DIDIO GIULIANO



DIDIO GIULIANO

Nome completo: Marcus Didius Salvius Julianus
Nascita: Mediolanum, 30 gennaio 133
Morte: Roma, 1 giugno 193
Predecessore: Pertinace
Successore: Settimio Severo
Coniuge: Manlia Scantilla
Figli: Didia Clara
Dinastia: nessuna
Padre: Quinto petronio Didio Severo
Madre: Emilia Clara
Regno: 28 marzo - 1 giugno, 193 d.c.


Marco Didio Salvio Giuliano, ovvero Marcus Didius Salvius Julianus, (Mediolanum, 30 gennaio 133 – Roma, I giugno 193) è stato un imperatore romano per un ridottissimo periodo, dal 28 marzo al I giugno del 193. per circa due soli mesi.

Didio era un ricchissimo senatore, originario di Mediolanum (Milano), che divenne imperatore comprando l'impero dai pretoriani che lo vendevano all'asta al migliore offerente. Venne riconosciuto dal Senato, visto che era uno di loro, e dai pretoriani che gli avevano venduto l'impero, ma non dalle legioni, che desideravano i loro generali al comando.


La Carriera

Didio Giuliano da giovanissimo arrivò a Roma, accolto in casa di Domitia Lucilla, la madre di Marco Aurelio, parente di sua madre Aemilia Clara. Grazie a tale parentela ebbe una carriera rapida e di gran successo, divenendo questore a ventiquattro anni, uno meno dell'età minima, fu poi edile e pretore nel 162, prefetto della Gallia Belgica nel 170, durante il regno di Marco Aurelio.
Sotto Commodo fu prefetto dell’Annona, console e governatore prima della Bitinia e poi dell’Africa. Quindi fu legatus, una specie di generale, della XXII Primigenia a Mogontiacum,

PRETORIANI
Questa legione, la XXII Primigenia, era stata dedicata alla Dea Fortuna Primigenia, e fu creata dall'imperatore Caligola nel 39, ed era ancora presente a Moguntiacum (Magonza) per la difesa del confine retico. I simboli legionari erano il capricorno ed Ercole, quest'ultimo fuori uso dal III sec. in poi.

Successivamente fu nominato governatore della Gallia Belgica, della Dalmazia, della Germania Inferiore e infine prefetto dell'annona.

Sotto Commodo rischiò di essere condannato per una denuncia, ma l'imperatore non credette all'accusa e lo nominò prima governatore della Bitinia, poi console insieme a Pertinace e infine governatore dell'Africa. 


Pertinace

Alla morte di Pertinace, prefetto dei pretoriani, col quale sembra avesse un buon rapporto, fu nominato imperatore al posto di Sulpiciano, perché aveva offerto più sesterzi (25.000 secondo l'Historia Augusta) ai pretoriani di quest'ultimo. Lo stesso giorno fu riconosciuto anche dal senato, che nominò augustae la moglie Manlia Scantilla e la figlia Didia Clara. 
Le cose andarono così:

Il 28 marzo 193, Pertinace venne assassinato dalla guardia pretoriana, durante una sommossa dei soldati insoddisfatti del denaro promesso dall'imperatore alla sua salita al trono. Questo assassinio non preventivato, non aveva un candidato per sostituirlo.


Sulpiciano

Sulpiciano, che era il suocero di Pertinace, inviato nei Castra Pretoria a controllare la situazione, chiese ai soldati assassini di Pertinace, di acclamarlo imperatore, promettendo una forte somma di denaro. Qualcuno pensa si fosse offerto come reggente al posto del giovane figlio di Pertinace, Publio Elvio Pertinace. Sulpiciano stava per essere acclamato imperatore quando Didio Giuliano, un facoltoso senatore, offrì più denaro ai pretoriani per ottenere l'impero.

Allora i pretoriani misero il trono all'asta, con Sulpiciano dentro l'accampamento e Giuliano fuori la porta d'ingresso, che offrivano sempre più denaro. Alla fine il vincitore fu Giuliano, sia perché offrì di colpo un aumento notevole di 5.000 sesterzi, promettendone 25.000 (pari ad otto anni di paga) per ciascun pretoriano, sia perché insinuò che Sulpiciano, suocero di Pertinace, avrebbe poi messo a morte gli assassini dell'imperatore appena morto.

Giuliano non fece mettere a morte Sulpiciano; ma,malgrado il suo buon governo, i generali degli eserciti fedeli a Pertinace non lo riconobbero, Così iniziò la guerra civile tra quattro fazioni. Giuliano venne assassinato dalla popolazione inferocita all'arrivo di Settimio Severo, il quale sconfisse poi i rivali Nigro in Oriente (194) e Albino in Occidente (197); il fatto che Sulpiciano sia stato messo a morte nel 197 potrebbe indicare che durante questa guerra civile sostenne Albino.

