delle più belle di Roma, all'entrare della chiesa a mano ritta una bella sepultura di porfido.


S. MARIA NOVA  sopra AEDES ROMAE ET VENERIS
-  Ricordo importantissimo di scavi fatti « Romae in s. Maria Nova, apud templum Pacis, intra monasterium »
- Nel 1245 Onorio ricostruisce la chiesa di s. Maria Nuova distrutta dal fuoco, edificata sul tempio di Roma e Venere.


S. MARIA ROTONDA sopra THERMAE AGRIPPAE
- 1525, 22 febbraio.  Grandi scavi e tagli attraverso le terme agrippiane « prò dilatanda construenda et dirigenda via retro ecclesiam sancte marie rotunde qua itur ex dieta platea rotunde per directum ad plateam vulgariter nuncupatam la Sciampella » (Not. Amanni, prot. 73, e. 21 A. S. e Bull. coni. tomo XXIX, a. 1901, p. 11 sg.).
- Marmorario fu per certo quel « Donato d'Alberto da Rezzo il quale avita a Roma ... de Santa Maria Rotonna » e scolpisce « LX pezzi di ciercini »


S. MARIA SOPRA MINERVA sopra TEMPIO DI MINERVA
- Come indica il nome sorse sopra il tempio di Minerva, in cui fu reperita la bellissima statua della Dea e parte sull'Iseo Campense. 1451, 23 decembre.  Il Poggio dice: « Aedis Minervae portio conspicitur, ubi nunc est domus praedicatorum, unde et loco Minervae est inditum nomen, juxtaque eam porticus ingens, ruderibus oppressa, effossa humo, multis prostratis ad terram columnis prospexi ».
- ISEVM ET SERAPEVM. « Nei pressi del portico della Minerva giace una statua la cui sola testa è di una grandezza tale che non ha uguali in tutta la città. Fu scoperta facendo un fosso per piantare alberi.». Vedi Bull, com., tomo XI, 1883, p. 37.p. 238.
- Le monache benedettine di Campomarzo, con licenza di fra Aldobrandino Cavalcanti vescovo di Orvieto, cedono al nuovo ordine dei Domenicani la loro chiesa di s. M. sopra Minerva, edificata sopra l'Iseo. Niccolò III nel 1280 pone mano alla fabbrica del nuovo edificio, con l'opera di fra Sisto, e di fra Ristori architetti di s. Maria Novella. In questa occasione (forse anche nella ricostruzione di Gregorio XI) « è probabile che avvenissero scoperte considerevoli, specialmente dalla parte della tribuna, la quale penetra nell' area dell' Iseo. Sembra certo che tornasse in luce l'obelisco Macutéo, ora in piazza della Rotonda, parlandone il Poggio, ap. Urlichs Cod., p. 241, come di cosa stabilmente ed onorevolmente esposta al pubblico assai prima del 1450 » Bull. com. 1883, p. 35 sg. Ne parla anche l'Anon. Magliab. ap. Urlichs., p. 159 (a. 1410-1415) con questa curiosa nota: «de loco ubi ipsa nunc stat (a s. Macuto) nullum aliud dicitur nisi quod vulgariter dicitur Schola Bruti» (Comp. la schola di Virgilio etc).


S. MARTINA sopra TEMPIO DELLA PACE
- Sono ancora in piedi dentro à quel cortile, il capo et i piedi di un colosso di marmo et alcune altre reliquie et fragmenti che prima erano lungo il tempio della pace nella via Sacra. Veggonvisi ancora alcun quadro di figurette di marmo, murate in una di quelle facciate, che sono di L. Vero Antonino quando egli trionfò de' Parti . . . levate poco fa del tempio di santa Martina, che è à canto à Marforio.


CURIA HOSTILIA

S. MARTINA E S. LUCA sopra   CURIA HOSTILIA
- "Nella Curia Hostilia vennero edificate due chiese; una nel sotterraneo al presente, prima al piano antico, dedicata a s. Martina, martirizzata nell'Anfiteatro Flavio; fu fondata nel VII secolo, presumibilmente da Onorio I, al quale si attribuisce anche la fondazione della vicina chiesa di sant'Adriano nella sede della Curia Senatus".
- Decaduta, restaurata e nuovamente consacrata da Alessandro IV nel 1256, come ricorda la lapide murata nella cappella di destra, la chiesa è attestata nel Catalogo di Cencio Camerario, anche se Martina non è citata tra i santi di cui vi si custodivano le reliquieLa chiesa superiore, ancora più rialzata nel ricostruirla, venne dedicata a s. Luca Evangelista.
CHIESA DI SAN LUCA E MARTINA
- La gloriosa Curia Hostilia divenne così la chiesa dei Ss. Luca e Martina.- La chiesa venne infatti situata sul luogo dove un tempo sorgeva l'antica "Curia Hostilia" (così denominata perché fondata, secondo la tradizione, dal re Tullio Ostilio) ed ai margini del "Comitium".
- Si proseguì così l'opera di cancellazione e seppellimento di ogni glorioso resto dell'impero romano e di ogni sua vestigia, pagana e non.
- Da non confondere la Curia Hostilia con la Curia Iulia.
Il grande edificio in mattoni che occupa l'angolo tra l'Argiletum, l'antica via romana che usciva dal Foro Romano costeggiando il fianco sinistro della Curia per dirigersi verso la Subura ed il Comizio è infatti la "Curia Iulia", la sede del Senato, iniziata da Gaio Giulio Cesare per sostituire la precedente "Curia Hostilia", incendiata nel 52 a.c., e terminata da Augusto che la inaugurò il 28 agosto del 29 a.c."


S. MARTINELLA sopra SACELLO PAGANO
1489. "restauro «in ecclesia sancte martinelle prope sanctum petrum, etc." Protoc. 1731, e. 103 A S. Intorno questa chiesuola, nel secolo XVI si leggevano incise sull'architrave della porta le parole "divae Martinellae sacrum" Scrive di essa il Torrigio p. 559: « in Borgo su la piazza di san Pietro, nel palazzo del Priorato è una chiesuola dedicata à Santa Martinella. et il card. Ascoli al tempo di Sisto V, habitandovi, vi faceva far festa il primo di gennaro, giorno di essa santa, la cui effìgie si vede dipinta già da Pietro Perugini, e ristorata sotto Pio V dal card. Bonello : tuttavia nelli scritti veri dell'Archivio di s. Pietro è chiamata ecclesia s. Martini in Pertica ma il volgo ha introdotto che sia detta Martina o Martinella, e cosi nel 1568 fu tolto tal nome".  Però il termine Diva non si dava alle sante, il che, insieme al restauro con antichi marmi, fa supporre un sacello pagano.


