I CASTRA





I castra dell'antica Roma erano accampamenti militari o caserme per i corpi militari che avevano sede in città. Si distinguevano in genere in:Castra praetoria, Castra urbana, Castra equitum singolarium, Castra misenatium, Castra peregrina.

Spesso però venivano posti nei luoghi di frontiera per fronteggiare eventuali attacchi nemici. Al contrario degli accampamenti che si basavano sulle tende come alloggi, i castra avevano edifici veri e propri, essendo luoghi stanziali, dove le truppe vivevano. Sovente erano fabbricate in legno per poi evolversi in muratura. Oppure nascevano già in muratura, evolvendosi poi in città vere e proprie.



CASTRA PRAETORIA

avevano un perimetro quadrangolare, con angoli arrotondati e il lato meridionale obliquo. Se ne conservano tuttora tre lati e tracce del quarto lato occidentale. Il loro recinto venne inglobato nelle mura aureliane.
Furono costruiti, interamente in laterizio, nel 23 d.c. sul colle Viminale, tra le vie Nomentana e Tiburtina, secondo le regole del "De munitionibus Castrorum".

Con un’area di m. 380 x 440, di cui rimane solo parte del recinto. Sui lati minori di aprivano la Porta Praetoria e l’opposta Porta Decumana; su quelli maggiori le portae principales dextera et sinistra. Al centro c'erano il comando militare, l’armeria, l’ospedale, i magazzini, il tesoro e le caserme dei pretoriani, con tempietti alle varie divinità straniere: Esculapio, Belino, Heros, Jambadule, Mitra e romane: Giove, Apollo, Mercurio, Diana, Ercole e Marte. Il recinto, merlatura compresa, non superava i 5 metri.
I Castra furono inglobati nelle Mura Aureliane, aumentandone l’altezza di circa m 4 e abbassando il livello esterno. Si racconta fosse Seiano, prefetto di Tiberio, a suggerire la costruzione di una caserma per la guardia imperiale. Ma il potere dei pretoriani aumentò fino a decidere la nomina degli imperatori o a toglierli di mezzo. Dei 27 imperatori riconosciuti dal Senato nei sessant’anni che vanno dalla morte di Marco Aurelio all’acclamazione di Diocleziano, ben 22 vengono trucidati dai pretoriani, finchè Costantino sciolse il corpo e ne distrusse l’accampamento. Ribellatisi di nuovo, i pretoriani vennero vinti e decimati e il muro dei Castra prospiciente alla città abbattuto.






CASTRA URBANA

Erano tre coorti urbane, istituite da Augusto nel 13 a.c. e riorganizzate da Tiberio, con l'incarico di mantenere l'ordine pubblico in città e al comando del Prefetto Urbano.
Inizialmente furono ospitati nei Castra praetoria, in quanto utilizzati come ausiliari delle coorti pretorie per la difesa dell'Imperatore ma da Settimio Severo in poi ebbero una propria caserma nella VII regione augustea (Via Lata), nella zona di piazza di Spagna.
Era controllata dal Senato, in quanto Prefetto dell'Urbe era un senatore e talvolta intervennero per proteggere i senatori. Claudio ne portò il numero a 7 coorti, e alla fine del II secolo il comado delle coorti passò al Prefetto del Pretorio; da questo momento, oltre alla difesa dell'Urbe, le coorti divennero ausiliarie delle pretorie, anche a difesa dell'Imperatore. Con Traiano furono impiegate anche nelle provincie, e spesso intervennero per stroncare le rivolte.
Nel 312 Costantino non congedò le coorti urbane, ma nel corso del IV secolo decaddero totalmente. Si sa che il mitreo rinvenuto a S. Silvestro era di pertinenza unica dei Castra Urbana.

