GHOLAIA - BU NJEM (Limes Tripolitanus)



IL FORTE ROMANO VISTO DAL SATELLITE

Gholaia era un forte romano, parte del Limes Tripolitanus, corrispondente al moderno Bu Njem, posto sulla zona di frontiera romana, o limes. Fu l'imperatore Settimio Severo (193-211) a ordinare la costruzione di una linea di fortificazioni, che cambiò completamente questa parte della Libia, Tripolitana.

PLANIMETRIA DEL FORTE (INGRANDIBILE)
Oggi questa zona è deserto, ma le piogge non mancano anche se sono molto irregolari. Ma i romani erano maestri in dighe e cisterne, arrivando a rendere i campi irrigabili e l'area trasformata in territori agricoli agricoli. Questo accadde all'inizio del terzo secolo. ma il primo passo fu di costruire forti come Gholaia, cioè un castellum con caserme, terme, un quartier generale e una residenza per il comandante.

Gli edificatori di questi forti furono i soldati della Terza Legione Augusta (reclutata dal console Gaio Vibio Pansa e Ottaviano, il futuro imperatore) nel 43). Questo è stato dedotto dalle torri vicino al cancello principale, che non sono quadrate, come al solito, ma a cinque angoli, caratteristiche della III legione.

Il Limes Tripolitanus era un buon sistema di vita per cui molte persone si stabilirono a Tripolitana come agricoltori, producendo tali ricchezze da permettere stupende città come Sabratha , Oea (moderna Tripoli) e Lepcis Magna. Molti coloni devono essere stati veterani dei tre forti.


I RESTI DEL FORTE COPERTI DALLE SABBIE DEL DESERTO
I nuovi forti controllavano le strade principali attraverso il deserto e si trovavano vicino alle oasi. Gholaia dista circa 100 km dalla costa, per cui non si temevano attacchi dal mare ma dai nomadi del deserto. Pertanto le legioni romane dovevano bloccare l'accesso ai pozzi, soprattutto contro i Garamanti, che vivevano oltre il Gebel as-Soda.

DEA DELLA GUERRA - GHOLAIA
Contro le piccole bande sparse nel deserto la protezione dei forti non bastava, per cui dovevano essere le fattorie stesse delle fortificazioni, come a a Gheriat esh-Shergia, Ghirza e Qasr Banat, con mura molto spesse e torri di avvistamento che segnalavano attraverso i fuochi sulla cima l'arrivo dei nemici. 

La loro cultura, basata sulla irrorazione dei campi, e sulla vigilanza dalle incursioni nomadi sopravvisse all'impero romano. Si creò tra i coltivatori dei campi una grande solidarietà per cui qualsiasi terreno venisse attaccato si trasmetteva l'evento mediante messaggi di fuoco acceso sulle torri e tutti i vicini si radunavano per affrontare l'invasore. 

I soldati che servivano a Gholaia furono reclutati da tutta l'Africa, come la maggior parte dei legionari del III Augusta. Tuttavia, nel 219, l'imperatore Eliogabalo sciolse la III legione gallica e molti soldati di questa unità furono aggiunti alla legione africana. Ciò significa che diversi soldati in Gholaia provenivano dalla Siria.

Alla fine del quinto, all'inizio del VI secolo, ci furono serie difficoltà, ma l'imperatore Giustiniano (r.527-565) potenziò le città lungo la costa, costruì nuove città e le fattorie fortificate furono di nuovo rafforzate. 

L'ARATURA COI DROMEDARI

I PRINCIPIA

I Principia (quartieri generali) erano gli stessi in tutto l'impero. Gholaia aveva anche una corte quadrata circondata da piccole stanze, una grande sala trasversale, la basilica, luogo di riunioni e di amministrazione della giustizia, una biblioteca (perchè i legionari sapevano tutti leggere e scrivere), le terme per l'igiene e per lo svago, con annessa palestra, un piccolo mercato, una prigione e un santuario (sacello) dove l'emblema dell'unità (la divinità, l'imperatore ecc.) era tenuto e venerato. 

Diverse colonne che circondano la corte quadrata sono state nuovamente innalzate dagli archeologi francesi e libici che hanno studiato il sito negli anni '70.  Nell' Ostracon n . 71 . (L' ostraca di Bu Njem è composta da frammenti di cocci o tavolette di legno su cui sono stati scritti rapporti e lettere, scoperti in una stanza del forte, con l'unico scriptorium identificato in un forte romano) è scritto:
"I nomadi sono arrivati, portando quattro asini e due egiziani che portano lettere a te, Gtasazeihemus Opter, e uno schiavo fuggiasco".