S. MARTINELLO 
calice marmoreo  in s. Martinello.


S. MARTINO AI MONTI sopra TITULUS EQUITIS
La chiesa è ricca di marmi antichi, con quattordici colonne antiche.


S. MICHELE IN BORGO sopra PALATIUM NERONIS
-  (7 novembre) Ambrogio da Milano e compagni cavano pietre e pozzolana nel « monte de Nerone ». Questo monte cambiò nome in quello di s. Spirito, come apparì da altre partite del 6 dicembre. Anche nella nota iscrizione carolingica di s. Michele in Borgo, la chiesa si dice fabbricata "supra cripta(m) iuxta Neronis palatium", nel sotterraneo del palazzo di Nerone, nsomma dalla Domus Aurea. Demolite le architetture furono demoliti anche i nomi, possibilmente sostituiti con nomi religiosi.


S. NICOLA In Carcere sopra TEMPLI SPES - IUNO SOSPITA
- Era il terzo di tre templi affiancati dedicati a Spes e Iuno Sospita. Nel tempio c'era una statua del dio opera dello scultore greco Skopas, portata a Roma come bottino di guerra: in origine rappresentava un Hermes dicefalo (a doppia testa), ma grazie a una totale doratura era stata trasformata in un Giano bifronte (Plinio).
Nei secoli i templi furono inglobati nella chiesa di San Nicola in Carcere, installata principalmente nel tempio centrale, di Giunone, ma ha sfruttato anche parti dei templi laterali e alcuni palazzetti.
- Il ciborio di mezzo è sostenuto da quattro colonne romane di portasanta
- sotto l'altare, si venerano le reliquie in una antica vasca balneare di basalte verde.
- Il tempio di Giano era situato all'incirca alla fine dell'Argileto, vicino al Teatro di Marcello ed al Foro Olitorio, Marnano opina ch'ei esistesse dove oggi è la Chiesa di S Nicola in Carcere.


S. NICOLAO 
calice marmoreo in s. Nicolao in Agone.


S. PANCRAZIO 
Conca di porfido rosso in s. Pancrazio,


S. PAOLO ALLE TRE FONTANE
 - calice marmoreo a s Paolo alle tre Fontane. Edificata sopra il tempio della Dea bona di cui si conserva l'altare dedicato alla Dea.


