I MERCATI ROMANI




L'AGORA' GRECA

Il Mercato alle origini in Grecia nacque con la piazza, e quindi mercato scoperto nel centro del primitivo accampamento di capanne, e poi nell'incrocio principale ove convergevano le poche strade del villaggio arcaico. La pizza principale veniva chiamata agorà, una piazza circondata da edifici vari e variamente disposti senza un'organizzazione urbanistica.

L’Agorà non era mercato e pure fiera dove si vendeva il bestiame, ma con zone riservate al tipo di merce venduta; c’era la zona per i venditori di bestiame, di pentole, di attrezzi agricoli,  di pettini, e poi i venditori di derrate alimentari, come cereali, carni, formaggi, vino, olio e così via, ma soprattutto vi è la divisione, come riferisce Aristotele, tra il mercato degli alimenti e quello generico.

Poi c'erano i banchieri, coi banchi carichi di monete, di pegni e di registri.  Seguivano i venditori ambulanti su banchetti improvvisati con tele, borse, cinture, sandali e così via. Ma non mancavano nella piazza le botteghe vere e proprie, con gioiellieri, profumieri, barbieri e medici.

L’agorà di Priene ad esempio si sviluppa, appunto come nelle città medievali, in due piazze diversamente calibrate, la maggiore, rettangolare e circondata da portici continui, è destinata al mercato generico che si svolge attorno all’altare centrale, la minore, pure rettangolare ma delimitata da botteghe, è riservata al mercato del pesce e della carne, entrambe le piazze-mercato mancano del lato settentrionale, cosicchè si aprono sulla via che le unisce. Da qui prese spunto il mercato romano.



MERCATO ROMANO

Come nel mondo greco il mercato romano si sviluppa sull’agorà, e cioè con il centro cittadino, che all'inizio  non si distingue dal Forum. Il Foro romano infatti, nel periodo repubblicano, appare costituito in gran parte da tabernae, e cioè botteghe per la vendita delle merci.

Il Foro Romano in epoca arcaica veniva utilizzato per i giochi atletici e a fini commerciali. Tuttavia con lo sviluppo della società dell'antica Roma, il foro divenne un centro politico ed economico. La Curia, sede del Senato e il tempio di Saturno, sede dell'Erario pubblico, curavano questi aspetti. Con la crescita di Roma crebbe anche il Foro Romano, come uffici e centro politico prima dell’Urbe e poi dell’Impero, i nuovi edifici monumentali si sostituirono alle tabernae che si dislocarono in vari luoghi della città, sempre chiamati Fori, destinati a mercati specializzati.

Si distinguono così il Forum Vinarium, Forum Piscarium,  Forum Olitorium, Forum Cuppedinis, Forum  Suarium, Forum Bovarium.

Se la piazza del mercato è sia greca che romana, il mercato coperto, cioè l'edificio specifico alla vendita dei prodotti alimentari è solo romano e nasce nel primo quarto del II sec. a.c.. Infatti nel 179 a.c. sorgeva a Roma il primo supermarket, un edificio destinato a concentrare tutti i mercati cittadini sul luogo stesso ove, nel 210 a.c. era stato distrutto dal fuoco il Forum Piscarium.

Il nuovo edificio fu designato con il nome di Macellum, che oggi indica solo il mattatoio. Il primo Macellum, demolito probabilmente dopo un secolo e mezzo di funzionamento, fu sostituito, in epoca augustea, dal Macellum Liviae costruito sull’Esquilino, al quale si aggiunsero, sotto Nerone, il Macellum Magnum edificato sul Celio, e sotto Traiano i Mercati Traianei presso il Foro.

Dall’Urbe i macella si diffusero nelle province, fin nei municipi lontani: dal mercato coperto di Pompei e da quello di Alatri a quelli di Rimini e di Isernia, dal mercato di Eclano a quelli di Corfinio e di Mantinea in Grecia, dal grandioso macellum di Pozzuoli noto come “ Tempio di Serapide” ai mercati africani di Leptis Magna e di Thamugadi.


DESCRIZIONE

Mentre le botteghe del mercato seguono le associazioni e si susseguono liberamente al piano terreno delle case poste lungo le vie, gli edifici dei più antichi mercati romani avevano un unico tipo edilizio: un quadriportico rettangolare, sotto il quale si allineano le tabernae, che include uno spazio scoperto, un cortile-piazza interna, in mezzo a cui sorge, con carattere sacrale, la tholus macelli o l’ara sacrificale o anche, come nell’angusteo macellum Liviae, una fontana, forse di acqua sacra.

