GENS VERGINIA





I Verginii furono una antica gens romana patrizia, i cui membri ebbero incarichi nelle magistrature all'inizio della Repubblica romana, nel corso del V secolo a.c.; ebbero come cognomen Tricosto e come agnomen Celiomontano, Rutilo o Esquilino.

Alcuni membri della gens Verginia o Vergilia:



Opitero Verginio Tricosto

Console nel 502 a.c.; di probabile origine etrusca, eletto console nel 502 a.c. con Spurio Cassio Vecellino. I due consoli continuarono lo scontro con la colonia di Pometia, passata agli Aurunci, iniziata l'anno precedente, costringendola alla resa e punendola duramente.
« ...gli uomini stavano per fare breccia nelle mura, quando la città si arrese. Per gli Aurunci non ci fu nessuna pietà: nonostante la resa, subirono la stessa sorte che sarebbe toccata loro se la città fosse caduta a seguito di un assalto. I personaggi più in vista furono decapitati, mentre il resto dei coloni vennero venduti come schiavi. La città fu rasa al suolo e la terra messa all'incanto. I consoli ebbero il trionfo più per aver vendicato implacabilmente gli affronti subiti che per l'importanza del successo ottenuto in guerra. »
(Tito Livio, Ab Urbe condita)
Morì probabilmente nel 486 a.c. in battaglia contro i Volsci.


Tito Verginio Tricosto Celiomontano

Console nel 496 a.c. con Aulo Postumio Albo Regillense, il dittatore del 499 a.c. che condusse i romani alla vittoria contro la lega Latina nella battaglia del Lago Regillo.
Secondo Dionigi d'Alicarnasso Tito Verginio Tricosto Celiomontano guidò un corpo armato agli ordini di Aulo Postumio durante la battaglia del Lago Regillo.


Aulo Verginio Tricosto Celiomontano

Console nel 494 a.c. con Tito Veturio Gemino Cicurino. Fu il padre di Aulo Verginio Celiomontano, console nel 469 a.c., e di Spurio Verginio Tricosto Celiomontano, console nel 456 a.c.
Come narra Tito Livio i due consoli affrontarono serie difficoltà, perchè mentre alle frontiere i Sabini, gli Equi ed i Volsci effettuavano scorrerie preparandosi alla guerra, a Roma i plebei, ancora scontenti delle promesse non mantenute negli editti di Publio Servilio Prisco Strutto, si riunirono sull'Esquilino e sull'Aventino rifiutandosi di andare in guerra se non fossero state mantenute le promesse precedenti, soprattutto riguardo alla riduzione in schiavitù dei debitori.
I due consoli chiesero consiglio al Senato che li rimproverò per l'incapacità e intimò l'imposizione della leva anche con la forza. Seguì una tale rissa in senato che si dovette nominare un dittatore, tal Manio Valerio Massimo, e non Appio Claudio, troppo aggressivo e inviso al popolo, anche per l'appartenenza alla gens Valeria, popolare tra la plebe. Manlio riusci a convincere i plebei a fare la leva, più che con la minaccia, con la conferma delle promesse fatte da Publio Servilio.
Il popolo rispose con entusiasmo alla chiamata alle armi, tanto che il dittatore organizzò 10 legioni, 3 a ciascuno dei due consoli e 4 sotto il proprio controllo. Poi mandò Aulo Verginio  contro i Volsci, Tito Veturio contro gli Equi, e lui contro i Sabini.
Aulo Verginio, con le tre legioni, sbaragliò i Volsci in campo aperto, nonostante fossero più numerosi dei  romani, rincorrendoli fin dentro la loro città di Velitra, che fu conquistata e saccheggiata.
« ...I Volsci erano numericamente di gran lunga superiori: per questo si buttarono sprezzanti allo sbaraglio. Il console romano non si mosse né permise di rispondere all'urlo di guerra, ma ordinò ai suoi di stare fermi e con le aste piantate a terra: soltanto quando il nemico fosse arrivato a distanza ravvicinata, avrebbero dovuto assalirlo con tutte le loro forze e risolvere la cosa con le spade. Quando i Volsci, affaticati dalla corsa e dal gran gridare, arrivarono sui Romani, apparentemente atterriti alla loro vista, e si resero conto del contrattacco in atto vedendo il bagliore delle spade, come se fossero finiti in un'imboscata, fecero dietro-front spaventati. Ma non avevano più la forza nemmeno di fuggire, perché si erano gettati in battaglia correndo. I Romani, invece, rimasti fermi nelle fasi iniziali, erano freschissimi: non fu quindi difficile per loro piombare sui nemici sfiniti e catturarne l'accampamento. Di lì inseguirono i Volsci rifugiatisi a Velitra, dove vincitori e vinti irruppero come se fossero stati un esercito solo. Là, in un massacro generale e senza distinzioni, versarono più sangue che nella battaglia vera e propria..... »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri)
Anche Manio Valerio e Tito Veturio ebbero ragione dei propri nemici, e gli eserciti poterono tornare a Roma, con la speranza che le promesse fossero mantenute. Infatti Manio Valerio, che non aveva dimenticato le questioni interne relative ai problemi dei debitori, chiese al senato di pronunciarsi sulla insolvenza per debiti. Visto che la richiesta non fu approvata, Manio Valerio si dimise da Dittatore e Tito Veturio ed Aulo Verginio rientrarono nella pienezza dei loro poteri consolari fino alla fine dell'anno.
Per protesta i plebei si ritirano sul Monte Sacro, tre miglia fuori Roma sulla destra dell'Aniene dove fortificarono un campo, finchè a seguito dell'intervento di Menenio Agrippa coll'apologo delle membra e dello stomaco rientrarono ma ottenendo una carica magistrale a difesa della plebe: il Tribuno della plebe. Questa carica era interdetta ai patrizi e venne sancito con una legge (la Lex Sacrata) il carattere di assoluta inviolabilità e sacralità (sacrosancti) della carica stessa. Vennero quindi eletti i primi due tribuni della plebe, che furono Gaio Licinio e Lucio Albino.


