TOMBA DEL GLADIATORE, OVVERO MARCUS NONIUS MACRINUS



RUSSEL CROWE NE "IL GLADIATORE"
Un assessore parigino, orgoglioso delle opere di architettura moderna che Parigi e la Francia accolgono spesso e volentieri, ebbe un moto di rimprovero verso Roma per essere carente di opere di grandi architetti moderni.
Al che il nostro studioso e archeologo Adriano La Regina, docente di Etruscologia e Antichità Italiche alla Sapienza di Roma e all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte e soprintendente alle antichità di Roma, rispose:

Noi italiani, quando vogliamo una nuova opera d'arte basta che diamo un calcio per terra e quella esce fuori. -

Aveva pienamente ragione, il suolo italico, e in particolare Roma, ha tirato fuori appena la punta di un iceberg delle antichità romane, si calcola che solo il 5% di esse siano state messe in luce.
Per questo costruttori e comuni, purtroppo poco sensibili all'arte in genere, sono spaventatissimi di scavare il suolo romano, perchè inevitabilmente escono fuori i resti di un edificio romano, nonché decori e statue.



MARCO NONIO MACRINO

Marco Nonio Macrino, ovvero Marcus Nonius Macrinus, fu un generale romano dell'epoca dell'imperatore Marco Aurelio, durante le guerre settentrionali contro Marcomanni, Quadi e Sarmati Iazigi. 

PROBABILE STATUA DI MACRINO
È stato console suffetto nel 154 sotto Antonino Pio, e diverse volte proconsole.

Dalle iscrizioni del monumento funerario venuto alla luce nel 2008 sulla via Flaminia in località Due Ponti a Roma, era originario di Brescia, appartenente alla facoltosa e potente famiglia dei Nonii, sposato ad Arria e gli è pure attribuita la proprietà di una grande villa a Toscolano Maderno, sulle rive del lago di Garda. 

Ricoprì la prestigiosissima carica di Comes di Marco Aurelio, e pure di proconsole delle province romane di Asia, Pannonia inferiore (153-154) e Pannonia superiore (159-161).

Nell'ottobre 2008 a Roma, durante la costruzione di alcuni edifici sulla via Flaminia, è stato rinvenuto il suo mausoleo a forma di tempietto, alto circa 15 metri e rivestito in marmo, edificato da suo figlio Macrino e ha suscitato l'attenzione dei media nazionali ed internazionali a causa di un fraintendimento delle parole degli archeologi che hanno paragonato la vita del generale a quella del personaggio "Massimo Decimo Meridio", protagonista del film di Ridley Scott "Il gladiatore", per somiglianza di carriera politico-militare e periodo storico di appartenenza. 

Nella realtà non fu Marco Nonio Macrino ad ispirare il personaggio di fantasia Massimo Decimo Meridio, e inoltre, sebbene sia il generale romano che il personaggio interpretato da Russell Crowe avessero agito nello stesso periodo e avessero caratteristiche comuni come l'essere graditi e ben conosciuti dall'Imperatore Marco Aurelio, il primo ebbe una carriera di successo e morì da benestante, il secondo invece perse la sua famiglia e venne ridotto in schiavitù.

Comunque tutti sanno che il regista del gladiatore non fece nè volle fare una ricostruzione storica di un evento, ma si ispirò a un certo saggio e filosofo imperatore, Marco Aurelio, al suo crudele figlio, e al buon rapporto di Marco Aurelio coi generali che apprezzava e di certo il più apprezzato fu Macrino, che fu nominato suo luogotenente oltre alle ricche province che gli vennero assegnate come proconsole.

Sappiamo pure che il regista si documentò ampiamente per girare il suo film, e dato che questo non fu tratto da un libro (Il libro Il Gladiatore è tutt'altra storia), dovette ispirarsi alle personalità di un  valente generale romano. Macrino fu di gran lunga il più valente e il più vicino a Marco Aurelio.

RICOSTRUZIONE DELLA TOMBA A TEMPIETTO

TOMBA DEL GADIATORE (via Flaminia, seconda metà del II sec. d.c.)

Sulle sponde del Tevere, a via Vitorchiano dove sorge una fabbrica dismessa, nella zona di Saxa Rubra sulla via Flaminia, è stato ritrovato nell’ottobre 2008, durante i i saggi di esplorazione la costruzione di tre palazzi ad opera del gruppo Bonifaci, un tratto del basolato dell’antica Flaminia.

Il basolato, all’altezza del Km 8,500 della via Flaminia, è emerso all’interno di un’area industriale abbandonata, dove la via Flaminia romana era segnalata dalle fonti antiche, a 7 m. più in basso del livello attuale di zona.

Accanto alla strada è stato scoperto un notevole sepolcro monumentale di grandi dimensioni della tipologia a tempio interamente rivestito in marmo con una copertura di tegole anch’esse interamente in marmo; si è salvato in quanto franò e rimase sommerso dal limo per effetto delle esondazioni del Tevere, in epoca talmente remota da riuscire a salvarsi dai saccheggiatori, che già prima della fine dell’epoca imperiale erano molto attivi.

