CULTO DI ROMOLO - QUIRINO





DIO QUIRINO

Secondo Macrobio il nome Quirino derivava dalla curis, la punta della lancia o asta da guerra usata dai Sabini; secondo Varrone dalla città di Cures, patria di Tito Tazio che aveva introdotto il culto del Dio a Roma, secondo Servio, Quirino è il Marte, il Dio della guerra, mentre per Ovidio il nome del Dio derivava dai Quiriti. Oggi si ritiene che il nome sia collegato alla curia (*co-viria) e ai quiriti (*co-virites), come protettore delle curie e degli uomini che vi si riunivano.

Indubbiamente Quirino era comunque un antico Dio Sabino.
La sua festività tradizionale, denominata Quirinalia, cadeva il 17 febbraio ed era celebrata dal Flamen Quirinalis, il terzo dei flamini maggiori. All'epoca la Triade Capitolina era di soli Dei: Giove, Marte e Quirino. Ma essendo Quirino un Dio sabino, associato al romano Romolo diventava accettabile per tutti.

Secondo il mito la città di Curi fu fondata da Modio Fabidio, figlio del Dio Quirino. Insomma essere figli degli Dei o Dei stessi andava di moda, per cui Romolo venne assimilato a Quirino. Plutarco definì infatti il primo re di Roma "valoroso e Dio armato di lancia", mentre Ersilia, sua moglie, assumeva il nome di Hora Quirini.
Aulo Gellio testimonia di aver letto sui libri pontificali che al Dio erano associate nelle preghiere anche la Dea Hora e le Dee Virites.



DIO ROMOLO QUIRINO

Il 17 gennaio si festeggiavano le Quirinalia in cui si offrivano libagioni al divo Romolo-Quirino, secondo rito il latino-etrusco. Il principe nato nel pago di Alba, con nome forse etrusco, visto che su una tomba monumentale d’una necropoli di Orvieto compare il nome:“Rumenalas”, fu divinizzato, secondo un mito, dopo essere stato ucciso e squartato dai trenta senatori in trenta pezzi ciascuno dei quali poi seppellito in ognuna delle trenta curie comprese dall’abitato romano.

Secondo alcuni finì così con una violenta reazione popolare-aristocratica perchè i Romani odiarono sempre la tirannia. Secondo Carandini “Roma rappresentò un modello civile aristocratico e regale, ma profondamente antitirannico. La tirannia è una caratteristica asiatica, non occidentale, ancora visibile in certi stati arabi”.

Però in molti miti i re o gli Dei vengono fatti a pezzi, basti pensare a Osiride fatto a pezzi e seminato nelle diverse città, o il Dio Iacco fatto a pezzi o Orfeo fatto a pezzi, tutti resuscitati o assunti in cielo, spesso simboli della vegetazione annuale.

A Roma il sovrano veniva eletto per acclamazione gentilizia, doveva tener conto del giudizio dei senatori radunati nei comizi, e veniva ucciso se manifestava tentazioni dinastiche. I Tarquini, sovrani greco-etruschi che mai invasero la Roma latina pur governandola dal VI secolo, instaurarono la dinastia monarchica provocandone la fine.



L'ORGOGLIO DI ROMOLO

Plutarco narra che Romolo, inorgoglitosi dei successi in battaglia, instaurò la monarchia assoluta, indossando un mantello purpureo e una toga bordata di porpora, sedendo su un trono, attorniato dalle guardie del corpo, le Celeres, e preceduto dai littori, che respingevano la folla con dei bastoni, cioè i fasci. Ma l'istituzione è prettamente etrusca, copiata a Roma in epoca storica.