Alcune coorti furono stanziate fuori Roma, in particolare a Lugdunum, e a Cartagine, dove sovrintendevano soprattutto al servizio di vigilanza nelle miniere. Inizialmente furono create tre coorti di 500 uomini ciascuna, con organizzazione interna, comandi, ed equipaggiamento identici alla guardia pretoriana. Furono la X, XI e XII, ed in seguito XIV, XV e XVI, seguendo la numerazione dalla IX pretoriana, ed erano considerate ausiliarie. La vita di caserma era molto simile a quella dei pretoriani, con cui condivisero l'accampamento fino al 270 d.C.; invero, con la costruzione del Castro Pretorio, vi prendono alloggio insieme alle pretorie e vi rimarranno fino al 270 quando si sposteranno nei Castra Urbana sul luogo dell’odierna Piazza di Spagna. Esercitazioni a parte e servizi vari, i soldati delle coorti urbane potevano svagarsi alle terme o nell'arena come qualunque altro cives. Ogni coorte aveva un numero variabile di uomini, Vitellio poi ne stabilì 1000 per coorte, e Settimio Severo 1500.

Durante il regno di Settimio Severo esse non subiranno il destino delle coorti pretorie, e rimarranno in pratica l'unico corpo militare ad essere reclutato esclusivamente in Italia. Anche nelle coorti urbane di stanza fuori d'Italia la preferenza era accordata a soldati italici. Le coorti portavano un equipaggiamento simile a quello degli altri legionari, distinguendosi solo per il simbolo del Senato, raffigurato su scudi e insegne.



CASTRA EQUITES SINGULARES

Gli Equites singulares facevano parte della guardia imperiale con elementi di origini barbarica. Probabilmente creati da Traiano e soppressi da Costantino. Erano una scorta a cavallo di parecchi uomini che seguivano l' imperatore in battaglia per proteggerlo.

Costituendo un'elite, dovevano aver maturato 5 anni negli altri reparti dell'esercito e il loro servizio durava complessivamente 25 anni. Con il reclutamento ottenevano come particolare privilegio la cittadinanza romana.

Disponevano di due caserme. La "Castra Priora" i cui resti furono rinvenuti sul Celio a via Tasso, con iscrizioni di dedica a diverse divinità nel santuario della caserma.
La seconda, la "Castra Nova", venne costruita sotto Settimio Severo tra il 193 e il 197 sopra all'antica Domus Laterani. Quando il corpo fu disciolto da Costantino, i castra vennero rasi al suolo e vi fu edificata la basilica di San Giovanni in Laterano, che ne conserva resti sotto la chiesa, e che si allungano, ancora nascosti, sotto tutta la piazza di S. Giovanni in Laterano.
Disponevano anche di una necxropoli sulla via Labicana, ai Duas Lauros, i Due Lauri, con molte iscrizioni che menzionano le due caserme.
Gli Equites formavano un "numerus", in genere di 1000 uomini, diviso in "turmae" di cento uomini con vari gradi. I loro culti erano vari, dagli Dei romani a quelli dei paesi d'origine, nonchè gli Dei protettori della truppa: i "Campestres" per le armi e la Dea "Epona" per i cavalli.



CASTRA MISENATIUM

Il distaccamento dei marinai (classiarii) della flotta militare stanziata a Miseno era veniva impiegato nella complicata manovra del velarium del Colosseo. Venivano ospitati in parte nei Ludus Magnum a sud dell'anfiteatro, sulle pendici dell'Oppio, dove c'erano gli edifici in cui si allenavano i gladiatori.



CASTRA PEREGRINA

O Castra Peregrinorum, distaccamenti militari delle legioni che operavano nelle province, con funzioni particolari:


I frumentarii, soldati addetti alla raccolta di viveri e alla scorta dei convogli;
Gli speculatores, un distaccamento di cavalleria, che perlustrava o esplorava in zone di guerra, alla ricerca di notizie sulle truppe nemiche, o per azioni di sabotaggio, degli 007 dell'epoca;
I soprannumerari, portatori di bagagli.
Al Castrum Peregrinum facevano capo i frumentarii, gli speculatores, i soprannumerarii e i centuriones deputatii; da qui partivano in missione per ogni angolo dell'Impero, Roma inclusa. L'imperatore Adriano era solito servirsi dei frumentarii, tramite i quali "scrutava nei segreti di tutti".

