LA TOPIA DEI ROMANI



GIARDINO DI LIVIA


Utopia fu un nome coniato da Thomas More nel 1516, con le voci greche ū ‘non’ e tópos ‘luogo’; quindi “luogo che non esiste”. E' come l'isola che non c'è. Qualcosa di inattuabile che può essere solo sognato.

La Topia invece è il luogo che esiste ma bisogna darsi da fare per realizzarlo. Esso può essere non sognato ma ideato.
La Topìa è quel desiderio di un'atmosfera e di un luogo che esprima quella parte viva, frizzante, armoniosa e perfino estatica di noi, che di solito si perde nei meandri del quotidiano coi suoi affanni, nei doveri e nelle necessità della vita.

I Romani questa Topia la sentivano e cercavano di riprodurla,  a Roma, nei luoghi di villeggiatura, nelle ville extraurbane, negli affreschi, nelle statue, nei mosaici, e pure nell'architettura. Sembra difficile rappresentare la Topìa nell'architettura, eppure i romani lo fecero, come lo fecero, molto più tardi il Piranesi che vi attinse a piene mani, e pure Escher.

La Topìa è libertà dagli schemi, dove può collocarsi anche l'assurdo, ma un assurdo vivibile, che ha il suo lato estetico e ludico, come il pavimento che sembra a cubi in rilievo.

Questo è un pavimento di Pompei, e a fianco un pavimento di Esher:




Ecco qui sotto un esempio di pittura che illustra bene il prototipo degli edifici descritto da Vitruvio. Può essere Ercolano, o Pompei, o  qualsiasi altro luogo: è un edificio tipo ma può benissimo essere un decoro di teatro come suggerisce il sipario alla sommità dell'immagine.

Un edificio con portale elaborato, arricchito di colonne marmoree e sormontato da un prezioso architrave elaborato, da cui pendono oscillum e serti di alloro. Sopra l'architrave statue di bronzo e sotto pannelli, nuove colonne, altre porte con altri architravi con dipinti e stucchi.



TOPIA E UTOPIA

PITTURA POMPEIANA
Questa è la "topia" romana, che è il contrario dell'utopia, il termine che verrà coniato molto più tardi.

Infatti mentre la "topia" è il "luogo", l'"utopia" è il "non luogo".

Nelle Bucoliche virgiliane vi era la Topìa che  tornerà nella poesia dell'Arcadia rinascimentale.

Il tema della Topia, il mondo dove è bello vivere perchè è naturale e senza odio, dove non ci sono ricchi e poveri, dove la guerra è sconosciuta, dove si lavora giocando e si crea l'arte per divertirsi è insito nella parte migliore dell'umanità.

Un mondo dove regna l'armonia è un mondo dove la ragione si unisce ai sentimenti partorendo la fantasia che crea.

Diverso dall'utopia che è un sogno di felicità raggiungibile attraverso un ordine e un'organizzazione perfetta. Ma l'ordine e la precisione assolute non cercano tanto la felicità quanto la cessazione dell'angoscia e quel che accade nelle persone accade nei popoli.

Vi sono periodi in cui un popolo esprime leggerezza e creatività, per poi volgersi a un clima di pesantezza e di moralismi, per poi volgersi alla ragione che rifiuta i moralismi, fino a scadere poi nella cessazione dei sentimenti. Per poi magari abbandonarsi al romanticismo, magari privo di razionalità, per poi magari tornare alla fusione di razionalità e sentimenti con la ricerca della Topìa.

GIARDINO DI LIVIA
Dunque l'utopia è il luogo ideale, che può essere una città, un paesaggio, una casa, che però è solo ideale perchè per varie ragioni non è realizzabile, al contrario la topìa è un luogo non posseduto ma realizzabile, o con qualche possibilità, sia pure remota, di realizzazione.

La Campania Felix fu il luogo per eccellenza delle Topie, per lo sfondo magnifico e fantastico che poteva offrire alle splendide ville, così Ercolano, Pompei, Boscoreale e Oplontis per non parlare di Ischia e Capri, furono il centro delle realizzazioni delle topie.

Tuttavia anche nell'Urbe, per chi ne aveva le possibilità, si poteva realizzare una topia, come ad esempio gli Horti, a cominciare da quelli di Mecenate, a quelli Liciniani, che vennero non a caso definite da Lucrezio: "Le tranquille dimore degli Dei".

"Tutta la pittura pompeiana ed ercolanese preservata è a carattere ornamentale,
- commenta Eugenio La Rocca - destinata a decorare ambienti: di case e di edifici pubblici e privati. 
Essa è opera di abili, talora abilissimi, artigiani, ma non v’è nulla in essa pari ai cicli di affreschi dei grandi maestri del tardo Medioevo e del Rinascimento, e tanto meno pari alla moderna pittura di “cavalletto”. 
Il problema consiste quindi nel chiedersi se, sulla base di quanto si è conservato, sia possibile capire qualcosa della grande tradizione pittorica del mondo classico.

GENIETTI ROMANI
La pittura pompeiana ed ercolanese è la pittura romana. Non fu certamente Pompei a ispirare Roma, bensì la imitò e copiò. A cominciare dai giardini di sogno, i giardini sono già una "topia", tanto è vero che Livia, la moglie di Augusto, pure essendo la sua casa immersa in un giardino, se ne fece dipingere uno nella sua camera da letto.

Oppure basta guardare i giardini dipinti nell'area vesuviana, dove di certo i giardini non mancavano, ma erano dei "topia" che distendeva e rallegrava l'animo guardare. Il cielo era sempre azzurro, gli uccelli svolazzavano o passeggiavano nel verde, i fiori mostravano le corolle spalancate e gli alberi erano carichi di frutti maturi. 