A questi tipo appartiene il mercato coperto di Pompei del I sec.,  nell’angolo nord-est del foro, dal quale si apre l’accesso principale, altri due ingressi secondari e non simmetrici si aprono nel muro d’ambito meridionale e in quello settentrionale.
Il recinto rettangolare non è porticato e include un’area scoperta con dodici piedistalli delle colonne che reggevano una copertura, probabilmente displuviata, formando un'edicola sacra.
Due grandi ambienti destinati al culto si aprono sul lato orientale, nel quale è pure ricavata la pescheria denunziata dai banchi inclinati.
Sugli altri tre lati si allineano le botteghe, aperte verso l’interno quelle del lato sud, verso l’esterno quelle dei lati settentrionale e occidentale, per evitare una eccessiva insolazione nociva alla conservazione delle derrate. Le pareti poi erano riccamente decorate da pitture in parte mitiche in parte riproducenti le merci esposte.

Completamente diversi i mercati traianei, costruiti sulle pendici del Quirinale e confinanti con il foro di Traiano.
Dovendo accogliere un gran numero di botteghe, di ambulacri, uffici e perfino una basilica, in uno spazio piuttosto esiguo e scosceso, si rimediò egregiamente con la grande esedra, gli archi laterizi e le volte in conglomerato.

Dali scavi di Pompei,di Ostia e dei mercati traianei hanno rivelato gli elementi della taberna, termine derivato da tabula (tavolo), cioè il banco di vendita, che consiste in un piccolo locale a piano terreno con grande apertura sulla via e un ammezzato superiore al quale si accede per una scala di legno, dall’ammezzato sporge un balcone o una tettuccio, pergula, a protezione dalle intemperie.

Il banco che era di legno o in muratura, posto ad angolo retto, in modo che un lato fronteggi la via e l’altro fronteggi i compratori, con speciali gradini per l’esposizione delle merci. Questa disposizione resterà per tutto il medioevo e oltre. I banchi delle “cauponae” (osterie) e quelli dei “thermopolii” (odierni bar) dispongono anche di dolia fittili murati o interrati e di fornelli. L’apertura della bottega sulla via è generalmente, almeno a Pompei, scarna nel portale ma spesso adorna di pitture allusive, più raramente di rilievi, detti “insigna”.

Delle suppellettili interne si sa molto grazie alle pitture pompeiane, ora al Museo di Napoli, riproducenti gli interni di una calzoleria e di una farmacia. Oltre a mensole lignee poste su pioli immurati, si usavano armadi anche finemente lavorati e decorati con finiture di bronzo. La chiusura esterna aveva un battente girevole che, non occupando l’intero vano, si saldava ad una serie di assi verticali posti in apposite scanalature praticate nella soglia e nell’architrave e, infine, si agganciavano reciprocamente all’interno. Invece all’esterno erano garantite da sbarre metalliche, si che le fa definire da Giovenale “catenatae tabernae”.



FORO VENALE

Il Foro Venale (in latino: forum (rerum) venalium) era una mercato dedicato ai vari generi alimentari nell'antica Roma durante la Repubblica e l'Impero. Erano Foro Venale il Foro Boario, il Foro Olitorio, il Foro Piscario, il Forum Cuppedinis, il Foro Vinario. Questi fori erano estensioni del Foro Romano, e comprendevano strutture apposite per i commercianti, edificate sia in epoca repubblicana che imperiale. I vari Fori Venali avevano dimensioni ridotte, se paragonati con i più grandi fori civili. Basti pensare agli espropri e acquisti di terreno per il Foro voluto da Giulio Cesare o i poderosi lavori di sbancamento della sella montuosa che collegava il Quirinale con il Campidoglio per la realizzazione del Foro di Traiano.



FORO BOARIO

Il Foro Boario, Forum Boarium o Bovarium, era un'area dell'antica Roma, un tempo zona paludosa lungo la riva sinistra del fiume Tevere, tra Campidoglio e Aventino, poi bonificata dall'azione della Cloaca Massima. Lo stesso nome era attribuito anche ad una piazza in quest'area, in cui si teneva il mercato del bestiame. Nei suoi pressi era pure presente una località dove venivano ammassate grandi quantità di sale (le Salinae), provenienti dalla foce.