La loro caserma stava al Celio, i suoi resti sono stati rinvenuti presso e sotto la chiesa di Santo Stefano Rotondo, con un tempio dedicato a Iuppiter Redux (Giove Reduce) e altri saltuari, tra cui un mitreo, presso S.Maria in Domnica, da cui proviene la statua di Ottaviano Zeno. Le strutture presentano vari rifacimenti tra il II e il IV secolo.



CASTRA NAVALIA

Erano accampamenti costruiti sulla costa dopo uno sbarco, all'interno dei quali si tiravano in secco le navi, e vere e proprie caserme, come quella che i pretoriani costruirono sul Viminale: una fortezza, le cui rovine sono presenti ancora oggi. Esistevano anche accampamenti per gli equipaggi della flotta, a Miseno e a Ravenna, e per la cavalleria, riunita in Roma.



CASTRUM (accampamento mobile)

L'accampamento mobile, come quello fisso, veniva tracciato sul terreno seguendo le leggi della scienza augurale. Era di pianta rettangolare o quadrata con lati lunghi circa 500 m., circondata da un fossato profondo 2 m. e da un terrapieno sormontato da una palizzata (vallum), tagliati da due strade perpendicolari, il decumanus (da est a ovest) e il cardo (da nord a sud).

Per tradizione e per pratica quotidiana un esercito romano non poteva fermarsi per la notte, o effettuare una sosta di una certa durata, se prima non aveva realizzato un campo fortificato in grado di accogliere tutti gli uomini e i bagagli al seguito. Questa operazione doveva essere eseguita in ogni caso, perfino sotto attacco nemico, destinando una parte dell’esercito alla difesa di quanti lavoravano alla costruzione del campo. Anche le giornate di marcia impiegate da un esercito venivano espresse in termini di accampamenti costruiti (“quartis castris” ad esempio significa: dopo quattro giornate di marcia).

Se il campo doveva essere costruito in territorio nemico, con conseguente pericolo di attacchi improvvisi, solo una parte dei manipoli (ad esempio la metà o un terzo) veniva impiegata nei lavori, mentre gli altri manipoli e la cavalleria si disponevano all’esterno del perimetro del campo, in assetto di combattimento per fronteggiare possibili attacchi.
Si crede che in media due ore, o anche meno, fossero necessarie per la costruzione delle difese, operazione ritenuta sempre propedeutica alle altre, e il resto del tempo per la costruzione del campo vero e proprio. Del resto i tempi previsti durante una normale giornata di marcia (cinque ore di marcia più le soste) e le necessità di riposo non potevano consentire tempi più lunghi.

Gli ingressi erano 4: la praetoria, rivolta verso l'esercito nemico, la decumana, dal lato opposto, utilizata come via di fuga, la dextra e la sinistra. Erano collegate da due grandi strade, la via praetoria e la via principalis, che si intersecavano al centro. Nei pressi di questo incrocio si alzava la tenda del comandante, praetorium, con affianco il mercato (forum) e la tesoreria (quaestorium).
La via praetoria (dalla porta pretoria sino alla porta decumana) portava al quartiere del comandante. Invece la via principalis (che andava dalla porta sino alla) portava agli uffici del tribuno e del prefetto.

Davanti alla tenda del comandante si accampavano gli ausiliari, ai lati del praetorium erano disposte le tende delle truppe scelte e quelle degli ufficiali più alti in grado, poi, dietro quelle delle legioni, divise da cinque vie perpendicolari alla via principalis.

Uno spazio libero tra le tende e il muro fortificato serviva agli esercitazioni e agli spostamenti e teneva lontane le tende dalle armi nemiche.

Il terreno veniva scelto possibilmente nei pressi di un fiume o ruscello, e vi si disponevano latrine, magazzini e stalle. Le tende erano in genere per otto militari; gli ufficiali e i sottoufficiali avevano tende più grandi.
All'esterno i fossati erano difesi da pali acuminati conficcati verso l'alto e inclinati in avanti. Alcune porte erano protette da torri di guardia. Al di fuori del recinto erano dislocati i posti di osservazione (stationes).