Aulo Verginio Tricosto Celiomontano

Del ramo Tricosto della gens Verginia, figlio di Aulo Verginio Tricosto Celiomontano, console nel 494 a.c. e fratello di Spurio Verginio Tricosto Celiomontano, console nel 456 a.c. Fu eletto console nel 469 a.c. con Tito Numicio Prisco.
All'inizio del mandato i due consoli vennero inviati dal Senato a combattere contro gli Equi ed i Volsci che avevano bruciato delle fattorie vicino Roma. Tito Numicio marciò verso Antium, città dei Volsci, mentre Aulo Verginio compiva scorribande nel territorio degli Equi. Malgrado la sua negligenza, che portò le truppe a cadere in un'imboscata, Aulo riuscì a sconfiggere gli Equi grazie alla valentia dei soldati.
Ne profittarono i Sabini per giungere fino alle porte di Roma; riunite le loro truppe i due consoli invasero il territorio sabino come rappresaglia alle scorribande, infliggendo ai Sabini più danni di quanti questi ne avevano causati ai romani.
Nel 467 a.c., dopo la conquista della città di Anzio, i Romani vi fondarono una colonia; Aulo Verginio, che, insieme a Tito Quinzio Capitolino Barbato e a Publio Furio Medullino Fuso, fu uno dei triumviri, nominati dal console Quinto Fabio Vibulano, incaricati di ripartire le terre sottratte ai Volsci.


Spurio Verginio Tricosto Celiomontano

Fratello del precedente, eletto console nel 456 a.c. insieme con Marco Valerio Massimo Lettuca. Non ebbe a che fare con guerre nè rivolte ma, come narra Livio, solo difficoltà negli approvvigionamenti alimentari e nel permesso a costruire abitazioni private sull'Aventino, a testimoniare l'aumento della popolazione a Roma.


Tito Verginio Tricosto Celiomontano

Figlio di uno dei due precedenti, console nel 448 a.c.


Proculo Verginio Tricosto Rutilo

Fu il padre di Tito Verginio Tricosto Rutilo, console nel 479 a.c. e di Aulo Verginio Tricosto Rutilo console nel 476 a.c., e venne eletto console nel 486 a.c. insieme a Spurio Cassio Vecellino, che era al suo terzo mandato. Combattè contro gli Equi, che si erano rifugiati nelle loro città fortificate, ne devastò le terre senza incontrare resistenza e ritornò infine in patria.
Nel frattempo il collega Spurio Cassio, sconfitti gli Ernici, con un trattato annesse a Roma i due terzi del loro territorio e propose di distribuirlo, insieme a parte delle terre demaniali detenute abusivamente da gente patrizia, ai Latini e ai plebei.
Proculo Virginio si oppose a Cassio, sostenuto da senatori e patrizi, che vedevano minacciata parte dei propri averi, che dallo stesso popolo romano, che non voleva spartire la terra con gli alleati. La disputa rafforzò la popolarità di Virginio mentre il progetto di Cassio svanì.


Tito Verginio Tricosto Rutilo

Console nel 479 a.c. assieme a Cesone Fabio Vibulano che era al suo terzo mandato. Era figlio di Proculo Verginio Tricosto Rutilo, console nel 486 a.c. e fratello di Aulo Verginio Tricosto Rutilo, console nel 476 a.c.
Venne inviato a combattere contro Veio ma per la sua temerarietà rischiò la disfatta, salvato dall'intervento di Cesone accorso in aiuto mentre era in guerra contro gli Equi che avevano attaccato i Latini, alleati di Roma. Tito Verginio apparteneva al collegio degli auguri quando morì nel 463 a.c., ucciso dalla pestilenza che aveva devastato Roma in quell'anno.