ALCUNI RESTI
I grandi blocchi marmorei vengono alla luce in gruppi monumentali scomposti ma di facile connessione con un effetto da stampa settecentesca. Sono infatti venute alla luce numerose strutture quali colonne, un timpano, rivestimenti marmorei, decorazioni ed una parte dell’iscrizione funeraria che consente di attribuire il monumento a M. Nonius Macrinus.

Il generale, appartenente alla famiglia bresciana dei Nonii, che svolse la sua lunga carriera militare sotto gli imperatori Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio. Ha accanto una donna, evidentemente la moglie, della quale si legge il nome Flavia. Potrebbe essere il nome completo della moglie Arria, nome noto da altre iscrizioni rinvenute nel bresciano, oppure quello di un’altra donna sposata dopo la morte della prima moglie.

Secondo alcuni alla vita di Marco Nonio Macrino si sarebbe ispirato Ridley Scott tratteggiando la figura di Decimo Meridio Massimo (Decimus Meridius Maximus) interpretato da Russell Crowe nel film il Gladiatore; in comune i due personaggi hanno il fatto che vissero nel medesimo periodo storico e che furono entrambi importanti comandanti dell’esercito romano, ed entrambi a contatto dell'imperatore Marco Aurelio di cui furono compagni di spedizione contro i Quadi ed i Marcomanni. Marco rivestì anche importanti ruoli sacerdotali.

STATUA DELLA MOGLIE DEL GLADIATORE

GLI SCAVI

Gli scavi della soprintendenza, che procedono a rilento causa mancanza fondi, nel 2010 hanno portato a scoprire l’intero basamento del monumento, che misura 10 metri frontalmente e 20 metri in lunghezza ed una statua femminile, probabilmente la moglie; a quanto pare le dimensioni imponenti del monumento, che ha un’altezza approssimativa di 15 metri, rendono fortunatamente impossibile rimontarlo in un museo come qualcuno aveva pensato pur di utilizzare il terreno per edilizia residenziale.

Si pensava probabilmente di rimontarla nella sala X delle Terme di Diocleziano, dove già sono tre tombe romane, le quali in tale sala rimangono semisconosciute e di cui è persino difficile poter vedere delle foto; alcuni si augurano che possa essere istituito il parco archeologico e naturalistico della via Flaminia e del Tevere a comprendere i numerosi importanti resti archeologici che sono nella zona.

Per altri sarebbe opportuno attrezzare altri musei al centro di Roma che i romani stessi potrebbero visitare se pubblicizzati efficacemente. La tomba de "Il Gladiatore" sicuramente sarebbe gradito anche agli stranieri, vista la notorietà del film.

Comunque nel 2013 i tagli ai fondi per i beni culturali impedirono la prosecuzione dei lavori  per cui si pensò di reinterrare tutto il sito; e intanto il Gruppo Bonifaci offrì un contributo in cambio del permesso di costruire le palazzine residenziali. A questo punto l'American Institute for Roman Culture si è attivato per cercare di evitare il reinterramento e si organizza la firma della petizione on line "Salva la Tomba del Gladiatore".

Ma Roma non finisce mai di stupire. Roma è magica.



LA TOMBA DEL GLADIATORE, UNA SCOPERTA CHE NON FINISCE MAI

Dai resti di quel tempietto alto una quindicina di metri, con tanto di timpano, quattro colonne e un acroterio, dagli scavi della via Flaminia è riemersa una vera e propria necropoli militare, probabilmente sviluppatasi da un nucleo iniziale del primo secolo a.c. fino al tempo di Costantino quando il luogo fu usato per le sepolture di un grande numero di soldati narbonesi coinvolti nella Battaglia di Ponte Milvio.

Non solo: ecco riaffiorare dalla terra un numeroso gruppo di stele di pretorianie perfino una fullonica, ovvero una officina per il lavaggio e la tintura delle vesti (dei soldati). Nel 2010 poi, tra i capitelli corinzi, viene identificata anche la statua della moglie del “gladiatore”, Arria, raffigurata a statura naturale, nella classica posizione della pudicizia romana.

Alla fine, come è accaduto spesso nella storia di Roma, si è avuta la certezza che in quel luogo, “più si scava e più sorprese continuano ad emergere dalla terra”: qualcuno lo ha ribattezzato “il foro romano in miniatura”, per la quantità di reperti che continuano a vedere la luce. 

IL BASOLATO ROMANO
E così dopo essere passati dalla ipotesi di richiudere il sito e continuare a costruirvi sopra (!) – decisione contro la quale si mobilitò allora anche il “gladiatore” Russell Crowe, protagonista del film di Scott – a quella di trasferire tutti i reperti al Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, ricostruendoli nella forma originaria, si è giunti finalmente alla constatazione che il sito è troppo complesso e ricco per poter pensare di spostarlo in un altro luogo.

