VIA CLODIA



VIA CLODIA  PRESSO PORTA ROMANA - SATURNIA
Il nome deriva verosimilmente dal nome del magistrato, ma non sappiamo esattamente chi fosse,
forse un magistrato romano della "gens" Caudia (o Clodia) che verso la fine del III secolo a.c. curò il rifacimento di diverse altre strade preesistenti. Andava da Roma alla Toscana formando un percorso con la Cassia. Univa Roma a Saturnia, nella bassa Toscana. Mentre l'Aurelia e la Cassia erano destinate agli spostamenti di truppe su lunghe distanze, la via Clodia era una via di corto raggio, che serviva agli scambi commerciali con le colonie etrusche.

La via Clodia partiva da ponte Milvio e fino al X miglio (La Storta) era un tutt’uno con la Cassia, si dirigeva verso il lago Sabatino, attraversava il centro di Forum Clodii (forse odierna S. Liberato), il territorio di Manziana, poi procedeva a nord passando nei pressi di Barbarano Romano e di Blera. Dopo aver percorso la zona di Vetralla, si dirigeva verso Norchia e raggiungeva Tuscania. Questa via pubblica era denominata “via delle terme”, sia perché giungeva in diverse località termali, sia perché si pensava terminasse a Saturnia. 

La sua importanza è dovuta al fatto che poneva in collegamento le due vie maggiori: l'Aurelia che percorreva la costa tirrenica e la Cassia che passava nell'entroterra. La via Clodia aveva un percorso comune con la via Cassia fino alla località "La Storta" proseguendo verso nord aggirando ad ovest il lago di Bracciano dal versante ovest mentre la Cassia piegava ad est. Aveva una larghezza quasi costante di circa 4 m, consentendo il passaggio di due carri.

La maggior parte degli studiosi ritiene fosse una via costruita dai Romani su un tracciato etrusco preesistente (tra Pitigliano, Sorano e Sovana ricalcava il percorso delle preesistenti Vie Cave etrusche), comunque si può parlare di via Clodia già alla fine del III secolo a.c.. Infatti è dopo la definitiva sottomissione delle grandi città etrusche, Veio (396 a.c.), Tarquinia (281 a.c.), Vulci (280 a.c.), Cerveteri (273 a.c.) e Volsinii (265 a.c.), che la via Clodia venne ampliata e lastricata nel 225 a.c.

TUSCANIA
Essendo stata individuata solo a tratti, ad oggi non si conosce l’esatto tracciato e non è escluso che avesse diramazioni o diverticoli che collegavano i centri dell’Etruria meridionale e le principali arterie tra loro. La strada preesistente fu probabilmente utilizzata come via di penetrazione e conquista dell'Etruria da parte dell'esercito romano, conquista iniziata nel 310 a.c. La via non sembra aver mai avuto un traffico intenso, ma unicamente di collegamento di Roma con i centri dell'Etruria interna nord-occidentale.

Il tratto tra Bracciano ed Oriolo Romano presenta un rettilineo in cui si individuano i basoli ormai divelti. Alcuni tratti basolati emergono nei territori di Tuscania, Oriolo Romano, Vejano e Blera. La strada odierna che più ricalca il percorso della Clodia è la Claudia Braccianese, che si dirama dalla Cassia all’altezza di La Storta. La realizzazione romana fu probabilmente del III secolo a.c., a seguito della conquista del territorio. Tra il 273 e il 225 a.c. si ebbero tre magistrati di nome Claudius Canina, Claudius Russus e Claudius Centho, e ognuno potrebbe essere quello che ha dato nome alla strada.



LE MANSIONES

Le mansiones indicate dalla Tabula Peutingeriana lungo la Clodia, a partire dal distacco dalla Cassia, erano:

- Sextum - 
Nell'attuale zona La Storta, da dove la via Clodia si separava dalla via Cassia con un'antica stazione di posta di cavalli situata su una curva della via Cassia al XVII Km. La Storta "nacque per motivi pratici essendo alla giusta distanza da Roma per la prima e l'ultima tappa di un viaggio: collocata inoltre alla confluenza di varie strade come la Braccianese, la Formellese, oggi, e un tempo la Trionfale, e la Veientana.

Sextum è documentata già nel 380 d.c. su una lapide, sotto gli imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio quando fu costruito lo Stabulum (stalla) per il ricovero degli animali. Era comunque già hospitium per i viaggiatori, quando Ottaviano trasformò le rovine della vicina Veio in Municipio, nel I sec. a.c., dando impulso ai commerci e alla trasmissione dei messaggi.

IL PONTE DEL DIAVOLO (molti ponti antichi ebbero questo nome dal cristianesimo)

- Careias (Galeria) - 
Avamposto di guardia etrusco per i territori meridionali, tra Veio e Cerveteri. Fu poi conquistato dai romani, venne probabilmente abbandonata nel corso delle invasioni germaniche.

ad Nonas -
Presso Vigna di Valle.

Forum Clodii -
Presso San Liberato di Bracciano, era una stazione di posta sulla Via Clodia, a circa 23 miglia a nord-ovest di Roma, sul lato occidentale del "Lago Sabatino" (Lago di Bracciano), e collegato alla Via Cassia a Vacanae (Baccano) da un ramo della strada che corre nel lato nord del lago in direzione di Trevignano Romano. Lungo lo stesso tracciato stradale (SP. Settevene-Palo) si può ammirare l'antico Vicus Aurelii (oggi Vicarello).

- Olera -
L'antica città di Blera.

- Marta -
Sul lago di Bolsena. Il nome Marta compare nella Tavola Peutingeriana come una stazione della via Clodia e se ne precisa la distanza da Tuscania in 9 miglia, l'attuale distanza Marta-Tuscania.

GALERIA
- Tuscana -
Tuscania.

- Maternum -
Forse Canino o Ischia di Castro.

- Saturnia -
Con le famose terme tutt'oggi in uso.

Oltre Saturnia il percorso con ogni probabilità si dirigeva verso mare, per congiungersi all’Aurelia nella zona di Cosa (Ansedonia), ma aldilà di Tuscania il percorso originario è praticamente sconosciuto. Da quel che si sa, quindi, la Clodia univa i centri dell’entroterra di Caere e Tarquinia: una via di interesse locale, posta tra la Cassia e l’Aurelia, le grandi vie di traversamento a lungo percorso. 

I romani ebbero sempre grandi interessi allo sviluppo delle località poste sulle sorgenti minerali e termali, quali l’acqua Claudia presso Bracciano, Aquae Apollinaris Veteres (Bagni di Stigliano) e Novae (Terme di Vicarello), edificandovi bellissime terme.

In età imperiale ebbe a decadere per via della mancanza di manutenzione, come tutte le strade dell'impero, Al momento della suddivisione tra Tuscia Langobardorum e Tuscia Romanorum la Clodia divenne elemento divisorio, rimanendo ai romano-bizantini la zona costiera.



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