S. PIETRO BASILICA ANTICA
1462 la richiesta di materiale per il pulpito della Benedizione a s Pietro vecchio, si fecero scavi e ricerche di marmi al Colosseo, alle terme Antoniniane, ad Ostia, ai portici di Ottavia, ai ss. Cosma e Damiano, alla Zecca vecchia, alla Valca, e a Ponte Molle.
- Conca di porfido rosso in s. Pietro (ss. Processo e Martiniano).
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda un capitello corintio e un architrave dorico in s. Pietro.
- MAVSOLEVM AD APOSTOLVM PETRVM. Si scopre il sarcofago con l'epigrafe « Aur. Petronillae filiae dulcissimae » L'arca che Paolo I aveva qui trasferita nell'anno 757 dal cimitero di Domitilla « giacque negletta lungo tempo nella sacrestia, e più tardi nella cappella del Crocifisso. Nel 1574, toltene le reliquie della santa, fu fatta a pezzi e usata come materiale da costruzione nel pavimento della basilica».
-  1506, 18 aprile. Giulio II, fatta celebrare dal Sederini card, di Volterra, una messa all' aitar maggiore di s. Pietro vecchio, depone la prima pietra della nuova fabbrica. Paride de Grassi racconta come il pontefice, accompagnato da tre soli accoliti, si recasse sull'orlo del cavo, passando per s. Petronilla, mentre gli operai cercavano di vincere l' irrompere delle acque per mezzodi pompe e di secchie. Vi fu un momento di panico, minacciando le pareti del cavo di franare: ma poi fattosi coraggio, il papa scese nel fondo del baratro, e deposein un orciuolo dodici medaglie, sul quale orciuolo fu poi collocata la prima pietra. In questo primo scavo, fatto dalla parte del « mosileos » e precisamente nel sito detto Aegj'ptus, devono essere stati scoperti e distrutti avanzi del circo di Nerone. Così grande era la fretta di Giulio e di Bramante di condurre a buon fine i lavori che, nel gettare a terra la metà occidentale della vecchia basilica costantiniana, travolsero nella rovina anche le colonne della nave.
- 11 maggio. S. PIETRO VECCHIO. "ducati xx a madona vergona astalli per costode una petra de marmo per fare due figure cioè s pietro et .s. paulo p le scale" Insomma madonna Astalli vende due blocchi romani piuttosto grandi per raffigurare i due santi. Gli Astalli nobile e antichissima famiglia romana ricordata sin dal XIII sec., ebbero cardinali, oltre a palazzo e terra a Roma.                      
-  7 novembre. a m° p** marmoraro per parte de sue opre date a cavar lo marmo per la figura de sanpiero . - (17 novembre) a m° p° marmoraro per cauar la petra per sanpaulo ", Questa seconda fu posta sul piedistallo
- 27 novembre. I blocchi furono carreggiati a destino da maestro Galasso da Bologna.
- Altro cenno di questo lavoro si trova nella seg. partita del decembre 1462 « A mastro paulo scultore ducati 166 b. X XIIII per costo dele due base lavorate de marmi dove sono a posare le due figure a pede dele scale » più ducati 450 per le due statue (e pel tabernacolo di s. Andrea a ponte Molle). Sembra però che il marmo fornito da Madonna Astalli bastasse per una sola statua. Infatti sotto la data del 12 luglio 1463 un pagamento a Silvestro ser Roberti « per la tiratura del marmo che fu condocto de e a rara per la figura de sanp", da esso loco ala piazza ».. Io credo che il grosso blocco cavato da madonna Virginia Astalli appartenga allo stesso ignoto edificio (Villa pubblica?) dal quale s. Ignazio da Loyola trasse altri materiali ricchissimi l'anno 1540. (Oggi si sa che l'edificio era l'ISEO CAMPENSE)
- 1462 la richiesta di materiale per il pulpito della Benedizione a s Pietro vecchio, si fecero scavi e ricerche di marmi al Colosseo, alle terme Antoniniane, ad Ostia, ai portici di Ottavia, ai ss. Cosma e Damiano, alla Zecca vecchia, alla Valca, e a Ponte Molle.
- Il 1462 è insigne per la bolla di Pio II sulla conservazione dei monumenti antichi (28 aprile). Un esempio di rispetto verso le antichità ai suoi sudditi. Il colonnato orientale dei portici d'Ottavia, il Trullo, e tanti altri edifizii però furono da lui sacrificati per la costruzione del pulpito, distrutto alla sua volta da Paolo V. Gli scavi per il pulpito nell'anno 1463 ebbero per teatro le già tanto malmenate rovine di Ostia, continuando quelli dell'Antoniana, e di s. Angelo in Pescheria.
Pietro Vecchio "pagamento nel giugno 1463 a martino da belazione per portatura di quattro collo(ne) colorate base et capitelli per lo tabernacolo di s. Andrea in san piero"
1464, ottobre. Si scava pel chiavicone maestro « stratae de castro sancti Angeli ad basilicam sancti Petri, noviter erigendae et restaurandae » Mandati 1464-1473 e. 31. 1465.
- 1479. Dedicazione della cappella della Concezione o coro de' canonici in s. Pietro. Vi furono impiegati marmi di scavo. " In ecclesia S. Petri est capella cum choro et pulcherrimis columnis porphir. spolia thermarum Domiani, quae vocatur Syiti capella " Anche il famoso ciborio, i cui avanzi stanno dispersi nelle Grotte, era sostenuto « quatuor splendidissimis porphjdetis columnis integris, quarum duae hodie in altari ss. Simonis et Jiidae, et aliae diiae in altari ss. Processi et Martiniani in novo tempio visiintur » . Grimaldi, Barber. XXXIV, 50, f. 159. Il nome di terme di Domiziano era attribuito, ai tempi dell' Albertini, a quelle di Traiano verso s. Martino ai Monti.
- 1484 1483 « Perino de Cumo magister fabricae palatii fa scavar marmi antichi per (detti) lavori » Bertolotti, Artisti lombardi, tomo I, p. 25. 1483.
-  " In medio rotundi giri erat sepulchrum porfiriticum... quem Innocentius secundus papa levavit hinc inde et voluit sepelliri: quod sepulchrum a dicto Innocenti positum fuit in paradyso s. Petri sub Salvatore musaico et navi apostolorum »  Intorno al quale monumento v. Bonanni, Numismata, p. 101 sg.
- 1513-1515 .  "Chornixe chauata in s. Pietro zoe soto li pinastri. Segue altra Chornice trouata soto terra in roma ". scheda  fra Giocondo.
- Giulio II, fatta celebrare dal Sederini card, di Volterra, una messa all'aitar maggiore di s. Pietro vecchio, depone la prima pietra della nuova fabbrica. Paride de Grassi racconta come il pontefice, accompagnato da tre soli accoliti, si recasse sull'orlo del cavo, passando per s. Petronilla, mentre gli operai cercavano di vincere l'irrompere delle acque per mezzo di pompe e di secchie. Vi fu un momento di panico, minacciando le pareti del cavo di franare: ma poi fattosi coraggio, il papa scese nel fondo del baratro, e depose in un orciuolo dodici medaglie, sul quale orciuolo fu poi collocata la prima pietra. In questo primo scavo, fatto dalla parte del « mosileos » e precisamente nel sito detto Aegj'ptus, devono essere stati scoperti e distrutti avanzi del circo di Nerone. Così grande era la fretta di Giulio e di Bramante di condurre a buon fine i lavori che, nel gettare a terra la metà occidentale della vecchia basilica costantiniana, travolsero nella rovina anche le colonne della nave. « Hanc basilicae ruinam egerrime tulit Michael Angelus Bonarota et ... . Bramantis audaciam accusavit qui .... pretiosas columnas a Constantino erectas temere prosterneret, in plures partes diffractas . . . Praeter veterem basilicam fuit etiam pars Collis imminentis solo acquata » con irreparabile danno del sacro cimiterio della via Cornelia. Su questi ritrovamenti di sepolcri vedi Bonanni, l. e. p. 52, il ms. del Grimaldi sul Sudario alla p. 97.
1479. S. PIETRO VECCHIO. Dedicazione della cappella della Concezione o coro de' canonici in s. Pietro. Vi furono impiegati, va senza il dirlo, marmi di scavo. " In ecclesia S. Petri est capella cum choro et pulcherrimis columnis porphir. spolia thermarum Domiani, quae vocatur Syiti capella " Albertino, Opusc. 84. Anche il famoso ciborio, i cui avanzi stanno dispersi nelle Grotte, era sostenuto "quatuor splendidissimis porphoretis columnis integris"
PONS NERONIANVS, 3 aprile. « opere per le scale di san Pietro a 10 manuali a cavar treuertinj al ponte di santo Spirito » . È probabile si tratti dei muri di sponda della parte di s. Giovanni de' Fiorentini. Altri operai erano occupati contemporaneamente « in cavar fosso per le scale et capare petre ».
- 1464, 18 aprile: « a m" Petro con VII manuali a cavar marmi alo trullo ». L'ultima partita di questo pontificato è del 24 agosto e dice così: « a romano caradonna ouero a sue erede soprastante alo Trullo a cauar marmi de l'anno 1461 da dj p° aprile per tucto giugno anno dectoA di decto  alachian dagustino da roma per nolo de tre lecti dati al trullo quando si cavavan marmi per le scale per uso de li scarpelini . . . a m° ant.° romano falegname per giornate V de lauoro per lo trullo con frate bernardo ». Ora precisamente sulla sponda destra del fiume, a valle della città, nella zona attraversata dalla via Campana si trova ancora il nome del Trullo, sotto la forma scorretta di "piana" e di "Monte del Truglio". La scheda fior. 1999 di L. Donati contiene la pianta di un edifizio tondo, che si chiama el Tuorlo (trullo) ed è fuori di Roma in sul Tevere.
- 1461 (28 giugno) Alberino carrate xxxj de marmi condusse co suoi bufoli da lo trullo . . . (decembre) Silvestro de auere per tiratura de più marmi dalo trullo a fiume ... per carrate VII de marmi condocti da esso trullo per terra co suoi bufoli . . . per tiratura de più marmi da esso trullo a esso fiume ».
- Nell'anno seguente si ripetano le stesse partite p. e. « a li xxv de genaro fino a di ixviiij de dicébre carrate xxv de marmj condocti dal trullo ». Il Trullo stava dunque fuori di Roma, come prova la fornitura di pane e di vino agli operai, speciale a questi casi: stava in sito ugualmente accessibille per via di fiume e per via di terra: e probabilmente sulla sponda destra, se di ciò può trarsi indizio dal fatto che il fornitore del pane stava da questa parte; di più era edificio di mole considerevole essendo occorsi non meno di quattro anni per ispogliarlo de' suoi marmi.


S. PIETRO
SAN PIETRO
- 1895.1490. Innocenzo incomincia la costruzione della fontana di piazza s. Pietro, che si vede rappresentata nell'ultimo degli affreschi di Giovanni della Marca nel terzo corridore delle Logge, in sostituzione del pozzo publico che stava quasi di contro alle Incarcerate di s. Caterina delle Cavallerote, e nel quale Giovanni Manno gettò lo stendardo del popolo romano nel 1327.
- Era composta di due antiche conche marmoree, una delle quali sta ancora in opera nella fontana a destra dell'obelisco. Sono certamente monoliti di scavo ma se ne ignora la provenienza. Nel Diario citato dal Torrigio p. 578 è chiamata " fons marmorea cura lapidibus figuratis " -   "Nel farsi li fondamenti della nuova fontana  in piazza di s. Pietro, da man sinistra  furono trovate alcune arche sepolcrali antiche . . . una delle quali fu portata nel giardino del palazzo del card. Chigi "
- Conca di porfido rosso in s. Pietro (ss. Processo e Martiniano).
- Un capitello corintio e un architrave dorico in s. Pietro.