A guardarli si comprende da dove siano nati i famosi giardini inglesi, in parte coltivati e in parte selvatici, ovvero coltivati fingendo una natura selvaggia e incontaminata, piena e rigogliosa ma con sapienti spazi e toni, che solo la mano umana sa procurare per creare il "luogo", il posto dei sogni, il giardino segreto, la "topia", quel luogo ideale dove aleggia invisibile il Genius Loci.

Ma anche un mondo dove esistono allegri genietti che svolgono il lavoro degli uomini è topia.

Un po' come nella favola del buon ciabattino che la mattina dopo trovava il lavoro magicamente svolto da non si sa chi. Ovvero da un genietto generoso che voleva aiutare il povero ciabattino.

I genietti romani sono la Topia della favola, e le favole si scrivono per i bambini e per gli adulti, perchè un mondo di favola piace più o meno a tutti, perchè ai doveri si sostituisce la fantasia.

I genietti si occupano delle attività più svariate: 

- raccolgono l'uva, 
- fanno il vino, 
- lo versano nelle anfore, 
- elaborano gioielli, 
- diventano fabbri e forgiatori,
- o suonatori di lira
- o suonano il flauto,
- o suonano i cimbali,
- o la tromba
- o mescolano le erbe per le medicine,
- o cuociono il pane
- o semplicemente giocano cavalcando capre, 
- o delfini 
- o granchi, 
- oppure giocano a mosca cieca
- talvolta ammaestrano animali
- o li tengono in braccio, come oche o pesci,
- o vanno in barca
- o dipingono
- o scolpiscono
- o si occupano di cosmetica per signore
- o raccolgono fiori nei vasi per distillarne profumi
- o girano col cane al guinzaglio
- o con altri animali selvatici cui mettono le redini
- o fanno da corteo a Venere
- o si fanno coccolare da una menade
- a volte più che amorini sono pigmei e allora cavalcano ma pure cacciano animali feroci
- o sono armati di spade, di lance e di frecce.

Ma pure le case, anzi le domus sono Topia, sono le case da sogno che pochi potevano possedere ma che molti potevano dipingere nelle proprie case.

Sono case amalgamate nella natura, mare o campagna che fosse, angoli di paradiso isolate dalla folla, con viste mozzafiato su panorami da favola, spesso ritoccati con grotte, sentieri, terrazzi e portici che sottolineassero la scenografia del luogo.

- Case sulla riva del mare,
- o immerse nel verde,
- con torri colorate,
- isolette con ponticelli,
- ombrosi porticati,
- terrazzi e verande,
- vialetti ornati di statue
- stupende esedre,
- con vasti giardini,
- statue e fontane. 

Oppure domus elaborate da preziosi arabeschi, decori in pietra, stucchi e statue in bronzo, un gioco sottile di architettura con colonnine, balconi, torrette, archi e porticati, con scale che salgono e scendono fra porte e terrazzi intraviste da trafori e ringhiere.

Sono ornate da creature fantastiche:

- grifoni o draghi,
- o da cavallini scalpitanti,
- o da cervi,
- o da teste leonine,
- o da pinnacoli
- o da antefisse con volti mostruosi, tra l'umano e il bestiale, una specie di horror apotropaico
- oppure da mascheroni
- oppure l'architettura fantastica inventa torrette svettanti,
- terrazzi ringhierati con ferro o pietra che sporgono sul paesaggio sottostante,
- o enormi loggiati sulla sommità delle ville per una passeggiata che faccia godere del fresco e del panorama
- o colonnine svettanti con la statuina dorata della Vittoria
- o artistici vasi di pietra con cespugli profumati

La preziosa decorazione prevede colonne dorate e scanalate, capitelli ionici e corinzi, tempietti tondi con statue al centro, cesti di frutta, tavolinetti che ostentano dolciumi, cancelletti di ferro, mascheroni, con tende, festoni e rami fronzuti.

Come mai ci sono momenti nell'arte in cui un popolo fa emergere la topia?

Perchè ha bisogno di sognare per sfuggire alla pesantezza del quotidiano?

In genere è il contrario, si sogna quando non abbiamo molte preoccupazioni, e gli artisti sognano e dipingono perchè lavorano e guadagnano e attraverso la pittura manifestano nell'ottimismo la bellezza della natura e delle opere dell'uomo, che stavolta non scavalca la natura ma vi si immerge e la riproduce nei colori, nelle volute e nella fantasia.

Pompei era una città ricca dove nessuno moriva di fame, non potendo prevedere la sua tragicissima fine era colma di speranza e di creatività.

Ovunque aleggiava la topia a cui le splendide ville si avvicinavano sempre più, e dove non si poteva si usava l'affresco per fare quel piacere degli occhi.

Per Pompei ed Ercolano fu una catastrofe, per noi moderni l'opportunità unica di conoscere le bellezze di una civiltà che peraltro fu spazzata via dalla nuova religione imperante.

Qualcuno mormora che non fu una cosa voluta ma fu colpa del tempo che usurò i beni storici.

Per la stessa ragione noi avremmo allora dovuto perdere tutti i palazzi, le statue e gli affreschi del Rinascimento, mentre conserviamo ancora i dipinti del medioevo che sono pochi perchè dalla caduta dell'Impero romano d'Occidente e quindi dall'inizio del Medioevo nel 476 vi fu una caduta a picco dell'arte.

Ma nessuno li distrusse.

Quel che è peggio che a parte il liberty, che era appunto lo stile della libertà, quindi la Topìa, nel moderno essa è sparita, e lo stile è teso al non figurativo (che non tocca emozioni), al lineare e spesso pure all'incolore.
Ma si può capire, in un mondo dove il futuro è così incerto c'è poco posto per la Topìa.




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