CASTRA HIBERNA

Gli accampamenti in cui le truppe trascorrevano tutto l'inverno erano chiamati hiberna e non avevano il carattere di provvisorietà che contraddistingueva di solito l'accampamento, con fortificazioni notevoli, effettuate con gran perizia; spesso le tende erano sostituite da costruzioni in legno che difendevano meglio i soldati dale intemperie.



CASTRA STATIVA

Ancora più fortificati erano gli accampamenti stabili (castra stativa), distribuiti lungo le frontiere delle province e presidiati in modo permanente. Le costruzioni erano tutte in muratura. Gli ufficiali avevano vere e proprie case. Molti abitanti della zona si stabilivano intorno a questi accampamenti, per essere protetti e per sfruttare i traffici commerciali. I legionari vi portavano anche le loro famiglie. Da questo si capisce come molti di questi accampamenti abbiano originato città anche di grande importanza, come Coblenza, Strasburgo, Magonza, le città romane dell'Africa settentrionale, le città inglesi il cui nome termina in -cester o -chester (castrum).


Il mercato

Questi accampamenti si allargavano includendo man mano un mercato, che consentiva un traffico di merci con l'uso dei carri, visto che le porte del castro avevano torri con vedette che trasmettevano alle guardie di aprire o chiudere le porte. All'entrata vi erano poi le guardie che controllavano l'entrata, operazione facilitata dallo stretto passaggio sul fossato che circondava il castro, riempito dell'acqua che convogliavano con un canale dal fiume più vicino. Il passaggio era inoltre governato da un ponte di legno che veniva alzato o abbassato tramite carrugole.
I Romani furono i precursori dei castelli medievali che si fondavano sul principio della difesa del territorio ma anche di una sua autosufficienza attraverso l'ingegneria e la manodopera specializzata dei soldati, unita alla capacità di permettere traffici da e verso il castrum per l'approvvigionamento.

La capacità dei soldati di sviluppare oggetti e congegni farà si che dalle campagne la gente andrà nei castra ad acquistare i manufatti romani, vendendo in cambio i prodotti alimentari. Il che costituirà la prima integrazione tra i vincitori e i vinti.

LA CASERMA


Le terme

Dato che avevano costruito un canale i Romani procedevano a provvedere il campo di cisterne e poi di terme, il che assicurava un'igiene personale accurata che salvava da molte malattie, oltre a rendere più piacevole il soggiorno nel castro. Per questa realizzazione si costruiva l'encausto sotto i calidarium e tiepidarium, nonchè un magazzino per la legna e le fascine. Ne conseguiva poi un uso di piccoli laboratori per fabbricare saponi e unguenti.


I laboratori

Dobbiamo pensare che la vita dei legionari nei castra stativa, se non c'era da combattere, diventava statica, per cui gli uomini si ingegnavano per rendere più comoda la permanenza ma anche più operosa la giornata. Per questo i castra divennero non solo un cantiere perpetuo per costruire ed aggiustare mura e ambienti, ma pure laboratori di falegnameria, forgiatura e lavorazione di metalli, erboristeria, farmacia, cuoieria, ecc. I cavalli necessitavano di finimenti e di ferri agli zoccoli, i soldati dovevano rinnovare e aggiustare armi e armature a cui erano preposti fabbri e armaioli, che dovevano provvedere anche ai chiavistelli e i catenacci delle porte, nonchè a produrre contenitori come secchi, secchielli e pentole. E così per ogni necessità del luogo.


Il teatro

Data la dimensione il teatro venne dapprima costruito fuori delle mura dell'accampamento, ma come il castro si ingrandiva esso veniva inglobato nella cittadella. Qui si alternavano i soldati prima e la gente del luogo poi, fornendo sia da attori che da spettatori un nuovo sistema di comunicazione ed integrazione. Il castro diventava dunque un posto di attrazione che forniva oltre ai prodotti anche il divertimento.


I magazzini

Tutte queste attività necessitavano di magazzini per accumulare legna, metalli, pietra, prodotti lavorati, ma soprattutto riserve di cibo per uomini ed animali.
I magazzini necessitavano di magazzinieri che contavano e distribuivano le merci diventandone responsabili e contabili.