S. PIETRO IN MONTORIO
- « Nella vigna di Gabriel Vacca, mio padre, accanto porta Salara, dentro le mura... cavandovi trovò una fabrica di forma ovata (corr. rotonda: è il tempio di Venere Ericino-Sallustiana) con portico attorno ornato di colonne gialle, lunghe palmi 18 scannellate, con capitelli e basi corintie ... ed a ciascuna (delle quattro) entrate vi erano due colonne di alabastro orientale si trasparente, che il sole vi passava senza impedimento... Il cardinale di Montepulciano comprò di quelle colonne, e ne fece fare la balaustrata alla sua cappella in s. Pietro in Montorio. »


S. PIETRO IN VINCOLI
- conca di marmo bigio;
- "la chiesa di sancto Pietro in Vincola ha fuori allato alla porta della chiesa uno vaso di granito di lunghezza di braccia 10 et largo braccia quattro et alto braccia quattro, con una figura allato di porfido senza testa".
- Al giardino-museo di s. Pietro in Vinculis si riferiscono le seguenti memorie. Vacca, n. 105: « Mi ricordo che il sig. Gio. Giorgio Cesarini comprò una gran colonna di cipollino la quale ancora stava in piedi nel foro di Traiano in casa di Bastiano Piglialarme: e detta colonna la tirò al suo giardino a s. Pietro in Vincula, la voleva drizzare, e a' piedi ligarvi un orso, e sopra farvi un' aquila di bronzo: denotando queste tre cose le armi sue. Ma la morte interruppe così bel pensiero »
-  Il CIL. VI passim, ricorda molti documenti epigrafici quivi conservati, fra i quali la tariffa sacrificale n. 820, il piedistallo di Lucio Bebio Avito n. 1359, " nel cortile de le galine », il piedistallo di Emilia n. 1674 « all'arco sotto il palazzo », la memoria del ninfeo di Flavio Filippo n. 1728 b, e altri marmi di ugual pregio, i quali tutti sono oggi perduti. Questo « viridarium cum palatio et aliis merabris suis positum prope ecclesiam et monasterium s. Petri ad vincula de urbe » del quale parla l'Hondio a p. 54, fu venduto da Gio. Giorgio al card. Delfino il 10 febbraio 1568.


S. PRASSEDE
- 16 colonne di granito
- Due altari di s Prassede sono in realtà due vasche marmoree di porfido romano, e così le quattro colonne di porfido rosso che circondano l'altare, il tutto tratto dalle terme di Caracalla.


S. PRISCA  sopra PRIVATA TRAIANI
- 14 colonne antiche
- capitello dorico del tempo degli Antonini scavato per fonte battesimale.
- Scavi olandesi sotto la chiesa di S. Prisca, accanto al Mitreo già scoperto in precedenza, hanno riportato alla luce resti di edifici di età traianea, identificati (ma senza sufficienti argomenti) con la casa privata di Traiano (Privata Traiani). È più probabile che si tratti di una proprietà di Sura, l'amico dell'imperatore. dal momento che nelle immediate vicinanze sorgevano le terme Surane, come appare da frammenti della Forma Urbis severiana.


S. ROCCO sopra MAUSOLEO DI AUGUSTO
1500. Si scavano le fondamenta di s. Rocco in via Marina e dell' annesso ospedale.
La Chiesa è in parte edificata sopra al Mausoleo di Augusto.
 « Da Alessandro VI fu fabbricata da fondamenta la chiesa cioè parte di essa sopra una rata d'un pezzo di terra del monte Augusto detto il mausoleo, acquistato dalli figli et heredi del signor Gio. Battista Galliberti cittadino romano, della base del mausoleo, e delle fondamenta di uno degli obelischi devono essere veramente del luglio 1519. Le altre che contengono la triangolazione del sito di s. Rocco e la pianta dei muri antichi scoperti « socto ali pilastri di s. Rocho verso Schiavonia ».


S. SABA
- cippo romano in. s. Saba,
- ornata di 24 colonne antiche, in granito e due di porfido nero.
- Sotto il portico un grande sarcofago antico con un bassorilievo che rappresenta una cerimonia nuziale.


S. SALVATORE DE PEDE PONTIS
- ECCLESIAE VRBIS. Sixtus pp. rinnova la chiesa di  s. Salvatore de pede pontis facendo largo uso di materiali antichi. La chiesa si trovava accanto al Ponte Rotto.


S. SALVATORE IN ERARIO sopra ERARIO DI SATURNO 
- L'Erario di Saturno, Pomponio Leto, Pirro Ligorio, il Nadini, l'Olstenio, e tanti altri, lo riportavano sotto il Campidoglio, ove era anticamente una chiesetta di s. Salvatore in Aerario, sopra l'ospedale di s. Maria in Portico.
- Tutti gli autori antichi Varrone, Livio, Svetonio, Solino, Servio, Macrobio, Asconio, riportati dallo stesso Nardini, quì lo pongono in faccia, e presso il Clivo, la Concordia, il Milliare aureo, ed il Carcere: gli ecclesiastici vi surrogano la chiesa di s. Adriano martire.
- Incontro sul Clivo era il tempio di Giunone Moneta, ossia la zecca e depositaria, messe vicine sotto la protezione della divinità, per assicurarle maggiormente.
- Era diviso in due corpi: interiormente vi era l'Erario sanziore, dove era custodito l'oro, detto vicesimario, riservato secondo Livio per gli estremi bisogni. In questo tempio si conservavano gli atti relativi al "tesoro publico;" e vi si registravano tutte le nascite di bambini in Roma, e suburbi, secondo Servio.
- È molto incerto chi ne sia stato il fondatore: dovrebbe rimontare alla più alta antichità, mentre la porta della città, che era da quella parte verso il Campo Marzo, fu detta di Saturno dalla vicinanza. In chiesa fu convertita, secondo Anastasio, da Onorio I nel 630. dedicata a s. Adriano martire (ma questa notizia sembra falsa).
FABIANO NARDINI "E perchè l' Erario, crescendo sempre più il Romano Imperio, dovette andar richiedendo fabbrica capace tanto per la moneta, per le Tavole gli atti pubblici, i quali vi si conservavano: pare me giusto doversi supporre, che di tempo in tempo in tempo la fabbrica dell'Erario si ampliasse. 
Quindi vi fu poi aggiunta parte che Sanctius mrarium si diceva, di cui Cicerone nella terza Verrina, e nella seconda Epistola del settimo ad Attico fa espressa menzione; il quale perciò essere Stato nella parte più intima ragionevolmente conchiude il Dempstcro ne' Paralipomeni alle antichità del Rosino. 
Nell' Erario detto più Santo essere stato quell' oro, che Vicesimario dicevasi, mostra Livio nel settimo della terza c. 13.: "Cetera expedientibus, quae ad bellum Opus erant, Consulibus, aurum vicesimarium, quod in sanctiore aerario ad ultimo casus servaretur promi placuit."
Quindi Cesare nel libro I De Bello Civili, cap 14, "Quibus rebus Romam nunciatis tantus repenre terror invasit, ut cquum Lentulus consul ad aperiendum aerarium venisset ad pecuniam Pompeio ex S.C. proferendam, protinus aperto sanctiore aerario ex Urbe profugeret"
A chi poi fisso nelle denominazioni dei luoghi moderni non piace credere che S. Salvatore sia detto In Statera, et in Aerario vanamente, si può col Donati soggiungere, che non un solo Erario Pubblico fu sempre in Roma, perchè Augusto avervi introdotto il militare, per cui si servì forse il nuovo Tempio di saturno, che del medesimo Svetonio nel 29 di Augusto fabbricato si dice da Munazio Planco, e non è inverosimile fosse S. Salvatore in Erario."
- Sembra dunque che la Chiesa di S. Salvatore in Lauro si trovasse nei pressi della odierna Chiesa di S. Maria in Portici, in piazza Campitelli, e che lì sotto pertanto si trovasse l'Erario Saturni che venne pertanto distrutto.