Opitero Verginio Tricosto Esquilino

Fratello del precedente, apparteneva alla Gens Verginia e portava, come il nipote, Lucio Verginio Tricosto Esquilino, tribuno consolare nel 402 a.c., l'agnomen di Esquilino perché viveva sul colle omonimo. Nel 478 a.c. divenne, in sostituzione di Gaio Servilio Strutto Ahala, consul suffectus al fianco del collega Lucio Emilio Mamercino ma, come Gaio Servilio, anche lui sarebbe morto prima della fine del suo mandato.


Aulo Verginio Tricosto Rutilo

Console nel 476 a.c. insieme con Spurio Servilio Prisco.
Su Roma incombeva la minaccia degli Etruschi di Veio, che dopo aver massacrato i Fabi nella battaglia del Cremera, si erano minacciosamente fatti avanti, accampandosi sul Gianicolo, appena fuori dalle mura, razziando i campi e i pascoli dei romani.
Da una delle frequenti scaramucce, ne nacque una feroce battaglia, combattuta durante più giorni nella zona compresa tra le mura romane e le pendici del Gianicolo, battaglia in cui lo stesso console Spurio Servilio rischiò di perire, alla fine della quale i romani riuscirono a riconquistare il colle e sconfiggere i veienti.


Verginia

Personaggio femminile romano, uccisa dal padre per evitarle il disonore ad opera del decemviro Appio Claudio Crasso Inregillense Sabino.


Lucio Verginio Tricosto

Console nel 435 con il collega Gaio Giulio Iullo al suo secondo consolato, si trovò ad affrontare una terribile pestilenza nella città e nelle campagne, oltre alle incursioni dei Fidenati e un'improvvisa invasione dei Veienti, unitisi contro una Roma già stremata, che oltrepassarono l'Aniene e si stabilirono presso Porta Collina.
Mentre il collega Gaio Giulio schierava le truppe sull'argine e sulle mura, Virginio consultò il senato, che elesse dittatore Quinto Servilio Prisco, il quale sconfisse gli assedianti, scacciandoli dal territorio.
Livio riferisce che le fonti sono contrastanti sul II consolato di Lucio Verginio Tricosto nel 434 a.c., anno in cui Marco Emilio Mamercino fu nominato dittatore. 
Licinio Macro per il 434 a.c. riporta consoli Gaio Giulio Iullo e Lucio Verginio, mentre Quinto Tuberone e Valerio Anziate riportano i tribuni consolari Marco Manlio Capitolino e Quinto Sulpicio Camerino Pretestato.


Lucio Verginio Tricosto Esquilino

Figlio del precedente, tribuno consolare nel 402 a.c. con Gaio Servilio Strutto Ahala, Quinto Servilio Fidenate, Quinto Sulpicio Camerino Cornuto, Aulo Manlio Vulsone Capitolino e Manio Sergio Fidenate.
Mentre Veio era ancora assediata dai romani, arrivarono in loro soccorso Capenati e Falisci, che casualmente attaccarono la zona posta sotto il comando di Sergio Fidenate, mettendolo subito in difficoltà, anche per l'arrivo dei rinforzi veienti.
L'astio tra Sergio Fidenate e Lucio Verginio, che comandava l'accampamento più vicino alle zone del combattimento, causarono la disfatta per l'esercito romano, che vide distrutto l'accampamento dove risiedavano i soldati di Sergio Fidenate.
« L'arroganza di Verginio era pari all'ostinazione di Sergio, il quale, per non dare l'impressione di chiedere aiuto al suo avversario, preferì lasciarsi vincere dal nemico piuttosto che vincere grazie all'intervento di un concittadino. Il massacro dei soldati romani presi nel mezzo durò a lungo. »
(Tito Livio, "Ab Urbe Condita", V, 8.)
Il Senato decise di anticipare la nomina dei nuovi tribuni consolari alle calende di ottobre, invece che alle  idi di dicembre, come d'uso e in quell'anno il presidio armato di Anxur fu sopraffatto dai Volsci.
L'anno successivo, sia Lucio che Sergio Fidenate, per la pessima conduzione della guerra, furono condannati ad una pena pecuniaria di 10.000 assi pesanti


Lucio Verginio Tricosto

Tribuno consolare nel 389 a.c. con Lucio Valerio Publicola, Publio Cornelio, Aulo Manlio Capitolino, Lucio Emilio Mamercino e Lucio Postumio Albino Regillense.
Durante il tribunato i romani, condotti da Marco Furio Camillo, nominato dittatore per la terza volta, sconfissero i Volsci, che firmarono la resa dopo 70 anni di combattimenti, gli Equi e gli Etruschi, che avevano assediato la città alleata di Sutri.




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