ATRIUM VESTAE





IL TEMPIO

RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO
Così ne scrive il Vasi nell'800:
"Il Tempio di Vesta fu edificato da Numa Pompilio alla spiaggia del Tevere, e che poi avendo sofferto nell'incendio Neroniano fu rifatto da Vespasiano, o da Domiziano suo Figlio. Le 20 colonne scanalate Corintie di marmo pario, che veggonsi all'esterno, formavano un portico circolare, mancante ora dell'architrave, e di tutti gli ornamenti, che lo rendevano compito. Gl'intercolunni furono poi chiusi con muro nel ridurlo ad uso Sacro. Subito che questo antico Tempio fu convertito in Chiesa, fu dedicata a s. Stefano. Di poi cambiò il suo nome in quello di s. Maria del Sole, per un'Immagine, che quivi fu collocata, e che si venera sotto questo titolo. Da questa parte erano gli antichissimi Navali, cioè lo sbarco di quanto per fiume veniva in Roma, prima che dal ponte Sublicio fosse impedito alle navi di giungere tanto avanti . Tutta questa riva, ristretta dall'argine fattovi da Tarquinio Prisco era sì bene decorata di fabbriche, che veniva detta pulcrum littus."

Ma si tratta del più famoso tempio di Vesta del Foro Boario, oggi ritenuto tempio di Ercole Vincitore. Il tempio del cosiddetto Atrium Vestae è invece piuttosto diroccato e giace nel Foro Romano.

Il Tempio di Vesta, del IV sec. a.c. è uno dei luoghi di culto più vecchi di Roma, per la presenza, nella sua area sacra, del “fuoco sacro” protettore dello Stato romano e dell'Urbe. Il Tempio era collegato alla Casa delle Vestali, le sacerdotesse custodi del fuoco sacro, e i due edifici finirono per rappresentare un’unica costruzione denominata Atrium Vestae.

Il Tempio di Vesta aveva un’ampia pedana circolare in cemento rivestita di marmo, del diametro di 15 m, che sorreggeva le basi di 20 colonne corinzie scanalate disposte ad anello. La cella era anch'essa circolare e ospitava il fuoco sacro perennemente acceso per cui il tetto conico aveva un foro centrale per il fumo. Non conteneva alcuna statua o rappresentazione della Dea Vesta ma si può ipotizzare che la statua della Dea fosse conservata all’interno dell’edicola posta in prossimità dell’entrata della Casa delle Vestali.

BASSORILIEVO ORIGINALE DEL TEMPIO
All’interno della pedana si apriva un vano a forma trapezoidale che ipoteticamente rappresentava il penus Vestae. Ad esso era possibile accedere soltanto attraversando la nicchia e le sacerdotesse Vestali erano le uniche dotate del permesso di raggiungerlo.

Il penus Vestae aveva la funzione di conservare i pignora civitatis, alcuni oggetti sacri legati a Roma e “pegno” delle fortune della città che, secondo quanto narrato da un’antica leggenda, Enea avrebbe condotto a Roma dalla città di Troia. Tra gli oggetti più importanti contenuti all’interno del penus Vestae vi era sicuramente il Palladio, un’antica statua lignea della Dea Minerva.

Il Tempio di Vesta e la Casa delle Vestali furono distrutte dall’incendio del 64 d.c. provocato forse da Nerone e per questo motivo i due edifici originali vennero rimpiazzati, ad un livello maggiore rispetto quello precedente, dalle strutture visibili ancora oggi.

Nonostante le numerose variazioni subite dal Tempio nel corso degli anni, esso conserva ancora oggi le dimensioni e la forma originarie; il suo nuovo orientamento, invece, fu realizzato tenendo in considerazione quello dominante all’interno del Foro Romano.