Manilia Scantilla

Eutropio la definì "mulier deformissima" senza dare altre indicazioni e lasciando gli storici liberi di fare congetture. Comunque non era più giovane ed era più grande del marito e inoltre aveva problemi ad un occhio e forse anche nel resto del corpo.

MANILIA SCANTILLA
( la moglie)
Nonostante tutto Manlia Scantilla divenne la moglie di Marco Didio Giuliano nel 153 e da questo matrimonio nacque una figlia, Didia Clara, con la quale fu eletta al rango di augusta dal Senato romano in occasione dell'elevazione del marito a imperatore.

Lo storico Erodiano (Historiae, ii.6.7) afferma che furono le due donne a suggerire a Didio di partecipare all'asta dove comprò la carica imperiale. 

Forse le due donne non si resero conto del pericolo che costituiva all'epoca indossare la porpora.
Però in seguito, narra la Historia Augusta (Didius Julianus, 3.5), quando Didio si instaurò a palazzo, le due donne qualche dubbio lo ebbero, "come se avessero presagito la fine prossima", Con l'avvicinarsi delle truppe di Settimio Severo (Leptis Magna 146 – Eboracum 211) a Roma, il Senato destituì Didio, che aveva regnato solo pochi mesi.

Dopo la morte del marito, che venne decapitato, fu Manlia a seppellirlo, al V miglio della Via Labicana. Il nuovo imperatore Settimio non fece nulla contro la vedova, e ovviamente nemmeno alla figlia, e a cui il Senato ritirò i titoli di Augusta, che decise di ritirarsi a vita privata per cui di lei non si hanno altre notizie.

Per la breve durata del regno del marito, appena 66 giorni fino al primo giugno del 193, sono pochi i busti di Scantilla, ma uno in ottime condizioni fu ritrovato nel 1872 nel sito di Villa Palombara, a Piazza Vittorio, dove si stava procedendo alle sistemazioni del quartiere Esquilino di Roma.


DIDIA CLARA (la figlia)

DIDIO

La grande somma promessa ai pretoriani costrinse Didio, ad intervenire nella politica monetaria, operando un "signoraggio" (il primo della storia romana), ovvero diminuendo la percentuale di argento nelle monete per poterne battere di più; fu allora che la zecca di Roma iniziò a coniare molte monete con l’effeggie di Manlia Scantilla che oggi rappresentano la quasi totalità delle immagini rimaste dell’imperatrice.

Nella "Vita di Didio Giuliano, III" si afferma che il popolo fu sempre ostile a Didio, schernendolo perfino per la sua frugalità (ma nella Historia Augusta si ritiene una notizia falsa).  Ma soprattutto questi dovette temere gli eserciti delle province, che non gli avevano giurato fedeltà, e che si ribellavano: Clodio Albino con gli eserciti della Britannia, Pescennio Nigro con quelli della Siria e Settimio Severo con quelli dell'Illirico.


Settimio Severo

Dopo l'assassinio di Commodo, il Senato aveva cercato di salvare la dinastia antonina con la nomina di Pertinace nel 193, appoggiato anche dai pretoriani, che poi cambiarono idea e lo uccisero. 

SETTIMIO SEVERO
Invece le truppe proclamarono imperatore Settimio Severo a Carnuntum, sede del governo e del comando militare in Pannonia.

Severo, per vendicare la morte dell'imperatore, scese in Italia a punire i pretoriani e prendere il trono dell'impero. 

Il Senato gli oppose il senatore Didio Giuliano, che fece dichiarare Settimio Severo nemico pubblico mentre le legioni di Siria proclamarono Pescennio Nigro e quelle di Britannia invece Clodio Albino, legittimato col titolo di Cesare da Settimio.

Settimio Severo sconfisse tutti i rivali tra il 194 e il 197 (Pescennio Nigro fu sconfitto presso Isso nel 194 e nel 197 Clodio Albino a Lione), in seguito a una sanguinosa guerra civile (193-197).

Didio Giuliano mandò ambasciatori preparando però l'esercito. Propose a Settimio di associarlo al trono, ma questi rifiutò. I pretoriani abbandonarono allora il loro protetto e obbligarono il senato a dichiararlo decaduto. Il nuovo imperatore, dichiaratosi vendicatore di Pertinace, fece sfilare i pretoriani disarmati fuori le mura di Roma e li sostituì con truppe di origini asiatiche, africane e danubiane.

Rimasto solo venne ucciso dai pretoriani in un luogo remoto del Senato mediante decapitazione il I giugno 193. Settimio Severo giunto a Roma restituì il corpo di Didio Giuliano a Scantilla che potè fare il funerale e seppellirlo.




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