S. SALVATORE IN PRIMICERIO 
- vicino a piazza Fiammetta, si conserva ancora la memoria del fondatore, Pasquale II. Il catalogo delle reliquie deposte sotto l'altare è indizio di ricerche fatte nei cimiterii suburbani. 


S. SEBASTIANO
- 1551, 9 maggio. Licenza di scavo « in pertinentiis ecclesiae s. Sebastiani extra miiros » accordata ad Andrea di Giovanni da Siena. (A. S. Vat. Divers. tomo 168,e. 160).


S. SABINA (Balbina?) sopra  THERMAE ANTONINIANAE
- « Al di sotto di santa Sabina (Balbina?) è stato un magnifico pallacium Antonini (nome allora caratteristico e speciale delle terme) ove adesso si scavano marmi preziosi» p. 260.
- Con ventiquattro colonne di marmo pario, scanalate, che appartenevano al tempio di Diana.
- Grandi tavole antiche di porfido formano l' altare maggiore.


S. SILVESTRO AL QUIRINALE sopra DECURIA SACERDOTI BIDENTALI
- 1524. Si ricostruisce dalle fondamenta la chiesa di s. Silvestro al Quirinale, detta anche in Biberatica, degli Arcioni, o dei Caballi, in sito già occupato dal sacello di Semone Sanco, e dalla decuria dei sacerdoti Bidentali (vedi Forcella, tomo IV, p. 35 ; Bull. com. tomo IX, a. 1881, p. 5).

RESTI DELLE COLONNE DEL TEMPIO NEL CORTILE DELLA CHIESA DI SAN SILVESTRO

S. SILVESTRO IN CAPITE sopra TEMPIO DEL SOLE
La chiesa di S.Silvestro in Capite venne ricostruita nel 1594 cancellando ogni presenza del tempio anche se se ne servì spogliandolo di marmi, travertini e colonne. Solo il cortile conserva resti di frammenti architettonici romani e colonne spezzate,  appartenenti all'antico "Tempio del Sole".  
Dopo il 1870, il monastero venne espropriato dai re di Savoia per le nuove costruzioni per Roma capitale e divenne così il palazzo delle Poste e Telegrafi. Alcuni frammenti del tempio rimangono conservati nella chiesa di S. Silvestro e sotto la piazza, che tuttavia, nonostante il recente lavoro di ristrutturazione, non ha prodotto alcun reperto, difficile da credere in pieno centro di Roma. 


S. SIMEONE
- Calice marmoreo  in s. Simeone.


S. SISTO IN PISCINA sopra le TERME
- Cioè sulle terme. 1488. Il card. Pietro Ferrici restaura la chiesa di s. Sisto in Piscina coi marmi antichi. La condizione nella quale trovavasì l' edifìcio è descritta nel seguente brano di documento ap. Torrigio, citato dall'Armellini, p. 519: « Tomaso Todesco tiene una vigna nostra posta in s. Sisto vegio nella quale è lo campanile e rovine di s. Sisto vegio » . La infezione dell'aria condusse all'abbandono definitivo del sito, regnante Pio V. 


S. STEFANO DE MORI
- 1462  Il registro Edifici publici, contiene la seguente partita in data 26 gennaio:  "Silvestro de giuglano due. 18 sono per portatura de la petra et marmo da ripa cioè da la torre de porta portese a s. Stefano (de' Mori) dreto la tribuna de sanpietro ». Questi materiali non furono raccolti sul posto, ma venivano dal Porto di Ostia. Vedi a. 1463, 26 gennaio. 1462, febbr.
1475. « In ecclia Indorum (s. Stefano di Mori): Sixtus pp. iiii. anno iobilei » Cod. Regina 770, e. 21'. Grandi lavori di restauro fatti con marmi antichi.


S. STEFANO DEL CACCO sopra il TEMPIO DI ISIDE
- Fu edificata sopra al tempio di Iside, l'iseo campense. Provengono dall'Iseo vari oggetti bronzei, come la famosa Pigna oggi in Vaticano, numerosi obelischi, la Madama Lucrezia di piazza S. Marco, il piede di via del Pie' di Marmo, la gatta di Palazzo Grazioli, i leoni neri alla base del Campidoglio.


S. STEFANO IN CELIOMONTE o ROTONDO sopra TEMPIO DI MITRA
- Innocenzo II costruisce il portichetto d'ingresso alla chiesa di s. Stefano in Celiomonte, coi marmi del Macellum R II (in Monumenti Lincei, tomo I, puntata 3, a. 1891).
- conca di giallo numidio in s. Stefano rotondo
- MACELLVM R. II. "Sancto Stefano ritondo . . . con una cappella antica dallato con musaico et con tavolette et tondi di porfido et serpentino et con fogliami di nachere et grappoli d'uue et tarsie et altre gentileze " tutte cose asportate per decorare chiese e palazzi nobiliari.


S. STEFANO ROTONDO sopra CASTRA PEREGRINA
- I saggi realizzati sotto la chiesa di S. Stefano Rotondo hanno rivelato consistenti resti dei Castra Peregrina, caserma dei soldati delle legioni provinciali distaccati a Roma. In particolare, il mitreo dei Castra, particolarmente ricco di opere d'arte (pitture, sculture di stucco dorato e di marmo).


S. SUSANNA sopra DOMUS ROMANA
- Nelle strutture della chiesa sono stati osservati resti di un edificio romano di epoca imperiale.  Nell'ECCLESIAE VRBIS. Sixtus pp. rinnova la chiesa di s. Susanna ad duas demos usando reperti romani.