I limiti dell'area erano compresi tra il Circo Massimo a sud-est, il Velabro a nord est, con l'arco degli Argentari, porta monumentale di accesso all'area, il vicus Iugarius, alle pendici del Campidoglio a nord, il Tevere a ovest e l'Aventino a sud.

L'area era divisa tra le regioni augustee VIII (Forum Romanum) e XI (Circus Maximus).
Si trattava dell'area di mercato (emporio) della città arcaica, collocata nel punto in cui confluivano i percorsi che percorrevano la valle del Tevere e quelli tra Etruria e Campania, i quali in origine superavano il fiume in corrispondenza del guado dell'Isola Tiberina. Era frequentata da mercanti greci già all'epoca della fondazione della città, metà dell'VIII sec. a.c.
La parte centrale di questa lunga fascia che si affacciava sul Tevere era formata dal Velabro, dove sorgono attualmente l'Arco Quadrifronte e le chiese di S. Giorgio e S. Teodoro. In questo punto il terreno si abbassava notevolmente e, a causa delle acque provenienti dal vicino Foro Romano e delle piene del Tevere, per alcuni mesi dell'anno tutta la zona si trasformava in una palude.

La riva del fiume costituiva il porto fluviale di Roma (portus Tiberinus), che come tutta l'area, aperta agli stranieri, era considerata esterna al perimetro della città e si trovava al di fuori delle mura più antiche. Vi aveva sede un antichissimo santuario, l'Ara massima di Ercole.
Nel 387 a.c., con la costruzione delle mura repubblicane (cosiddette "Serviane") a blocchi di tufo, la zona del Foro Boario viene compresa nella nuova cinta urbana che in questo punto correva parallelamente al fiume.
In età regia il guado venne sostituito dal ponte Sublicio, in legno, ad opera di Anco Marzio. Sotto Servio Tullio,  nel Foro Boario venne sistemato un secondo grande santuario, dedicato alla Fortuna e alla Mater Matuta, i cui resti sono stati rinvenuti negli scavi dell'area sacra di Sant'Omobono.

Verso la fine del III secolo a.c., allo scopo di limitare i danni causati dalle piene del fiume, tutta la zona del Velabro venne rialzata con un grande terrapieno. A causa di questi lavori vengono ricostruiti i principali templi della zona (tempio della Fortuna e della Mater Matuta, Ara Massima di Ercole, tempio di Portuno ecc.) che sorgevano nell'area fin dai tempi più antichi.

Nell'area era collocata una statua in bronzo dorato raffigurante un toro, che ne costituiva il simbolo: la scultura proveniva dalla conquista di Egina contro la lega Achea, ad opera del console Publio Sulpicio Galba Massimo nel 210 a.c.

Il Foro Boario era frequentemente preda di incendi, come negli anni 213, 203 e 196 a.c., mentre la vicinanza al Tevere lo esponeva alle alluvioni. Oltre agli antichissimi santuari dell'Ara Massima di Ercole e della Fortuna e della Mater Matuta, vi erano collocati il tempio di Portuno e il tempio di Ercole Vincitore.

A partire dal II secolo a.c. le strutture portuali furono spostate più a valle, sotto l'Aventino (Emporium), mentre l'area viene progressivamente occupata da abitazioni private e insulae. Le attività commerciali, tuttavia proseguivano e nel IV secolo d.c. venne costruito il cosiddetto arco di Giano per ospitarle.



FORO OLITORIO

Il Foro Olitorio (Forum Holitorium) era posizionato alle pendici del Campidoglio, tra il Teatro di Marcello e il Foro Boario, fin dalle origini mercato della verdura e della frutta. Questi prodotti, ancor più della carne, occupavano il primo posto nell’alimentazione dei romani, soprattutto per i cereali.

Prima della completa urbanizzazione della zona, l’area di mercato comprendeva l’ampia pianura situata tra il Campidoglio e il Tevere che si estendeva dal Vico Iugario, presso la cosiddetta area sacra di S. Omobono, al Campo Marzio.
In età repubblicana i vennero edificati tre templi che limitarono l'estensione del mercato, che probabilmente doveva arrivare fino al Tevere. Questi templi fanno oggi parte della struttura della chiesa di San Nicola in Carcere, della cui esistenza si hanno le prime notizie nel XI secolo nel Liber Pontificalis.