Il Tempio fu sottoposto poi ad un totale risanamento durante l’epoca di Traiano e, successivamente, fu rinnovato anche ad opera di Giulia Domna, la moglie dell’imperatore Settimio Severo e particolarmente devota alla Dea, in occasione dell’incendio avvenuto nel corso del 191 d.c., ed anche questo risanamento rispettò la forma originale del Tempio mantenuta anche dal precedente rifacimento del 64 d.c.

L'aspetto attuale del Tempio di Vesta è legato ad un risanamento avvenuto successivamente nel corso del 1930 che utilizzò gran parte del materiale originale del Tempio, rifinendo il resto con aggiunte in travertino.

LE VESTALI

LE VESTALI

Secondo Tito Livio, Rea Silvia, sorella di Numitore, fu consacrata alla Dea Vesta, la Dea del fuoco, perché il re Amulio ne temeva la fecondità.

VESTALE
Le Vestali erano le custodi del fuoco sacro, acceso con rami d'arbor felix, al di fuori dell' aedes vestis (tempio delle vestali), i tizzoni, poi, venivano portati all'interno del tempio e posti sul focolare. Il fuoco non doveva mai spegnersi. Nel tal caso, la pena prevista era terribile: fustigazione della Vestale responsabile, in un luogo oscuro, e coperta soltanto di veli.

Inizialmente, la custodia del fuoco sacro, era nel tempio di Caco sul Palatino (uno dei sette colli di Roma); successivamente ebbe sede nella Casa di Vesta, nel Foro.
Quando Roma era sotto il potere del Re Sacro, le Vestali dipendevano dal re. Dopo l'introduzione delle XII Tavole, in epoca monarchica, le Vestali passarono sotto l'autorità del Pontefice Massimo che le sottraeva alla patria potestà.
Inizialmente, le Vestali erano quattro, passarono poi a sei e venivano prescelte dal Pontefice Massimo, tra venti bambine, tra i sei ed i dieci anni, appartenenti a famiglie patrizie, con entrambi i genitori in vita e fisicamente impeccabili. Prescelte con sorteggio, all'atto della consacrazione, facevano dono della loro chioma alla Dea.
Vestite in modo austero, esse facevano voto di castità. Se venivano sorprese a commettere atti di libidine venivano sepolte vive nel campus sceleratus, nei pressi di Porta Collina, in una fossa con poca luce e poco cibo. Questa era, poi, ricoperta, per cancellare ogni ricordo della Vestale. Il seduttore veniva fustigato a morte. Dopo trent'anni potevano abbandonare il sacerdozio e sposarsi.

Le Vestali conducevano una vita agiata, grazie alle elargizioni private ed ai lasciti testamentari. Anche molti imperatori lasciarono consistenti ricchezze all'ordine delle Vestali. Esse provvedevano inoltre ad aiutare i poveri ed i bisognosi, e potevano concedere la grazia ai condannati. Non a caso Silla risparmiò o finse di risparmiare la vita del giovanissimo Cesare perchè richiesto dalle vestali.

PIANTA DELL'ATRIUM VESTAE TRATTA DALLA FORMA URBIS
 Avevano posti privilegiati al teatro ed al circo, e partecipavano attivamente alla vita della città. In particolare, la Vestale Massima era esentata dall'autorità dei funzionari pubblici, i censori. Alla loro morte, avevano il privilegio di essere sepolte all'interno delle mura della città.

L'avvento del cristianesimo non causò la fine dell'ordine. Al contrario, le Vestali continuarono ad essere amate ed onorate dal popolo romano. Nonostante l'opposizione degli imperatori, il culto delle Vestali sopravvisse fino al IV° sec. d.c. . In seguito agli editti di Graziano, 382 d.c., furono tagliate le rendite annue delle Vestali.

Valentiniano e Teodosio, nel 391 e 392 d.c., proibirono alla popolazione di entrare nei templi pagani ed infine, Teodosio, nel 394 d.c., proibì il mantenimento di qualunque culto pagano, decretando, con poco rispetto degli altrui sentimenti e diritti, la fine dell'ordine delle Vestali. Il fuoco che aveva arso per mille anni fu spento per sempre e l'impero romano crollò con esso. Ormai i Romani invece di combattere pregavano e facevano penitenza.