SAN TEODORO AL PALATINO

S. TEODORO sopra TEMPIO DI ROMOLO e FICO RUMINALE
- Calice marmoreo nell'atrio di s. Teodoro.
- "Altro Tempio fu eretto a Romolo in altra epoca che per far seguito qui riferimmo. Questo scrive Dionigi era sulla strada che conduceva al Circo e nel quale si vedeva una Lupa di bronzo di antico lavoro che allattava due bambini.
- Evvi molto fondamento per credere che questo tempio esistesse ove oggi è la Chiesa di S Teodoro, tanto perchè in questa parte era la strada che conduceva al Circo, quanto perchè in quel luogo fu il Lupercale presso cui vennero esposti i due Gemelli giusta il parere degli Storici ed in prossimità del quale dicono ch'esistesse il Tempio di Romolo."
- Fu costruita nel VI secolo e dedicata a san Teodoro di Amasea, sulle rovine degli Horrea Agrippiana, probabilmente riutilizzando un tempio circolare preesistente. La tradizione voleva che il tempio fosse dedicato a Romolo, e che qui fosse conservata la Lupa capitolina fino al 1471, prima di essere spostata al Laterano; un'ara antica è conservata e visibile nel cortile della chiesa.

COSIDDETTO TEMPIO DI ROMOLO XVIII SEC.
- Così la descrive Ridolfino Venuti, in "Accurata e succinta descrizione topografica delle antichità di Roma" (Volume 1, Roma 1763, p. 2)
- "Vedesi da questa parte alle radici del Palatino un Tempietto dedicato a S. Teodoro dal volgo detto Santo Toto, di dove principieremo il nostro giro, che credo fosse prima dedicato a Romolo, dove forse furono esposti i due Fratelli [cioè, Romolo e Remo, abbandonati al Tevere, si credeva, lì presso], fabbricato fino dagli antichissimi tempi, e conservato sempre nel suo piccolo, e povero stato. 
- Gli Antiquarj non fanno menzione di questo Tempietto, non l'avendo riguardato come antico: ma se avessero letto Vittore, e Rufo, averebbero veduto segnati da questi autori due Tempi, uno situato nella IV Regione detta Via Sacra dedicato ai due Fratelli, l'altro nell'VIII detta del Foro Romano dedicato a Romolo. 
- La tradizione, l'antichità, l'esser nominato col nome di un Santo Soldato, l'uso di portarvi i bambini infermi, come anticamente, sono congetture, che fanno indubitabilmente credere essere stato il Tempio antico. 
- Il Torrigio nella Istoria di questa Chiesa rapporta le varie opinioni intorno a chi dedicato fosse questo Tempio, risolvendo che la più approvata si è che fosse dedicato a Romolo da Tazio Re de' Sabini. Il Mosaico Cristiano pare molto antico, e del tempo di Felice IV. Stefano Infessura nel suo Diario dice, che essendo caduto da' fondamenti, Nicolò V lo risarcì, dopo d'avere acconciato il più antico, e soggiunge che lo rifece un poco più in là, ed un poco minor che non era [...]. 
- In prova del Tempio Gentilesco non è lieve congettura la bella Ara che già era dentro il Tempio, e che da Clemente XI nell'ultimo risarcimento della Chiesa nel 1703 fu posta alla Porta: inoltre in questa Chiesa fino al Secolo XVI vi era la Lupa di bronzo con i gemelli che ai tempi del Pancirolo, o poco prima era in Campidoglio stata portata."
CARLO FEA - "Se in questo luogo furono esposti i due gemelli Remolo e Remo come ripa, dove arrivava il Tevere nelle sue ordinarie piene, avremo naturalmente quì il lato occidentale del Foro Romano per il Velabro; quale dovendo anche esser fatto più indietro, se tra di esso, e del fiume vi erano fabriche; avremo anche il Foro più angusto per questo verso.
- Ivi era il Fico detto ruminale da ruma, ossia mamma; e il Lupercale detto dalla lupa, che ivi allattò i bambini; lupa, o donna, che fosse. Vi fu eretto per memoria un tempio, e istituiti dei sagrifizi, e dei giuochi, detti lupercali dalla Dea Luperca, secondo Varrone presso Arnobio.
- Il Fulvio scrive, che quì fosse trovata la lupa di bronzo, ora in Campidoglio; e Flaminio Vacca in generale nel Foro Romano. Non si sa quando fu convertito in chiesa, che Adriano I. nel 774. riparò, e che secondo il Platina per l'anno santo del 1450.
- Niccolò V. rifabricò di pianta, ma al piano antico: il card. Barberino vi rinnovò il tetto, restaurò i muri, e il mosaico della tribuna; altre riparazioni vi fece Clemente XI. nel 1706. Fu dedicata a s. Teodoro martire, volgarmente santo Toto."
(Carlo Fea 1819)


S. TOMMASO AL MONTE DEI CENCI
« .... e quibus (equis marmoreis) caput cum collo uniiis nidi fractum apud ecclesia s. Thomae non longe a platea iudeoru », f. 61. [E possibile che questo frammento di cavallo marmoreo appartenga al gruppo dei Dioscuri, ora incapo alla cordonata di Campidoglio, che si dice scoperto al tempo di Pio IV nelle fondamenta della sinagoga, in piazza delle Scuole, vicinissima alla chiesa di s. Tommaso al monte de' Cenci, e al teatro di Balbo. Vedi Vacca, Schreiber, n. 52. Nell'iscrizione dei Conservatori, sui piedistalli del gruppo a destra della cordonata, il teatro di Balbo è detto per errore teatro di Pompeo. L'Helbig crede che i due gruppi ornassero un ingresso monumentale.


S. URBANO sopra TEMPIO EGERIA
- Vicino alla grotta della ninfa Egeria. É un antico tempio probabilmente innalzato al culto della ninfa, secondo altri in onore delle Muse. Il porticato fu distrutto all’epoca della trasformazione in chiesa cristiana.


S. VITO IN MACELLO sopra MACELLUM
- Anche nel risarcimento della chiesa di s. Vito in Macello fu fatto uso di marmi scritti del foro esquilino. Vedi Odescalchi e Diaconia dei ss. Vito e Modesto, Roma, Aureli, 1837, p. 29.


SANTA SOFIA
Notevole il trasporto delle colonne porfiretiche dal tempio del Sole Quirinale a s. Sofìa di Costantinopoli, attribuito al regno di Giustiniano.       