All’inizio dell’impero, il mercato degli ortaggi divenne una piazza monumentale, delimitata a sud e a est dagli impianti commerciali situati sotto le pendici del Campidoglio e nel vicino Foro Boario; a nord dai templi di Bellona, di Apollo e dal teatro di Marcello, e a ovest dai tre templi di S. Nicola in Carcere (Giano, Giunone Sospita e Spes) che separavano la piazza dagli impianti portuali situati lungo la sponda del fiume. Il Foro Olitorio era attraversato da varie strade, due delle quali univano la piazza con il Foro Boario e il Campo Marzio, mentre una terza (il Vico Iugario), la collegava col vicino Foro Romano


Tempio di Giano

Il tempio di Giano era quello situato sulla destra e il più vicino al Teatro di Marcello. Costruito durante la prima guerra punica, con colonne su tre lati in tufo rivestite di stucco su basso podio sagomato.


Tempio di Spes

Il tempio della Speranza era invece situato alla sinistra, in opposizione al tempio di Giano. Fu anch'esso costruito ai tempi della prima guerra punica, di ordine dorico con sei colonne sul fronte e undici sul lato lungo. Il tempio era fatto di pietra, e le colonne ricoperte di stucco per simulare l'aspetto del marmo. Ne restano sei colonne con architrave inglobate nel fianco sinistro della chiesa.


Tempio di Giunone Sospita

Il tempio di Giunone Sospita era situato tra il tempio della Speranza e quello di Giano, dove attualmente sorge la chiesa, che si stabilì sulle sue rovine verso la fine del I millennio. Costruito verso il 195 a.c. di ordine ionico con tre file di sei colonne sul lato anteriore, due file di sei colonne sul lato posteriore e undici sul lato lungo. Una gradinata, utilizzata ancora oggi per entrare nella chiesa, conduceva al pronao del tempio. Era il più grande dei tre templi. Ne restano il basamento, visitabile all'interno della chiesa, e tre colonne inglobate dalla facciata di cui una priva di capitello.


Tempio della Pietas

Esisteva un quarto tempio, situato di fianco al tempio di Giano, che venne distrutto durante i lavori di costruzione del teatro di Marcello. Venne costruito da Manio Acilio Glabrione, console nel 191 a.c. Il tempio era anche luogo di culto di Diana.

Anche quando le attività mercantili collegate al commercio degli ortaggi saranno in gran parte cessate, il Foro Olitorio resterà un luogo intensamente frequentato. per le rappresentazioni nei vicini teatri o alla folla che accorreva alle grandi aste pubbliche che si svolgevano nella piazza, o che assisteva alla pompa dei cortei trionfali che attraversavano il Foro Olitorio provenendo dal vicino Portico di Ottavia.



FORUM PISCARIUS

Il Foro Piscario (Forum Piscarium secondo Varrone e Plauto, Forum Piscatorium secondo Livio) era un'area il mercato del pesce. Si trovava a nord del Foro Romano, tra la Via Sacra e l'Argileto. Le lastre marmoree dove il pesce era venduto sono visibili su entrambi i lati della strada.

Andato distrutto in un incendio nel 210 a.c., venne ricostruito l'anno seguente. Nel 179 a.c. venne incorporato nel Macellum, grande mercato della Subura, costruito da Marco Fulvio Nobiliore nella stessa area, sul lato nord-est della Basilica Emilia.

Nel Medioevo, il mercato del pesce venne spostato vicino al Foro Romano, ormai completamente abbandonato, tra le rovine del Portico d'Ottavia, e vi rimase sino alla fine dell'Ottocento, divenendo uno dei luoghi più pittoreschi di Roma.



FORUM CUPPEDINIS

Era il mercato delle delizie, posto, come cita Varrone, tra la via Sacra e l'Argileto. Insieme ad altri mercati di diverso tipo, venne incorporato nel Macellum di Fulvius Nobilior nel 179 a.c.. In Symmachus questo mercato è chiamato Forum Cupedinarium.

Il suo nome secondo alcuni deriva da due celebri ladri, Numerio Equizio Cupedine e Romanio Macello, che abitavano nel sito, che vennero esiliati e spogliati di ogni bene, ma in realtà il nome veniva dal termine Cupedi, cioè bevande scelte, del resto i romani non avrebbero mai intitolato un luogo commerciale a due ladri, perchè disdicevole e di malaugurio.