Gli scavi quindi proseguono e l’area resta purtroppo off-limits e visibile soltanto a pochi privilegiati. Ma il sogno – che forse è destinato ad avverarsi in tempi non eterni – è l’apertura di questo al pubblico, che renderebbe memoria permanente al grande generale romano, il più vicino all’imperatore, che grazie alle sue capacità fu anche proconsole delle province romane della Pannonia inferiore e superiore (i territori tra il Danubio e la Sava) e d’Asia (l’attuale Turchia): fin lì arrivavano le gloriose insegne di Roma.

L'ISCRIZIONE

L'ISCRIZIONE

L’ iscrizione funebre si sviluppa sull’architrave della facciata per sei righe e per una lunghezza di circa otto metri; ne è stata rinvenuta circa una terza parte: un grosso monolite 258 cm di lunghezza per 90 di altezza e 75 di spessore collocato sulla parte sinistra dell’iscrizione ed altri frammenti nella parte destra, ma gli scavi sono ancora in corso.

 [M(arco) No]NIO M(arci) FIL(io) FAB(ia tribu) MACRINO [... (quindecem)vir sacr(is) f]AC(iundis), SODALI VERIAN[o ...], COMITI, LEG(ato) IMP(eratoris) ANTONINI AUG(usti) EX[peditionis ... leg(ato)] AUG(usti) PR(o) PR(aetore) P[rovinciarum ... Hispa]NIAE CITERIORIS ITEM PANNONIAE SUP[erioris ... curato]RI A[lvei ... leg]ATO PROVINCIAE ASIAE, QUAESTO[r ..., (decem)vir(o) litibus iudican]DIS PATRI OPTIMO ET FLAVI[ae ...] M(arcus) NONIU[s Arrius...]

A Marco Nonio Macrino, figlio di Marco, della tribù Fabia,
[... quindecemviro del collegio dei sacri] sacrifici, sodale dei Veriani [...]
,..., delegato (comandante) della spedizione dell’imperatore Antonino (Pio) Augusto [... ]
governatore delle Province [...] della Spagna Citeriore ed allo stesso modo della Pannonia Superiore [...], curatore dell’alveo [...] comandante delle province dell’Asia,
Questore [... Decemviro del collegio dei] giudicanti sulle liti ottimo
padre e a Flavia [...] Marco Nonio [Arrio ..., figlio, realizzò il monumento]

Quindecemvir sacris faciundis: apparteneva cioè al collegio dei quindecemviri dei sacri sacrifici, 15 sacerdoti costituenti uno dei 4 collegi sacerdotali (quattuor amplissima collegia) istituiti a Roma; questo collegio si occupava dell’amministrazione della religione e dei sacrifici, della consultazione dei libri sibillini e della celebrazione dei giochi dedicati ad Apollo. decemvir litibus iudicandis o decemvir stilibus iudicandis: apparteneva cioè al collegio dei decemviri giudicanti sulle liti collegio di 10 uomini che costituiva una corte civile giudicante; in epoca imperiale ebbe anche giurisdizione sui casi capitali.

Sodali (Antoniniano) Veriano: apparteneva al sodalizio degli Antoniniani Veriani, collegio religioso creato nel 161 d.c. per il culto del divinizzato Antonino Pio e che si occupò poi anche del culto del divino Vero, che scomparve nel 169 d.c..

Ma la cosa più importante: appartenne alla gloriosa e leggendaria gens Fabia, quella che pagò non solo di tasca ma con la vita di 300 loro membri, nel 477 a.c., la battaglia del Cremera contro gli Etruschi di Veio, che in realtà non fu una battaglia ma una vile imboscata dove tutti e trecento gli eroici componenti vennero trucidati senza pietà.

 L'IMPERATORE MARCO AURELIO

TOMBA DEL GLADIATORE LA CARNEADE DI VIA VITORCHIANO

Chissà se il buon Russell ricorda che fu uno dei più accesi difensori del Mausoleo quando la Sovrintendenza di Stato ipotizzò di reinterrare l’area non disponendo dei tre milioni di euro necessari per valorizzarla ed aprirla al pubblico.

L’attore fu infatti uno dei protagonisti della petizione che, promossa dall’American Institut for Roman Culture, scavalcò gli oceani per fermare quella decisione che stava facendo rizzare i capelli a studiosi, ricercatori e storici. Tutto questo accadeva nel 2012.

Il Mausoleo non venne reinterrato ma da allora l’area continua ad essere chiusa mentre una testimonianza così preziosa, una stupenda impronta del passato di Roma lasciata qui, a Roma Nord, andrebbe aperta alle scuole, al turismo, ai romani, andrebbe illuminata notte e giorno, andrebbe fatta studiare marmo dopo marmo.

Per chi non la conosce va subito detto che si tratta della scoperta archeologica più importante degli ultimi 30-40 anni. Sulla Flaminia, in via Vitorchiano, un intero tempio romano, completo di colonne in marmo e frontoni, in un’area intatta e ben conservata comprensiva di un affascinante tratto dell’antica via Flaminia, è lo straordinario spettacolo emerso nell’autunno del 2008, ben conservato dal fango, sette metri sotto il livello della ferrovia Roma Viterbo.





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