SCALA SANTA
- Appresso al detto Sancto Sanctorum in uno certo andito sono due sedie di porfido d' uno pezo, nelle quali quando il papa è creato di nuovo vi si pone a sedere » p. 571.  Le due catedre, una delle quali è al Vaticano nel Gabinetto delle Maschere, n. 439, altra al Louvre, sono intagliate non in porfido, ma in rosso antico. Ve ne era una terza di marmo bianco. Stavano nell'andito della cappella di s. Silvestro.
- Calice marmoreo in Sancta Sanctorum.
- Lo studio di restauro scoperto nel 1776 alle Mendicanti è legato col museo-giardino Silvestri-De Medici. Il cantiere della scala santa può avere relazione coi lavori del Vassalletto nel chiostro Lateranense del 1230 circa, o con quelli di Nicolao di Angelo di Paolo nel portico della stessa basilica del 1175 circa. Un cantiere pieno di marmi per uso di chiese e di chiostri fu trovato nel 1885 quando si tagliava l'orto dei Passionisti alla Scala Santa per lo sbocco del viale Emmanuele Filiberto in piazza di s. Giovanni. E delineato nella tav. XXII della Forma Urbis.


SOLIA THERMARVM 
 - « Sono ancora alcuni vasi di marmo nel cortile et piazza di santo Pietro et cosi dinanzi à santo Salvatore del lauro, dinanzi à san Eustachio, dinanzi al Panteo, dietro à santo Marco, dinanzi à santo Pietro in Vincola . . . oltre à ciò vi sono calici di marmo dinanzi à santa Maria Maggiore, dinanzi à Santi Apostoli, dinanzi à santa Cecilia in Trastevere, et infinite statue di marmo per tutta Roma trasformate in diverse cose », p. 184. Per rispetto alle quali cose annota il Ferrucci : « Li vasi che scrive 1' autore essere nel cortile di s. Pietro hora nò vi sono più; ma sono stati trasferiti in altri luoghi, solo vi si vede presso il portico il sepolcro che dicono essere di Ottone III senza alcuna inscrittione. La conca grade di granito eh'era dinazi s. Salvatore del Lauro, il signor card. Ferdinado de Medici la fece trasferire al suo giardino nel mote Pincio, ottenuta da signo. Orsini padroni del detto vaso .... la conca grande eh' era dinanzi à s. Pietro in Vincola (1' ebbe il medesimo) » . 


SS. APOSTOLI
SS APOSTOLI
- Stefano V, riedificando la basilica dei ss. Apostoli nell'SlG, « in conca porphyretica recondidit » i corpi di Eugenia, Claudia, e di XII martiri tratti dalle catacombe di via Latina, ed in altro simile labro le spoglie di s. Savino.
La conca di porfido naturalmente apparteneva a delle terme, i romani non le usavano per i defunti, anche perchè una conca, o vasca, valeva una fortuna  (Ficoroni, R. A., p. 191) .
- Un calice di grande pregio istorico e topografico, ma la stoltezza dei nostri tempi ci ha privato anche di questa bella memoria dei tempi passati, il celeberrimo « calii marmoreus " posto nell' atrio della vetusta basilica dei ss. Apostoli, e quivi descritto sin dagli anni 560-573 da Giovanni III.
« Via ubi est calix marmoreus, et lapis marmoreus magnus in gradibus eicavatus » cioè la scala del tempio del Sole.
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda un ossuario di Gaio Cesare in ss. Apostoli. 


SS. COSMA E DAMIANO sopra TEMPIO DEI DIOSCURI
- 1069 Papa Alessandro consacra la chiesa "ss. Cosmo et Damiani in vico aureo intra urbem Ravennantium scilicet Transtiberim" restaurata dall'abbate Odemondo. Chiesa e monastero occupano un suolo pieno di rovine di case private, con pavimenti di mosaico ed ornamenti marmorei.
- Secondo alcuni giace sopra il tempio della Pace, secondo altri, i più credibili, sopra un tempio dei Dioscuri.
1475 ricostruisce da' fondamenti ss. Cosma e Damiano in Mica Aurea usando marmi pagani.
Molte scoperte quivi fatte di recente sono rimaste inedite. La chiesa di Alessandro II era dove è oggi il refettorio dell'ospizio.
- La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda  gli ornati del templum sacrae Urbis in ss. Cosma e Damiano


SS. GIOVANNI E PAOLO sopra DOMUS ROMANA
- Prima del rinnovamento dei ss. Giovanni e Paolo per opera del card. Fabrizio Paolucci, nel 1725, si conservava in ima cappella in fondo alla chiesa altra urna preziosa. Benedetto XIII la trasferì all'altare grande, e toltene le reliquie di s. Saturnino, vi depose quelle dei santi titolari. L'urna, cioè un sarcofago romano, aveva prima contenuto parte delle spoglie dei martiri scillitani.
- Sallustio Peruzzi ha delineato nella Seh. jìor. 655 la pianta di un elegante ninfeo semicircolare, decorato all'iiigiro con colonne di mistio bellissimo il cui sito è determinato dalla seguente postilla: - questo lavacrio fu trovato passato il coliseo Marangoni, Mera, anfit. Flavio; andiue a sau Giovauui laterauo la prima vigna a la mau destra ". È possibile che si tratti del « nymphium sordium squalore foedatiim et màrmorum niiditate deforme » che Flavio Filippo prefetto della città « ad cultiim pristinum revocavit » sulla prima metà del sec. V. L'anonimo Einsiedlense dice di averne veduta l'iscrizione « intus Romae ": ma il Suarez ne ritrovò un frammento ai Ss. Giovanni e Paolo cioè nel sito istesso dove Sallustio Peruzzi dichiara aver tolta la pianta del ninfeo.


SS. NEREO E ACHILLEO
- Il ciborio della chiesa è sostenuto da quattro colonne antiche di marmo africano, cioè romane antiche.


SS. PROCESSO E MARTINIANO
- due colonne di porfido rosso dalle Terme di Traiano " et aliae diiae in altari ss. Processi et Martiniani in novo tempio visiintur


SS. QUARANTA sopra LUCUS FURINAE
- Scavi sotto Callisto II per la costruzione della chiesa dei ss. Quaranta (s. Pasquale Baylon) che occupa il sito dell' insula Bolaniana, CIL. VI, 67. Fu scoperta, forse, in questa occasione l'ara n. 422 indicante il sito del Lucus Furinae. Fra Giocondo copiò nel pavimento molte lapidi, alcune delle quali provenienti dal sepolcro di un Pomponius Atimetus.