L'infermeria

L'esercito romano aveva i suoi medici che curavano sia uomini che bestie. All'interno del castro si creava pertanto un'infermeria coi medici e i loro assistenti, anche questi manodopera specializzata, nonchè un'erboristeria e una farmacia. Per conoscere le erbe locali era indispensabile contattare la gente del luogo, il che creava un ulteriore legame.


Allargamento del castro

Il castro includeva mano a mano nuovi ambienti, per cui a un certo punto occorreva allargarlo, ma non poteva essere fatto in modo caotico, perchè solo la forma quadrangolare del castro garantiva la visuale delle torri d'angolo e di tutte le altre. Per cui si costruiva in genere su un lato del castro un ulteriore ambiente che lo fasciasse su tre lati, quindi si demoliva il lato interno aumentando lo spazio. In tal modo il castro aumentava ora un lato ora l'altro, cercando alla fine di conservare una forma quadrata o leggermente rettangolare.


Le strade

Per facilitare lo spostamento dei carri e degli uomini i soldati costruivano strade man mano che avanzavano, per cui allo stabilirsi del castro la strada di provenienza era già fatta. I soldati romani erano maestri nella costruzione di strade, con velocità e abilità straordinaria. Ma una volta sistemato e ingrandito il castro si procedeva alla strada tra il bosco e il castro per la raccolta della legna, poi si costruiva una strada che collegava col villaggio più vicino che assicurava le derrate alimentari. Naturalemnte questo facilitava anche i traffici altrui, perchè i carri non rischiavano di impantanarsi o rovesciarsi nel viaggio che diventava non solo più comodo ma anche molto più rapido.



GIULIO CESARE

Resta nella storia romana non solo come il più grande condottiero, ma anche come ingegnoso stratega, che seppe adoperare gli uomini e le cose nel modo più intelligente ed efficace.

Egli incrementò al massimo la capacità e la velocità dei Romani non solo per attaccare ma anche per difendersi. Egli addestrava i soldati a marciare con la massima velocità con lo zaino a spalla. Ma anche a costruire e smontare qualsiasi cosa a tempo record.
Ad esempio, mentre il nemico per traversare un fiume necessitava di barche o zattere, Cesare costruiva un ponte, garantendosi così un'ordinata ritirata ove fosse indispensabile. Cosa importantissima perchè potevano non ritrovare le imbarcazioni o comunque nella lentezza del ritiro potevano essere decimati.

Quindi Cesare per costruire un ponte inviava un drappello via barca sull'altra parte del fiume e faceva costruire una piccola fortezza, con palizzate e torri, poi vi inviava i combattenti con le baliste e altre armi. Una volta coperte le spalle si iniziava a piazzare carrugole, pulegge, argani e funi tra una riva e l'altra, dopodichè venivano passati i legni, già preparati sulla sponda più sicura, attraverso il fiume con funi e congegni.

La prima preoccupazione di Cesare fu dunque la difesa, il piccolo o grande castro, che riparasse i soldati da qualsiasi sorpresa. Per questo obbligava i suoi uomini, durante le marce in territorio straniero, ad issare velocemente un castro ogni sera e a disfarlo la mattina. Un'operazione impervia, eppure in due ore, come è testimoniato, il campo era pronto con palizzata e torri di vedetta in legno, tutto legato strettamente e senza chiodi, con fossato intorno, con le tende all'interno, con carri muli e cavalli alloggiati.

I chiodi non potevano essere usati perchè avrebbero reso più complicato lo smontamento del campo la mattina dopo, mentre le corde che univano i legni venivano annodate in modo da poterle facilemnte recuparare, senza romperle onde poterle riutilizzare e senza spaccare le tavole.
Perchè se la marcia era serrata Cesare issava sulle spalle di ogni legionario un palo, montando il resto sui carri. In tal modo alla tappa seguente i pali erano già pronti e la nuova costruzione rapida.

Il genio di Cesare era soprattutto nella salvaguardia degli uomini che soprattutto per questo lo ammiravano e obbedivano. I sistemi di difesa hanno fatto si che seppure quasi sempre con numero molto inferiore di soldati rispetto al nemico, le battaglie di Cesare costasse un numero di vite irrisorio rispetto all'esercito avversario.


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