IL LEGATO DELLA III LEGIO AUGUSTA

GLI IMMIGRATI

Sabratha, Oea e Leptis Magna erano tre grandi città grandi produttrici di olive, poste nel nord-ovest della Libia moderna, cioè la Tripolitana, "terra delle tre città". Durante il conflitto tra Cesare e Pompeo, Leptis si schierò con quest'ultimo e questo le costò un tributo annuale in olio di oliva e la riduzione a "città stipendiaria". Secondo le fonti Leptis avrebbe pagato ogni anno a Roma ben tre milioni di libbre d'olio, ma la città era ricca di oliveti lungo la fascia costiera.

PORTA EST - TORRE SUD
Proprio per questo un'altra risorsa del paese erano per i romani le prestazioni lavorative a basso costo: i Garamanti, nomadi del deserto che avevano i loro pascoli invernali nelle oasi del Fezzan, nella Libia sud-occidentale, arrivavano a nord durante la stagione del raccolto. Lasciando le loro capre nei campi vicini, i Garamanti aiutavano a raccogliere le olive e usavano i loro dromedari per arare i campi. Inoltre barattavano carne, prodotti caseari e prodotti dell'Africa sub-sahariana con ceramiche e oggetti in metallo, finché non sono tornavano a casa con le loro greggi quando il lavoro era terminato.

Quindi gli abitanti delle città avevano bisogno dei nomadi e questi avevano bisogno dei cittadini, ma man mano che le città crescevano, c'erano più contadini, che avevano bisogno di più terra, per cui diventava sempre più difficile per i Garamanti salire al nord con i loro animali, soprattutto i bovini, perchè c'era meno pascolo. 

Così di frequente i nomadi attaccavano i coloni romani, interveniva l'esercito che puniva i Garamanti e tutto tornava come prima. D'altronde questi ultimi essendo un popolo tribale erano avvezzi alla guerriglia.

D'altronde se i Romani avessero alzato mura muri per tenere fuori i nomadi, ciò avrebbe anche impedito la migrazione stagionale. Pertanto, l'imperatore romano Settimio Severo (r.193-211), ottimo princeps che per giunta conosceva le genti in quanto originario di Leptis Magna, adottò una politica molto intelligente, costruendo tre forti nelle oasi principali, per cui l'accesso all'acqua poteva essere negato ai nomadi ribelli. Questi potevano raggiungere i territori romani anche portando con sé sacchi d'acqua sui dromedari, ma li avrebbero rallentati nelle scorrerie e vulnerabili ai contrattacchi.

LA SABBIA RICOPRE ANCORA BUONA PARTE DEL FORTE
C'era però il problema del vettovagliamento. A Bu Njem, erano stanziate una coorte della Terza Legione Augusta di 480 uomini, più ausiliari 120 ausiliari con cavalli e dromedari, oltre a un villaggio vicino al forte di circa 500 abitanti. 

Queste 1100 persone richiedevano circa 900.000 Kg di grano o cereali all'anno, che l'oasi non era in grado di produrre. Allora i Romani piuttosto che dipendere dalle importazioni che per giunta potevano subire molti attacchi, decisero di sviluppare la zona predesertica tra Bu Njem e il prossimo forte, Gheriat el-Garbia, costruendo dighe, cisterne e fattorie fortificate, destinate ai veterani dell'esercito, lungo gli wadi.

Questi erano i canaloni entro cui sgorgavano le acque stagionali con torrenti impetuosi, che vennero però trasformati in fiumi perenni attraverso dighe e chiuse, un capolavoro di ingegneria come solo i romani potevano fare, e come a tutt'oggi quelle terre, che a suo tempo scacciarono i romani non hanno più saputo ripristinare.



LA DECADENZA

Nel VII secolo, la popolazione si convertì all'Islam ma con le varie tribù iniziarono le lotte di potere che pian piano devastarono tutto. Le dighe furono abbattute e le cisterne rovinate, fu la fine delle coltivazioni e tutto tornò desertico. La civiltà romana era ormai dimenticata. Le pietre non furono mai riutilizzate e furono coperte dalla sabbia del deserto. Gli insediamenti divennero invisibili e i loro ricordi vennero dimenticati fino a quando gli archeologi italiani iniziarono a investigarli negli anni '20 e '30, riscoprendo le vestigia della più grande antica civiltà della Terra.




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