SS. QUATTRO CORONATI sopra TEMPLUM CERERIS ET PRORPINAE
SEPVLCHRVM FAMILIAE CANINIAE
- 1550-1555. Di questa scoperta fatta prima del 1555 nella vigna Ercolani si parla nel Cod. Vai. 3439, f. 27, ma in modo assai confuso, e caratteristico degli imbrogli ligoriani. Vi sono due piante di edificio rotondo, che si affermano rappresentare una parte ipogea, e nna parte sopraterra. Questa seconda è intitolata « ichnographia templi plut. cereris proserp. in caelio monte Inter forraas et ecclesiam ss. 4... ordinis ionici apud quod sunt fons et sepulchrura familiae Caniniae ».
Più sotto dice che il preteso tempio di Plutone era « fabricatù sup. monum. Caniniae familiae » del quale si dà pure un abbozzo di pianta con la leggenda « Familiae Caniniae sepulchrum in monte caelio prope templù plutonis a via a caelio ad porta lateranensé prope templù plutonis a quo tempio in hoc sepulchrù ascendebatur in quo hoc epi- taphiù... ».
A me sembra che tutto queste, o falsificazioni, o alterazioni di verità abbiano per fondamento e punto di partenza la scoperta della insigne lapide CIL. tomo I, n. 1012; tomo VI, 2, 14338, la cui importanza dal punto di vista topografico non è stata sin qui apprezzata. Circa la metà del secolo, durante il soggiorno in Roma di Stefano Vinando Pighio (1547-1555), fu difatto scoperta « in monte Coelio propre templum sanctorum quattuor in vinca lulii Herculani . . . presso la porta Asiniana » una tavola di marmo, alta m. 0,75 lunga m. 1,05 con r iscrizione e poemetto di Caius Caninius Labeo, la cui alta anticliità affermata dal Buecheler [Anthol. epigr. lat. spec. I, n. 34) vien messa in dubbio dal Mommsen, tomo I, n. 1052.
- Questa parte del Celio, su cui sorgono la chiesa e il monastero dei ss. Quattro Coronati, fu largamente scavata nel secolo XVI. « Cavandosi innanzi ai ss. Quattro in certi canneti, si scopersero quantità di epitafi, tra i quali sentii dire, che ve ne era uno di Ponzio Pilato, ed appresso a questo luogo vi era ima vigna piena di frammenti di ligure, e opere di quadro accatastate ; e cavando il padrone vi scoperse molte calcare fatte da antichi e moderni; e credo che detti frammenti fossero ivi per farne calce ».
- Vacca, Mem. 12. « Ho veduto cavare da s. Stefano Rotondo sino allo spedale di s. Giovanni in Laterano e trovare molte stufe plebee e muri graticolati con alcuni condotti di piombo, e molte urne con ceneri » Id. Mem. 106. « Nelle vignie di santi. 4. si cavarono queste cornici Colone base e capitelli iùna gran cava co molte altre cose queste cornici girava in tondo lavorate di fora e drente bellissimi fogliami i suli fregi sono di tutta gradezza questi nienbri le cornici erano di questa misura lóge p. 12. o. 10 luna e p questo si coprède le corone giravano cosi. . . al presente sono minate e guaste " Gio : Alberti, Cod. Borgo s. Sepolcro, ce. 41' 42.
Anche Cherubino, fratello di Giovanni (ivi, tomoi, ce. 44' 49'), ha lasciato ricordo di marmi scavati « a sa. 4, i lavignia " cioè cornicioni, basi intagliate, e capitelli di maniera ionica, pilastri rettangoli coronati da capitello ionico composito, con isfingi alate, con le zampe nascoste nelle volute e le faccio rivolte ad una candeliera che occupa il mezzo della composizione.
- 1565 1 maggio. Il pontetìce Pio IV, avendo ordinato al cardinal Francese Gonzaga del titolo di s. Lorenzo in Lucina « arcus... quem Portugallie vocant, pahitio tituli et ecclesie s. Laurentii contigui roliquias conservare et conservare et fiilcire " e tenendo in memoria il fatto « in fronte dicti arcus duos sublimes columnas erigemlas esse - gli da licenza di prenderle nella cliiesa dei ss. Quattro ((|uas ex pluril»us maluerit). anche contro la volontà del titolare e legittimo, il cardinale Enrico, infante di Portogallo.
 Ora il Gonzaga, che doveva compiere il prospetto nord dell'arco, aggiungendo alle due colonne di verde, già in opera, la coppia dei ss. Quattro, nioii poclie settimane dopo aver ricevuto il motuproprio di Pio IV. e così il progetto non ebbe esedizione. Qualcuno, nondimeno, deve essersi approfittato della concessione pontificia,
perchè nella chiesa e nel monastero dei ss. Quattro non esistono più colonne di verde.
- Le due destinate all'arco stavano forse nella cappella interna, sul lato meridionale del chiostro, ove ancora ne rimangono i fulcri e gli abachi, negli angoli della crociera. Pio IV, del resto, conosceva assai bene la chiesa celimontana, avendola fatta risarcire a sue spese.
- Nel 1560 egli fece dono del monastero, un tempo abitato dai Camaldolesi, alle zitelle orfane di padre e di madre, già allogate nell' isola tiberina. Vedi Bull. com. tomo XXIV, a. 1896, p. 243.
- L'anno 1625, restaurandosi dal card. Millini la confessione dei ss. Quattro, furono scoperte quattro conche ben grandi, due di porfido, una di serpentino, una di metallo, nelle quali Leone IV e Pasquale II avevano riposto reliquie.Edificato sopra un tempio di Mitra.
-  La ricostruzione dei ss. Quattro, incendiata dai Normanni, incominciò nel 1109. Tre anni dopo Pasquale II "iussit cavare sub altare, quod prius combustum et confractum fuerat, et invenit duas concas, una ara porphireticam, et aliam ex proconnesso, in quibus erant recondita sacra corpora". Fra i marmi da lui adoperati si contano 16 colonne di granito bigio, e più centinaia di lapidi, intere o in pezzi, che servirono per aggiustare il pavimento. Gregorio e Petrolino pittori dipinsero la conca dell' abside: ed io ricordo questa notizia (dal Bull. Crist. 1891, p. 93) perchè il nome di Petrolino si leggeva pure nella tribuna di s. Stefano del Cacce, indizio di altro lavoro di Pasquale II in terreno strettamente archeologico.
- Vasto museo lapidario cemeteriale dei ss. Quattro, per le depredazioni delle lapidi, fu il primo in Roma studiato dal De Rossi.
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda una cornice intagliata in ss. Quattro Coronati. 1528.


SS. SERGIO E BACCO
- ECCLESIAE VRBIS. Sixtus pp. rinnova la chiesa di s. Sergio e Bacco facendo largo uso di materiali antichi. La Chiesa fu ricordata nel 796 da papa Leone III come "Oratium sanctorum Sergi et Bacchi quod ponitur in Calinico". Un antico manoscritto greco, la "Passio antiquior Ss. Sergii et Bacchi" descrive Sergio come "dolce compagno e amante" di Bacco. il che, unito al fatto che vennero costretti a sfilare vestiti da donna, dette il sospetto si trattasse di due omosessuali.


SS. SIMONE E GILDA
- Due colonne romane di porfido rosso cavate dalle Terme di Traiano "quarum duae hodie in altari ss. Simonis et Jiidae"


SS. TRINITA' DE PELLEGRINI
- Calice marmoreo in ecclesia s. Benedicti in platea Tagliacotii reg. Arenulae (la Trinità de' pellegrini).



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