Per alcuni qui si vendevano gioielli, invece la vendita riguardava prelibatezze, cioè confetterie, pasticcerie, arrosterie, erbe particolari e cibi cotti. Varrone informa che in questo mercato si vendesse anche il propoli, prodotto dalle api.



FORUM SUARIUM

Vasi:
"Si situa comunemente il foro Suario vicino alla Chiesa di S. Croce dei Lucchesi, per essere stata questa denominata anticamente S. Niccolò in Porcis o Porcillibus dall'uso che ivi ancora si conservava di vendere i porci. In tale località questo foro si trovava a sinistra delle suddette grandi scale che mettevano sull'alto del Quirinale."

Il Forum Suarium era un Forum Venalium, il mercato dei maiali, menzionato in due iscrizioni del 200 d.c. e in alcuni documenti più tardi. "I majali vanno a raccogliersi nel Forum suarium".

Ma non si vendevano solo maiali ma anche i loro prodotti, dal lardo ai salumi e alle spazzole e pennelli fatti con le setole del maiale.

Il Forum si trovava nella VII regio, vicino alle baracche delle cohortes urbanae, poste nella parte nord del Campo Marzio, non lontano dai Castra Urbana, probabilmente sotto l'attuale via di Propaganda Fides, vicino piazza SS. Apostoli, amministrato dal prefetto e dai suoi ufficiali.

L'imperatore Aureliano adoperò il Forum Suarium per distribuire al popolo bisognoso, oltre alle solite derrate di grano ed olio, le porzioni di carni di maiale provenienti da Campania, Sannio e Lucania.



FORUM ARCHEMORIUM o ARCHEMONIUM

Si sa che era posto sulla via Lata, secondo alcuni era lo stesso Forum Suarium ma sembra poco probabile, risulta invece fosse posto non distante da questo. Era questo il Forum dove solevano riunirsi i mercanti greci che vendevano in detto mercato le loro merci, inclusi i manufatti come vasi, statue, specchi, pettini, anfore e anforette e così via.



FORUM LANARIUM

Certamente connesso all'inizio solo alla vendita delle pecore, commercio fiorente e prima forma di ricchezza per il pastore delle campagne romane, del resto la parola Pecunia, cioè denaro, viene da pecus, pecora, ma pure della lana e dei prodotti tessili, cioè le stoffe, dapprima solo di lana, poi estesa a lini e cotoni. 

Sembra che in questo mercato si offrisse anche la stiratura delle vesti, che una volta stirate attraverso una pressa con vite in legno, venivano sistemate su mensole di legno affisse alle pareti in attesa del ritiro.



FORUM CAPRARIUM

Da qualche anno sono stati aperti al pubblico gli scavi adiacenti alla famosa Fontana di Trevi, un caseggiato romano probabilmente modificato nel IV secolo riutilizzando costruzioni precedenti, che sorgeva nella zona del Vicus Caprarius che in epoca remota era interessato da una piccola palude.

Nelle immediate vicinanze del Vicus probabilmente c'era anche un luogo di culto chiamato "aedicula Capraria". Oltre alla parte muraria dell'insula romana è visitabile anche un e antiquarium con statue, terracotte, frammenti di mosaici e soprattutto una raccolta di monete romane raggruppate per valore ritrovate negli strati più profondi. Questo ultimo ritrovamento, nonchè il sistema divisionario delle monete suggerisce che in prossimità vi fosse il mercato caprario, o Forum Caprarium, il mercato di bestiame romano dove si vendevano le capre e i loro prodotti di latte, formaggio e lana.



FORUM PISTORIUM

Era il mercato della pizza e del pane, situato accanto ai Granai di Galba, situato lungo la riva del Tevere, non lontano dal mercato dei legumi.

I romani avevano molti tipi sia di pizza, realizzata con infarcimenti diversi, che di pani, con cotture e pure con cereali diversi.



FORUM VINARIUM

Si conosce solo attraverso la dicitura "argentarii de foro vinario" che compare in quattro iscrizioni, del resto sarebbe stato strano che i romani, grandi apprezzatori di vini, non avessero un apposito mercato di tale merce, tanto più che esisteva il Portus Vinarius dove se ne effettuava il carico e lo scarico. Sembra fosse locato accanto all'Emporium.



