STRUMENTI CHIRURGICI




Secondo Plinio il primo medico greco giunse a Roma nel 219 a.C.: un certo Archagatos che fu così ben accolto al punto che lo si fornì di un ambulatorio a spese dello stato.

STRUMENTI CHIRURGICI ROMANI
Tuttavia costui era molto disinvolto nel «bruciare e tagliare» le carni dei pazienti, tanto che gli fu affibbiato il soprannome di carnifex (macellaio).

Come si vede non tutti i Romani amavano i medici e Marco Porcio Catone sospettava che vi fosse una congiura dei greci che, per vendicarsi della conquista romana, avevano inviato a Roma i perfidi macellai «per uccidere tutti i barbari con la loro medicina».

Catone era d'accordo e aggiungeva che per non essere sospettati, e convincere della loro bravura, questi nemici dell'ingenuo popolo romano si facevano pagare lautamente.

Eppure la medicina fu seguita dai Romani e pure la chirurgia con i suoi strumenti.

Gli strumenti chirurgici romani, come ce li descrive Celso nell'VIII libro del suo De Medicina, non si differenzia granchè da quello di greci. Per gli interventi al cranio o alla colonna si compone di scalpelli, uncini, trapani, pinze da ossa, spatole, leve e cauterizzatori.


Scalpelli (bisturi)
Lo scalpello [chiamato anche, a partire dal XV secolo, bisturi] rappresenta l'esempio più antico di "ferro chirurgico". Quelli d'epoca più antica erano di fatti di selce o d'ossidiana. Solo nell'Età del Ferro, dal X sec. a.C., si fanno appunto in ferro.

Dopo il 300 a.C. furono usati anche acciaio, bronzo o una combinazione delle due leghe (di solito lama di acciaio e impugnatura di bronzo). Ne esistevano di diverse lunghezze: a lama lunga (18-17 cm) per incisioni profonde od estese; a lama corta (12-13 cm), con manico sagomato, per incisioni fini e precise. Esistevano poi strumenti duplici: da una parte una lama affilata, dall'altra un cucchiaio un raschietto o una spatola.


Uncini
Altri strumenti di uso comune erano gli uncini, di acciaio o di bronzo, con la stessa funzione che hanno oggi nella moderna chirurgia.

Due erano i tipi fondamentali: quelli a punta smussa, utilizzati come sonde (specilli) per la dissezione o per sollevare vasi sanguigni; quelli a punta acuminata, per agganciare e spostare brandelli di tessuto o per allargare i bordi di una ferita.


Trapani
I trapani erano usati per rimuovere le parti malate di un osso, soprattutto a livello cranico, o per rimuovere oggetti di spessore (armi) dalle ossa.

Erano di due tipi: il modiolo e la terebra.



Pinze
Le pinze erano utilizzate per rimuovere frammenti ossei o altri oggetti, come punte di freccia.

Forgiate in acciaio o bronzo, lunghe 20 cm. circa, avevano solitamente manici lavorati, per rendere meno sdrucciolevole la presa del chirurgo, la cerniera delle due braccia asimmetrica, in posizione distale rispetto ai manici, in modo da aumentare, spostando il fulcro delle leve, la forza di pressione delle punte, ricurve e con il margine interno seghettato, per mantenere saldamente la presa.


Leve per osso
Le leve per osso indispensabili per sollevare ossa fratturate od infossate (rimettendole a livello) o per estrazioni dentarie (soprattutto di molari) consistevano in due parti speculari agganciate.





Cauterizzatori
Molto usato (ma anche, talvolta, abusato - vedi Arcagato) dai chirurghi fu il ferro per cauterizzazione (lat. ferrum candens, ferro incandescente).

Costruito solitamente in ferro, in casi particolari in bronzo, consisteva in un lungo manico affilato ad una estremità e terminante, dall'altra estremità, con una piccola piastra piatta. Questa, una volta arroventata, era applicata sui tessuti del malato per vari scopi: come mezzo di azione superficiale, per ridurre un'infiammazione nei tessuti profondi sottostanti od adiacenti; come emostatico; come bisturi, avendo il vantaggio di ottenere un taglio con emostasi simultanea; come agente necrotizzante per distruggere (bruciandola) una neoplasia.

È inoltre da ricordare che, durante il primo secolo d.C., al tempo di Celso, era conosciuta e praticata la laringoscopia indiretta. Questo metodo permise oltre che l'asportazione di corpi estranei, anche la conoscenza dell'anatomia funzionale e della fisiologia della laringe direttamente sul vivente prima che nel 1900 venisse introdotto il metodo diretto.




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