Si narra pure che quando il nonno Numitore morì, Romolo diventato re di Alba Longa, ne concesse l'amministrazione al popolo, attraverso un suo magistrato che eleggeva annualmente, cosa molto invidiata dai Romani, perchè i poteri del senato a Roma erano diventati solo onorifici, avendo come unico privilegio di essere informati per primi sulle decisioni de re,ma senza essere stati interpellati. Plutarco aggiunge che Romolo distribuì personalmente ai soldati la terra conquistata in guerra e gli ostaggi ai Veienti, senza aver consultato ed ottenuto l'assenso da parte dei senatori. Ma forse i senatori, che erano patrizi, mal sopportavano che venissero date terre ai soldati plebei.

Secondo alcuni Romolo fu ucciso dunque per odio antidinastico, ma il mito riporta che fu rapito in cielo tra gli Dei, del resto era figlio di un Dio e di una mortale (Marte e Rea Silvia), un po' come Ercole:
Ovidio, come Festo e Varrone, ce ne tramanda il mito:
"Mentre Romolo, per passare in rassegna l'esercito, teneva un'assemblea nel capo presso la palude delle Capre, all'improvviso una tempesta levatasi con grande fragore di tuoni avvolse il re con una nuvola così densa che tolse la sua vista all'assembea; poi Romolo non fu sulla terra. Quando, dopo una così torbida giornata, una nuce limpida e serena apparve, i giovani romani, abbandonati al terrore, videro il trono vuoto; ma poichè i patrizi, che si erano trovati vicinissimo, affermarono che Romolo era stato trascinato in aria dalla tempesta, (la gioventù) afflitta mantenne il silenzio per molto tempo. Poi tutti quanti salutarono Romolo, dio disceso dagli dei, re e fondatore della città di Roma; implorano con preghiere la pace, e che benevolo protegga la sua stirpe in ogni tempo.La spartizione dei resti fu un atto rituale per riconsegnare il potere di Romolo-Marte ai Quiriti che con lui avevano dato vita all’Urbe."

Romolo Quirino fu rappresentato sovente come un Dio barbuto con vesti militari e religiose insieme ed aveva come attributo il mirto.



LE FESTE

Ancora ai tempi di Plutarco si celebravano molti riti nel giorno della sua scomparsa, avvenuta secondo tradizione il 5 o il 7 luglio del 716 a.c.. I Quirinalia si festeggiavano però il 17 febbraio, in cui si celebrava il rito della prima torrefazione del farro da parte di coloro che non lo avevano fatto in precedenza, nel giorno prescritto dalla propria curia. In tal modo coloro che impossibilità o volontà si sottraevano all'ordine curiale, quindi gli stolti, rimediavano celebrando al Dio Quirino, la cui festa era detta anche "festa degli stolti" (stultorum feriae). Il rito primiziale del farro, da festa curiale a festa quirinale, segnava il passaggio delle stagioni.
La festa venne poi spostata essendo cambiata la nutrizione dei Romani, dal farro al grano, da Augusto al 29 giugno, l'epoca della mietitura del grano e della raccolta in covoni. Dal I sec. a.c. Quirino era considerato come il Divo Romolo, ma nella Roma augustea, comunque Quirino era anche un epiteto di Giano, come Giano Quirino. Il suo culto insomma si indebolì ma non le sue feste,
anche grazie alla restaurazione di Augusto che era innovativo nelle leggi ma tradizionale per i culti.



I TEMPLI

Il più antico santuario di Quirino è la rupe più alta del colle Quirinale, che del resto dal Dio Quirino prende il nome. Successivamente gli fu costruito un tempio presso la porta Quirinale e poi un altro nel 293 a.c., dedicato da Lucio Papirio Cursore, nel quale era conservato il trattato fra Roma e Gabii scritto su una pelle di bue che copriva uno scudo. Il tempio fu restaurato da Augusto nel 16 a.c. e il giorno della dedica, il 29 giugno, divenne la nuova festa di Quirino. Secondo la tradizione, Tito Tazio gli aveva dedicato un sacello sul Campidoglio, poi sostituito col tempio di Giove capitolino al tempo di Tarquinio il Superbo.




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