MACELLUM LIVIAE

Un grande mercato fatto costruire da Augusto che lo fece intitolare alla moglie Livia, per altri invece dedicato a sua madre da Tiberio nel 7 a.c. è riportato nella mappa severiana, conserva alcune rovine fuori della porta Esquilina, un'area aperta, di m 80 x 25, costruita in mattoni e opus reticulatum, parallela alle mura Serviane, che in parte coincidevano col suo perimetro. La piazza era circondata da un porticato sotto cui si aprivano le botteghe con merci di diversi tipi. Venne in seguito restaurato dagli imperatori Valentiniano, Valente e Graziano, come indica un'epigrafe. Sembra che la parte sud dell'area sia stata invasa dalle abitazioni private dall'inizio del II sec. d.c. Posta sull'Esquilino nella regione V, fu denominata anche Macellum Magnum, ma per altri, e probabilmente con più esattezza, il Macellum Magnum era quello di Nerone.

Sotto la Basilica di Santa Maria Maggiore, a 6 m di profondità,  sono stati rinvenuti dei ricchi locali rivestiti con marmi, in seguito restaurati con pittura a finto marmo, ma pure con affreschi, di cui notevoli alcuni raffiguranti i lavori agricoli relativi ai vari mesi dell'anno, un tema indubbiamente molto adatto a un mercato di derrate alimentari, per cui si è ritenuto, da parte di alcuni studiosi, di aver scoperto una parte del mercato di Livia, o Macellum Liviae. resta il fatto che le grandi dimensioni degli affreschi fanno pensare ad un edificio pubblico più che a un'abitazione privata.



MACELLUM MAGNUM

Il Macellum Magnum era un antico centro commerciale romano. Venne fatto costruire da Nerone, un grande edificio a due piani, con una grande cupola di poco inferiore a quella del Pantheon. La struttura fu opera di due architetti che Tacito definisce geniali, Severus e Celer, gli architetti preferiti di Nerone. 

Al piano terreno c'erano le stalle con i commerci del bestiame, poi i banchi del pesce, quelli per le carni e quelli per i prodotti dei campi, dai cereali agli ortaggi e alla frutta. Un sacello votivo dedicato a Cerere assicurava poi l'abbondanza e il benessere. Al secondo piano  c'erano le botteghe di banchieri, i cosiddetti argentieri, i cambiavalute e i commercianti in beni di lusso. 

Il Macellum Magnum compare su alcuni dupondi e sesterzi di Nerone ove possiamo ammirare una struttura porticata molto elegante, sormontata da un’alta cupola. La struttura risulta abbellita da numerose statue tra cui una di Nerone al culmine della scalinata d’ingresso. Molti studiosi ritengono che la chiesa di San Stefano Rotondo sorga sulle fondamenta del mercato di Nerone e in parte ne riprenda le forme.



VELABRUM

Il Velabro (in latino Velabrum) era un'area pianeggiante dell'antica città di Roma, situata tra il fiume Tevere e il Foro Romano, tra i colli del Campidoglio e del Palatino, contigua al Foro Boario e al vicus Tuscus, la via che partendo dal Foro Romano costeggiava le pendici del Palatino verso il Circo Massimo.

L'etimologia è incerta: Varrone la riferiva a vehere ("trasportare") o a velaturam facere ("traghettare"), mentre Sesto Pompeo Festo alla ventilazione del grano e Plutarco all'uso di coprire con vele il percorso del corteo trionfale, che comprendeva anche il Velabro.

Qui prosperarono le attività commerciali di banchieri e cambiavalute, ma anche legate al settore alimentare, mentre sul vicino vicus Tuscus erano presenti mercanti di stoffe e di abiti.
In epoca tardo antica al limite verso il Foro Boario sorse l'arco di Giano, identificato come l'arcus divi Constantini citato nel Velabro dai Cataloghi Regionari.
La zona mantenne la sua funzione commerciale fino al VI sec., quando una devastante alluvione del Tevere ricordata nel 589 dovette rialzare il livello del terreno seppellendo tutto. In seguito vi si insediarono istituzioni ecclesiastiche, come le chiese di San Teodoro e di San Giorgio in Velabro. Il suo nome venne all'epoca modificato in Velum Aureum e tale rimase per tutto il medioevo.




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