CASA DELLE VESTALI

Sorgeva tra la Regia e il Tempio di Vesta, e la sua attuale forma è dovuta alla ricostruzione compiuta dopo l'incendio neroniano del 64 d.c., in cui venne costruita a un livello più alto e con orientamento differente; in seguito fu restaurata sotti Adriano e ancora sotto Settimio Severo.

RICOSTRUZIONE DELLA CASA DELLE VESTALI
Nel 382 l’Imperatore Graziano confiscò i beni delle Vestali e la casa servì in seguito da alloggio agli ufficiali della corte imperiale, e poi a quelli della corte pontificia. Dopo l'XI sec. venne abbandonata e cadde in rovina.

L'edificio è costruito intorno a un cortile porticato sui quattro lati con al centro delle fontane, una delle quali successivamente trasformata in una aiuola ottagonale. A sud accoglie delle stanze tra cui un forno, una cucina e un mulino.

Al piano superiore, accessibile tramite una rampa di scale situata al centro del portico, vi erano le stanze delle Vestali con numerosi bagni riscaldati da bocche di stufe ricavate nelle intercapedini dei muri. A est del portico una grande stanza con tre ambienti per lato; questo tablino era certamente il luogo più importante di tutto l'edificio.

Tutto il lato settentrionale del portico è quasi completamente occupato da basi in marmo su cui sono state collocate alcune delle statue femminili rinvenute durante gli scavi.

Tutte le donne raffigurate sono avvolte in ampi mantelli e rappresentano le Vestali Massime (queste solamente avevano il diritto di avere statue onorarie), le sacerdotesse poste a capo dell'ordine religioso alle quali erano riferite le iscrizioni poste sulle basi celebrative.

Dalle statue si può desumere l’abbigliamento delle sacerdotesse: esso si componeva di una tunica, una sopravveste (stola) e un mantello (pallium o palla), di lana bianca.

Un velo (suffibulum) tenuto da una spilla (fibula) ricopriva loro il capo quasi interamente, lasciando scoperta soltanto la fronte e l'attaccatura dei capelli. Di sotto all'orlo anteriore del suffibulum, appariva la capigliatura, divisa, secondo la rituale prescrizione, in sei trecce (crines), non di capelli propri, ma di posticci, cui si attorcigliavano nastri di lana rossa.

Le Vestali portavano questa acconciatura durante tutta la vita; mentre le donne romane la adottavano solo nel giorno delle nozze.

La statua meglio conservata dell'atrio mostra sul petto il resto di un monile in bronzo (catenella e medaglione), il quale non sembra facesse parte dell'abbigliamento ufficiale. Le altre statue vennero trasferite al Museo delle Terme Diocleziane. I nomi ricordati nelle iscrizioni sono: Numisia Maximilla, Terentia Flavola, Campia Severina, Flavia Mamilia, Flavia Publicia, Coelia Claudiana, Terentia Rufilla, Coelia Concordia.

Il gruppo di stanze situate sul lato occidentale non si è ben conservato, tuttavia si possono vedere i resti della Casa delle Vestali da ricollegare all'epoca repubblicana; sono state recuperate sei stanze affacciate su un cortile che in alcuni casi mantengono ancora la pavimentazione originaria: tessellato con inserti di pietre colorate databili tra la seconda metà del II e gli inizi del I secolo a.c.

La casa venne quasi per intero scoperta nel 1883 - 1884, mentre l'ala occidentale tornò alla luce nel 1901, dopo la demolizione della chiesa di S. Maria Liberatrice. Accanto alla casa delle Vestali, sotto la pendice del Palatino, si trovava un bosco sacro (Lucus Vestae), il quale poi sparì per i vari ingrandimenti fatti alla casa.













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